“BRIVIDI: Possibilità fuori da ogni zona di comfort” – tutti i racconti

Scopriamo di più sulla nostra nuova antologia fantasy, ricca di racconti che spaziano dallo sci-fi all’horror.

locanandina


Brividi crime


Giuliano FONTANELLA – L’ospite inatteso

Notte fonda. Dal piano di sotto giungono dei rumori. Se qualcuno si è introdotto nella sua proprietà, come mai i cani non hanno abbaiato, perchè l’allarme non è scattato? Il contatto con il freddo calcio della pistola fa sentire l’uomo meno nervoso. Ma adesso deve farsi coraggio, scendere e scoprire l’identità de… l’ospite inatteso.

Stefano TIBERIA – Ferro Battuto

La storia di un uomo semplice, che si costruisce una vita all’interno del quartiere nel quale vive da sempre. E che si risolve un problema in maniera sbrigativa… e definitiva.

Luca Giovanni CANEVA – Sangue chiama denaro

Una spregiudicata rock band, il suo management senza scrupoli, l’ennesimo disperato allo sbaraglio in cerca di rivalsa: ma tutto quadrerà lo stesso alla perfezione… si tratta soltanto di conciliare l’ambizione e l’avidità di ciascuno di loro con quella degli altri.

Francesco AUDINO – L’intruso nei campi

Rumori nelle sterpaglie. La notte nera, impenetrabile. Marcello spara col fucile per scacciare l’intruso – forse solo un animale. Al mattino, con la luce del sole, s’inoltra fino al limitare dei campi. Trova un cadavere, che nasconde altri segreti… e ormai c’è dentro fino al collo.

Brividi fantasy


Luca Giovanni CANEVA – Ero Pietro

Il povero Pietro vuol farla finita, ma c’è sempre qualcosa che all’ultimo momento glielo impedisce. Perseverare, o rassegnarsi?

Marta BORTOLOMASI – L’aura di Giada

Giada ha un dono: può vedere il colore dell’anima delle persone. Ha anche un sogno, vuole una vita piena di avventura. Un gatto la porterà, attraverso il suo dono, a realizzare il suo sogno.

Diego COCCO – Hai presente l’ultima Apocalisse?

In una triste serata ultraterrena Dio, Vita e Malattia si ritrovano insieme alla locanda oltre l’universo. Grazie ai loro corpi e alle sensazioni umane, articolano e muovono pensieri unici e indifferenti intorno allo scorrere dell’immane tragedia: testimoni e attori onirici nella piega effimera di un singolo, perverso destino.

Raffaella DI MARO – Il richiamo

Realizzare i propri sogni richiede un coraggio che non sempre si trova in se stessi. Spesso si ha bisogno di un fattore esterno, che ci spinga a fare quel salto nel buio che altrimenti non saremmo capaci di compiere: ed è esattamente quello che accade in un insolito mattino d’inverno.

Alexandra Corina DIMA – Vendesi casa

Un nuovo appartamento appena comprato. E, al piano di sopra, dei vicini davvero molto misteriosi.

Pietro RAINERI – L’iniziazione

Il ritorno di Arturo in casa dei nonni segna l’inizio di un viaggio inaspettato in un mondo sconosciuto, in un futuro carico di incognite, di scelte da fare. E tutto questo, per lui, è soltanto l’inizio…

Roberta MENDUNI – Ninfe al chiaro di luna

I boschi silenziosi fanno da sfondo all’intensa e tragica storia d’amore tra un uomo e una ninfa, e all’eterna riflessione sulle forze fondamentali nella vita di ogni mortale.

Silvana LA MOGLIE – Faber e Demis, storia di un’amicizia magica

Due elfi, vittime di uno scherzo del destino, non riescono più ad andare d’accordo, al punto che vengono esiliati dal loro villaggio. Ma troveranno chi li aiuterà a sconfiggere insieme il vero nemico, e a comprendere il valore dell’amicizia.

Brividi horror


YAMI – La moglie testarda

Mai avventurarsi in cantina, prima di essere ben sicuri di chi ci si potrebbe incontrare…

Sabina MORETTI – Il dubbio di Agnese

Agnese è depressa, perché ha perso i suoi familiari. Suo cugino Dario dice di volersi prendersi cura di lei. Ma saranno davvero quelle, le sue reali intenzioni?

