“Riscontri Letterari” 2020, rassegna stampa

Tre sono le antologie scaturite nell’ambito del Concorso nazionale “Riscontri Letterari” 2020. Ben cinquanta gli autori coinvolti che anche quest’anno ci hanno deliziato con racconti brevi ed illustrazioni. Contributi di ogni genere letterario, dall’horror al crime, passando per il fantasy e la fantascienza. Il tutto reso possibile dall’appassionata cura di Carlo Crescitelli e di Emilia Dente.



Oltre che dal nostro pubblico, le antologie targate Terebinto Edizioni hanno incontrato anche il favore della critica e in questo articolo abbiamo deciso di riportare i contributi di tutti coloro che, tramite recensioni e segnalazioni, hanno dedicato uno spazio ai nostri autori.


  • Iniziamo col “Mattino” di Avellino che ci dedicato due articoli a firma di Stefania Marotti sulle antologie L’amore nel buio e La danza delle ombre

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  • Le frasi più belle dei libri” con un articolo sull’antologia Brividi

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  • Italians do it better“, articolo su Brividi

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  • Coccole tra i libri“, articolo su Brividi

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  • La Penna Sognante“, segnalazione di Brividi

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Intervista a Elisabetta Sancino, vincitrice del Concorso “Riscontri Poetici”, sez. B, con “Il pomeriggio della tigre”

Elisabetta Sancino è la vincitrice della sezione B del Concorso “Riscontri Poetici”, edizione 2020, con la raccolta Il pomeriggio della tigre (Terra d’Ulivi, 2018, pp. 112, € 11.00). Abbiamo intervistato l’autrice per scoprire di più sulla sua inquieta e profonda poesia.

  • Il pomeriggio della tigre: carismatico e intrigante il titolo della silloge poetica che, nell’energia impetuosa e nella trama appassionante dei versi, rievoca il fascino indomito e selvaggio della potente fiera. La tigre che è in lei esprime potentemente la sua forza narrativa e si aggira inquieta nel recinto delle emozioni. Nello sguardo profondo dell’iconico felino si cela il primo mio quesito: da cosa hanno origine la forza, l’inquietudine e il meraviglioso flusso vitale della sua poesia?
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Elisabetta Sancino

Il titolo della mia raccolta deve sicuramente molto alla Tyger di Blake, un autore che ha avuto su di me una grande influenza, sia per la potenza dei suoi versi che per l’originalità della sua produzione pittorica, fortemente visionaria. Come dice Blake, «il mondo dell’immaginazione è il mondo dell’eternità, che è la vera realtà»: la mia poesia è il risultato di un continuo scambio tra ciò che vedo intorno a me e ciò che succede dentro di me. Tutto il visibile,  il vissuto, passa attraverso il mio occhio interiore e viene rielaborato dalla forza dell’immaginazione che si nutre anche di tutti i potenti stimoli che mi arrivano dalle più svariate letture e dal contatto costante con le opere d’arte. Forse in questa mia peculiare formazione letteraria e artistica sta l’elaborazione di un linguaggio che molti definiscono “multisensoriale».

  • “La poesia è anche sangue in punta di lama” sussurri in una lirica, ricordando, con versi toccanti, il tragico evento dell’incendio alla Grenfell Tower di Londra. La poesia, la tua poesia in particolare, riesce, con grande empatia, a rievocare la sofferenza di eventi drammatici, salvandoli dall’oblio del tempo. Oltre all’importante patrimonio di conservazione della memoria e alla emozionante funzione del compianto, credi che la Poesia possa assolvere altri validi ruoli e possa rendere utili contributi nei drammi esistenziali dell’individuo e della collettività?

Nella mia produzione poetica in realtà ci sono pochi testi che appartengono alla cosiddetta “poesia sociale” e ciascuno di essi fotografa un momento molto preciso della cronaca che per me ha avuto un significato particolare. L’opera in questione è scaturita da un’emozione sconvolgente, da un bisogno di esprimere la mia vicinanza alle vittime di un dramma da me ancora più sentito perché conosco bene la zona di Londra in cui questa tragedia è avvenuta.  Senza dubbio uno dei compiti della poesia è anche quello di denunciare i mali o i drammi che ogni giorno passano sotto i nostri occhi: compito non facile, perché il rischio di cadere nell’enfasi, nella retorica o nella banalità linguistica è sempre dietro l’angolo. Un’autrice straordinaria che coniuga la poesia di denuncia con l’attenzione profonda al valore della parola è quella della poetessa americana Adrienne Rich, da noi purtroppo ancora poco conosciuta e letta.

