di Sabrina Carpentieri

 

prima di copertinaNoi, i ragazzi dello zoo di Berlino non è una storia di sconfitta, ma, al contrario, è un racconto di coraggio. Dopo aver rischiato di morire di overdose, Christiane F. si mette a nudo. Forse, vuole dare un senso ad una vita che senso non ne ha. L’atto del raccontarsi, e quindi dare agli altri una consapevolezza, probabilmente ancora assente, dà una risposta alla domanda di senso che assale la giovane.

La dipendenza diventa il reale effimero in un reale intatto, ma sbagliato. Un apparente viaggio verso la salvezza, la quale è solo palliativa e dannosa. Tanto dannosa da spingerla al procinto della morte.

Il testo dovrebbe essere letto per avere una maggiore consapevolezza dei processi che inducono alla dipendenza, e anche per poter conoscere meglio questa valle di solitudine, ed–eventualmente- aiutare chi la abita. Anche se non ha una scrittura impeccabile, ciò che arriva al cuore è la vastità dei dettagli di cui si compone; gli stessi che fungono da interpretazione della complessità delle vicende personali di Christiane.

Toccante, inoltre, è il commento che ne fa lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Una via verso la galera e poi molto presto, verso la morte, quando ancora non sai cosa sia la vita.” Stroncare lentamente la propria esistenza quando si è ancora ragazzini, quando ancora non si conosce la vita. Andreoli toglie la maschera rigida, dogmatica della medicina, e si esprime toccando a fondo le menti dei lettori, arrivando anche al cuore di chi di psichiatria non ne sa nulla.

Il buco muta: da salvezza, quindi, diventa divoratore di anima. E lo fa in modo furbo,  si nasconde, agisce senza farsi sgamare, si fa amare mentre lentamente uccide. Svuota il corpo della sua essenza, riducendolo a mera carne, prelevando lo spirito, divorando il senso.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

 

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Sabrina Carpentieri (classe 2001) scrive dal 2014. Nel corso di questi anni ha partecipato a vari concorsi letterari e pubblicato in diverse raccolte antologiche. Le piace scrivere di tutto, ma principalmente saggi e racconti. Ama la filosofia e le scienze umane. A settembre uscirà il suo primo romanzo.

 

Un pensiero riguardo ““Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”: il buco divora anima

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