YAMI – Coinquilini

Si sa, come vanno queste cose: c’è chi viene, chi va, chi c’era, chi c’è, chi non se ne vuole mai andare.

Ida DANERI – Biancospino

Un affascinante vampiro, dilaniato dai tormenti dell’immortalità e della sua millenaria solitudine, anela alla crudeltà della morte che, sola, può restituirgli la perduta umanità. Ma ha bisogno di un aiuto prezioso.

YAMI – L’ultimo pasto

L’essere fortunosamente sfuggiti a un tremendo destino non ha in sé le risposte a diversi altri angosciosi interrogativi.

Brividi sci-fi


Cristina BASILE – Émeraude

In un futuro dolce e malinconico, una nuova sostanza fa cadere nell’oblio di sé chi la assume, assecondandone e favorendone le nichilistiche tendenze al declino individuale; fino alla progressiva, collettiva fusione senza ritorno in un pugno di macchine.

Piero MILOTTI – Alieni

Uno scenario apocalittico. Gente che fugge, un improvviso e violento sterminio che non risparmia nessuno. Sogno o realtà? E l’incubo ricomincia… che decisioni prendere?

Giovanni Luca VENTURA – L’alieno sulla scrivania

Un multiprogramma informatico senziente parte all’esplorazioone della Terra stabilendo un criptico contatto con la razza umana. Piuttosto difficile capirsi, per due intelligenze così differenti tra loro.

Veronica OLIVIERO – Ospiti indesiderati

Pianeta Naar. Le comunicazioni sono interrotte da giorni, quando i Neri si abbattono sulla città, trascinando tutta la popolazione di Alati e Scienti nell’alveare sottostante. Dove li attende Shura, pronto ad affrontare la minaccia che ha già spazzato via altre città del pianeta.

YAMI – In un giorno qualunque

Una innocente fiera del fumetto si trasforma presto in una sadica, logorante caccia all’uomo.

Piero MILOTTI – Vista futura

Calcoli matematici combinati ad intelligenza artificiale extraumana. Una macchina che dovrebbe aiutare nelle scelte future, evitando errori e dolori ma… ne vale davvero la pena?

Patrizia LO BUE – La creatura del mare

Viveva nell’oceano profondo, tra le rocce  in fondo al mare, confusa tra i pesci e la flora coloratissima. Lunghi capelli fluttuanti, grandi occhi verdi: di lei, altro non si sapeva. Un archeologo marino chiarirà il suo mistero.

brividi_copertina FB

“BRIVIDI: Possibilità fuori da ogni zona di comfort” – antologia fantasy

 

È appena uscita la nuova raccolta antologica BRIVIDI: Possibilità fuori da ogni zona di comfort, a cura di Carlo Crescitelli, con i racconti vincitori della sezione Fantasy del concorso “Riscontri Letterari” 2020. Scopriamo di più sui racconti e sui loro autori. 

Locandina
Locandina

Brividi. Brividi di preoccupazione, meraviglia, orrore, nuova scoperta. Brividi per tutti i gusti.

Sempre e comunque in un quadro di tensione, di fascino e di mistero: quello dell’azione e del fantastico, qui declinato nella quadruplice veste crime, horror, fantasy, science fiction.

È quello che troverete nei racconti che compongono questa raccolta, scaturita da “Riscontri Letterari”. concorso nazionale che ogni anno porta i migliori autori italiani a confrontarsi in modo non convenzionale con i generi più vari. Perciò, buoni brividi.

 

Carlo Crescitelli ama lasciarsi incantare da tutto ciò che si presenta impossibile, incredibile o semplicemente fuori dall’ordinario. Dunque capirete come selezionare e curare la pubblicazione di storie di questo tipo sia uno dei suoi ambiti di attività ideali. Quanto alle sue, di storie – quelle già uscite, come la saga dell’antiviaggiatore o i suoi amarcord anni Settanta, e quelle di prossima uscita: una distopia catastrofista sui mutamenti climatici, le vicende di un maturo detective molto sui generis, e una educazione sentimentale molto poco sentimentale e molto poco educativa – ne trovate o ne troverete traccia nei cataloghi de Il Terebinto e altrove.

