“ASTERISCHI INEDITI. Conversazioni civili” di Francesco D’Episcopo

Il nuovo libro di Francesco D’Episcopo è in allegato col nuovo numero di Riscontri

prima di copertina

Sottotitolo: Conversazioni civili

Autore: Francesco D’Episcopo

Pagine: 136

Formato: 12×20

Anno: 2021

Prezzo di copertina: 12,00

 

 

Quella degli asterischi è una rubrica storica di “Riscontri”, rivista di cultura e di attualità fondata nel 1979 da Mario Gabriele Giordano. Gli asterischi, qui proposti, sono tutti inediti e si affiancano, dunque, in un grande parto gemellare, a quelli che sono stati, e continuano ad essere, pubblicati, a parte, dalla rivista. Non hanno alcun carattere metafisicamente astratto, ma culturalmente concreto. Provano a dimostrare come in un breve spazio cartaceo sia ancora possibile esprimere opinioni, che, secondo l’alta tradizione umanistica, si sforzano di divenire conversazioni civili con lettori, altrettanto colti e civili, capaci di cogliere il senso e il valore di una nazione, destinata necessariamente a proiettarsi verso nuovi orizzonti, tenendosi però fermamente salda ad antichi, inalienabili valori.

Francesco D’Episcopo ha svolto attività didattica e scientifica presso il Dipartimento di Filologia moderna “Salvatore Battaglia” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove ha insegnato Letteratura italiana; Critica letteraria e letterature comparate. Ha insegnato, inoltre, Letteratura italiana all’Università del Molise. Risiede e vive a Salerno. È autore di numerosi volumi e saggi sulla Letteratura italiana, dal Rinascimento al Novecento; è curatore di testi esemplari di scrittori meridionali e di autorevoli atti di convegni; fa parte del comitato di direzione e redazione di riviste nazionali e internazionali. Svolge intensa attività di collaborazione giornalistica e di promozione editoriale. Vari sono stati i riconoscimenti ufficiali alla sua opera di critico letterario, tra cui cinque Premi per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sempre per meriti culturali, è stato insignito della cittadinanza onoraria dei Comuni di Alberona, in provincia di Foggia; Castiglione del Genovesi, in provincia di Salerno; Guardialfiera, in provincia di Campobasso; Moiano, in provincia di Benevento; Praja a Mare, in provincia di Cosenza; Torraca, in provincia di Salerno. Ha sempre scritto poesie anche se solo in tempi recenti si è dedicato alla poesia, pubblicando sillogi, vincitrici di primi premi nei seguenti concorsi letterari: I Murazzi (Torino), Emily Dickinson (Napoli), Pietro Carrera (Catania), La Ginestra (Firenze), Il Croco (Pomezia). 

 

asterischi_d'episcopo

La scuola empatica: intervista a Menotti Lerro

 Oggi su “Riscontri” vi parliamo de “La Scuola Empatica” (o “Empatismo”), il nuovo Movimento nazionale che, partito dal Cilento si prefigge di risvegliare e innovare la cultura espressa generalmente oggigiorno nel Bel Paese, ed oltre, come testimoniano le innumerevoli e autorevoli adesioni provenienti dall’Italia e dall’estero. Il suo primo volume antologico è stato appena pubblicato con il titolo La Scuola Empatica: Movimento letterario-artistico-filosofico e culturale sorto in Italia nel 2020 (Ladolfi Editore). Noi di “Riscontri” sosterremo e seguiremo questo movimento innovativo con grande attenzione. Ne parliamo, dunque, con Menotti Lerro: poeta, scrittore, drammaturgo, critico letterario e iniziatore della nuova corrente basata sui principi espressi nel “Nuovo Manifesto sulle Arti”, di Menotti Lerro e Antonello Pelliccia, con il quale in moltissimi hanno da subito empatizzato.

  • Il Movimento prende luce all’interno del “Nuovo Triangolo Culturale del Cilento Antico”, costituito dalle comunità di Omignano – “Paese degli Aforismi”, Salento – “Paese della Poesia” e Vallo della Lucania – “Sede del Centro Contemporaneo delle Arti”, da te fondati. Ciascuno, dunque, con le sue peculiarità, ma tutto all’ombra del Monte Stella, che nella tua innovativa “Piramide Culturale” hai indicato come faro per l’intero comprensorio. Parlaci delle origini di questa affascinante realtà.

