Il ruolo (reale) dei mass media. Dalla radio ai social media

di Marco Parisi

 

prima di copertinaI mass media: importanti mezzi di informazione per i popoli oppure utilissimi strumenti di manipolazione e propaganda per le masse? Ci cerca con quest’articolo, attraverso un excursus storico, di capire le finalità del mezzo comunicativo; dalla radio, alla TV sino ai social media.

Un’analisi attenta e dettagliata che analizza non solo l’importanza dello strumento comunicativo quale elemento essenziale per la divulgazione delle informazioni, delle notizie, della cultura, ecc, ma anche come questo canale possa essere strategico e di vitale importanza per manipolare e contraffare le opinioni delle masse, soprattutto in campo politico (mezzi comunicativi necessari per l’instaurazione dei regimi totalitari).

La concezione originaria dei mass media ha quindi subito nel tempo un mero cambiamento; da media prettamente educativi ed attenti all’istruzione del fruitore, s’è passati alla commercializzazione di un prodotto, anche se scadente in nome dell’ “audience”.

I social media infine non hanno fatto altro che amplificare le note dolenti della negatività dei mass media evidenziando l’imbarbarimento del linguaggio degli utenti.

Si pone così la questione importante: i mass media sono o meno delle armi di distruzione di massa?

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

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Marco Parisi nasce ad Avellino nel 1984. Lavora presso uno studio commerciale di Avellino ed è tirocinante per diventare revisore legale. E’ inoltre redattore presso la Cooltura, una rivista letteraria di Napoli nella sezione “mitologia classica” ed “eventi”, autore della quadrilogia “Hiperionidi”, di cui il primo libro “l’alba degli dei” è stato pubblicato nel 2016 dalla casa editrice MonteCovello, poeta, saggista e recensionista.

Ha inoltre pubblicato varie poesie in altrettante antologie soprattutto presso “Il Saggio” di Eboli ed una poesia (il pianto di Pentesilea) presso la Di Felice Edizioni dove è risultato vincitore di varie menzioni d’onore.

Il business dell’istruzione

di Ettore Barra

 

prima di copertinaL’editoriale tratta dei nuovi criteri di reclutamento degli insegnanti, sempre in continuo aggiornamento con una serie di riforme e di controriforme dei famigerati cfu. Quale lettura dare dell’instabilità in cui sono costretti a vivere i futuri docenti? E quali potrebbero essere, alla lunga, le conseguenze di un sistema che sembra avere scarsa considerazione per merito e conoscenze?

Ettore Barra è dottore magistrale in Scienze Storiche, specializzato in Storia medievale e rinascimentale. Si interessa anche di storia del Cristianesimo e di storia del pensiero e delle dottrine politiche, con particolare attenzione per il ’900. È il direttore di “Riscontri”, con il Terebinto Edizioni ha pubblicato i volumi: Tommaso d’Aquino e l’eternità del mondo (2015); Il pensiero politico di Costantino Grimaldi: Inquisizione e conflitto giurisdizionale nel Regno di Napoli (2017). Inoltre ha curato l’edizione critica del manoscritto inedito di Grimaldi Apologia contro la bolla di censura della Curia romana (2017).

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2-3 (2018) di “Riscontri”

 

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Resistere per esistere

di Francesco D’Episcopo

 

prima di copertinaLa vita sembra diventata un campo di battaglia, dove bisogna difendersi e resistere. Difendersi da chi? Forse da se stessi. Resistere a cosa? Forse al caos del nostro tempo.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2019) di “Riscontri”

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Francesco D’Episcopo ha svolto attività didattica e scientifica presso il Dipartimento di Filologia moderna “Salvatore Battaglia” della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, dove ha insegnato Letteratura italiana; Critica letteraria e letterature comparate. Ha insegnato, inoltre, Letteratura italiana all’Università del Molise. Risiede e vive a Salerno.

   È autore di numerosi volumi e saggi sulla Letteratura italiana, dal Rinascimento al Novecento; è curatore di testi esemplari di scrittori meridionali e di autorevoli atti di convegni; fa parte del comitato di direzione e redazione di riviste nazionali e internazionali. Svolge intensa attività di collaborazione giornalistica e di promozione editoriale. Vari sono stati i riconoscimenti ufficiali alla sua opera di critico letterario, tra cui cinque Premi per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sempre per meriti culturali, è stato insignito della cittadinanza onoraria dei Comuni di Alberona, in provincia di Foggia; Guardialfiera, in provincia di Campobasso, Moiano, in provincia di Benevento, Praia a Mare, in provincia di Cosenza.

