Nuove esplorazioni dantesche

prima di copertinaCome non era difficile profetizzare, questo 2021 – settimo centenario della morte di Dante – sta vedendo un proliferare di iniziative in memoria del sommo poeta e, perlopiù, del suo sommo poema. Per i noti motivi, molti gli eventi online; ad alcuni dei quali è capitato di partecipare anche all’estensore di questo articolo. In parte pescando da quelle conferenze, in parte rimeditando temi danteschi a distanza di anni o decenni, segnaliamo qui di seguito una serie di spunti per portare avanti la ricerca infinita, un compito interpretativo che è davvero «ovra inconsummabile».
In questo caso: Dante elabora una visione della Storia che va in senso contrario alla cosiddetta “nemesi” carducciana. Il misterioso personaggio che “fece il gran rifiuto” potrebbe non essere papa Celestino V, ecco un paio di concorrenti. Dante esalta Giulio Cesare, eppure nel poema compaiono anche tracce del partito anti-cesariano. I mostri mitologici dellʼInferno sono tutti sbagliati rispetto alle fonti greche e romane: perché? Qualche sorpresa nelle descrizioni dantesche di angeli e altri elementi soprannaturali. E qualche sopresa anche tra i personaggi femminili della Commedia. Infine, che cosa ha prodotto lʼinflusso di Dante dal Rinascimento in poi (rapida carrellata su alcuni autori fuori dagli schemi).

Dario Rivarossa ilTassista Marino, nato a Cuneo nel 1969, vive attualmente a Perugia dove è sposato con Paola. Lavora come giornalista per il settimanale umbro La Voce e per Umbria Radio. Traduce da inglese, tedesco e latino; e da italiano a inglese. Cura il sito ambrose-bierce-in-italiano.blogspot.com. Artista digitale (profilo su Behance). Con Il Terebinto ha pubblicato, tra lʼaltro, il romanzo Il Divino Sequel e il saggio Dante fantasy. Collabora regolarmente con la rivista Riscontri, tra saggistica e recensioni. Ha inoltre pubblicato il poemetto neo-barocco dadaista La Strige. Città preferite: Torino e Napoli.


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LE “ACRI SILLABE” DI LEONARDO SCIASCIA. Temi e struttura di una raccolta “impoetica”, “neorealista”, “montaliana”, che racconta la Sicilia e il mondo

prima di copertinaIn questo saggio l’autore analizza la struttura della giovanile raccolta poetica di Leonardo Sciascia, La Sicilia, il suo cuore, a cento anni dalla nascita dell’intellettuale. Attraverso uno stile aspro, quasi montaliano, ermetico, raffinato, ricco di contrasti coloristici e di metafore ardite, con richiami al gusto “impoetico” del satirico romano Persio, e attraverso l’uso di un “correlativo simbolico”, a volte “oggettivo”, è descritta la Sicilia e Racalmuto, terra di morte e di dolore. La struttura della plaquette, concepita con sapienza e raffinatezza, contrappone una terra senza prospettive ad altri luoghi, che sembrano prefigurare un altro mondo.

Paolo Saggese (Torella dei Lombardi, Av, 1967), intellettuale militante, critico letterario, formatosi all’Università di Firenze, dottore di ricerca in filologia greca e latina (1994-1996), già docente di Letteratura latina presso la SICSI dell’Università di Salerno (2004-2008), Direttore scientifico del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, già Responsabile culturale del Parco Letterario Francesco De Sanctis, componente del Comitato scientifico del Centro di ricerca “Guido Dorso”, docente di Letteratura latina e greca nei Licei, dirigente scolastico, è autore o curatore di più di cinquanta volumi dedicati alla Letteratura latina e italiana, al pensiero meridionalista o alla storia irpina, di numerosi saggi e di un migliaio di interventi giornalistici. Ha dedicato numerosi volumi, studi e interventi giornalistici alla “damnatio memoriae” della Letteratura meridionale. Grazie al suo impegno ventennale si è dato vigore al dibattito intorno alla Letteratura meridionale del ’900 che rischia di essere esclusa persino dallo studio nelle aule dei Licei. È autore tra l’altro di tre fortunati romanzi sulla corruzione, Lettera a un Giudice e Il processo (Magenes Editoriale, Milano, 2015, 2017), di cui La ribellione rappresenta l’ultimo “capitolo” (Delta 3 edizioni, Grottaminarda, Av, 2020).