Menotti Lerro
Menotti Lerro

Le persone devono avere dei sogni e una visione lungimirante per poterli realizzare. Il lavoro, lo studio, la passione che la creazione del “Triangolo Culturale”, della “Piramide” e del “Movimento” ha richiesto, sono davvero intensi e sono il frutto di una vita dedicata ad un’appassionata ricerca nel campo delle Arti. Inoltre, sintetizzando, direi che desideravo oppormi alla condizione di miseria culturale che da sempre caratterizza la mia terra d’origine, il Cilento, il cui faro spirituale può essere riconosciuto nel Monte Stella, considerata la sua storia millenaria religiosa (penso alla chiesetta risalente circa all’anno 1000 e alle testimonianze megalitiche di origine eneolitica). Limiti profondi, dicevo, per quanto concerne la mentalità, che in cuor mio non ho mai accettato, decidendo, pertanto, fin da giovanissimo, di dare tutto me stesso al fine di mutare le sorti di questi luoghi, affinché possano un giorno essere indicati, da generazioni future magari meno inconsapevoli e più fortunate, come simbolo per ogni necessario e auspicabile cambiamento. Il mio è, dunque, tra le altre cose, un messaggio di speranza per la mia terra e per il mondo.

 

  • Il Manifesto insiste molto sull’importanza dell’interdisciplinarità che però non è un semplice dialogo tra discipline ma, come scrive Carlangelo Mauro, «contaminazione delle varie arti e dei saperi in una dimensione antropologica». In che modo il Movimento incarna questa visione?

Credo che, in fondo, in merito a questo, le mie convinte e appassionate dichiarazioni intorno alle Arti abbiano finitoNUOVO MANIFESTO SULLE ARTI DI LERRO E PELLICCIA per amplificare amorevolmente, fuorviandolo, il messaggio. L’interdisciplinarità a cui faccio riferimento nel “Nuovo Manifesto” non è, a mio parere, obbligatoriamente necessaria per le Arti tout court, ma è assolutamente necessaria per me, per la mia ricerca di “verità”. Nel citato “Manifesto sulle Arti”, contenuto all’interno del volume pubblicato dall’editore Ladolfi, io racconto me stesso, affermando di avere delle pulsioni irrefrenabili per molte altre arti, ma lungi da me il pensare che tale impulso debba per forza appartenere ad ogni altro artista. Ognuno, a mio avviso, può e deve vivere l’Arte come meglio crede e nessun uomo può imporre una linea in questo senso. Detto ciò, aggiungo che oggi l’interdisciplinarità mi appare fondamentale per cogliere le frammentarie “verità” che la modernità riconosce, ma è chiaro che la ricerca di “verità assoluta” sia in fondo un altro falso problema o un  problema che riguarda solo chi in qualche modo, come me, la insegue per motivi artistici e personali…

 

  • Francesco D’Episcopo nota nel suo contributo che mentre il «Novecento è stato un secolo particolarmente empatico», dove «gli scrittori, gli artisti, gli intellettuali riuscivano a stare insieme», noi viviamo in un «secolo “più singolare”, fatto di personalità che hanno qualche volta difficoltà a incontrarsi e a inventarsi». Come spieghi questo ripiegarsi su se stessi tipico della nostra società? L’Arte, in tutte le sue forme, possiede ancora una forza liberatrice?

La Piramide e il Triangolo di Menotti Lerro

L’ipertrofia dell’Io ha determinato la solitudine occidentale. E la solitudine, insieme ad altre componenti, ha contribuito alla nascita di nuovi modelli di ricerca comunicativa, come i social network. È un dato di fatto. Queste mancanze di sana socializzazione non potevano che riguardare anche gli artisti. Poi la tecnologia compensativa ha finito per acuire ancor più le distanze, ed ecco che oggi, ad esempio, visitiamo mostre di pittura online, anziché in galleria o nei caffè letterari. Disperarci per quanto abbiamo perso? Troppo facile… Preferisco lottare per dare vita a nuove atmosfere di bellezza e di cultura… (Ma qualche lacrima furtiva concedetecela…).