Clicca qui per sapere di più sull’antologia

 

brividi_copertina FB

Vincitori del Concorso “Riscontri Letterari” (2020)

Anche quest’anno grandissima partecipazione per il nostro concorso dedicato ai racconti brevi e alle illustrazioni. Ringraziamo i curatori, Carlo Crescitelli ed Emilia Dente, per l’instancabile lavoro di valutazione. Presto saranno disponibili le relative antologie, intanto è arrivata l’ora di rivelare i nomi degli autori vincitori:

SEZIONE 1 – REALISTICO/PSICOLOGICA

  • Cristina Basile
  • Luigia Bencivenga
  • Gabriella Boano
  • Gio Cancemi
  • Nicolò Carzaniga
  • Nunzio Ciullo
  • Diego Cocco
  • Davide Di Vitantonio
  • Luigi Foglia
  • Ilaria Franciotti
  • Fiorella Frau
  • Dario Gallazzi
  • Simonetta Gallucci
  • Francesco Galluzzo
  • Diane N. Palacios Guzman
  • Gianni Maggio
  • Enrica Mambretti
  • Letizia Manzo
  • Elisabetta Manzoni
  • Marcello Manzoni
  • Roberto Morpurgo
  • Giorgio Passalacqua
  • Marco Perna
  • Giuseppe Pirri
  • Guido Prette
  • Giuseppe Raineri
  • Grazia Riggio
  • Paola Santacroce
  • Chiara Santarelli
  • Manuela Spinella
  • Paola Tassinari

SEZIONE 2 – FANTASY

  • Francesco Audino
  • Cristina Basile
  • Marta Bortolomasi
  • Luca Giovanni Caneva
  • Diego Cocco
  • Ida Daneri
  • Alexandra Corina Dima
  • Raffaella Di Maro
  • Giuliano Fontanella
  • Silvana La Moglie
  • Patrizia Lo Bue
  • Roberta Menduni
  • Piero Milotti
  • Sabina Moretti
  • Veronica Oliviero
  • Giuseppe Raineri
  • Stefano Tiberia
  • Giovanni Luca Ventura
  • Yami

I racconti vincitori della sezione fantasy sono stati pubblicati nell’antologia BRIVIDI: Possibilità fuori da ogni zona di comfort

Gian Pietro Lucini, alias l’ardire sfrontato della leggerezza. Intervista a Isabella Pugliese

Isabella Pugliese oggi ci propone un saggio davvero unico nel suo genere, che illustra il lungo e complesso lavoro di critica letteraria di un artista sconosciuto ai più, ma che invece molto più di quel che ci si attenderebbe ha influenzato la storia e l’evoluzione della nostra letteratura: Gian Pietro Lucini.

Andiamo a farne la conoscenza e facciamolo proprio alla maniera sarcastica e provocatoria che di certo sarebbe piaciuta a lui, attraverso le risposte alle nostre volutamente svagate domande che, armandosi della giusta e sana dose di umorismo luciniano, ci ha gentilmente dato l’autrice di questo bel lavoro.

  • Isabella, ma chi era davvero Gian Pietro Lucini? Per chi all’epoca lo conosceva bene e ossequiosamente gli si riferiva, ma anche per chi oggi, e sono tanti, io in primis, non ne avesse mai sentito parlare prima… presentacelo in breve. E, già che ci sei, dicci anche perché e come mai le vostre strade si sono incontrate.

