L’AMORE NEL BUIO: Storie ordinarie di passione e follia – antologia rosa

locandinaÈ appena uscita la nuova raccolta antologica L’AMORE NEL BUIO: Storie ordinarie di passione e follia (collana Riscontri Rosa, n. 2) a cura di Emilia Dente, con alcuni dei racconti vincitori della sezione “Realistico/piscologico” del concorso “Riscontri Letterari” 2020. Scopriamo di più sui racconti e sui loro autori.

Tra luci ed ombre, tra estasi, delirio e follia, questa antologia racconta l’Amore in tante sue sfumature. Sedici racconti tre illustrazioni che attraversano il cuore narrando il sentimento amoroso e il suo riflesso opaco. Nel fuoco di un cuore appassionato, nella foschia di una mente impazzita, nei silenzi inquieti di un amante, nelle lacrime velate di una moglie, l’Amore è protagonista, tormento e sogno nel cammino rosso delle vene e delle palpitanti storie. Quelle che il lettore troverà sono quindi storie ordinarie di passione e di follia, storie che travolgono la mente e il cuore e scuotono l’essere nell’assillo impetuoso della passione che brucia le vene.

Appassionata di vita, di storia e di poesia, Emilia Dente, è autrice eclettica e vagabonda felice sui sentieri delle parole con l’impegnativa missione di illuminare le profondità ambrate dell’anima tra impasti narrativi, sogni poetici, saggi storici, progetti di marketing culturale e valorizzazione della memoria. Per il Terebinto Edizioni ha già pubblicato la silloge poetica Nero come l’amore in cui riflette, specchiandosi, sul vortice complesso del sentimento amoroso, e diverse antologie di narrativa e di poesia a sua cura.

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“ASTERISCHI INEDITI. Conversazioni civili” di Francesco D’Episcopo

Il nuovo libro di Francesco D’Episcopo è in allegato col nuovo numero di Riscontri

prima di copertina

Sottotitolo: Conversazioni civili

Autore: Francesco D’Episcopo

Pagine: 136

Formato: 12×20

Anno: 2021

Prezzo di copertina: 12,00

 

 

Quella degli asterischi è una rubrica storica di “Riscontri”, rivista di cultura e di attualità fondata nel 1979 da Mario Gabriele Giordano. Gli asterischi, qui proposti, sono tutti inediti e si affiancano, dunque, in un grande parto gemellare, a quelli che sono stati, e continuano ad essere, pubblicati, a parte, dalla rivista. Non hanno alcun carattere metafisicamente astratto, ma culturalmente concreto. Provano a dimostrare come in un breve spazio cartaceo sia ancora possibile esprimere opinioni, che, secondo l’alta tradizione umanistica, si sforzano di divenire conversazioni civili con lettori, altrettanto colti e civili, capaci di cogliere il senso e il valore di una nazione, destinata necessariamente a proiettarsi verso nuovi orizzonti, tenendosi però fermamente salda ad antichi, inalienabili valori.

Francesco D’Episcopo ha svolto attività didattica e scientifica presso il Dipartimento di Filologia moderna “Salvatore Battaglia” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove ha insegnato Letteratura italiana; Critica letteraria e letterature comparate. Ha insegnato, inoltre, Letteratura italiana all’Università del Molise. Risiede e vive a Salerno. È autore di numerosi volumi e saggi sulla Letteratura italiana, dal Rinascimento al Novecento; è curatore di testi esemplari di scrittori meridionali e di autorevoli atti di convegni; fa parte del comitato di direzione e redazione di riviste nazionali e internazionali. Svolge intensa attività di collaborazione giornalistica e di promozione editoriale. Vari sono stati i riconoscimenti ufficiali alla sua opera di critico letterario, tra cui cinque Premi per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sempre per meriti culturali, è stato insignito della cittadinanza onoraria dei Comuni di Alberona, in provincia di Foggia; Castiglione del Genovesi, in provincia di Salerno; Guardialfiera, in provincia di Campobasso; Moiano, in provincia di Benevento; Praja a Mare, in provincia di Cosenza; Torraca, in provincia di Salerno. Ha sempre scritto poesie anche se solo in tempi recenti si è dedicato alla poesia, pubblicando sillogi, vincitrici di primi premi nei seguenti concorsi letterari: I Murazzi (Torino), Emily Dickinson (Napoli), Pietro Carrera (Catania), La Ginestra (Firenze), Il Croco (Pomezia). 

