“Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi” di Clelia Biondi

Oggi vi segnaliamo il saggio di Clelia Biondi Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi (ilmiolibro.it) sulle implicazioni critico-ideologiche delle vicende de I Promessi Sposi.

Clicca qui per leggere l’estratto.

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Coll’ago finissimo dell’ingegno

di Clelia Biondi

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Coll’ago finissimo dell’ingegno
Sottotitolo: Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi
Autrice: Clelia Biondi
Pagine: 212
Anno: 2014

Prendendo in esame l’Introduzione, i capitoli XXVII (limitatamente a don Ferrante e alla sua biblioteca), XXXI, XXXII e XXXVII (limitatamente alla morte di don Ferrante) dei Promessi sposi, nonché l’Introduzione della Storia della colonna infame, il libro propone una lettura, se non nuova, spregiudicata, forse, del più celebre romanzo italiano.

Il percorso interpretativo, rigorosamente fedele al testo, sempre confrontato con la sua prima redazione, mira a dimostrare come l’ideologia sottesa al romanzo manzoniano si distribuisca in modo accortamente calibrato, proprio come una struttura portante, che compatta e sostiene l’opera, attraversandola per intero – dal suo principio al suo compimento –.

I temi principali che vengono, in tal modo, enucleati sono: il ruolo dell’intellettuale nella società; l’importanza del superamento della passione, intesa quale espressione della pulsione istintuale, a favore della conquista di un comportamento ponderato e razionale; il libero arbitrio, inteso quale pilastro della dignità dell’uomo; la condanna di alcuni orientamenti filosofici (neoplatonismo, in primis).

Si rileva, inoltre, come Manzoni riesca a fornire una lettura, ante litteram, della complessità, contraddittoria e variegata, della scienza ‘500-‘600esca.

 

Curriculum vitae et studiorum

 

Ha conseguito il Diploma di Violino presso il Conservatorio Santa Cecilia;

ha conseguito la LAUREA in Lettere, presso l’Università degli Studi di Salerno;

ha collaborato alla Cattedra di Letteratura Italiana dell’Università di Salerno, in qualità di “cultore della materia”;

ha insegnato “Storia della Chiesa contemporanea” presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Avellino;

insegna “Storia della musica” presso il Liceo Imbriani di Avellino.

Ha pubblicato:

  •   Un teatro di provincia. Vita, miracoli e morte del Comunale di Avellino.

Pratola Serra (Av), Sellino Editore, 2002, pp. 315. (Due edizioni nello stesso 2002).

Riconoscimenti: 2° premio alla Va Edizione del Concorso I Castellani di Salerno, 2004.

  • Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi.

Roma, edizione ilmiolibro.it, Gruppo Editoriale L’espresso-la Repubblica, 2014, pp. 212.

Riconoscimenti:

  • Finalista al Premio Letterario Mario Soldati 2014, Torino;
  • Premio Speciale “Pianeta Donna” al Premio Letterario Montefiore, 2015, Montefiore Conca (RN);
  • I classificato al Premio Letterario Lago Gerundo 2016, Paullo (Milano);
  • Menzione al merito al Premio Letterario Salvatore Quasimodo 2016, Guidonia (RM);
  • Menzione al Merito Premio Letterario Maria Cumani 2016, Guidonia (RM);
  • Menzione al Merito Premio Letterario Città di Torino 2017, Torino;
  • I classificato al Premio Letterario Città di Sarzana 2019, Sarzana (SP);
  • Segnalazione di Merito al Premio Letterario “Un libro in vetrina” 2020, Avellino.

Inserito nello “Schedario manzoniano” di “Testo”, Rivista di Studi di teoria e storia della letteratura e della critica, anno 2015 – N. 69, Gennaio-Giugno.