Non è l’artista ad essere caduto in disgrazia, ma ciò che egli rappresenta. Che senso ha, paradossalmente, creare bellezza se ormai la “bellezza richiesta” è spesso (de gustibus…) raccapricciante? Gli artisti devono adeguarsi ai tempi anche per quanto riguarda i gusti, ma non a tutti i costi, credo. Adeguarsi oggi al gusto medio corrente significherebbe produrre (così come avviene) arte insignificante, artificiosa, frivola, inaridita… (penso ad esempio a tutti quei poeti che pretendono di pubblicare i loro libri senza mai averne letti di altri, né del passato né del presente… o a quegli artisti visivi che imbrattano le tele in modo estemporaneo senza possedere gli opportuni strumenti necessari di studio ben mirato… o ai cantanti con milioni di followers, sebbene non posseggano riconosciute doti vocali, ecc.). Insomma, la questione è spinosa e – mi verrebbe da dire – un po’ penosa… di certo noiosa. Il mondo faccia ciò che vuole. Quanto a me, ho poche ambizioni, e sogno solo di ricercare per tutta la vita quella che percepisco come una quintessenza di poesia… dinanzi alla quale mi inginocchio volentieri, sia essa di un ricco o di un povero, scritta sulla sabbia o su carta dorata, che sia suonata o cantata, dipinta, scolpita o danzata…

  • La Scuola Empatica è un movimento letterario, artistico, filosofico e culturale nazionale che nel “Nuovo Manifesto sulle Arti” restituisce centralità alla figura dell’Artista, con l’obiettivo di rinnovare la cultura attraverso le emozioni. In che modo l’empatia può liberarci da quello che viene definito nel volume lo «stato ipnotico di stupefatta e supina adorazione dello specialismo egoistico e dell’individualismo autoritario»?

immagine scuola empatica book

L’empatia può determinare l’unione di persone che hanno concezioni e finalità parzialmente o del tutto simili. Ho fatto appello all’empatia, tra le altre ragioni, per invitare le persone a guardare l’altro, in cui non di rado si nascondono sentimenti e visioni condivise e condivisibili. Dunque, credo che si possa affermare che il Movimento Empatico non basa se stesso propriamente sull’empatia, ma sui sentimenti e le concezioni, intorno alla vita e alle Arti, espresse nel “Nuovo Manifesto sulle Arti”, che, attraverso una visione empatica, in molti hanno scoperto di voler condividere e sostenere. L’empatia non è esclusivamente il fine, ma soprattutto il mezzo. Anche perché il pensare che tutti noi siamo indistintamente portatori di sentimenti estremamente puliti e raffinati, è una solita bugia umana e letteraria. Noi siamo degli artisti, insegnanti, cultori del bello, ognuno con infinite sfumature e idee e visioni, che in questo momento stiamo empatizzando con le idee, evidentemente ritenute un po’ nuove, un po’ sagge, un po’ piacevolmente folli, espresse in quel meticoloso e sognante “Discorso-Manifesto” che un giorno io e Antonello Pelliccia decidemmo di diffondere.

  • Una domanda, infine, sulla figura dell’Artista Totale da te invocata. Potresti presentarcela?

La mia idea di Artista Totale (definizione usata similmente – e la cosa mi conforta – in passato da altri artisti, tra cui D’Annunzio e Wagner, sebbene devo dire che io non avessi minimamente in mente loro quando ne ho parlato…), dichiarata nel “Nuovo Manifesto sulle Arti”, nasce come conseguenza logica al desiderio di unione che ho espresso, anche attraverso il racconto del Mito di Unus, da me inventato. Un desiderio, dicevo prima, che caratterizza il mio sentire personale e la mia presa di coscienza sulla non reale divisibilità delle Arti. In altre parole, un giorno ho compreso (non scoperto) che le Arti sono solo apparentemente divisibili (almeno da uno dei miei punti di vista) e soprattutto ho percepito in me pulsioni crescenti verso altre espressioni artistiche. Questo mi ha “sfinito” (vista l’impossibilità di realizzazione), ma al contempo mi ha anche entusiasmato, sia come sfida personale ideale, sia nel comprendere che l’unico vero modo per dare corpo concretamente a tale figura emblematica, è rappresentato dall’unione tra gli artisti provenienti da ambiti diversi, cosa che, in pratica, avevamo già realizzato in quel momento (gennaio 2019), avendo appena fondando il Centro Contemporaneo delle Arti, che, ricordiamo, accoglieva, fin dal principio, membri/maestri provenienti da ogni campo artistico.