  • Tra le tante, intense e toccanti liriche, una mi ha particolarmente affascinato. È la lirica “Lingua assolta”, nei cui versi si assiste a un inquieto gioco di specchi tra chi assolve e chi è assolto dal peccato di vivere e di scrivere. Nel riflesso velato delle due opache figure, l’assolutore e l’assolto, traspare il tuo profilo. Quale degli specchi rivela la verità ? Quale riflette di più la tua anima inquieta ? O sono sinceri entrambi?

La dicotomia presente in questo testo è una caratteristica che non sempre emerge nei miei scritti e vuole mettere in evidenza il lato oscuro, inquieto e fragile della scrittura, quello che solo il vuoto della stanza conosce. Un lato di me che spesso non viene a galla perché la mia poesia, così come il mio modo di vivere la vita, è fondamentalmente caratterizzata da un’energia incontenibile, da un fuoco che riesce quasi sempre a prevalere sul buio. Non è mai stato facile per me far convivere queste due polarità così opposte ma credo che sia proprio la complessità insita nel mio modo di essere a fornirmi un nutrimento spirituale ed emotivo costante.

  • Milano “magnifica”, con “le sue costole di marmo” è una città che tu apprezzi e ammiri. È “la città che sale”. Qui, nel rumore della metropoli frenetica e vitale, risuonano i tuoi  passi solitari. Qui la tua  voce profonda diviene flebile sussurro, rivelando, in un impeto sincero, “ho mani buone (per)impastare il pane / che nessuno avrà il tempo di mangiare”. Milano, città icona dell’efficienza e  del progresso, “non è più sorgiva / ha perso anche il sapore della nebbia”, dici in una bellissima immagine poetica. E allora ti chiedo: cosa ha perso realmente Milano? Quali principi, quali valori, quale parte della sua identità ha dovuto barattare questa tua amata città  nella corsa frenetica al progresso?  E, più in generale, cosa hanno perso le tentacolari città moderne e cosa sacrifichiamo noi tutti, figli dell’era digitale e della globalizzazione, sull’altare del benessere?

519xnRx1B-LIo abito a 25 km dalla metropoli ma considero Milano la mia città d’adozione perché qui ho studiato  e qui lavoro da molti anni lavoro come guida turistica. Il mio sguardo su Milano è quindi particolare e coglie aspetti che forse a coloro che vi abitano sfuggono: il pendolare arriva in città dalla periferia e ha sotto gli occhi costantemente il contrasto tra le due anime della città, quella patinata del centro e quella più complessa e contraddittoria dei sobborghi. Io sono in mezzo a questi due mondi e trovo il mio punto d’osservazione stimolante ed estremamente interessante. Ci sono quartieri di Milano che ho visto cambiare completamente, apparentemente in meglio, ma che forse hanno perso l’autenticità di un tempo. Da questo punto di vista concordo con Alda Merini che tornando in città dopo molti anni trova il quartiere dei Navigli completamente diverso e  in un suo celebre testo scrive: “Milano è diventata una belva/non è più la nostra città/adesso è una grassa signora/piena di inutili orpelli”.

La Milano di oggi è senza dubbio più internazionale di venti, trent’anni fa e offre servizi d’eccellenza che ne fanno una delle metropoli più all’avanguardia d’Europa. Tuttavia, il progresso e soprattutto la globalizzazione hanno comportato cambiamenti radicali e a mio avviso non sempre positivi. Penso alla scomparsa di luoghi impossibilitati a  reggere la sfida con le nuove catene di negozi e ristoranti: sono tante  le tante librerie indipendenti che hanno chiuso, i  piccoli caffè rimpiazzati dai fast food o dai sushi bar o le storiche botteghe artigiane schiacciate dalla concorrenza dei prodotti della grande distribuzione. Milano è anche una città tentacolare, il cui urban sprawl ha ingoiato chilometri di campagna e si è spinta non molto lontano dai luoghi dove sono nata e cresciuta, ora divenuti sempre più spesso anonima periferia, dove persino la nebbia non esiste più: la progressiva riduzione degli spazi verdi e la perdita del senso di appartenenza a una piccola comunità, tipica dei paesi che fanno ormai parte della metropoli, e  il conseguente aumento della microcriminalità sono tutti  fenomeni ai quali trovo particolarmente difficile abituarmi.

  • La fretta, il vuoto, la solitudine di Milano fanno da contrappunto al canto delle “ossa danzanti, ancora vive” di Stonehenge, dove nel silenzio di pietra riecheggiano storie e voci del passato. I suoi versi raccolgono la musica del tempo e al tempo ne affidano il respiro. Sarà in grado la Poesia di rendere eterno il respiro della vita? È veramente possibile “evitare la morte imparando a scrivere”?

La poesia ha un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo, è necessaria quanto il cibo, l’acqua o l’aria. Il suo potere salvifico non coinvolge solo chi la fa ma anche chi la legge ed è a sua volta stimolato a pensare, talvolta a scrivere, a fare un viaggio dentro di sé maturando consapevolezze che possono davvero strapparci dalla banalità del nostro quotidiano e dal nostro destino mortale. In questo senso, la poesia per me ha un ruolo molto simile alla preghiera.