Per presentarvi e tentare una rapida ma efficace caratterizzazione di Lucini vorrei partire da due aggettivi: “appartato” e “caustico”, che a mio avviso rappresentano bene sia il Lucini intellettuale che il Lucini uomo comune. Partiamo dal primo: per me nessuno più di lui può essere definito “intellettuale appartato”, se con questa formula intendiamo chiunque volutamente e ostinatamente resti fuori dai circoli ufficiali, dalle etichette letterarie omnicomprensive, dai proclami sensazionalistici e propagandistici tanto presenti nei primi anni del Novecento. Lucini infatti è sempre in profonda distonia con il suo tempo e con i suoi contemporanei, potremmo dire che egli remi sempre “in direzione ostinata e contraria”, lanciando arroccato dall’alto della sua villa di Breglia sopra Menaggio, senza remora alcuna, stoccate affilate a chiunque provi anche lontanamente a limitare la sua indipendenza in campo artistico. Bisogna aggiungere che la separatezza luciniana è anche frutto di una particolare condizione fisica che gli impediva materialmente grossi spostamenti e quindi anche la partecipazione diretta a quegli ambienti letterari e artistici di cui abbiamo parlato prima. Lucini era infatti affetto fin dall’età di nove anni da una grave forma di tubercolosi ossea che lo porterà dapprima all’amputazione di una gamba e poi a una morte precoce. Probabilmente anche l’esperienza di una vita così dolorosa e “diversa” fin dall’infanzia ha contribuito alla definizione del suo carattere così particolare, sempre caustico appunto, ma anche intransigente ed esigente verso se stesso e gli altri, diretto, spesso cinico e per nulla incline a compromessi, capace di rara dolcezza solo verso l’amatissima moglie e “infermiera”, come lui stesso la definisce, Giuditta Cattaneo.

copertina
«Poeta e ribelle»: Gian Pietro Lucini teorico e critico della letteratura (Franco Cesati Editore)

Per questi e altri motivi, l’incontro tra me e Lucini non può certo definirsi un amore a prima vista… Dopo la laurea specialistica in Filologia Moderna presso l’Università Federico II di Napoli ho deciso di continuare la mia formazione nello stesso ambito, vincendo il concorso di Dottorato di Ricerca e scegliendo di dedicare le mie ricerche alla Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea, divenendo anche per qualche anno cultrice della materia presso l’Ateneo Fridericiano. Lo sconosciuto per me (all’epoca) Lucini è stato l’autore su cui si sono quindi concentrati i miei studi e le mie ricerche per il triennio di dottorato e il primo incontro con la sua opera è stato tutt’altro che felice. La mole dei suoi scritti, esauriti e in parte ancora inediti, è assai ingente e complessa, direi spigolosa e caustica proprio come il suo autore. A prima vista io e Lucini non ci siamo piaciuti ma, come accade spesso nelle grandi storie d’amore, mano a mano che mi perdevo nel suo smisurato archivio conservato presso la Biblioteca Comunale di Como e potevo toccare davvero con mano la sua singolare e personale vicenda di letterato e di uomo ho cominciato ad apprezzare il suo acume critico, il suo sempre inedito punto di vista sulle cose e la forza eversiva delle sue idee. Alla fine, questa storia d’amore ha avuto un lieto fine.

  • Come in ogni ricerca che si rispetti, e soprattutto in una ricerca come la tua che si è mossa con grande perizia e destrezza tra fonti e canali inediti o poco convenzionali, molti sono sempre i dietro le quinte da poter svelare. Dài, facci entrare nei panni di chi fa questo lavoro: raccontacene qualcuno dei tuoi.

La mia ricerca si è mossa prevalentemente tra i faldoni dell’Archivio Lucini conservato, come detto prima, presso la Biblioteca Comunale di Como. Per circa tre anni ho ripetutamente e minuziosamente interrogato quelle carte, trascrivendo moltissimi materiali inediti di cui rendo conto nella monografia. Le sorprese letterarie non sono state poche: una volta mi sono ritrovata tra le mani un biglietto autografo di Pirandello, frutto di una inaspettata corrispondenza e vicenda editoriale condivisa con Lucini. Più spesso, invece, mi si sono parate davanti agli occhi intere raccolte di fotografie private della famiglia Lucini, a partire dalla primissima infanzia del nostro scrittore. Vedere Lucini bambino, sua madre e suo padre, gli scatti rubati alla loro vita privata di famiglia e più tardi quelli più intimi in compagnia della moglie mi ha fatto molta tenerezza e, anche se spesso in Archivio ero da sola, mi sono sentita quasi in imbarazzo e non del tutto a mio agio ad accedere a un aspetto così privato di una persona in fin dei conti a me estranea a sconosciuta. Ecco, sicuramente questo è un dietro le quinte molto interessante e appassionante del lavoro di ricerca.