Il Movimento Empatico è, in altre parole, profondamente innovativo nel suo complesso rispetto alla contemporaneità per innumerevoli temi e motivi, ma non certo per aver inventato (non l’abbiamo mai detto) i principi di “interdisciplinarità” o di “unione” tra le arti, che, invece, sono da considerarsi degli elementi fondamentali della tradizione da noi condivisi e riproposti, tra le altre cose, nel nostro Manifesto.

intervista a cura di Ettore Barra

EMPATISMO / SCUOLA EMPATICA:  MOVIMENTO LETTERARIO-ARTISTICO-FILOSOFICO E CULTURALE SORTO IN ITALIA NEL 2020

NUOVO MANIFESTO SULLE ARTI DI LERRO E PELLICCIA

SCHEMA  SINTETICO

INIZIATORE: Menotti Lerro (poeta, narratore, drammaturgo, critico letterario, docente).

ANNO D’INIZIO: 2020.

MANIFESTO: New Manifesto of Arts di Menotti Lerro e Antonello Pelliccia (Zona editrice 2019).



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Fiorentino Sullo, un democristiano atipico

primaFiorentino Sullo, nato a Paternopoli (AV) il 29 marzo del 1921, fu un convinto riformista sin dall’inizio della sua attività politica. Influenzato dalle idee di Guido Dorso, confidava nella creazione degli enti regionali per superare i vari notabilati locali, sperando di poter costruire attraverso la loro gestione la futura classe dirigente. Durante il suo percorso politico ha sempre pensato che il Mezzogiorno potesse essere autosufficiente, come ricordato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la sua visita ad Avellino nell’ottobre del 2019, impegnandosi duramente per modernizzarlo attraverso le infrastrutture. Verrà ricordato anche per la mancata riforma urbanistica, stritolata dai grandi gruppi immobiliari per mezzo della stampa asservita, e da chi definì quella riforma una sua iniziativa personale a pochi giorni dalle elezioni dell’aprile 1963, consultazioni politiche poi fallimentari per la Democrazia Cristiana. Successivamente gli venne affidato il Ministero dell’Istruzione in pieno ’68, una sfida che raccolse riformando il meccanismo degli esami di stato, una riforma che nelle sue intenzioni doveva essere provvisoria, ma che invece restò in vigore fino a pochi anni fa. Il suo errore fatale fu dimettersi da quell’incarico in polemica con il segretario democristiano Piccoli, per il mancato rinvio del congresso provinciale avellinese, che terminò con l’ascesa dei demitiani, avviandosi così verso il tramonto della sua lunga e fruttuosa carriera politica.

Antonino Lambo è nato a Salerno poco prima del Mundial del 1982, ha rimesso nel cassetto il suo diploma di ragioniere programmatore dopo aver riscoperto la sua passione per la storia contemporanea, laureandosi nel marzo 2020 in Filologia Moderna, presso l’Università degli studi di Salerno. Il suo faro resta l’inarrivabile Marc Bloch.


locanandina

“Un modello per la sicurezza dei dati personali nell’era digitale”, intervista agli autori

L’imminente pubblicazione per la Tab edizioni del volume a quattro mani, Un modello per la sicurezza dei dati personali nell’era digitale, scritto da Massimo e da Flavia Montanile, ci rassicura in qualche modo e ci consente di orientarci nel labirinto delle questioni che coinvolgono, in epoca di lockdown, e in quella successiva che stiamo vivendo, la sfera della sanità digitale, della privacy, e soprattutto quella delle nuove tecnologie necessarie per gestire in assoluta sicurezza il cambiamento. In realtà è emersa, in maniera sempre più chiara ed evidente la necessità di considerare con assoluta priorità questo aspetto cui si collega parallelamente, quello della salvaguardia delle libertà individuali, seriamente compromesse dall’emergenza pandemica. E non a caso i trattamenti progettati per attuare le misure di lockdown, e quelle successive di contenimento della diffusione del virus, hanno richiesto azioni specifiche orientate proprio in questa direzione. E tuttavia il dispiegarsi di nuovi scenari nel mondo dell’organizzazione del lavoro, con l’introduzione del cosiddetto ‘lavoro agile’, se da una parte ha spinto a rivedere radicalmente schemi operativi del tutto improponibili in epoca di emergenza pandemica, dall’altra ha finito per portare allo scoperto gravi disparità e gravi contraddizioni sociali. Sappiamo che oltre il 60% della popolazione mondiale è online: quasi 300 milioni di persone hanno avuto accesso ad internet per la prima volta nel corso del 2019, e oltre due terzi della popolazione globale possiede un dispositivo mobile. In tale contesto la mancanza di un quadro di governance globale della tecnologia rappresenta un rischio rilevante che rende necessario un approccio olistico per governare la sicurezza dei dati, soprattutto quelli personali.

    imageIl libro in questione è uno strumento metodologico che fornisce un quadro generale chiaro, utile a pianificare gli interventi necessari, l’adeguamento, la revisione e l’innovazione dei processi operativi. Nel libro convergono anche le riflessioni ispirate dai quesiti posti dagli studenti nel corso delle lezioni universitarie e delle attività di formazione aziendali, tenute dagli autori, che conferiscono alla ricerca ulteriore concretezza e operatività. Difatti use-case reali supportano l’aspetto didattico e consentono di valutare il livello di apprendimento della materia.