  • “Filumena Marturano come momento della storia di Don Giovanni”, in “Riscontri”, 1987;
  • “Il teatro comunale di Avellino”, in “Storia illustrata di Avellino”, Sellino Editore, 2000.
  • “La scienza nei Promessi sposi”, in Sinestesie, “Rivista di studi sulle letterature europee”, III, 2005. Alessandro Manzoni. Nuovi itinerari di lettura (Numero monografico collettaneo), Vol. II, pp. 65-92. (La rivista è stata presentata all’Università Cattolica di Milano).
  • “Una scuola per uno stato laico”, in “Ottopagine”, 2009;
  • “Rovelli d’agosto”, racconto inserito nell’Antologia Opera Uno, n° 14, 2015;
  • recensioni sullo “Schedario manzoniano” di “Testo”, Rivista di Studi di teoria e storia della letteratura e della critica.

            Convegni:

  • al Convegno di Studi sul Decennio napoleonico in Campania, organizzato dal Centro di ricerca per gli studi meridionalistici Guido Dorso di Avellino, 2006;
  • al Convegno di Studi “Musica e letteratura nel neoclassicismo”, organizzato dalla Provincia di Taranto nel 1993.

Agnizione, pulsione di morte e disincanto nella poesia di Nicola Prebenna

di Carlo Di Lieto

 

prima di copertinaNicola Prebenna, in Vulnera temporis (2018), in perfetta armonia di toni ed equilibrio stilistico, affida i suoi alati versi all’infinita trascendenza dell’esperienza interiore, disseminata in un discorso di frammenti d’amore, allertati dalla fede e da un codice etico-civile. La sfera del reale confligge con la latenza inconscia, nel tentare uno snodo o un varco all’addensarsi del Male, nelle sotterranee latebre del mondo. Prebenna denuncia coraggiosamente la malattia dell’essere, disincarnando ogni illusione, svelando l’ontologia del negativo del suo “inquieto sentire” ed elaborando la pulsione di vita, a fronte della pulsione di morte. L’interlocutore privilegiato di Prebenna è un Tu – divino, che nasce da una permanente conflittualità con il reale, lungo un itinerario di fede e di speranza. Egli si muove sul discrimine dello “stupore” e del “lutto” e, ravvivato dal Verbum della poesia, tramuta, in espressione di redenzione e di serenità spirituale, il Male della Storia.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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L’Apocalisse antimoderna di David Herbert Lawrence (1929)

di Piervittorio Formichetti

 

prima di copertinaApocalisse è l’ultimo libro di David Herbert Lawrence. Scritto pochi mesi prima della morte, è un’analisi molto soggettiva dell’ultimo libro della Bibbia: secondo Lawrence, l’Apocalisse era forse un testo misterico ellenistico, modificato prima dagli Ebrei e poi dai Cristiani per diffondere un messaggio sovversivo e improntato alla cupio dissolvi, che sarebbe tipica dei gruppi umani costretti alla subalternità e invidiosi del potere altrui: in questo caso gli Ebrei e i Cristiani verso i Romani. Questa opinione, non raramente sostenuta distorcendo il simbolismo delle allegorie presenti nell’Apocalisse, è motivata in realtà da una polemica sulla nascente società di massa, caratterizzata dalla compresenza di “culto” capitalistico del denaro e utopie rivoluzionarie di ispirazione comunista. Secondo Lawrence, dall’epoca della Riforma protestante e della Controriforma cattolica il Cristianesimo ha perduto la potenza spirituale che aveva nell’antichità e nel medioevo, ha disconosciuto la propria valenza cosmica e ha condizionato il pensiero della maggior parte degli Europei facendo sviluppare in essi due mentalità in conflitto reciproco: quella di chi segue passivamente un Cristianesimo riduttivo, conformistico e moralistico, cioè gran parte degli Europei dei Paesi capitalistico-liberali; e quella di chi, al contrario, desidera l’apocalisse, cioè una distruzione e rigenerazione del mondo, cioè i rivoluzionari sovietici e i loro seguaci, ispirati, quasi a loro insaputa, dal sovversivismo dell’Apocalisse biblica. Entrambe queste formae mentis costituiscono perciò una sorta di attentato non soltanto alla comprensione autentica della rivelazione cristiana, ma anche al giusto rapporto dell’essere umano, e quindi della società, con il cosmo e con il Trascendente.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Piervittorio Formichetti (Torino, 1984) è laureato in Scienze dei Beni culturali. Collabora con il blog “AXIS Mundi” e con la rivista “Antarès”. Ha collaborato con “Piemonte Mese”. È stato 3o premiato al Premio “Città di Arona” 2016 del Circolo “Gian Vincenzo Omodei Zorini” per articoli su “Conexión-Periodico della Convergenza delle culture”. Ha vinto (2014) la pubblicazione della monografia All’ombra della storia (Torino, Yume, 2015). Ha vinto ex aequo il premio 2016 dell’Associazione Comunità dell’Arca per Viaggio al centro dell’Uomo. Il pellegrinaggio di Lanza del Vasto in India. Il suo saggio Il Dio unico: fonte di violenza o capro espiatorio?, è apparso su “Lessico di Etica Pubblica” (rivista del CeSPeC, Cuneo) a febbraio 2018. È autore di “La casa sull’Abisso” di W. H. Hodgson: una Divina Commedia del XX secolo (Chieri, Il Camaleonte, 2019).