  • E adesso dicci la verità: ma tu, tutte le ruvidezze, per non dire malignità, del tuo critico preferito, le tante che ci fai leggere nel tuo libro, alla fine le condividi o no? Secondo te, era lui che era troppo cattivo o siamo noi a essere troppo blandi e indulgenti?

20210104_114518
Isabella Pugliese

Direi che una risposta secca e univoca a questa domanda non è possibile… Per l’epoca Lucini rappresentava sicuramente una voce dissonante e parecchio fuori dal coro, basti solo pensare alla feroce ironia (a volte, perché no, anche cattiveria) esercitata contro l’acclamatissimo Vate D’Annunzio (e i suoi presunti tacchi all’interno delle scarpe) oppure contro Antonio Fogazzaro (e le sue alterne vicende matrimoniali). Celeberrime anche le stroncature letterarie luciniane, perpetrate senza alcuno scrupolo e senza eufemismi di sorta: Lucini o ama o odia, le vie di mezzo non sono ammesse nel suo universo esistenziale, il suo “sincerismo critico”, così come lo definisce lui stesso, è assolutamente disarmante.

Il gusto critico degli addetti ai lavori contemporanei è sicuramente più benevolo e maggiormente disposto ad accogliere bonariamente tali prese di posizione, anche se spesso ancora oggi mi imbatto in colleghi che continuano a considerare Lucini un vero e proprio monstrum della letteratura contemporanea, nonostante le recenti acquisizioni critiche iniziate da Sanguineti e dalla Neoavanguardia, a cui la mia monografia pure si raccorda.

  • Torniamo seri con una domanda questa volta da addetti ai lavori: prima che tu ti dedicassi alla realizzazione di questo volume, che cosa avevano già detto i posteri, di Lucini? E che cosa, a tuo avviso, è venuto fuori di particolarmente interessante e nuovo ora, dal tuo saggio?

In realtà i posteri di Lucini non si erano granché interessati a lui, condannandolo a un lungo oblio e abbandono critico per buona parte del secolo ventesimo. Il pubblico di Lucini era già stato poco numeroso mentre era in vita; dopo la morte diminuì notevolmente. La progressiva dimenticanza a cui l’autore lombardo è stato condannato può essere ricondotta a due motivi fondamentali: uno di ordine politico e un altro di tipo storico-culturale. In un primo momento lo scoppio della prima guerra mondiale, avvenuto quasi contemporaneamente alla scomparsa dello scrittore, non poteva certo essere favorevole a un autore spesso così antimonarchico e anarchico, e dunque in netto contrasto con le esigenze di propaganda a favore del conflitto bellico. Successivamente l’ascesa del Fascismo aggravò la situazione: uno scrittore come Lucini non poteva offrire nulla al regime, impregnate come erano le sue opere di motivi antiborghesi, anticolonialistici e antimilitaristici. La dimenticanza storico-culturale, invece, sarebbe da ascrivere alla condanna che tanta critica del Novecento, a partire da Croce, ha eseguito sul Decadentismo e sulla letteratura milanese di fine Ottocento. Del resto, se il gusto dominante del nuovo secolo è stato prima rondista e poi ermetico, appare evidente come Lucini non potesse essere apprezzato.

Come ho già detto, la riscoperta novecentesca di Lucini si deve in modo particolare a Edoardo Sanguineti che ha fortemente rivalutato la personalità dello scrittore lariano, facendone il primo sperimentatore europeo di tutte le tendenze decisive della cultura del suo tempo, e cioè di quelle che poi decideranno del Novecento in quanto tale. La mia ricerca prende sicuramente spunto da questo assunto e si propone di completarlo con qualcosa di nuovo: nella monografia si vuole dimostrare come la rivoluzione operata da Lucini nel mondo delle lettere contemporanee fosse più teorica che pratica. In questo senso a mio avviso appare più corretto affermare che Lucini non apre esattamente il Novecento, quanto piuttosto gli offre alcuni degli strumenti più importanti con cui sarà possibile operare in seguito. Le sue anticipazioni e innovazioni, le sue rivolte e le sue conquiste sono lasciate in preziosa eredità a personalità successive che hanno portato a compimento nella reale prassi letteraria ciò che Lucini aveva solo teorizzato. Lucini seppe offrire ossigeno in abbondanza alla letteratura italiana, certamente molto di più di quello che i suoi contemporanei vollero riconoscergli. Tuttavia l’ossigeno era contenuto più nella forza eversiva della sua idea di letteratura che nella concretezza delle sue opere letterarie. A ben altri, sicuramente più dotati di lui, spettava il compito di respirare appieno quell’ossigeno e di creare il Novecento letterario così come noi oggi lo conosciamo.

