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Per una nuova identità di Alcesti. Valentina Motta e il suo recupero del mito nel presente

Tra tutti quelli pervenuti al nostro recente concorso per lavori editi “Un libro in vetrina”, il bel saggio di Valentina Motta, Alcesti illustrata. Fortuna di un mito (Edizioni & MyBook, 2019), è uno di quelli che meglio interpreta l’approccio culturale trasversale che ci piace: le tesi in esso contenute spaziano infatti dal barocco al contemporaneo, dalle arti figurative alla tragedia, dalla scultura alla danza, all’eros all’estetica alla psicanalisi alla politica. Andiamo subito a capire come e perché, facendocelo spiegare direttamente dall’autrice.

 

Alcesti Illustrata. Fortuna di un mito 

di Valentina Motta

 

Il metodo di indagine adottato per la figura di Alcesti da un lato rivela la pluralità dei miei interessi, che spaziano dalla letteratura all’arte, passando per il cinema, la danza e il teatro, dall’altro corrisponde alla necessità di rendere più efficace il messaggio trasmesso in rapporto all’attualità con esempi concreti e diretti tratti dalla realtà e dalle diverse forme di espressione artistica che la contraddistinguono. Si tratta di una metodologia ricorrente, che si trova anche nel mio ultimo lavoro, incentrato sulla figura di Medea, in cui ho affrontato anche la questione sociologica connessa al personaggio, oltre che gli aspetti culturali in genere; inoltre, essa ha orientato – in parte – anche il mio primo saggio, dedicato alla figura di Antigone, in cui però questo approccio non si era ancora espresso pienamente.

Credo che il mito possa ancora fornire spunti e stimoli di riflessione che vadano oltre l’ambito degli “addetti ai lavori”, in virtù dei significati archetipici e, quindi, universali ad esso sottesi. Lo dimostra la figura di Alcesti, che ha rappresentato per lungo tempo un modello comportamentale e un punto di riferimento per scrittori e artisti in quanto emblema di valori quali la fedeltà coniugale, lo spirito di sacrificio e il coraggio. Fino alla rivoluzione femminista Alcesti è stata, dunque, un simbolo di virtù ed eroismo che ha suggestionato, ispirato e animato il dibattito culturale europeo. Soprattutto nell’epoca attuale, in cui la fedeltà è considerata un «tabú decrepito dalle armi desolatamente spuntate […] un ferro vecchio che non serve più a niente» (M. Recalcati), figure come quella di Alcesti potrebbero essere “riscoperte” e fornire “nuovi” ideali per il suo valore esemplare.

L’Italia rappresenta ancora oggi la culla della classicità e la sede di un’antica tradizione fortemente radicata nell’immaginario e nei sogni degli individui, patria della cultura e teatro della Bellezza. Il mito si afferma nel territorio italiano, per effetto dell’influenza greca, diventandone parte essenziale e integrante, tanto da attirare estimatori da tutto il mondo. In particolare, gli esponenti del mondo culturale tra fine Settecento ed età contemporanea hanno riconosciuto nel Bel Paese la sintesi di ideali e valori del passato, che hanno voluto ricordare e far rivivere nelle loro opere, letterarie o artistiche.  Credo che il recupero e la sopravvivenza delle nostre radici sia, soprattutto nell’età attuale, un fondamentale elemento di comprensione, conservazione e valorizzazione della nostra identità.

I due saggi, dedicati rispettivamente alle figure di Antigone e Alcesti, hanno dato il via a una serie di studi proseguiti con il mio terzo scritto, dedicato a Medea. Ognuna di queste donne possiede delle caratteristiche specifiche che le rendono archetipi mitici, protagoniste di battaglie condotte in nome del proprio credo o dei propri sentimenti. Le loro identità, così fortemente caratterizzate, non sono prive di punti di tangenza, ravvisabili – ad esempio – nel sentimento di pietas, che collega Antigone ad Alcesti; tuttavia, ho voluto che le personalità delle eroine emergessero con forza, dando vita a dei ritratti molto precisi e, spero, efficaci, tralasciando – almeno per il momento – ulteriori approfondimenti circa i rapporti che intercorrono tra di loro, argomento sicuramente molto interessante ma molto articolato e impegnativo.

Sicuramente la motivazione femminile, oltre agli studi classici e alla passione per l’arte e la letteratura, ha giocato un ruolo fondamentale nella scelta del soggetto. Le indagini, condotte mediante uno studio filologico e oggettivo delle fonti, vogliono prendere le distanze sia da una certa letteratura “maschile” fatta di uomini, eroi e vincitori sia dall’apologia femminista, che – a mio avviso – ha allontanato personaggi come Antigone dalla loro intrinseca verità con strumentalizzazioni a fini ideologici e politici o, addirittura, ha annullato certe figure (penso proprio ad Alcesti, “cancellata” o trasfigurata dall’arte e dalla letteratura contemporanee).

Personaggi come Alcesti vivono oggi e sempre in virtù della loro diversità ed eccezionalità. Tali caratteri si fondano sicuramente su valori della tradizione che sono, appunto, classici in quanto superano le epoche e le mode. Nello stesso tempo però, questa figura di eroina, oggi così apparentemente anacronistica, può costituire un’alternativa valida alle derive narcisistiche della società attuale e, quindi, assumere – per contrasto – caratteri di modernità e novità. La fortuna di cui ha goduto il personaggio, almeno fino alla seconda metà del Novecento, viene documentata nel saggio mediante numerosi esempi selezionati tratti dalla pittura, dalla scultura, dalla letteratura e dal cinema a dimostrazione della sopravvivenza del mito nel tempo, anche in contesti geografici differenti.

a cura di Carlo Crescitelli

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