  • E infine… nella potenza dell’urlo ruggente della tigre che fa eco nel cuore dei lettori… qual è l’eredità feconda che vuoi lasciare con questi tuoi preziosi versi?

Vorrei che i miei lettori potessero essere attraversati non solo spiritualmente ma anche fisicamente dai miei versi, offrire loro la possibilità di fare un viaggio che coinvolga i cinque sensi e li risvegli uno ad uno. Vedere il mondo da prospettive sempre diverse, mutevoli e anche contrastanti, rischiando di perdersi per poi ritrovare una parte inedita e nascosta di sé. Vorrei che si sentissero meno soli in questa avventura meravigliosa e imprevedibile che è la vita.

a cura di Emilia Dente

L’Italia nella tv. Roberto Robert racconta sessant’anni di storia patria, visti da dentro e da dietro il televisore

intervista a cura di Carlo Crescitelli

VOLUME VINCITORE DEL 1° PREMIO DEL CONCORSO, SEZIONE NARRATIVA


Siamo andati a conoscere ROBERTO ROBERT, autore di FINCHÉ SUONA LA CAMPANA (SILELE 2016), il brillante romanzo sull’epopea dell’emittenza televisiva che si è aggiudicato la vittoria, per la sezione narrativa, della seconda edizione della nostra rassegna per volumi editi “Un libro in vetrina.  Questa la nostra informale chiacchierata sul suo libro.

  • Innanzitutto le nostre congratulazioni Roberto, per il tuo successo nel concorso; e poi facciamo come se ci stessimo allenando su un ring di quelli che hanno ispirato il titolo del tuo romanzo, cioè partiamo subito dai fondamentali, dal primo uno/due di domande. Quando e come ti è venuta l’idea di raccontare la storia della tv e in particolare delle tv private, dell’Italia che hanno rappresentato e per certi versi ancora rappresentano? Puro desiderio di affabulazione, semplice ansia documentaria e di sintesi, o c’è anche qualche altra ragione?
profilo
Roberto Robert

Buongiorno e grazie per questa opportunità che mi viene offerta dal vostro concorso. In effetti, la vicenda narrata nel mio libro rappresenta una parte essenziale delle mie esperienze giovanili, quando – ahimè, ormai 40 anni fa – ho svolto l’attività di giornalista presso una piccola emittente bergamasca, ora scomparsa come la quasi totalità delle tv locali. Io sono nato pochi anni dopo l’avvento della prima Rai in bianco e nero, e come tutti quelli della mia generazione sono cresciuto con la televisione; ma le differenze tra allora e oggi sono moltissime. Quando all’inizio degli anni ‘80, microfono in mano e tecnico con telecamera a spalla al seguito, fermavo le persone per strada per un’intervista, molte scappavano via o adducevano scuse per non farsi riprendere, mentre oggi è tutto il contrario: c’è gente che combinerebbe qualsiasi nefandezza pur di apparire in tv.

Come predisse Andy Warhol più di mezzo secolo fa, “ognuno al mondo sarà famoso per 15 minuti grazie alla televisione.” Giorgio Gori, che ha scritto la prefazione del libro, in quegli anni svolgeva la stessa professione, era giornalista di un’emittente locale. Come si scherzava allora, per quel mestiere ci “consumavamo le scarpe”

  • A dispetto del suo tono coinvolgente, appassionante, leggero e a più riprese esilarante, il tuo romanzo sviluppa in realtà sullo sfondo una serie di temi assai complessi, e spesso interconnessi tra loro. Come ad esempio l’etica dell’informazione, la genesi e lo sviluppo del consenso politico, la manipolazione della pubblica opinione, la tutela e il rispetto della privacy. È esattamente di queste cose che volevi parlare in partenza, e la storia d’invenzione ti è parsa un veicolo ideale per lanciare dei messaggi, o è successo piuttosto l’inverso, vale a dire sono state le singole tematiche sociopolitiche a rendersi di volta necessarie per ambientare e contestualizzare una storia che volevi di respiro sì universale, ma al tempo stesso anche molto attuale?

I temi che emergono dalla filigrana di questo romanzo sono indubbiamente molti e complessi e in gran parte derivano dal vissuto personale: studi, giornalismo, lavoro, passione per la politica e per i fenomeni sociali. Tutto ciò ha influito nella stesura del libro: si è trattato di una gran fatica, soprattutto nell’amalgamare argomenti attuali e del passato all’interno di una narrazione che, comunque, doveva rimanere letteraria sia pure con qualche sconfinamento nella saggistica. Poi, quando l’ho consegnato all’editore, mi sono accorto che avevo superato le cinquecento pagine e mi son detto: è troppo corposo, non me lo pubblicherà mai. Invece è andata bene, è stata una scommessa vinta per entrambi.

