Banche e supermercati

di Francesco D’Episcopo

 

prima di copertina3Banche e supermercati stanno sommergendo le nostre città, le quali vengono sempre più depauperate delle loro antiche attività e identità, con risultati abnormi e paradossali, data la crisi economica sempre più grave.

Francesco D’Episcopo ha svolto attività didattica e scientifica presso il Dipartimento di Filologia moderna “Salvatore Battaglia” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove ha insegnato Letteratura italiana; Critica letteraria e letterature comparate. Ha insegnato, inoltre, Letteratura italiana all’Università del Molise. Risiede e vive a Salerno.

   È autore di numerosi volumi e saggi sulla Letteratura italiana, dal Rinascimento al Novecento; è curatore di testi esemplari di scrittori meridionali e di autorevoli atti di convegni; fa parte del comitato di direzione e redazione di riviste nazionali e internazionali. Svolge intensa attività di collaborazione giornalistica e di promozione editoriale. Vari sono stati i riconoscimenti ufficiali alla sua opera di critico letterario, tra cui cinque Premi per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sempre per meriti culturali, è stato insignito della cittadinanza onoraria dei Comuni di Alberona, in provincia di Foggia; Guardialfiera, in provincia di Campobasso, Moiano, in provincia di Benevento, Praia a Mare, in provincia di Cosenza.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

 

 

Il mondo al tempo del coronavirus. Dallo shock mediale alle nuove sfide lanciate dal digitale

di Antonietta Buonauro e Valentina Domenici

prima di copertina3La crisi sanitaria legata alla pandemia del virus “Covid-19” è la prima, per impatto sociale, economico e politico a livello globale, ad avvenire ai tempi dei media digitali partecipativi. Ciò fa sì che il fenomeno non sia solo seguito dai classici mezzi di informazione, ma si riverberi anche attraverso i social media e nella sfera pubblica digitale suscitando reazioni, dibattiti, interpretazioni. Questo aspetto suggerisce alcune riflessioni sul modo in cui i media partecipativi stanno operando la mediazione di un fenomeno di tale portata, sia attraverso la costruzione di immaginari, sia modulando l’intensità con cui l’evento viene percepito. Trattandosi di un evento inatteso e traumatico, il suo impatto a livello mediatico è stato molto forte, al pari delle attività di ricerca di informazioni. Non è un caso che sia stato recuperato il termine “infodemia”, che fa riferimento alla circolazione di una quantità eccessiva di informazioni e dati che rendono arduo informarsi, facendo leva sull’emotività dei destinatari. L’infodemia sta mostrando l’importanza di un’alfabetizzazione digitale di massa su scala globale, mentre la crescente intolleranza nell’opinione pubblica verso le fake news sta mettendo in crisi il discorso politico di stampo populista apparso dominante nel mondo occidentale nell’ultimo decennio.

Di fronte alla crisi che gli Stati si sono trovati a fronteggiare, anche le aziende hanno dovuto rivedere le proprie strategie comunicative, ponendosi nell’ottica di una collaborazione in partnership con i governi e al servizio della comunità globale. La virata in questo senso è stata evidente e quelle aziende che si sono mostrate ancorate alle logiche di profitto e ai modelli culturali precedenti l’emergenza ne hanno pagato le conseguenze in termini di vendite. Ne sono derivate innovazioni che molto probabilmente lasceranno il segno anche nel mondo post emergenziale: dalla conversione repentina di tutti i settori lavorativi allo smart working, alla crescita del mondo del delivery e dell’e-commerce, dai meeting professionali in videoconferenza alla didattica a distanza per tutti i livelli della formazione, ai concerti campioni di incassi sulle piattaforme virtuali. L’accelerazione verso pratiche di sharing economy e di economia digitale consente di compiere riflessioni significative sulle prospettive future del mondo contemporaneo che il realizzarsi del cosiddetto smart living consentirà una volta usciti dalla cornice emergenziale.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Antonietta Buonauro

Laureata in studi sul cinema e gli audiovisivi, ha conseguito un dottorato di ricerca nello stesso campo disciplinare e successivamente l’abilitazione nazionale in seconda fascia. Nelle sue ricerche si è occupata principalmente di studi culturali e studi di genere applicati al cinema e agli audiovisivi, con un interesse particolare per la rappresentazione mediatica e cinematografica dei traumi collettivi dell’epoca postmoderna. Tra le sue pubblicazioni: Trauma, cinema e media. Immaginari catastrofici e cultura visuale del nuovo millennio (2014), All women want love. Il desiderio femminile e la decostruzione del romance nel cinema di Jane Campion (2015), Geografia e cultura visuale (in corso di pubblicazione).

Valentina Domenici

È ricercatrice di cinema presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha pubblicato articoli in riviste e libri collettanei, concentrandosi sul cinema francese contemporaneo e gli Studi Postcoloniali, le narrazioni e seriali e il cinema contemporaneo nel contesto della globalizzazione e delle forme attuali del razzismo. È stata docente a contratto presso l’Università Evry Val d’Essonne ed è autrice di monografie, tra cui Dentro e fuori il margine. La diversità culturale nel cinema francese contemporaneo, Bulzoni, 2013; All women want love. Il desiderio femminile e la decostruzione del romance nel cinema di Jane Campion, (con A. Buonauro), Armando, 2015.

Economia e cultura: un rapporto controverso

di Giulio de Jorio Frisari

 

prima di copertinaTra la sfera delle attività e delle teorie di argomento economico e le attività della poiesis vige un rapporto di analogia. Non è la cultura un fenomeno utile alla società: essa è modello alla società, l’attività economica nasce in virtù ed in ragione del sistema relazionale complesso che la letteratura pone nel mondo. Solo un modello di cattiva economia può progettare una emarginazione delle attività culturali. Pertanto la pianificazione e l’organizzazione delle attività culturali è ambito essenziale alla cultura stessa e allo svolgimento di una società che può rivelarsi corrispondente alla Teoria dei Sistemi Evolutivi e che recuperi gli elementi della dottrina di Keynes

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Giulio de Jorio Frisari, saggista, ha numerose collaborazioni con università e istituti di ricerca. Ha sviluppato un percorso scientifico personale dedicato alla ermeneutica ed alla meta teoria letteraria in un ventennale scambio dialettico con Gerardo Marotta e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Si dedica alla tutela dei beni monumentali aviti ed alla promozione di essi in ragione di una esatta teoria dello sviluppo sociale