ELISABETTA SANCINO E LA SILLOGE POETICA IL POMERIGGIO DELLA TIGRE (RISCONTRI POETICI 2020)

E. Sancino, Il pomeriggio della tigre, Terra d’Ulivi, 2018, pp. 112, € 11.00

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Poesia originale questa della raccolta “Il pomeriggio della tigre”, poesia  inquieta e sorprendente nell’implosione dell’energia creativa che scuote le pagine e crea trame infuocate di versi e di vita. “ Io ho dentro una luce che mi acceca ”, svela  la poetessa, affamata di emozioni  e, sulla scia chiara del profondo sentire,  si perde e si ritrova nell’orizzonte infinito dell’anima che fluisce libera nel canto poetico. È una poesia ruvida ed affilata che svela la forza ancestrale dell’essere inquieto e, nella sua indomita vitalità, l’autrice  riflette e  crea e diviene ella stessa poesia nel flusso sorgivo della lingua madre.   Notevole e di potente effetto l’uso sapiente delle sillabe aspre e vive che rendono le pagine della raccolta vibranti e intense, palpitanti nell’eco del cuore fremente, appassionanti nel riflesso luminoso dello spirito tormentato. La parola inesauribile che sgorga  dai rivoli dell’anima, e che è essa stessa frammento di anima , è il magma potente che scorre e che brucia nelle vene e nella penna di questa poetessa.


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Le Conversazioni civili di Francesco D’Episcopo

Francesco D’episcopo, Asterischi inediti. Conversazioni civili, Terebinto Edizioni, 2021, pp. 136, € 12.00

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Il volume raccoglie una serie di asterischi, di cui D’Episcopo cura la rubrica nella rivista “Riscontri”. Questi però sono assolutamente inediti e affrontano argomenti vari di vita e di cultura di coinvolgente interesse contemporaneo.


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Maria Gargotta insegna materie letterarie presso il Liceo Artistico di Napoli. È autrice di testi poetici, narrativi e critici, che hanno ricevuto consensi e premi.

Un clandestino di nome Francesco

F. D’Episcopo, Clandestino, Homo scrivens, 2020, pp. 128, € 12,00

Clandestino (frammenti di vita) si compone di uno scritto autobiografico in cui D’Episcopo racconta alla sua maniera incontri con personalità illustri, la vita universitaria, i premi letterari e la sua attività “clandestina” in favore di tanti artisti di valore che rischiano di restare esclusi dalla grande scena letteraria. Include, inoltre, interviste e conversazioni al caffè, oltre una silloge poetica dedicata ai suoi luoghi del cuore: Napoli, il natio Molise e Salerno. Le interviste sono di Gabriele Bojano, Maria Gargotta e Paolo Romano.

Dal quarto di copertina: “Nelle molte vite, che ci è dato di vivere e conoscere solo a noi stessi e a qualche casuale compartecipe, resta sempre qualche spazio da riempire e da comunicare agli altri per una sintesi inevitabilmente incompleta e incompiuta…”.


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Maria Gargotta è nata a Napoli nel 1957, da padre siciliano e da madre napoletana. A Napoli vive e lavora. Laureata in Lettere classiche alla “Federico II” di Napoli, dal 1987 è docente di materie letterarie; attualmente insegna al Liceo Artistico di Napoli ed ha collaborato per quindici anni, come cultrice, con la cattedra di Letteratura Italiana alla “Federico II”. La critica letteraria, la poesia e la narrativa impegnano il suo tempo migliore. Ha al suo attivo diversi saggi critici, due sillogi poetiche: Melancholia (Ripostes, Salerno-Roma, 1989), Il silenzio della parola (Edizioni “Il Grappolo”, Mercato S. Severino, 2006) e quattro opere di narrativa: Mnemosyne (Edizioni Oxiana, Napoli 1998); Voci al tramonto (Edizioni Guida, Napoli 2009); I giorni della montagna bruna (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2014); I fantasmi sono innocenti (Edizioni Rogiosi, Napoli 2016); Memorie d’autunno (Edizioni Rogiosi, Napoli 2019).

La fatica sprecata di vivere. Benvenuti nel magico, ipnotico mondo di Alessandro Azzalin

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Una stringata raccolta di dodici racconti brevi: tutti di immediato, colloquiale impatto, e di facile lettura, per stessa ammissione dell’autore, che dimostra di conoscere fin troppo bene il segreto di una comunicazione semplice ed efficace. Perché le svagate e strampalate storie che Azzalin ci propone acquistano, man mano che si susseguono una dietro l’altra, il senso preciso di un messaggio; erratico ed ipnotico quanto si vuole, al punto da risultare a tratti persino stordente, eppure puntuale dietro l’angolo a ricordarci il motivo per cui siamo ancora lì a leggere. In sostanza, teniamo il libro aperto davanti a noi per riflettere sulle batoste che troppo spesso l’esistenza infligge; e non  possiamo farci proprio nulla, se non ammetterlo e convenirne, confrontandoci sollevati con le improbabili e assurde vicende alle quali assistiamo. Tranquilli come siamo che non potrebbero mai capitare a noi; ma vogliamo scherzare, e ma certo che no, e ci mancherebbe altro, e ma se invece… se invece ci fosse davvero una parte di noi, in quella pazzesca galleria di balordi sfigati con i quali proprio stentiamo a identificarci? Se loro invece fossero… noi? E noi loro? Il dubbio si insinua. E se tutto questo vi sembra assurdo, ci tengo a dirvi una cosa… avete perfettamente ragione: lo è! Ma è proprio per questo che dovete leggere, calarvi a fondo nel nonsense per trarne l’idea, sconsolata e beffarda quanto volete, eppure necessaria ed urgente. Chissà, forse domani sbaglierete un po’ meno. O forse invece no, sbaglierete lo stesso perché tanto non potrete farci nulla uguale; ma intanto pensateci, che difficilmente meglio di così la fatica di vivere si poteva rappresentarvela e spiegarvela. E frattanto, a costo di ripetermi: sappiate che vi ritrovate fra le mani un bel progettino letterario con parecchi tratti di genio, e dunque… lettura altamente consigliata.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”