  • Nella lunga vicenda compaiono e si scontrano tra loro almeno quattro generazioni, ora ne banalizzo le definizioni perché sono sicuro che ci capiamo perfettamente: boomers, yuppies, millennials, web generation. E di tutte, nessuna esclusa, tu mostri impietosamente i limiti. Si tratta di un semplice espediente narrativo di tipo drammatico, un modo professionale di dare sale ai tuoi tanti personaggi, o invece sei davvero convinto di non poter salvare nessuno?

La mia, in questo e negli altri miei romanzi, è una particolare cifra narrativa un po’ provocatoria. Mi piace mettere in evidenza i nostri difetti, le nostre ossessioni, talvolta in modo divertente o addirittura grottesco. Credo che tra i compiti della narrativa ci sia anche questo, far riflettere il lettore sulle realtà meno piacevoli che tentiamo di mascherare per primi a noi stessi. Sotto questo aspetto, il genere giallo/noir è quello ideale per esprimersi, permette di affondare i colpi con maggior facilità.

  • Le tante pagine sulla boxe. Pura metafora della quintessenza della competizione, ingrediente romantico e bohemien, concessione a un immaginario sempre di moda, o piuttosto passione personale a prescindere?   

71Hq4lr8rpLDa ragazzo, quando trasmettevano in tv gli incontri di boxe, stavo sveglio fino a tardi con mio papà. Parliamo di Benvenuti, Mazzinghi, Arcari, Loi, di grandissimi campioni del passato ancora oggi molto amati. La passione è nata allora, anche se adesso sembra preistoria e questo sport è poco seguito.

Premesso questo, il libro è stato tra l’altro ispirato dalla lettura di un breve saggio di Omar Calabrese da titolo “Come nella boxe. Lo spettacolo della politica in tv”, uscito ormai da più di vent’anni ma di grande attualità ancora oggi. Una riflessione sui talk show, modellati fin dall’inizio come fossero veri e propri combattimenti catodici, compresi arbitro, allenatori e secondi, che hanno influenzato tutta la produzione televisiva. Oggi si azzuffano perfino nei programmi di cucina, per capirci.

In merito al titolo, infine – sono stato un po’ ruffiano, lo ammetto – la citazione della campana richiama un famosissimo libro di Hemingway, che era a sua volta appassionato di pugilato e lo aveva anche praticato in gioventù. Come vedi, tutto si tiene, anche se la sua campana era ben diversa dalla mia.

  • E veniamo adesso a Milano: romanzo milanesissimo, il tuo, che forse più di così non si può. Ma per te Milano è davvero la città affascinante e dannata che tutti abbiamo imparato a conoscere, sempre alle corde, sempre su un eterno viale del tramonto ma che alla fine si rialza sempre per tornare a combattere e vincere? Hai visto quante figure da pugilato ti ho infilate nella domanda? 

Io a Milano ho studiato all’università e ho lavorato per una ventina d’anni, come molti bergamaschi. E come bergamasco, ho sempre patito il peso dell’essere “provinciale”, come il topino di campagna che si reca in città. Pensa che un secolo fa, alle coppie di sposi delle nostre vallate che andavano a fare il viaggio di nozze a Milano, sembrava di essere stati chissà dove.

Tra Bergamo e Milano, seppure distino tra loro solo cinquanta chilometri, c’è un abisso. Eppure il bergamasco, che alla sera torna sempre volentieri a casa sua e mai si trasferirebbe nella metropoli, a Milano è comunque legato e si trova bene. Io non so se questa città sia dannata, ma credo che non sia mai andata davvero al tappeto, nemmeno nei momenti più bui. E di certo a molti ha offerto opportunità che in altri posti nemmeno esistevano.

  • Parliamo del percorso fatto dal libro. Come è stato accolto, dalla sua uscita a oggi, “Finché suona la campana”? Hai avuto dei riscontri che ti hanno sorpreso – magari perché provenienti dal di fuori dello stretto ambito degli addetti ai lavori di informazione/intrattenimento – o degli inattesi tributi di interesse da parte di fasce di lettori che inizialmente non avevi annoverato tra il tuo pubblico potenziale?