 

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La scuola empatica: intervista a Menotti Lerro

 Oggi su “Riscontri” vi parliamo de “La Scuola Empatica” (o “Empatismo”), il nuovo Movimento nazionale che, partito dal Cilento si prefigge di risvegliare e innovare la cultura espressa generalmente oggigiorno nel Bel Paese, ed oltre, come testimoniano le innumerevoli e autorevoli adesioni provenienti dall’Italia e dall’estero. Il suo primo volume antologico è stato appena pubblicato con il titolo La Scuola Empatica: Movimento letterario-artistico-filosofico e culturale sorto in Italia nel 2020 (Ladolfi Editore). Noi di “Riscontri” sosterremo e seguiremo questo movimento innovativo con grande attenzione. Ne parliamo, dunque, con Menotti Lerro: poeta, scrittore, drammaturgo, critico letterario e iniziatore della nuova corrente basata sui principi espressi nel “Nuovo Manifesto sulle Arti”, di Menotti Lerro e Antonello Pelliccia, con il quale in moltissimi hanno da subito empatizzato.

  • Il Movimento prende luce all’interno del “Nuovo Triangolo Culturale del Cilento Antico”, costituito dalle comunità di Omignano – “Paese degli Aforismi”, Salento – “Paese della Poesia” e Vallo della Lucania – “Sede del Centro Contemporaneo delle Arti”, da te fondati. Ciascuno, dunque, con le sue peculiarità, ma tutto all’ombra del Monte Stella, che nella tua innovativa “Piramide Culturale” hai indicato come faro per l’intero comprensorio. Parlaci delle origini di questa affascinante realtà.

Menotti Lerro
Menotti Lerro

Le persone devono avere dei sogni e una visione lungimirante per poterli realizzare. Il lavoro, lo studio, la passione che la creazione del “Triangolo Culturale”, della “Piramide” e del “Movimento” ha richiesto, sono davvero intensi e sono il frutto di una vita dedicata ad un’appassionata ricerca nel campo delle Arti. Inoltre, sintetizzando, direi che desideravo oppormi alla condizione di miseria culturale che da sempre caratterizza la mia terra d’origine, il Cilento, il cui faro spirituale può essere riconosciuto nel Monte Stella, considerata la sua storia millenaria religiosa (penso alla chiesetta risalente circa all’anno 1000 e alle testimonianze megalitiche di origine eneolitica). Limiti profondi, dicevo, per quanto concerne la mentalità, che in cuor mio non ho mai accettato, decidendo, pertanto, fin da giovanissimo, di dare tutto me stesso al fine di mutare le sorti di questi luoghi, affinché possano un giorno essere indicati, da generazioni future magari meno inconsapevoli e più fortunate, come simbolo per ogni necessario e auspicabile cambiamento. Il mio è, dunque, tra le altre cose, un messaggio di speranza per la mia terra e per il mondo.

 

  • Il Manifesto insiste molto sull’importanza dell’interdisciplinarità che però non è un semplice dialogo tra discipline ma, come scrive Carlangelo Mauro, «contaminazione delle varie arti e dei saperi in una dimensione antropologica». In che modo il Movimento incarna questa visione?

Credo che, in fondo, in merito a questo, le mie convinte e appassionate dichiarazioni intorno alle Arti abbiano finitoNUOVO MANIFESTO SULLE ARTI DI LERRO E PELLICCIA per amplificare amorevolmente, fuorviandolo, il messaggio. L’interdisciplinarità a cui faccio riferimento nel “Nuovo Manifesto” non è, a mio parere, obbligatoriamente necessaria per le Arti tout court, ma è assolutamente necessaria per me, per la mia ricerca di “verità”. Nel citato “Manifesto sulle Arti”, contenuto all’interno del volume pubblicato dall’editore Ladolfi, io racconto me stesso, affermando di avere delle pulsioni irrefrenabili per molte altre arti, ma lungi da me il pensare che tale impulso debba per forza appartenere ad ogni altro artista. Ognuno, a mio avviso, può e deve vivere l’Arte come meglio crede e nessun uomo può imporre una linea in questo senso. Detto ciò, aggiungo che oggi l’interdisciplinarità mi appare fondamentale per cogliere le frammentarie “verità” che la modernità riconosce, ma è chiaro che la ricerca di “verità assoluta” sia in fondo un altro falso problema o un  problema che riguarda solo chi in qualche modo, come me, la insegue per motivi artistici e personali…

 

  • Francesco D’Episcopo nota nel suo contributo che mentre il «Novecento è stato un secolo particolarmente empatico», dove «gli scrittori, gli artisti, gli intellettuali riuscivano a stare insieme», noi viviamo in un «secolo “più singolare”, fatto di personalità che hanno qualche volta difficoltà a incontrarsi e a inventarsi». Come spieghi questo ripiegarsi su se stessi tipico della nostra società? L’Arte, in tutte le sue forme, possiede ancora una forza liberatrice?

