di Dario Rivarossa

 

Tra le peggiori devastazioni compiute dal Risorgimento va annoverata la distruzione della nostra immensa cultura rinascimentale. Basti pensare che cosa è rimasto, da De Sanctis in poi e ancora oggi nellʼinsegnamento scolastico, dei tre grandi della nostra letteratura del Cinque-Seicento: Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Giovan Battista Marino. Con Ariosto ridotto a un contafavole, Tasso a un bigotto, Marino a un venditore di fumo.

Di Giambattista Marino le antologie continuano a riportare essenzialmente due brani dal piccolapoema Adone: il canto dellʼusignolo e lo sbocciare della rosa. Due brani di riempimento, non irrilevanti ma quasi, inseriti dal poeta

come intermezzo tra i vari eventi “di peso” che descrive. Un poeta innocuo? Qualcosa non torna, se è vero che Marino – nonostante le entrature che aveva ai massimi livelli delle autorità politiche e religiose dʼEuropa – alla fine venne condannato dallʼInquisizione per oscenità e blasfemia.

Per dirla con la Censura dello Stato pontificio, Marino si rese colpevole di irreligiosas hiperboles, profanum usum sacrarum vocum, “immagini poetiche blasfeme, uso profano dei termini sacri”. Non era solo questione di una citazione qua e là. Era lʼintera operazione Adone ad apparire insopportabile: apparentemente reazionaria (specie sul piano politico, contro gli ugonotti francesi, e cosmologico, a favore della dottrina geocentrica, sebbene Marino poi fosse amico di Galileo), in realtà sovversiva nel riproporre un cristianesimo paganizzato, o un paganesimo cristianizzato, fuori tempo massimo. Si susseguono nellʼAdone le rielaborazioni dellʼinno a Venere di Lucrezio. Nelle Dicerie sacre si riesce perfino a elogiare la buonanima di papa Alessandro VI Borgia; roba che riproporrà solo Nietzsche in tempi moderni. Trasvalutazione dei valori.

La visione mariniana del mondo e di Dio può essere accostata al fenomeno religioso in tante aree dellʼAmerica Latina, dove Crocifissi e Madonne convivono senza problemi con riti tradizionali, culture pre-cristiane, sacerdotesse, guaritori, magia, sostanze stupefacenti, divinità ricavate perfino dalle statue pubblicitarie dei tabaccai, allegria, Santa Muerte e carnalità.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1- 2018 di “Riscontri”

 

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Dario Rivarossa “ilTassista Marino” è traduttore da inglese e tedesco, illustratore, conferenziere, saggista online e scrittore, specializzato in ricerche su Dante, la poesia barocca, la letteratura anglosassone. Ha pubblicato narrativa e immagini su antologie Usa, oltre al saggio Dante era uno scrittore fantasy, GuardaStelle 2012, tradotto anche in inglese. Per le edizioni Il Terebinto ha scritto il romanzo Il Divino Sequel e tradotto la biografia Blade Runner 1971: Il prequel di Tessa B. Dick. Contatti: dario.rivarossa@gmail.com

 

Un pensiero riguardo “Giambattista Marino, un pericolosissimo poeta “innocuo”

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