  • Facciamo ancora un gioco: abbiamo parlato di cosa avevano già detto di lui, di quello che hai aggiunto tu con il tuo libro, e adesso la domanda è: che cosa gli diresti tu, tu che lo hai conosciuto così bene per motivi di studio, cosa gli diresti se per magia potessi oggi incontrarlo in persona?

Poiché, come ho detto scherzosamente in precedenza, la storia d’amore (filologico e letterario) tra me e Lucini ha avuto un lieto fine, altrettanto scherzosamente (ma non troppo) sono assolutamente certa di cosa gli direi se potessi incontrarlo oggi di persona: gli direi di non cambiare mai, di restare sempre così fedele a se stesso, così sicuro del proprio valore e dell’esempio con il quale egli ha sentito di aver onorato la propria generazione e la Patria. La sua lungimiranza artistica e la sua onestà intellettuale, così spietata da essere perseguita spesso a qualunque prezzo, costituirebbero sicuramente l’argomento principale di una nostra ipotetica, e non credo del tutto pacifica, conversazione. D’altra parte, anche Lucini stesso, o lo si ama, o lo si odia. E per me, come nelle migliori delle storie d’amore, egli resta sempre un irrisolto odi et amo.

  • Grazie, Isabella, di questa tua bella e spiritosa disponibilità e voglia di dialogare con noi in leggerezza, alla maniera luciniana appunto; sono sicuro che i lettori di Riscontri l’hanno molto apprezzata. Ma adesso rivolgiti direttamente a loro salutandoli, e lascia loro un tuo ultimo messaggio: perché leggere Lucini oggi?

Oggi ritengo che la lettura di un autore così dissonante e così distonico come Lucini sia un’esperienza da consigliare vivamente. In un mondo così omologato e così serializzato come è quello odierno, la lucida prosa critica luciniana può insegnare una virtù a mio avviso tanto preziosa quanto rara, quella della sublime arte della disobbedienza, se così possiamo definirla, del pensiero critico e del pensiero differente. Solo così anche noi potremo essere poeti, come Lucini forse no ma ribelli sicuramente.

intervista a cura di Carlo Crescitelli

Vivere con la guerra alle porte, vivere con la guerra dentro. Intervista a Domenico Ippolito

L’ultima primavera del secolo, Aporema Edizioni, è il sorprendente romanzo d’esordio dell’autore pugliese Domenico Ippolito. Gli abbiamo chiesto di illustrarci il senso e le motivazioni di questo suo interessante primo lavoro.

L'ultima primavera del secolo_copertina

  • Domenico, il caso ha voluto che chi ti sta intervistando oggi abbia lavorato e vissuto nella tua area appena qualche anno prima del periodo in cui è ambientata la vicenda che tu racconti, e dunque comprendi come la prima cosa che mi ha colpito della tua storia sia stata proprio la tua perfetta resa della luce, dei colori, dei profumi, degli odori, dei tipi umani descritti. Hai tratteggiato in maniera vivida e iperrealistica la società e i microconflitti sociali nella tua regione com’erano a fine anni Novanta del secolo scorso: non mi ha per nulla stupito, quindi, il titolo che hai poi adottato per il tuo romanzo. Perché è questo che volevi raccontare, vero, un intero microverso prima ancora che una somma di singole vicende: ho ragione o mi sbaglio?