Una modesta proposta. Sociologia dello sviluppo nell’opera di Jonathan Swift

di Luca Perioli

 

prima di copertinaA tre secoli dalla sua pubblicazione, Una modesta proposta di Jonathan Swift mantiene ancora oggi tutto il valore delle sue argomentazioni; i grandi temi della sovrappopolazione, disoccupazione e povertà, descritti con sottile ironia, trovano infatti costanti riferimenti nella realtà attuale, inducendo anche il lettore moderno a fare quell’opera di riflessione e ponderazione tanto apprezzati e ricercati dall’autore settecentesco.

In questa prospettiva ha grande valore il tentativo di Swift di aprire gli occhi al suo pubblico, impedendogli di deresponsabilizzarsi ed isolarsi dalla realtà circostante; sfruttando alcuni dei tabù più oscuri della natura umana, tra cui l’infanticidio e il cannibalismo, egli ci porta a valutare sempre attentamente la realtà politico-culturale in cui siamo immersi, nella sincera convinzione che solo dalle singole scelte degli individui può partire un reale percorso di sviluppo e miglioramento sociale.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Luca Perioli è nato in provincia di Parma nel 1994. Laureato presso l’Università di Bologna, si interessa ad attività nel campo delle scienze sociali utili alla valorizzazione di forme di sviluppo in ambito locale e globale, attraverso un’analisi multidisciplinare del complesso di elementi politici, culturali ed economici che influenzano i comportamenti, le scelte e le relazioni dei gruppi umani a livello organizzativo e del vivere associato.

«Perduta la pristina forma»: le Metamorfosi di Lorenzo Selva e il “proto-romanzo” nel Cinquecento

di Matteo Bosisio

prima di copertinaL’articolo prende in considerazione il “proto-romanzo” Delle metamorfosi cioè trasformazioni del virtuoso. Scritto nel 1582 dal predicatore Lorenzo Gerli, più conosciuto con lo pseudonimo di Lorenzo Selva, narra la trasformazione del protagonista Acrisio in serpente. L’opera, divisa in quattro libri, risulta un’articolata commistione di generi e registri, in quanto lo scrittore inserisce nel testo tredici novelle e numerose digressioni (poesie, disquisizioni di ordine culturale e religioso). L’operazione di Selva, fortemente collegata all’Asino d’oro apuleiano e alla morale tridentina, presenta al pubblico un testo inedito e ibrido. Il contributo mette in luce le caratteristiche formali e contenutistiche dell’opera prestando un particolare riguardo al contesto – culturale, letterario ed editoriale – in cui il “proto-romanzo” Delle metamorfosi prende forma.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

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Matteo Bosisio ha conseguito il Dottorato in “Storia della lingua e letteratura italiana” (ciclo XXVII) presso l’Università degli Studi di Milano. La sua attività di ricerca si volge alla letteratura dei secoli XIV-XVI con particolare riguardo a Boccaccio, al teatro, alla poesia encomiastica. Ha al suo attivo la monografia Verità, amore, responsabilità. Le figure femminili ne «Il Re Torrismondo» (Leonforte, 2017) e l’antologia Il teatro delle corti padane: 1478-1508 (Milano, 2019).