Potere della neolingua e neolingua del potere

di Ettore Barra

 

prima di copertina

L’editoriale analizza la neolingua del politicamente corretto, con particolare attenzione alle parole che caratterizzano l’attuale dibattito politico. Parole che spesso perdono i loro significati originali per acquisirne altri del tutto arbitrari e non motivati, da utilizzare in modo strumentale contro l’avversario di turno. Con inquietanti analogie col Grande Fratello orwelliano e pratiche, come quella dei «due minuti d’odio», che sembrano aver trovato nuova vita sui social media.

Ettore Barra è dottore magistrale in Scienze Storiche, specializzato in Storia medievale e rinascimentale. Si interessa anche di storia del Cristianesimo e di storia del pensiero e delle dottrine politiche, con particolare attenzione per il ’900. È il direttore di “Riscontri”, con il Terebinto Edizioni ha pubblicato i volumi: Tommaso d’Aquino e l’eternità del mondo (2015); Il pensiero politico di Costantino Grimaldi: Inquisizione e conflitto giurisdizionale nel Regno di Napoli (2017). Inoltre ha curato l’edizione critica del manoscritto inedito di Grimaldi Apologia contro la bolla di censura della Curia romana (2017).

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

 

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LO STATO DELL’ARTE CONTEMPORANEA Emin, Hirst, Abramovič, Banksy… ultimo orizzonte dell’arte?

 

di Salvatore La Vecchia

 

prima di copertina

È ancora possibile maturare un giudizio estetico critico dopo che sembra essersi dissolto nel mare magnum dell’arte contemporanea qualsiasi canone della tradizione classica?

Il sentiero del bello, che ha avuto inizio nell’antica Grecia e ha attraversato il Rinascimento, il Romanticismo, l’intera storia dell’arte fino alle soglie delle avanguardie novecentesche, sembra essersi interrotto in una proliferazione incontrollata di forme e di generi che vanno dalla pittura, scultura, architettura alle installazioni, performance, coreografie, utilizzando video, radiografie, endoscopie e mescolando colori, marmi e pietre con escrementi, sperma, peli, unghie, per rappresentare languide parvenze poetiche ed esporre corpi deturpati da gesti violenti, ferimenti e perfino suicidi. E tutto si pretende sia arte. E la differenza tra un prodotto e l’altro non sembra più essere determinata dai valori estetici, ma da quelli del mercato.

Ma l’arte contemporanea è per davvero solo uno sterminato stercorario? Tutta da buttare? E il suo valore è solo quello determinato dalla speculazione finanziaria?

Un urlo disperato e liberatorio insieme ci fa sperare che è ancora possibile definire uno spazio in cui seminare quella skepsis, quel dubbio, da cui possa germinare un rinnovato senso critico che ci permetta di discernere il grano dal loglio e ci consenta di scegliere autonomamente, senza l’ausilio di mediatori tanto artisticamente improvvisati quanto economicamente interessati. Uno spazio in cui investire un nuovo capitale, il “capitale relazionale”, che può ancora trasvalutare i valori finanziari in valori etici ed estetici e può quindi permetterci di sviluppare insieme un nuovo senso del gusto, attraverso la riscoperta di quel piacere, tanto più pieno quanto più condiviso, che si prova esercitando quei “sensi fini” e quel “sentimento delicato” che il puro, intramontabile spirito dell’arte continua a ispirarci.

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

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Ibs

 

Salvatore La Vecchia, nato a Bonito (AV), vive a Chiavenna (SO). Dirigente Scolastico, per oltre venti anni ha insegnato Storia e Filosofia nei licei. La sua passione per l’arte lo induceva a imprimere ai suoi corsi una curvatura estetica nella convinzione che tra arte e filosofia vi sia una profonda compenetrazione; ora continua a coltivarla curando mostre e scrivendo cataloghi per artisti contemporanei emergenti.
Studioso di dialetto, ha pubblicato Bonidizio – Dizionario bonitese – Alla ricerca di una comune identità, Delta 3, 1999: «Opera non comune in queste imprese» secondo il filosofo e linguista Tullio De Mauro, mentre per il lessicografo Manlio Cortellazzo «viene ad accrescere di molto le nostre conoscenze dell’avellinese». È autore di una trilogia di commedie dialettali: La Potea 2003 (Premio Virgilio Barbieri 2004), La Massaria e La Chiazza. Nel 2010 con Mephite ha pubblicato La giostra del Principe – Il dramma di Carlo Gesualdo dal «respiro teatrale ampio, polifonico» – secondo il regista e scrittore Ruggero Cappuccio – «che racconta atmosfere storiche e interiori, allestendo un sabba di fantasmi che tornano a reclamare i loro diritti».
Di prossima pubblicazione presso Il Terebinto Edizioni il suo ultimo lavoro: Bonum iter, Bonito! – Romanzo antropologico.