Non sbagli, perché per raccontare questa storia sono partito proprio dal territorio, dagli elementi forti che lo costituiscono, come quelli che hai citato tu, e ovviamente dal racconto delle persone che lo vivono, che lo calpestano. Ho voluto fotografare, in maniera dinamica, un paesaggio vivido, per alcuni anche feroce, quasi opprimente. Difatti la “primavera” del titolo, che coincide con la guerra del Kosovo del marzo-giugno 1999, durata lo spazio di una stagione, rappresenta anche il tentativo di una rinascita, la ricerca disperata di un mutamento. Il protagonista del mio romanzo, Fabio, un adolescente, vive un conflitto dell’anima, cerca di non venirne schiacciato, segue le sue aspirazioni o almeno ci prova. L’ho immaginato come un combattente che lotta per trovare il suo posto nel mondo.

  • Insieme alla società e al paesaggio, un altro attore fondamentale che mi è parso tu abbia ben messo in campo è la munnezza. La spazzatura, sì, a quel che ricordo si chiama così anche da voi. Non a caso, nella tua storia la troviamo tragicamente ovunque: a ogni angolo di strada, a ornare e infestare qualunque attraversamento, dentro e fuori ogni casa abbandonata. Come purtroppo è nella realtà, in quella realtà. Io in questa così marcata evidenza ci ho vista una sorta di potente metafora dell’oppressione malavitosa e omertosa, della caducità di qualunque ideale, della sporcizia morale all’intorno, della bellezza tramontata e sconfitta: dimmi anche qui se ho ragione oppure no.

Sì, nella narrazione ho provato a rendere il territorio mutevole, funzionale ai sentimenti che agitano i personaggi. Gli spazi, nel libro, vengono attraversati come se fossero dei luoghi personali, sono cangianti, prismatici. Ad esempio, quando appaiono gli ambienti reali, come quelli intorno all’aeroporto di Gioia del Colle, oppure le strade della provincia, il paesaggio diventa a volte ostile, aspro, perché chi lo attraversa, in quel momento, si sente così. Dunque la spazzatura di cui dicevi, il degrado, l’asfalto che mangia la terra, la puzza, il rumore assordante dei caccia sulle piste di decollo, sono fermacarte di uno scadimento morale, di un allarme che pulsa fin dentro le vene dei protagonisti.

  • Di contro, però, so che tu non ami presentare il tuo bel lavoro soltanto come la denuncia di un dramma sociale, ma anche, e forse soprattutto, come una storia di formazione, di un percorso esistenziale affrontato nella difficoltà e nel travaglio del dover crescere in un posto duro, dove le cose non sono per nulla semplici, dove il bianco non è mai tutto bianco, né il nero tutto nero. Com’è essere giovani dalle tue parti? Lo sei stato anche tu…

È impossibile non mettersi in gioco quando si è giovani, fa parte del percorso di crescita scoprire la propria identità, che va formandosi durante la scoperta stessa. Ai ragazzi vengono costantemente proposti, e imposti, dei modelli di comportamento, non tutti necessariamente ideali, anzi, la trasgressione finisce col diventare anch’essa una norma, viene bollato come strano tutto ciò che si sottrae alle “leggi” della devianza. In un passaggio del libro, Fabio ricorda che rubava, giovanissimo, i fumetti nelle edicole: una cosa che facevano tutti i ragazzini della sua età e che lui smette di fare per noia, poiché «la vera trasgressione,» dice, «sarebbe stata quella di pagarli». L’adolescenza rappresenta un passaggio, una linea d’ombra, e lì in mezzo non è molto semplice separare nettamente il buono dal cattivo, o riconoscere i propri errori. Martina, la ragazza di cui Fabio è innamorato, vive un grande momento di spaesamento e a un certo punto ammette: «Non so più quello che sto facendo. Prima mi domandavo “Questo è giusto?” e sapevo darmi una risposta. Adesso non ci riesco più. Ora mi chiedo: “Questo, cos’è?”»