Sono sincero: con questo libro, il terzo dei cinque che ho scritto, ho iniziato a sentirmi davvero un autentico scrittore. Sarà per le dimensioni, ben 560 pagine; sarà per il suo respiro temporale, la vicenda narrata dura sessant’anni; sarà per l’immane lavoro di ricerca che mi è costato, per gli oltre cento personaggi che ne popolano le pagine, per il sottile filo noir che lega i protagonisti…

Diversi amici e lettori mi hanno confessato di essere stati svegli fino a notte fonda per terminarlo, rapiti dall’intreccio. Per questo, credo non a caso, è un romanzo che ha ricevuto diversi riconoscimenti: due premi nazionali, questo organizzato da voi e un secondo in Lombardia, un premio speciale, tre volte in finale e due diplomi di merito. Questo significa che alle giurie, composte da scrittori, giornalisti, professori, critici, è piaciuto molto.

  • Grazie Roberto, ancora complimenti, e salutiamoci con degli aggiornamenti e delle previsioni. Il tuo romanzo, uscito nel 2016, copre un arco temporale che va dal 1954 al 2014. Da allora, come continua la magica avventura della tv? Che cosa è successo dopo, che cosa succederà ancora in futuro? 

Io penso che il televisore ci terrà avvinti davanti allo schermo ancora per molti anni. Certo in modo diverso: saremo noi a creare i nostri palinsesti destreggiandoci tra satellite, pay tv, web, streaming, programmi tradizionali e chissà che altro ancora. Perché la tv è uno strumento che si evolve, combatte, cade e si rialza.

Credo che capiterà alla tv ciò che si pronosticava per il libro stampato, cioè che con l’avvento degli ebook le edizioni di carta sarebbero scomparse. Invece non è accaduto, e secondo me non accadrà per decenni. Più in là nelle previsioni però non mi spingo, non credo che riuscirò a vedere chi o cosa soppianterà il televisore nelle nostre case.

scheda

“Poetica follia” – gli autori

Scopriamo di più sulla nostra nuova antologia (edita dal Terebinto) andando a conoscere meglio gli autori.

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  • Alessandro Pallavicini è nato nel 1987 in Brasile (Guarulhos) per poi approdare da bambino tra le luci dell’alba capitolina. Storico dell’arte e appassionato bibliofilo e cinefilo, attualmente scrive su delle riviste specializzate e gestisce un B&B letterario ad Alberobello, in Puglia. I suoi versi cercano di rincorrere la musicalità del suo sentire come le note di un pentagramma il flusso ancestrale.
  • Da prima della nascita, Guido Prette soffre di una malattia che lui stesso definisce “bulimia verbale”, ossia essere perennemente un vulcano in eruzione, di lava di parole. Pertanto, lo scrivere assume in lui una funzione sia catartica che di limitazione necessaria, di sopravvivenza a favore del prossimo. Si realizza, dapprima, facendo l’animatore in giro per l’Italia, alternando a questa felice attività, componimenti di ogni forgia possibile. Dal 1990, impiegato presso l’Agenzia delle Entrate – riscossione di Asti, già Equitalia. Si appassiona in modo seriale ai comics e inizia a “farcire” i muri di casa di librerie, per la gioia di moglie e figlia che non amano affatto i fumetti, e intanto, ostinatamente, continua a vergare di biro qualsiasi foglio lo chiami a sé.
  • Raffaele Russo (Torre del Greco, 1987) dal 1998 scrive testi e musiche per canzoni, e tra il 2008 e il 2011 ha composto circa 200 poesie, tra le quali le quattro scelte per questo volume. Ha due lauree, in Scienze della comunicazione e in Scienze della formazione. In passato è stato giornalista per una testata di Torre del Greco e attualmente è docente di scuola primaria a Roma. Prima di queste poesie, ha pubblicato due libri: L’esoterismo tra letteratura e cultura popolare nel 2012 e Gli Illuminati di Baviera tra storia e leggenda nel 2020.