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La vita ‘narrata’ del Principe dei musici: Carlo Gesualdo tra cronaca, romanzo e romanzesco.

prima di copertinaL’eccezionalità di Gesualdo, principe del tardo Rinascimento meridionale, innovatore nel campo musicale, compositore di madrigali e musica sacra, ma soprattutto il clamore suscitato dalle sue vicende personali (il duplice omicidio della moglie Maria D’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa), hanno fatto crescere intorno alla sua figura una curiosità, a tratti morbosa, che ha alimentato nei secoli una variegata tipologia di scritture romanzesche. L’A. individua almeno 4 tipi diversi di narrazioni biografiche (cronache, diari e memorie, biografie romanzate, romanzi propriamente detti), ne analizza con precisione alcune, osservando quanto il destino di Gesualdo, oggetto biografico, sia stato condizionato, pesantemente, e fino a Novecento inoltrato, proprio dalle gravi distorsioni,  veicolate all’indomani del delitto, che hanno alimentato una serie di miti (quali, ad esempio, quello di amore e morte, di ascendenza eretico-religiosa), con esiti per tanti versi lontani da una seria e attendibile ricostruzione biografica. E proprio in questa direzione si qualifica l’ultima, poderosa fatica di Annibale Cogliano, che al Gesualdo ha dedicato una vita appassionata di studi e di ricerche.  Il riferimento è al recente volume Carlo Gesualdo da Venosa, Per una biografia (2015), un lavoro sicuramente ineccepibile per la qualità e il rigore della ricerca storica, che ci offre, più che una biografia tout court,  una miniera di materiali storici utili per un’idea rinnovata di scrittura biografica. L’A. osserva come questa ricerca, al di là dell’innegabile valore metodologico e storico, si possa leggere come un  invito a spostare su terreni più fecondi la ricerca storica e musicale, che è anche un invito  a costruire su basi solide e certe altre biografie,  e altre possibili, e più o meno fantasiose, scritture romanzesche.

Milena Montanile,  ha svolto la propria attività di ricerca intorno a più centri di interesse, privilegiando autori e questioni di letteratura controcorrente e di opposizione. Si è interessata a più riprese delle cosiddette scritture della memoria  (Scritture della memoria, Aracne 2012); ha pubblicato in volume  saggi e studi settecenteschi.  Per i tipi della Edisud ha curato l’edizione della Bottega del caffè di Carlo Goldoni, il volume Tra Otto e Novecento, e più recentemente l’edizione dell’Account foscoliano e della Lettera semiseria di Berchet. Si è occupata tra l’altro di Galanti,  Cesarotti, Padula, Morselli, Saba, Lagorio, Pirandello, Camilleri. E’ membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento meridionale di Napoli, e della rivista annuale “Rinascimento meridionale”,  membro del Comitato scientifico della rivista “Sinestesie”, e Sinestesieonline.


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Pape Satan: il messaggio pasquale a lungo nascosto alla base della Divina Commedia

prima di copertinaPer il famoso verso rompicapo «Pape Satàn, pape Satàn, aleppe!» (Inf., VII, 1) sono state proposte molte interpretazioni. Tuttavia, dai riferimenti interni alla Commedia e dalle intense relazioni tra Firenze e le Fiandre all’epoca di Dante deriva la nuova e molto probabile ipotesi che il verso sia la traslitterazione di una frase in dialetto fiammingo di Bruges dal significato: “Padre Satana, padre Satana, aiuto!”. Nelle intenzioni del Poeta, questa interpretazione è agevolata dall’uso sapiente di puntatori numerici e di loro liste in un vero e proprio “sistema operativo” basato sull’aritmetica posizionale arabo-indiana di recente acquisizione all’epoca della composizione del poema e di cui questo verso costituisce una “passphrase”. Essa ha solida base teologica nelle dure parole di Cristo rivolte con “violenza semitica” a Pietro alla vigilia della sua Passione. Inoltre, per tramite dell’Apocalisse di San Giovanni questo verso si ricollega a filo doppio alla Profezia del Veltro (Inf., I, 100-112), di cui permette la decifrazione e determina così l’enunciazione del piano salvifico per Dante di coerente ispirazione divina e sotteso all’intero poema, consistente nel definitivo abbandono del potere temporale di tipo imperiale detenuto dalla Chiesa di Roma ai tempi del Poeta.