La Piramide e il Triangolo di Menotti Lerro

L’ipertrofia dell’Io ha determinato la solitudine occidentale. E la solitudine, insieme ad altre componenti, ha contribuito alla nascita di nuovi modelli di ricerca comunicativa, come i social network. È un dato di fatto. Queste mancanze di sana socializzazione non potevano che riguardare anche gli artisti. Poi la tecnologia compensativa ha finito per acuire ancor più le distanze, ed ecco che oggi, ad esempio, visitiamo mostre di pittura online, anziché in galleria o nei caffè letterari. Disperarci per quanto abbiamo perso? Troppo facile… Preferisco lottare per dare vita a nuove atmosfere di bellezza e di cultura… (Ma qualche lacrima furtiva concedetecela…).

Non è l’artista ad essere caduto in disgrazia, ma ciò che egli rappresenta. Che senso ha, paradossalmente, creare bellezza se ormai la “bellezza richiesta” è spesso (de gustibus…) raccapricciante? Gli artisti devono adeguarsi ai tempi anche per quanto riguarda i gusti, ma non a tutti i costi, credo. Adeguarsi oggi al gusto medio corrente significherebbe produrre (così come avviene) arte insignificante, artificiosa, frivola, inaridita… (penso ad esempio a tutti quei poeti che pretendono di pubblicare i loro libri senza mai averne letti di altri, né del passato né del presente… o a quegli artisti visivi che imbrattano le tele in modo estemporaneo senza possedere gli opportuni strumenti necessari di studio ben mirato… o ai cantanti con milioni di followers, sebbene non posseggano riconosciute doti vocali, ecc.). Insomma, la questione è spinosa e – mi verrebbe da dire – un po’ penosa… di certo noiosa. Il mondo faccia ciò che vuole. Quanto a me, ho poche ambizioni, e sogno solo di ricercare per tutta la vita quella che percepisco come una quintessenza di poesia… dinanzi alla quale mi inginocchio volentieri, sia essa di un ricco o di un povero, scritta sulla sabbia o su carta dorata, che sia suonata o cantata, dipinta, scolpita o danzata…

  • La Scuola Empatica è un movimento letterario, artistico, filosofico e culturale nazionale che nel “Nuovo Manifesto sulle Arti” restituisce centralità alla figura dell’Artista, con l’obiettivo di rinnovare la cultura attraverso le emozioni. In che modo l’empatia può liberarci da quello che viene definito nel volume lo «stato ipnotico di stupefatta e supina adorazione dello specialismo egoistico e dell’individualismo autoritario»?

immagine scuola empatica book

L’empatia può determinare l’unione di persone che hanno concezioni e finalità parzialmente o del tutto simili. Ho fatto appello all’empatia, tra le altre ragioni, per invitare le persone a guardare l’altro, in cui non di rado si nascondono sentimenti e visioni condivise e condivisibili. Dunque, credo che si possa affermare che il Movimento Empatico non basa se stesso propriamente sull’empatia, ma sui sentimenti e le concezioni, intorno alla vita e alle Arti, espresse nel “Nuovo Manifesto sulle Arti”, che, attraverso una visione empatica, in molti hanno scoperto di voler condividere e sostenere. L’empatia non è esclusivamente il fine, ma soprattutto il mezzo. Anche perché il pensare che tutti noi siamo indistintamente portatori di sentimenti estremamente puliti e raffinati, è una solita bugia umana e letteraria. Noi siamo degli artisti, insegnanti, cultori del bello, ognuno con infinite sfumature e idee e visioni, che in questo momento stiamo empatizzando con le idee, evidentemente ritenute un po’ nuove, un po’ sagge, un po’ piacevolmente folli, espresse in quel meticoloso e sognante “Discorso-Manifesto” che un giorno io e Antonello Pelliccia decidemmo di diffondere.