  • Lorenzo Antibo nasce nel 2003 a Vigevano, una città della provincia di Pavia. Quando ha circa 15 anni scopre la sua passione per la composizione di poesie, nonostante il percorso di studi scientifico intrapreso; entra a far parte di un collettivo culturale della sua città che lo stimola nella produzione di liriche con lo scopo di aiutare gli altri, come ribadito più volte da lui stesso “le mie poesie non sono di nessuno, se non di chi ne necessita in quel momento”.
    Ha intenzione di laurearsi in lettere moderne per diventare professore di lingua e letteratura italiana, ama ascoltare soprattutto Fabrizio de André e, più in generale, il cantautorato anni ’60-’70. Il suo stile muta frequentemente ma i temi rimangono gli stessi: l’attenzione agli ultimi e la ricerca della felicità.
  • Graziella Di Grezia (FB: Grazi DG), trentanove anni è mamma di Lycio, Gabriele, Annarita. È nata e vive ad Avellino. Medico Radiologo, dottore di ricerca, si occupa in particolare di diagnostica senologica integrata. Scrive di letteratura scientifica e medicina divulgativa. Nel tempo libero si dedica alla musica e alla scrittura di poesie e di racconti brevi. È socia fondatrice dell’Associazione “Pabulum” e Consigliere del Direttivo dell’Università Irpina del Tempo Libero. Ha pubblicato: Anima (2000, Guida Editore); Crisalide. Monologhi di una Gravidanza (2015, Delta Tre Edizioni); Viva (2016, Vitale Edizioni, Sanremo – premio “Lettere a Letizia”); Quest’anno non vado al mare (2017, Vitale Edizioni Sanremo); Versi Immersi (Graus Edizioni, 2020).
  • Vito Tricarico è poeta e narratore appassionato di storia. Ha lavorato in Germania presso un’azienda automobilistica (Opel), in Francia presso un’Agenzia Doganale e con Trenitalia spa. Pubblicazioni: Una storia palese, Erculea proles, Gli scout di Palo si raccontano, Itinerari alla riscoperta del territorio di Palo, All’ombr du Spiaun, Civitas invicta. L’Autore è presente in diverse raccolte di poesia e di narrativa. Collabora con alcuni giornali locali. Con PaloLive.it ha pubblicato articoli dedicati alla riscoperta del proprio territorio. Questa sua passione lo porta alla riscoperta di percorsi antichi, con le chiese, masserie, trulli.
  • Anna Maria A. Sarra nasce nel 1964 a Teano, in provincia di Caserta. Ha svolto per diversi anni attività imprenditoriale in una società di turismo come Agente di Viaggio. Moglie, madre di due figli, attraverso la scrittura ha dato voce a un sentire semplice, scorrevole, un narrare con i colori dell’anima la vita, l’amore, attraverso immagini visive prese in prestito dalla realtà circostante. Amante dell’arte, dei viaggi, della musica classica, instancabile lettrice, dalla mente aperta e poliedrica, consapevole della caducità della vita ha sempre cercato di vivere intensamente ogni singolo momento. Partecipa dal 2020 a concorsi letterari nazionali e internazionali di poesia e storie brevi, ricevendo numerose segnalazioni di merito e premiazioni con pubblicazioni in antologie.
  • Lady M., pseudonimo di Martina Venturini, poetessa, correttrice di bozze, editor e redattrice, nasce a Cagliari nel 1987. Appassionata di canto, teatro e lettura di classici, ha trovato in Shakespeare e Leopardi gli autori che maggiormente hanno influenzato il suo mondo letterario. L’origine della sua poetica risale all’età adolescenziale, quando giovanissima inizia a comporre i primi versi. Nel 2018 lavora come consulente tecnico ed editor al romanzo Shandor. L’anno seguente lavora come correttrice di bozze a Tutto o Niente. Nel 2020 pubblica la sua prima raccolta di poesie Attimi con lo pseudonimo di Lady M. e diventa redattrice della rivista Double-O-Seven, destinata ai membri dell’Associazione Culturale James Bond Italia. Nel 2021 lavora come correttrice di bozze per privati.

