TE LE DO IO LE DONNE NUDE! Lʼarte sacra e dissacrante di Rubens

Allʼocchio disattento, e a dispetto delle procaci donne nude che lo hanno reso famoso, Rubens potrebbe apparire un cattolicone bigotto. Portabandiera e, per molti versi, inventore dellʼarte barocca, manager raffinato e di grande cultura, dilomatico di statura europea, dipinse unʼenorme quantità di soggetti religiosi, inclusi il trionfo dellʼeucaristia e la sconfitta dellʼeresia; e ogni mattina presto per prima cosa partecipava alla Messa. Non andrà però mai dimenticato che essere “profondamente credenti” nel Cinque-Seicento era tutto diverso che esserlo nel Medioevo o dal Settecento in poi. Basti pensare che, mentre a Roma i frati si scandalizzavano per la Morte della Vergine di Caravaggio, Rubens la ammirò al punto da acquistarla per conto dei Gonzaga.

Il focus specifico del saggio consiste nellʼesaminare in che modo il pittore olandese abbia rielaborato tutta una serie di temi della mitologia classica e dellʼiconografia cristiana. Già il fatto che, nei due casi, abbia adottato gli stessi criteri la dice lunga sul suo approccio allʼarte, alla realtà, alla vita. Rubens rappresenta insomma la fase 2 delle rivoluzioni culturali lanciate da Ovidio e Caravaggio.


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FANTASIE REPRESSE. Due saggi di Lodovico Antonio Muratori sulla mente umana

A. Muratori, Delle forze dellʼintendimento umano, o sia il pirronismo confutato, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XXIV + 232, € 30,00

Id., Della forza della fantasia umana, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XXIII + 166, € 26,00

Nel 1745 il sacerdote e storico Lodovico Antonio Muratori pubblicò in contemporanea due libri, che adesso sono stati ripubblicati di nuovo in contemporanea dallʼeditrice Olschki. Due volumi su temi che oggi potremmo assegnare a unʼarea di competenza tra gnoseologia e neurobiologia, ma “stranamente” – perlomeno in base al nostro canone – al servizio di una teodicea, una difesa della religione cattolica.

Il saggio Delle forze dellʼintendimento umano prende di mira quello che allʼepoca era chiamato pirronismo, ossia lo scetticismo filosofico sistematico. Tutto sommato, però, le parti più intriganti del libro sono quelle di contorno. Muratori infatti è un uomo colto, aggiornato, mentalmente aperto, di sicuro più della media degli ecclesiastici italiani di inizio Settecento (e anche dopo). E legge opere di fisica, di geologia, di biologia, di antropologia, di filosofia, di autori classici, nonché di teologia protestante e di paleontologia.

Molto più originale il saggio Della forza della fantasia umana. Anzitutto perché Muratori dà al termine «fantasia» non il significato dei voli pindarici dei poeti, ma una definizione tutta materiale, biologica: le modificazioni prodotte nel cervello dalla percezione e dalla riflessione, il nostro data base neuronale/psicologico, per così dire. Su questi dati, lʼanima o mente agisce come il raggio laser in un dvd, andando a cercare gli elementi di cui ha bisogno per riflettere e/o entrare in azione. In pratica, lʼanima si suddivide operativamente in intelletto e volontà, mentre la terza classica facoltà spirituale, la memoria, diventa ora una caratteristica puramente corporea. Tema che Muratori poi applica in diversi settori – sogno, follia, magia, visioni mistiche, embriologia – dando inizio a una rivoluzione. Solo di velluto, però.


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UN(A) FIUME DI LAVA. La rivoluzione futurista attingeva energie dalla Sicilia

G. G. Parasiliti, Allʼombra del vulcano. Il Futurismo in Sicilia e lʼEtna di Marinetti, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XX + 288, con 74 figure in bianco e nero e 6 tavole a colori, € 30,00

Le radici siciliane del Futurismo sono state indagate con cura dal 32enne ragusano Andrea Parasiliti nel libro Allʼombra del vulcano. Dove a finire oggi nellʼombra, paradossalmente, è stato proprio lʼEtna, potente fonte dʼispirazione per Filippo Tommaso Marinetti lungo tutto lʼarco della sua produzione letteraria, al punto da definirsi «figlio» del vulcano, simbolo di tutto ciò che la realtà ha di affascinante, tremendo, demolitore e dinamico. La gente siciliana fa da ponte di collegamento tra lʼenergico e produttivo Nord e gli umori strani e sanguigni del Medio Oriente. Cʼè tutto Marinetti in quel paesaggio.

Lo scambio fu reciproco. Se Marinetti ricevette tanto dalla Sicilia, a sua volta seppe infervorare i giovani dellʼisola. In tanti partirono per Fiume come Arditi per dare sostegno allʼimpresa di Gabriele DʼAnnunzio. Il saggio di Parasiliti riporta, per la prima volta, le lettere dal fronte di un giovane catanese, Salvatore Lo Presti, 16 anni.


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COME SI FABBRICA UNA SANTA. La doppia vita di Maria Maddalena deʼ Pazzi

Quadri, Una fabula mystica nel Seicento italiano. Maria Maddalena deʼ Pazzi e le Estasi (1609-1611), Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XVII + 320, € 38,00

La “fabbrica dei santi” non è stata unʼinvenzione di papa Giovanni Paolo II. Il fenomeno è sostanzialmente antico quanto la Chiesa, ma a partire dallʼepoca barocca ha assunto quelle caratteristiche massmediali che oggi debordano. In pratica, la “ricerca” ad hoc di un candidato o una candidata che risponda alle attuali richieste del mercato, le pressioni verso lʼalto (Papa e cardinali) per promuoverne la “causa”, e unʼazione a tappeto verso il basso (popolo dei fedeli) per mettere sotto i riflettori il/la futuro/a santo/a, usando tutti i mezzi a disposizione tra libri, immagini, predicazione, ecc., nonché rimodulando i dati biografici sulla base delle esigenze dei vari stakeholder.

Uno dei primissimi esempi nella storia è quello della monaca fiorentina Maria Maddalena deʼ Pazzi, di cui si occupa il ricco e documentato saggio di Laura Quadri.


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L’EPICA AL RITMO DEL JAZZ. Il poemetto “La Strige” di Dario Rivarossa

D. RIVAROSSA, La Strige, Bertoni editore, Chiugiana (PG), 2020, pp. 106, € 14,00

“Strige” è l’italianizzazione del termine latino strix, che indica sia la strega che il barbagianni, il rapace notturno in grado di ruotare la testa di quasi trecentosessanta gradi. Qui diventa una creatura (che potrebbe trovare posto anche nell’immaginario fantasy) metà donna e metà barbagianni, abbandonata – da chissà chi – neonata nella casa di una vedova, e da questa cresciuta.

Una volta adulta, si pone come missione l’uccisione di Hernan Cortés, il conquistador spagnolo che annientò la civiltà azteca, e con essa la figura del dio Quetzalcoatl, il serpente piumato che la Strige considera fratello di penne e di sangue. Sulla trama non aggiungiamo altro, per non rovinare il gusto di scoprire che cosa succederà e le scorribande nel tempo e nella Storia tra le quali il poema si snoda. L’ampiezza e la profondità della cultura di Dario Rivarossa gli consentono di disseminare il poema di numerosi riferimenti – oltre che storici – letterari, mitologici, filosofici, scientifici, o legati alla cultura pop del XX secolo. Un linguaggio ricco, musicale, che riesce a coniugare ironia e potenza epica, con cambiamenti di ritmo e registro gustosi e sorprendenti, come un pezzo di jazz dal tempo sincopato.


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