Giancarlo Lombardi nasce a Napoli nel 1971. Dopo la maturità classica con lode nel 1988 (tra i primi a riceverla), si laurea con lode nel 1994 in Ingegneria delle Telecomunicazioni a Pisa ed è allievo della Scuola Superiore “S. Anna”, ed è nel 1998 dottore di ricerca in Ingegneria dell’Informazione a Trieste. Nel 2000 lavora presso la Siemens in Germania  e poi presso l’Ufficio Europeo dei Brevetti nei Paesi Bassi fino al 2006, quindi ancora a Monaco in Germania. Lavora in inglese, francese, tedesco e parla anche spagnolo, greco, neerlandese e portoghese, insieme alle lingue classiche antiche. Ha una moglie greca e tre figli. Le sue conoscenze nelle scienze fisiche, matematiche e naturali non lo distolgono dal mondo umanistico con interessi in letteratura (specie classica e italiana) e storia. Scrive per piacere e meditazione da trent’anni poesia.


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GAETANO AFELTRA, FAMOSI A MODO LORO: UNA NOTA BIOGRAFICA SU LUIGI PIRANDELLO

prima di copertinaAvvincente e utile è il contributo critico di Gaetano Afeltra di Famosi a modo loro (1988), nel delineare le storie di uomini e di donne famose del nostro Novecento, raccolte in questo prezioso libro del valoroso scrittore e giornalista nato ad Amalfi e vissuto quasi sempre a Milano, a partire dai primi anni Quaranta. È stato redattore capo e vicedirettore del “Corriere della Sera” e dal 1972 al 1980 direttore de “Il Giorno”.

Nelle pagine di questo interessante volume, tra i tanti personaggi illustri del secolo scorso, da Gaetano Baldacci a Dino Buzzati, da Vincenzo Cardarelli a Giovannino Guareschi e Giuseppe Marotta e tanti altri, non poteva mancare la figura dirompente di Luigi Pirandello: «un grande scrittore sotto il segno di un terribile segreto familiare». Il profilo di Luigi Pirandello è tracciato da Gaetano Afeltra attraverso i segni rilevatori dell’uomo, e attraverso quel «particolare che a un certo punto», scrive l’autore, «almeno per me, rivela l’essenziale». Gaetano Afeltra (Amalfi, 1915-Milano 2005), storica firma del “Corriere della Sera” dove scrisse, con qualche pausa, dal 1942 fino alla morte, è stato uno straordinario ritrattista del Novecento

Carlo Di Lieto, docente di letteratura italiana all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, collabora con numerose riviste ed è autore di pubblicazioni inerenti al rapporto tra letteratura e psicoanalisi. È socio dell’Accademia Internazionale Il Convivio e dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti. Ha vinto vari premi, tra cui il 1° Premio Letterario Internazionale per la saggistica Emily Dickinson 2013-2014 e il 1° Premio I Murazzi 2016.
Tra i suoi libri più recenti: Leopardi e il “mal di Napoli” (1833-1837) (2014), Chi ha paura della psicoanalisi? Il “lato oscuro della mente”: da Dante a Cesare Viviani (2016) per Genesi; La donna e il mare. Gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò (2016) per Vallardi. Con Marsilio ha pubblicato Luigi Pirandello pittore (2012), La scrittura e la malattia. Il «male oscuro» della letteratura (2015) e L'”io diviso”. La letteratura e il piacere dell’analisi (Marsilio 2017).


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