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  • Elisabetta Liberatore è nata a Pratola Peligna (Aq), nell’Abruzzo “aspro e ferrigno” dell’entroterra appenninico. Appassionata di letteratura, musica e storia, da sempre condivide il suo impegno di lavoro come quadro direttivo bancario con la lettura, lo studio letterario e la scrittura. Nel 2019 decide di fare il grande passo e proporre i suoi versi al pubblico e alle competizioni letterarie. Ha pubblicato Dissolvenze e altri frammenti (Albatros 2020), Disfonie notturne (Vitale Editore 2020), Stagioni. Controcanti in chiaroscuro (Vitale Editore 2021). È presente nell’Enciclopedia di Poesia Contemporanea 2019 del Premio Mario Luzi e nella raccolta Pagine d’Arte e Poesia (Accademia dei Bronzi 2020) e in moltissime antologie di opere vincitrici nell’ambito d’importanti concorsi.
  • Fiorenza Finelli è nata nel 1966 a Bologna. Laureata con lode in Lettere Moderne, ha esercitato l’insegnamento presso strutture liceali. Attualmente è comunicatore d’impresa. Ha partecipato a diversi eventi letterari, fra i quali: il XXVI e il XXVII Premio Internazionale di Poesia Inedita “Ossi di seppia”, con stampa di Plaquette monografiche “Premio Speciale Assoluto”. Studiosa della poesia di Dino Campana, si classifica tra i vincitori al 4^ Concorso Nazionale del Premio di prosa lirica inedita “La partenza o il ritorno” 2020 – Centro Studi Campaniani – Marradi. Contributo personale nel volume di L. Marcon Giacomo Leopardi con l’occhio del cuore, Bertoni Editore, 2019. Ottiene il 2° posto nel Premio editoriale letterario “Il Croco” 2020 Ed. Pomezia Notizie.
  • Annalina Paradiso è nata nel 1961, è laureata in Scienze Economiche e Sociali, è sposata e madre di due figli. Si occupa di poesie dall’età di 10 anni, ha pubblicato diversi libri ed è presente in celebri riviste e antologie del settore. Ha al suo attivo, per citarne qualcuno, la pubblicazione dei seguenti libri di poesia: Frammenti di vita, edito da Nuova Poesia Contemporanea; Solitudine, edito da Vitale Edizioni; A qualche centimetro dal cuore, edito da Edibios. Alla fine della sua attività lavorativa nel sistema bancario, ha deciso di fare della poesia un punto fermo della sua vita, operando nel campo culturale del suo territorio nell’ottica del confronto e della crescita umana e civile che questa forma d’arte comporta. Vive a Rende.
  • Antonino Nastasi (Nino per gli amici), nasce a Barcellona P.G. nel 1955 e da lì, all’età di 17 anni, parte per la carriera militare, che conclude nel 2010 col grado di Capitano di Fregata, dopo aver girovagato per navi (ben 18 anni) e caserme (altri 20 circa) sia in Italia, sia all’estero. Nel 2014 pubblica il suo primo e, per ora, unico libro: Eppur mi son scordato di te, un racconto breve che riporta i suoi “primi brividi d’amore”. Da circa un anno ha iniziato a scrivere poesie, sia in metrica, sia in versi sciolti.
  • Daniela Bindinelli è nata quarantatré anni fa a Verona, la città nella quale tuttora risiede con la sua famiglia. È un’insegnante. Ama la poesia da sempre, prediligendo la lirica di Eugenio Montale e di Alda Merini. Nel tempo libero, legge, scrive poesie e si dedica al volontariato. La scrittura e la poesia rappresentano per l’autrice un’esperienza di libertà e di crescita, di contemplazione dell’anima e della vita. Recentemente, ha partecipato ad alcuni concorsi letterari, ricevendone riconoscimenti.
  • Barbara Calcinelli nasce a Bologna nel maggio del ’79. HR Manager da 22 anni, inizia a condividere versi di una vita nel 2019 partecipando a concorsi letterari. Ottiene prestigiosi riconoscimenti e pubblica il suo libro d’esordio 2 vicoli, in anticipo sulla felicità, Puntoacapo Editrice a ottobre 2020. Membro di giuria di due edizioni del concorso #telodicoinpoesia (grazie al Fiocchetto Lilla per la lotta dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione). Nel 2020 viene pubblicata in due riviste letterarie rumene “Sintagmi Letterari” e “Banchetul”, come in diversi blog letterari e antologie. È docente per scuole di formazione manageriale, Consigliera del Comitato Direttivo di Fa.ne.p Onlus (Famiglie Neuropsichiatriche Pediatriche) e coordinatrice del Team di Comunicazione e redattrice.
  • Laura Vanoli è nata a Bergamo, è sposata e ha due figli. Si occupa di marketing di comunicazione presso una multinazionale. Nel tempo libero ama leggere, scrivere, cucinare, camminare, pedalare e stare all’aria aperta, soprattutto in montagna. Appena possibile, visita piccoli borghi e città d’arte. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bergamo, è attualmente impiegata presso una multinazionale con sede in provincia di Bergamo nel ruolo di addetta al marketing di comunicazione. Presente in diverse antologie poetiche e narrative. Menzioni di merito, finalista, tra i primi classificati in vari concorsi poetici nazionali e internazionali. Segue corsi di scrittura creativa, laboratori di scrittura per narrativa e poesia.
  • Lara Petri si è laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università di Padova con 110/110 ed è attualmente iscritta al secondo anno magistrale di Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica dell’Università di Padova. Ha sempre amato la scrittura come forma d’arte, come espressione e ricerca del proprio “io”, in analogia con la psicologia che con la scrittura condivide questo: l’accettazione di se stessi attraverso la scoperta dei propri aspetti terribili e bellissimi che ci rendono squisitamente umani. La scrittura è un hobby ma è anche un mezzo attraverso il quale potersi conoscere, potersi liberare, potersi vedere. In futuro sogna di poter iniziare la propria attività da neuropsicologa, sia in ambito clinico che forense, parallelamente all’attività di ricerca in ambito neuropsicologico.

