Una volta definita l’empatia come afferramento intrapsichico dell’altro e introdotto come vettore di un’attribuzione di significato il “ circolo ermeneutico-empatico”, vale a dire la modulazione della conoscenza dell’altro attraverso l’interazione dialogica, apparirà opportuna una declinazione coesistentiva delle varie attitudini e discipline che individuano per talento e formazione i vari docenti e discenti di una Scuola Empatica.

Per quanto concerne la Poesia e la Narrativa, a una verticalità astratta e categoriale andrà preferita un’orizzontalità vivida e dimensionale e una co-donazione di senso, perciò il testo poetico o letterario verrà interpretato e allo stesso tempo offerto come altro termine dialettico e  interlocutorio, nell’accezione di Paul Ricoeur.

Riguardo al Teatro, la vocazione a rappresentare il mondo di vita e di storia interiore nella messa in scena lo candida a costituire un’epifania dell’incontro e spesso a svolgere una funzione di catarsi delle più recondite emozioni di ciascun attore o spettatore.

L’antropologia-culturale dovrà trascendere le invarianti strutturali di Lévi-Strauss e perseguire l’originalità e l’esemplarità dell’intersoggettività, così come si costituisce nell’orizzonte di senso occasionato dal paesaggio emozionale dell’anima mundi.

In un approccio empatico, la Musica saprà combinare sapientemente una razionalità apollinea con una istintualità dionisiaca e non avrà remore a far venire fuori la noità dell’incontro in un Universo archetipico e misterico altrimenti inaccessibile. In alcune Arti Visive e nella Danza la fruizione del mondo comune appare immediata, mentre particolarmente nella Pittura le scelte cromatiche e le linee figurative tratteggiate possono a volte celare un idiocosmo che si preclude  all’intersoggettività; nel Cinema una qualità a volte onirica della mediazione filmica affonda lo sguardo in un mondo interiore ma non può prescindere dall’altro da sé così come nella stessa Danza l’intercorporeità risulta essere imprescindibile e anche le emozioni più primitive vi trovano espressione, ma non vi è movimento coreutico autentico se si prescinde dall’altro anche se immaginario o fantasmatico.

In merito all’Architettura, ogni modulo stilistico rinserrato nei rimandi solo privati e borghesi andrà ripensato in una visione declinata, per contrapposizione, all’apertura e all’accoglienza. Dalle “torri d’avorio” in cui si serrano le preclusioni narcisistiche è augurabile il transito da domini riservati verso spazi condivisi in modo che si possa allocare un tentativo di mediazione in luoghi pubblici, agorà, fori o meglio piazze rinascimentali che accolgano opere e iniziative comunitarie di valore etico e morale per la collettività. Il mondo condiviso (mit-welt) viene così a caratterizzarsi per la spazialità che in un’architettura ispirata si può tradurre in visione intersoggettiva e in opera di co-costruzione.

In conclusione, rimanendo sempre in metafora, dovremo spogliarci dell’individualismo per accogliere l’altro da noi in maniera autentica, attuando un percorso emozionale e affettivo tipico della “paideia” dove il docente e il discente costituiranno una diade affettiva.

Soltanto rinunciando a rassicuranti posizioni privatistiche potremmo accogliere l’altro da noi e fare esperienza di un mondo ulteriore in cui poter trascendere nell’intersoggettività e nell’empatia.

Luigi Leuzzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...