    A rendere più fruttuoso l’impegno profuso dagli autori nell’allestire questa singolare guida operativa è indubbiamente la potenzialità diffusiva a livello internazionale della ricerca, che abbatte confini geografici e differenze di genere. E sotto questo aspetto ci piace immaginare un’affinità genetica tra lo spessore e la qualità scientifica dei due ricercatori, padre e figlia, il primo Massimo Montanile, Data Protection Officer di Elettronica S.p.A., fondatore dell’Associazione Privacy Safe, delegato Federprivacy Roma e Fellow dell’Istituto Italiano per la Privacy, membro del comitato scientifico dell’Associazione Scientifica per la Sanità Digitale. Da oltre trent’anni si occupa di Information Technology e di sicurezza delle informazioni; ha maturato significative esperienze in diverse aziende multinazionali. Direttore della collana Cyber | Security | Defence, una collana che spazia tra tecnologie e contesti coinvolti nel complesso mondo della cybersecurity; autore di numerosi studi sul tema della privacy e della sanità digitale, e ha al suo attivo anche esperienze di docenza presso varie Università italiane.

   Non di meno Flavia Montanile, specialista terapeuta nell’ambito della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, vanta un percorso formativo in ambito sanitario, esteso anche al campo della diagnostica e della riabilitazione delle sindromi autistiche e di altre patologie comunicative. Dal 2017 specifica i propri interessi nell’ambito della privacy e dei processi aziendali, che si affiancano all’attività di famiglia con una costante ricerca in ambito tecnologico; significativa la sua partecipazione, con contributi importanti e innovativi, a diversi progetti di compliance normativa, di progettazione e implementazione di sistemi di gestione ISO e di formazione. Già consulente per la gestione processi per HQ Target, consegue successivamente le qualifiche di Lead Auditor per gli schemi ISO9001 e ISO27001, mettendo a frutto tutta l’esperienza realizzata negli ultimi anni sul campo. Particolarmente versata per la multidisciplinarità, determinata e flessibile, mostra un’apertura che le consente di coniugare in maniera proficua i suoi due mondi professionali, arricchendoli vicendevolmente. Ad attestare la particolare  ricchezza e  versatilità del suo impegno di ricercatrice si aggiunge il recente riconoscimento, ottenuto a livello internazionale, con l’iscrizione del suo nome nel registro europeo Women4Cyber, di fresca istituzione, un riconoscimento sicuramente di prestigio, in un’iniziativa nata dalla necessità di dar voce e spazio a quelle donne che operano nel campo della cybersecurity, nell’intento di accrescere l’equilibrio di genere nella forza-lavoro di un settore, tradizionalmente retaggio esclusivo dell’universo maschile. Margrethe Vestager (Vicepresidente esecutiva dell’Associazione Per un’Europa pronta per l’era digitale) ha sottolineato con forza come la cibersicurezza debba oltrepassare i confini di genere, avvalendosi del contributo insostituibile del femminile: «le donne portano esperienza, punti di vista e valori nello sviluppo delle soluzioni digitali». E non a caso tra gli obiettivi primari di questa iniziativa è proprio quello di promuovere la cultura della sicurezza informatica tra tutti gli Stati membri dell’Unione, superando preconcette esclusioni e agevolando il collegamento tra i vari gruppi di esperti del settore, le imprese, le associazioni e le Istituzioni nazionali.

   Rivolgiamo ora alcune domande agli autori nell’intento di entrare nel laboratorio della loro ricerca, ricostruendo genesi, finalità e obiettivi di questo libro.

  • Come nasce l’idea del libro?