 

IN LIBRERIA – EDIZIONE STRAORDINARIA “UN LIBRO IN VETRINA” (2021)

Premio Nazionale di Narrativa e di Saggistica

Un libro in vetrina

SECONDA EDIZIONE

2021


Ed eccoci qua. Stavolta è stato ancora più difficile, essere costretti a dover scegliere. Perché eravate in tanti/e, e molti/e di voi con progetti di livello straordinariamente alto: in tutte e due le sezioni – narrativa e saggistica – c’erano parecchi contenuti interessanti, idee originali, curatele editoriali di prestigio, guizzi sorprendenti da  outsider della scrittura.

Un autentico piacere per la mente, la migliore risposta che potessimo augurarci alla seconda edizione di un concorso che diventa sempre più per noi motivo di orgoglio e soddisfazione. Così come sinceramente spero possa essere  motivo di orgoglio e soddisfazione per quelli/e di voi  che abbiamo inclusi/e  in questo ristretto elenco. Continueremo comunque a parlarne, sia con voi vincitori/trici che con altri/e dei vostri colleghi/e partecipanti, cui pure daremo visibilità in seguito. Dopo di che, ecco qui sotto gli annunci dei lavori premiati, con le mie personali congratulazioni.


1° premio Sezione NARRATIVA

vince: pacchetto promozionale con diretta web

Roberto ROBERT – FINCHÉ SUONA LA CAMPANA (Silele)

La storia d’Italia degli ultimi sessant’anni ripercorsa da un particolare punto di osservazione – la città di Milano – e in un particolarissimo contesto: quello della nascita e dello sviluppo dell’imprenditoria televisiva privata. Con tutto il bagaglio semileggendario di geniale e a tratti cialtronesca vitalità che l’ha contraddistinta. Un affascinante romanzo che racconta, con le voci e le avventure metropolitane  dei suoi tanti immaginari eppur vividi protagonisti, la fine di un’epoca e l’alba di un’altra, e tutti i sogni di gloria che bruciano, vissuti tra le chimere ciniche del loro stesso disincanto.    

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1° premio  Sezione SAGGISTICA

vince: pacchetto promozionale con diretta web

Eleonora NUCCIARELLI – LO SQUISITO DOLORE (Midgard)

È possibile delineare un’estetica del dolore? È proprio quello che ha fatto Eleonora Nucciarelli in questo suo eclettico saggio, nel quale la dimensione della sofferenza viene esplorata nei suoi aspetti filosofici, letterari, artistici, pedagogici, psicoanalitici. E il risultato è un ricco e attualissimo excursus interdisciplinare, che parte da lontano per giungere sempre all’attualità,  e nel quale trovano espressione e senso le molteplici dinamiche dell’esistenza; con il pregio di aver saputo ricomporre, ripresentandoceli in un quadro organico, gli innumerevoli ed eterogenei impulsi vitali che da sempre ci spingono a interrogarci sulla nostra umana  missione nell’ordine delle cose,  prima ancora che sulle nostre chance personali di vivere una vita felice e giusta.

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MENZIONI SPECIALI sezione NARRATIVA

vincono: diretta web Terebinto

Fiaba sconsolata e toccante  nella quale un ragazzo, toccato da imprevedibili superpoteri, si ritrova a dover mettere in gioco tutto se stesso e le sue nuove capacità di cambiare il triste mondo che lo circonda. Per capire che non è tanto quello che riusciamo a fare, ma quello che riusciamo a essere, la vera sfida da affrontare per vincere.  

Incontri di uomini oggi, sulle rive del mare. Pescatori di lidi lontani e nostrani. Le loro giornate cariche di intensità, contro le nostre buttate via. Uomini che si percepiscono diversi, ma che in fondo desiderano le stesse cose: capirsi, riconoscersi, crescere insieme. E ricorreranno alle loro rispettive, antiche saggezze, alle reminiscenze e agli insegnamenti di storie del passato, per essere come piante nella sabbia: con radici giocoforza non troppo profonde, ma con tanta, tanta forza di volontà, tanta voglia di vita.

Scenari lunari e criptici fanno da sfondo a una storia dalle ambientazioni attualissime – quelle del business cinematografico – ma dal ritmo senza tempo. La storia di una donna che combatte da sola,  per sconfiggere le proprie interne paure e quelle in agguato al di fuori di lei. La sua vittoria, trovare se stessa in nuovi equilibri; il prezzo da pagare, il rischio di crollare sempre dietro l’angolo.


MENZIONI SPECIALI sezione SAGGISTICA

vince: diretta web Terebinto

La recentissima temperie infodemica ripercorsa e analizzata con lucidità e acume, evidenziando come essa sia stata al tempo stesso il risultato e il sintomo di un nuovo modo di fare informazione; il segnale di nuovi obiettivi di comunicazione che poco hanno a che fare con la sanità e molto invece con la politica. Per tracciare e capire, già da oggi, il mondo come ci verrà raccontato domani.

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Al momento è tutto da parte mia: a risentirci a presto con vincitori, vincitrici e pubblico, per i singoli adempimenti di visibilità aggiudicati e promessi.

E continuate a seguirci, perché nelle prossime puntate della rubrica sveleremo tutte le altre proposte che ci sono piaciute e abbiamo giudicato meritevoli di segnalazione.

Rubrica di segnalazioni e attualità letterarie a cura di Carlo CRESCITELLI