L’autore, oggi settantaseienne, ripercorre dalla sua residenza di Hobart, Australia, più di due decenni di storia nazionale rumena inquadrati sullo sfondo della sua allora giovane vita: gli anni dalla fine del secondo conflitto mondiale ai primi anni Settanta, momento in cui riesce a lasciare il paese. Anni di nera miseria, come li viveva la gran parte dell’Europa del dopoguerra; qui però molto complicati dall’avvento dell’influenza politica sovietica, materializzatasi attraverso sadici burocrati di partito, pateticamente tesi a plasmare, nel triste quotidiano da fame, l’utopistico quanto incomprensibile “uomo nuovo” che avrebbe dovuto traghettare quelle poverissime realtà rurali verso l’improbabile “futuro luminoso” del compimento del socialismo reale. Con gli stessi venefici effetti sperimentati anche in tutti gli altri paesi di oltrecortina. Questo degrado materiale e morale, questa diffusa abitudine all’ipocrisia e alla menzogna vengono descritti dipingendo i tanti squallidi paradossi di questo tragicomico mondo alla rovescia. Unica soluzione possibile: andarsene per sempre. Intanto, però, la vita della natura e delle stagioni compone in primo piano l’eterna bellezza del paesaggio, scorrendo come insensibile alle piccolezze passeggere del comunismo, quasi preghiera salvifica per quella umanità oppressa e sofferente. E i rimedi pratici sono quelli secolari della tradizione: la freschezza e la bellezza delle donne al lavoro nei campi, la melodia del violino degli zingari, la magia benefica di esperte fattucchiere, la solidarietà umana contro gli impalpabili vampiri e i concretissimi lupi selvaggi delle foreste, e naturalmente contro i lupi in fattezze umane della città e della lontana Russia stalinista. E soprattutto alcool consolatorio a fiumi: in un quadro antropologico dove si conquistano il loro spazio vitale premonizioni, malocchio, piccole gioie innocenti. Mentre gli aguzzini della collettivizzazione e della statalizzazione, così come prima di loro era accaduto ai legionari fascisti, diventano echi sommessi, ombre sfocate in retropalco, irrilevanti se non per il vero dolore che arrecano.

Profilo biografico:

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego, l’antiviaggiatore, quando può.


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