Il no-Tempo è il dialogo

infinito tra gli Artisti.

Menotti Lerro


Se l’empatia orienta le interazioni dialogiche di coloro che aspirano a una scuola che si ispiri all’afferramento intrapsichico dell’altro, è lecito porsi una domanda di senso concernente quale temporalità possa accogliere tale disposizione dell’animo.

Senz’altro bisognerà confrontarsi con la cifra enigmatica di un presente condiviso capace di azzerare le preclusioni narcisistiche e costituire un tempo originario intersoggettivo in cui il passato arretra per accogliere l’evento prossimo e futuro, l’attimo occasionale dell’incontro con l’altro; è “il tempo della grazia”, direbbe Aldo Masullo, vale a dire del mistero che scaturisce dell’attimo fuggente quando, nell’orizzonte di senso a cui si è adusi, sovviene l’alterità e questa man mano si disvela come prossimità. Questa epifania dell’altro è il momento originario della creazione dell’artista che dà forma a ciò che diviene opera d’arte e presenza autonoma e fantasmatica.

L’artista si muove sempre in un registro magicomisterico in cui inscrive la sua creazione che per definizione è sempre cosmogonica. È un nuovo mondo che incontra quello degli altri e addiviene

allo stesso tempo centro gravitazionale di un nuovo universo. Il tempo dell’artista si allinea a un momento originario in cui si azzerano tutte le precedenti esperienze per sincronizzarsi in unico attimo, battito, pulsazione. Il passato e il futuro si sussumono in un unico presente che diviene immanente; il tempo escatologico trascende in ciclico e atemporale. Così il momento si trasmuta in eterna rappresentazione del mistero di un istante che dà inizio al quotidiano e alla narrazione che così diviene storia. Queste riflessioni sulla temporalità, ovviamente, hanno delle implicazioni: se ci rapportiamo in maniera empatica al Territorio, è ovvio che per un momento dovremmo  sospendere tutti i nostri atteggiamenti pregiudizievoli legati alle nostre soggettività e con intuito sensibile cogliere la contemporaneità che attraversa il nostro mondo discernendo ciò che attende di essere compreso e accolto. Il nostro tempo non ci apparterrà più, semmai si sincronizzerà con i moti dell’anima mundi; coglieremo la sua imago e smarriti scenderemo nel mundus a coglierne l’enigma che abita il nostro mistero: l’alterità delle nostre origini nel cosmo, quale meraviglia del creato e della creazione artistica.

Luigi Leuzzi

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