  • Una domanda, infine, sulla figura dell’Artista Totale da te invocata. Potresti presentarcela?

La mia idea di Artista Totale (definizione usata similmente – e la cosa mi conforta – in passato da altri artisti, tra cui D’Annunzio e Wagner, sebbene devo dire che io non avessi minimamente in mente loro quando ne ho parlato…), dichiarata nel “Nuovo Manifesto sulle Arti”, nasce come conseguenza logica al desiderio di unione che ho espresso, anche attraverso il racconto del Mito di Unus, da me inventato. Un desiderio, dicevo prima, che caratterizza il mio sentire personale e la mia presa di coscienza sulla non reale divisibilità delle Arti. In altre parole, un giorno ho compreso (non scoperto) che le Arti sono solo apparentemente divisibili (almeno da uno dei miei punti di vista) e soprattutto ho percepito in me pulsioni crescenti verso altre espressioni artistiche. Questo mi ha “sfinito” (vista l’impossibilità di realizzazione), ma al contempo mi ha anche entusiasmato, sia come sfida personale ideale, sia nel comprendere che l’unico vero modo per dare corpo concretamente a tale figura emblematica, è rappresentato dall’unione tra gli artisti provenienti da ambiti diversi, cosa che, in pratica, avevamo già realizzato in quel momento (gennaio 2019), avendo appena fondando il Centro Contemporaneo delle Arti, che, ricordiamo, accoglieva, fin dal principio, membri/maestri provenienti da ogni campo artistico.

Il Movimento Empatico è, in altre parole, profondamente innovativo nel suo complesso rispetto alla contemporaneità per innumerevoli temi e motivi, ma non certo per aver inventato (non l’abbiamo mai detto) i principi di “interdisciplinarità” o di “unione” tra le arti, che, invece, sono da considerarsi degli elementi fondamentali della tradizione da noi condivisi e riproposti, tra le altre cose, nel nostro Manifesto.

intervista a cura di Ettore Barra

EMPATISMO / SCUOLA EMPATICA:  MOVIMENTO LETTERARIO-ARTISTICO-FILOSOFICO E CULTURALE SORTO IN ITALIA NEL 2020

NUOVO MANIFESTO SULLE ARTI DI LERRO E PELLICCIA

SCHEMA  SINTETICO

INIZIATORE: Menotti Lerro (poeta, narratore, drammaturgo, critico letterario, docente).

ANNO D’INIZIO: 2020.

MANIFESTO: New Manifesto of Arts di Menotti Lerro e Antonello Pelliccia (Zona editrice 2019).



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“Sulle tracce di una mitografia italiana della razza nella rincorsa coloniale” – segnalazione

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Editore: ETS
Collana: Dialogica
Anno edizione: 2020
Pagine: 304
ISBN: 9788846756763
Formato: cm.14×21

Questo libro affronta le distinte narrazioni del lemma razza dalla formazione risorgimentale dello Stato agli albori del nazionalismo, includendo le istanze della politica italiana di potenza. Dalla puntuale rilettura di testi fondamentali emergono le posizioni di figure rilevanti del Risorgimento e della fase postunitaria: Mancini e Mazzini, Gioberti, Balbo e Campo Fregoso, Bovio e Marselli, poi gli antropologi Mantegazza, Lombroso e Sergi fino a Morselli. Si mettono inoltre in risalto i protagonisti della lotta per la seconda emancipazione ebraica e valdese e, sul fronte dell’antirazzismo, Ghisleri e il suo gruppo, Colajanni e il dreyfusardo Paulucci di Calboli fino a Mondaini. Attraverso queste diverse prospettive Rigione delinea così i tratti diversificati di una «mitografia italiana della razza», rappresentando il lascito teorico più gravido di conseguenze del laboratorio politico italiano tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, che confluirà nel nazionalismo imperialistico e nel razzismo fascista.

Salvatore Rigione, Dottore di ricerca in Teoria e Storia del Diritto, è Cultore di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze. Ha svolto inoltre la professione di educatore nel carcere di Pisa e con ruolo direttivo presso il PRAP toscano. È autore di numerosi contributi scientifici apparsi su riviste specialistiche e in volumi collettanei. Ha curato, con Giorgio Concato, la ricerca Per non morire di carcere (Franco Angeli, 2005).