Flavia: Un modello per la sicurezza dei dati personali nell’era digitale è il risultato della mia crescente curiosità in ambito privacy. Affascinata dalla rapidità con cui in questi anni si è modificata la realtà che ci circonda e dalla continua ricerca innovativa in ambito tecnologico, ha per me giocato un ruolo chiave il GDPR, strumento tramite il quale oggi si cerca di regolamentare e proteggere la circolazione dei dati personali. I suggerimenti di mio padre, i dibattiti durante le cene, e la mia voglia di partecipare alla trasformazione in corso, mi hanno spinta ad intraprendere la scrittura di questo libro che mi ha permesso di confrontarmi con il mio interlocutore, non soltanto in qualità di figlia, ma anche come professionista, abituata a lavorare sul campo, in realtà a collaborare e a condividere il raggiungimento di un obiettivo. Il modello proposto in questo libro, oltre a proporsi come guida pratica, utile a pianificare i singoli interventi necessari, e a implementare un sistema di gestione per la privacy, consente di valutare, autonomamente, il proprio livello di apprendimento della materia attraverso use-case reali. Il risultato conseguito con questo lavoro rappresenta per me un traguardo importantissimo, che testimonia la determinazione con cui io e mio padre ci dedichiamo alle nostre passioni, e ci ha fatto scoprire, con il piacere del confronto, solide affinità intellettuali oltre che affettive.

Massimo: L’idea di proporre una guida operativa sulla privacy nasce dalla convinzione che la necessità di una simile azione di adeguamento debba avvalersi di uno strumento metodologico in grado di supportare una visione olistica utile a pianificare i singoli interventi necessari, avendo però chiaro il quadro d’insieme. Il libro propone dunque un modello teorico di implementazione di un sistema di gestione per la privacy, accompagnato da applicazioni pratiche di immediato utilizzo, con template e tool pronti all’uso e facilmente adattabili per qualsiasi specifica necessità.

  • Il libro, com’è ormai ben chiaro, offre alla riflessione una vision della sicurezza e della privacy a livello di prassi operativa con uno sguardo ai processi visti nella loro realizzazione pratica. Ma come siete arrivati alla necessaria verifica sul campo?

Massimo: L’applicazione pratica di alcuni modelli teorici utilizzati nel libro è stata possibile grazie all’ampia disponibilità del Gruppo Elettronica, che ci ha consentito di sperimentare sul campo e di verificare l’applicazione concreta dei principi privacy, intervenendo direttamente sui processi aziendali.

Flavia: A vantaggio dell’aspetto didattico del lavoro sono proposti anche use-case tratti da casi reali, utili per valutare il livello di apprendimento della materia, nell’intento di fornire un ulteriore contributo alla finalità, anche didattica, del testo. Gli scenari proposti e gli argomenti trattati sono tutti affrontati in prima persona dagli autori, nei numerosi progetti cui hanno avuto l’opportunità di partecipare, in qualità di DPO o di esperti di Data Protection, di consulenti tecnici o organizzativi, ma tanto più efficaci in quanto per gran parte sollecitati dai quesiti posti dagli studenti nel corso di lezioni universitarie o nell’ambito dei corsi di formazione aziendali tenuti.

  • La trasformazione tecnologica spinge l’innovazione ma pone anche problemi sociali e di sicurezza. Quale sfida attende le moderne organizzazioni?

Flavia: Dinamicità associata a celerità rendono il nostro paese, ancorato a vecchie tradizioni, ben distante da quella che oggi è una realtà incontrovertibile, cioè l’essere noi già in piena “rivoluzione”. Ne consegue che bisogna navigare sull’onda del cambiamento per non venirne travolti e lasciati indietro, come un relitto sul fondale marino, sfuggendo ad ogni tentazione neoluddista di opposizione all’innovazione. Concepire questo cambiamento come se fosse un fiume in piena ci permette di comprenderne la potenza e la profondità, e quanto queste trasformazioni mirino a sradicare antiche convinzioni e vecchi concetti, per portare una linfa che dall’interno rinnovi il modo di interpretare la sicurezza in ottica privacy. Dunque, ciò che possiamo definire uno dei ‘fattori contro’ è sicuramente la lentezza dei processi burocratici che penalizzano ormai da tempo i cittadini, e costituiscono da sempre una delle criticità del “Bel Paese”, sempre più incapace di soddisfare bisogni e necessità del singolo. Inadeguatezze rese ancor più evidenti dall’avanzare di proposte e richieste sempre più esigenti, sempre più tecnologiche, sempre più sicure… Insomma, si tratta di una vera e propria sfida, quella di spezzare il binomio ossimorico di lentezza e velocità, intimamente congiunte nella danza del progresso.

a cura di Sara Cataudella