Allʼocchio disattento, e a dispetto delle procaci donne nude che lo hanno reso famoso, Rubens potrebbe apparire un cattolicone bigotto. Portabandiera e, per molti versi, inventore dellʼarte barocca, manager raffinato e di grande cultura, dilomatico di statura europea, dipinse unʼenorme quantità di soggetti religiosi, inclusi il trionfo dellʼeucaristia e la sconfitta dellʼeresia; e ogni mattina presto per prima cosa partecipava alla Messa. Non andrà però mai dimenticato che essere “profondamente credenti” nel Cinque-Seicento era tutto diverso che esserlo nel Medioevo o dal Settecento in poi. Basti pensare che, mentre a Roma i frati si scandalizzavano per la Morte della Vergine di Caravaggio, Rubens la ammirò al punto da acquistarla per conto dei Gonzaga.

Il focus specifico del saggio consiste nellʼesaminare in che modo il pittore olandese abbia rielaborato tutta una serie di temi della mitologia classica e dellʼiconografia cristiana. Già il fatto che, nei due casi, abbia adottato gli stessi criteri la dice lunga sul suo approccio allʼarte, alla realtà, alla vita. Rubens rappresenta insomma la fase 2 delle rivoluzioni culturali lanciate da Ovidio e Caravaggio.


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