  • E veniamo adesso a un altro imbarazzante comprimario, quello che mi è sembrato l’altro tuo grande, enigmatico convitato di pietra: la guerra. La guerra che non c’è, perché sta dall’altra parte del mare ma riesce comunque a impregnare tutto del suo terribile fattore ansiogeno. Forse perché la Puglia di fine ventesimo secolo era in qualche modo essa stessa una zona di guerra permanente tra le sue stesse contraddizioni, un misterioso campo di battaglia occulto e totale?    
foto Domenico Ippolito
Domenico Ippolito (foto di Maria Montenegro)

Sì, se pensiamo che il capoluogo, Bari, e a cascata la maggior parte dei paesi e delle piccole città della provincia erano luoghi un po’ diversi da ora, contenevano dei posti inaccessibili, malsani, da cui si tenevano alla larga persino gli stessi cittadini, penso ai vicoli della Città Vecchia barese ma anche ad alcune zone dei centri più piccoli. Un film come La Capagira di Alessandro Piva, girato a Bari proprio nel 1999, è diventato un cult perché raffigurava molto bene lo stato opprimente in cui versava parte della città, in balìa di pesci grandi e piccoli della criminalità organizzata, di un senso di insicurezza permanente, quasi patologico. Nel mio libro ho cercato di rappresentare questa minaccia estesa, che si giustappone alla guerra in Kosovo, in corso dall’altra parte dell’Adriatico, in cui la Puglia era coinvolta in prima linea col suo apparato logistico-militare. Ora le città sono mutate, ad esempio il centro storico di Bari è diventato un punto di attrazione per turisti, insieme alle altre bellezze regionali, e nel contempo i baresi e gli abitanti della provincia si sono riappropriati di alcuni luoghi che prima negavano la socialità.

  • Visto che sembri avere davvero ben pochi peli sulla lingua, allora te la butto giù lì così, Domenico: in due parole due, qual è il vero grande problema del Sud? Uno, uno solo, se no è troppo facile.

Credo che i problemi, le difficoltà, le storture di un luogo derivino dalla propria storia, che ha una sua evoluzione, e per questo credo anche che esista sempre la possibilità di un cambiamento, perché fenomeni come la criminalità organizzata, o la corruzione, tanto per fare due esempi, non sono castighi divini ma fenomeni umani – lo diceva anche Giovanni Falcone quando parlava di Cosa Nostra – destinati a mutare, a cessare. La rassegnazione, invece, credere che non si possa fare nulla, che tutto debba restare così com’è, immutabile, è pregna di fatalismo e blocca sul nascere ogni tentativo di soluzione, di riscatto. Partirei da lì, a provare a non essere più rassegnati; a pensare che un’auto impantanata possa venir fuori dal fango e tornare sulla strada, se la spingiamo.

  • L’ultima primavera del secolo è stata la tua prima fatica letteraria. Ah però. Conosco e mi vengono in mente un po’ di grasse, colorite espressioni nella tua lingua per commentare la piacevolissima sorpresa di una scrittura così ben concepita e matura. Complimenti davvero, e non capita spesso. A questo punto sono ancora più curioso di sapere cos’hai in progetto per il futuro.

Intanto vorrei continuare a occuparmi del mio libro, poiché mi aspetto che il bello debba ancora venire. Quest’anno così problematico per tutti ci ha tolto gli spazi, letteralmente, e ha ridotto le possibilità di incontrarsi, di parlare, di promuovere i propri lavori, anche se grazie al web e ai social si è riusciti, in parte, a sopperire. Il mercato del libro ha però sofferto terribilmente, e dunque spero che il 2021 sia diverso, che si riaprano degli spiragli, anche per i nuovi autori. In quest’ottica, mi piacerebbe lanciare una rivista letteraria: nel web, i magazine online vivono un momento di grande fermento, possono veicolare forme di scrittura diverse, interessanti. Accanto a questo, c’è il progetto di scrivere per il teatro e un secondo romanzo.

  • Da parte mia non ho altro, grazie di essere stato con noi, è stato piacevolissimo parlare con te, salutiamo i lettori di Riscontri, magari fallo anche tu, rivolgendoti direttamente a loro se ti va di dir loro qualcosa, e in bocca al lupo per tutto!    

Ti ringrazio anch’io per aver dato spazio al mio libro, mando un affettuoso saluto ai lettori della vostra interessante rivista. Viva il lupo!

intervista a cura di Carlo Crescitelli