L’idea fondante del progetto MIAMA (Movimento Internazionale Autori Musicisti Artisti) è nata a Monaco di Baviera in occasione della collaborazione fra Cosimo La Gioia e Samantha D’Angelo per la stesura del libro L’ascensore e altri racconti, con l’intento di rendere la fruizione dell’opera più intensa, quasi una sorta di esperienza multimediale e multisensoriale.

L’artista entra in scena per completare e arricchire l’opera letteraria con illustrazioni o quadri ispirati al testo.

È vero che esistono da lungo tempo libri illustrati o quadri ispirati a un’opera letteraria, tuttavia l’elemento di novità sta nel tipo di messaggio selezionato dall’artista che, il più delle volte, non corrisponde al messaggio predominante del libro ma a un messaggio marginale, molto soggettivo; in secondo luogo l’artista stesso accompagna questa creazione visiva con un breve testo al fine di integrarne l’immagine e supportarne la scelta artistica. L’intenzione è poi quella di estendere l’esperimento anche alla musica, con composizioni basate sui testi e sulle illustrazioni.

Si potrebbe quasi affermare che un libro ha tante interpretazioni quanti sono i suoi lettori: ogni lettore lo fa proprio, si identifica con questo o quel personaggio, oppure coglie un particolare messaggio che a volte neanche l’autore è consapevole di aver trasmesso al proprio pubblico. L’artista subentra come un qualsiasi altro lettore e cerca principalmente di dare una personale interpretazione al testo mettendo in evidenza uno o più messaggi presenti nell’opera.

Quando ho tentato di tradurre in immagini quanto letto nei racconti di Cosimo La Gioia, mi sono distaccata da una critica tipica e strutturata che seguisse i criteri letterari canonici e ho preferito captare alcuni particolari dei racconti che trasparissero dalla narrazione. Per questo motivo, nel caso dei racconti sopracitati, ho ritenuto opportuno rendere l’idea di una realtà simulata dalla quale tutti sentiamo il bisogno di uscire a un certo punto della nostra vita e ho tentato di tradurla in immagini visive. Principalmente mi sono lasciata guidare dalla sensazione di un diffuso disagio di vivere, elemento comune a quasi tutti i racconti, dall’idea di una realtà che oltre a tenere i lettori incollati al libro susciti angoscia perché facilmente ci permette di identificarci con essa. Prendendo questo esempio come spunto, risulta chiaro che il compito dell’artista sarà, come nel caso dei racconti di La Gioia, quello di esprimere quel disagio di stare al mondo e far sì che gli osservatori si possano identificare con un quadro come con un racconto.

Più in generale l’artista ha molte possibilità: potrebbe prima inquadrare l’autore e prendere spunto da quella che pare essere la sua corrente di appartenenza, oppure lasciarsi ispirare dalla trama, con risvolti ironici o drammatici, o anche da morale e contenuti. Quando si conclude la lettura di un libro, oltre alle tante considerazioni di tipo contenutistico, è anche lo stile narrativo a tenere vivo l’interesse del lettore e a trasmettere delle forti emozioni. A sua volta, l’artista può trarre degli spunti di riflessione da una tale esperienza avvincente, soprattutto se il romanzo o racconto è intriso di colpi di scena e rievocazioni calzanti basate sull’analessi, e userà a sua volta le tecniche pittoriche più adatte a rendere l’idea di questi ritmi spesso spasmodici.

In occasione del mio prossimo progetto con La Gioia, mi troverò a illustrare un romanzo dal titolo (provvisorio) Il rifugio poetico, basato sulla poesia, in cui i drammi del protagonista trovano sfogo e rifugio nella poesia, proprio come accadeva ai grandi eroi della letteratura romantica e neoclassica: alcuni esponenti di questa fase storico letteraria riuscirono non solo a rifugiarsi nella magia dei versi ma tramite essi superarono l’istinto suicida. Dovrò dunque creare una o più opere per tradurre in immagini ciò che i grandi poeti hanno raffigurato con le parole, nelle quali molti di noi si sono identificati almeno una volta nella vita.

Letteratura e arte unite per interpretare il mondo, cogliere svariati aspetti di una realtà complessa, decifrarne i messaggi in codice, immergersi nel significato più profondo per trascenderlo. Letteratura come poesia della vita, con le sue metafore e il suo simbolismo tutto da interpretare che manifesta la complessità del mondo, come se l’esistenza fosse composta da svariati strati, i cui messaggi vengono emanati a più livelli. Spetta poi all’arte cogliere anche un messaggio recondito, a volte di tipo spirituale a volte di tipo esoterico, quindi esprimerlo in contrasti, prospettive, luci e ombre. Tradurre in quadro un testo pieno di pathos è una vera sfida: la passione di un autore si manifesta spesso nella solitudine di un animo sensibile e si esprime in immagini astratte che lasciano spazio alla libera interpretazione proprio come i versi di una poesia, che hanno un senso solo se il lettore li fa propri e si immedesima in essi, dove l’astrattismo significa libertà di essere se stessi. Questo è vero nelle opere di La Gioia che io ho definito esistenzialista, interprete di un neo-romanticismo nel quale i personaggi si perdono alla ricerca dell’indefinitezza che permette loro di sfuggire a un mondo dominato dalle etichette.

L’esperienza artistico letteraria si potrebbe arricchire di mistero con l’introduzione di una disciplina ulteriore quale la musica. Per gli esperti di note e di melodie, libri e quadri trasmettono emozioni che facilmente si possono trasformare in sequenze in modo che la ricezione sia più intensa e completa perché coinvolgente diversi aspetti sensoriali. In futuro il gruppo MIAMA si darebbe lo scopo di coinvolgere altri autori, artisti e compositori al fine di ampliare lo scopo della cooperazione e arricchire la fruizione con nuovi stimoli per un pubblico curioso, aperto alle nuove esperienze e soprattutto capace di reinterpretare e far propri gli impulsi offerti dalle varie discipline coinvolte nel progetto, servendosi dei più svariati mezzi di diffusione per raggiungere una platea sempre più estesa. Idealmente un progetto verrebbe infine arricchito anche da una riduzione cinematografica dell’opera letteraria


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