L’ARTE MATEMATICA DI ESCHER

prima di copertinaPartendo dall’opera di Douglas R. Hofstadter Gödel, Escher, Bach, un’Eterna Ghirlanda Brillante, sottotitolato Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carrol, l’autrice esplora il mondo artistico di M. C. Escher, la sua personale declinazione della nuova visione del mondo e dell’uomo, delineata dalla rivoluzione scientifica del Novecento. L’ansia dell’infinito accomuna l’artista Escher e il musicista Joann Sebastian Bach, la predilezione per la geometria, per gli anelli e i paradossi, lo collega al logico-matematico Kurt Gödel. Ritenendo la propria opera di grafico incisore non dissimile dalla composizione musicale, Escher struttura il flusso delle figure secondo modalità ritmiche, ascendenti radialmente nel sempre più piccolo, verso gli innumerevoli infinitesimi punti di una linea limite, discendenti nelle profondità di vortici attraenti come buchi neri, contrappuntistiche con inversioni nella circolarità delle metamorfosi. Lo spazio delle geometrie non-euclidee e la riflessione sulle ambiguità della percezione ispirano mondi impossibili e prospettive ribaltate; l’incompletezza di Gödel. ispira paradossi autoreferenziali come le Mani che disegnano.

Tina D’Aniello è nata il 06/07/1937 a S. Antonio Abate (NA) e risiede a Salerno; laureata in Matematica e Fisica presso l’Università Federico II di Napoli. Allieva dei professori Renato Caccioppoli ed Eduardo Caianiello, ha frequentato un ambiente scientifico stimolante interessandosi alle questioni epistemologiche con sensibilità umanistica. Ha insegnato nei licei e ha collaborato con il “Dipartimento di Scienze dell’antichità” dell’Università di Salerno. Nella maturità sono prevalsi interessi letterari radicati nella sua cultura classica. Ha pubblicato tre libri di poesie: “Il vento del tempo” (2012), “Dal giardino delle Esperidi” (2014), “Voci del silenzio” (2016). Ha vinto la prima edizione del concorso Riscontri poetici (2018) con la silloge “Nel cuore un angolo rosso”, pubblicata dalla Terebinto Edizioni nella sezione Carmina Moderna.


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La critica letteraria come sacro furore estetico. Gian Pietro Lucini e il suo mondo di «poeta e ribelle»

I. Pugliese, «Poeta e ribelle»: Gian Pietro Lucini teorico e critico della letteratura, Franco Cesati Editore, 2020, pp. 256, € 26.00

Gian Pietro Lucini è uno di quegli alieni della storia della letteratura dei quali trovi poche tracce, ma misteriose e illuminanti, come questo notevole, originalissimo saggio di Isabella Pugliese. L’autrice ha esaminato la corrispondenza che scandisce la vita professionale di Lucini critico letterario, sviscerando l’azione di educazione e persuasione da Lucini sempre esercitata in momenti di svolta importanti dell’evoluzione estetico-artistica  del nostro paese. Siamo nel pieno del dibattito sulla rivoluzione futurista, e di quello che potrebbe essere il suo nesso dialettico con la cultura sino ad allora imperante; e Lucini vi si cala con piglio deciso, menando fendenti che non risparmiano quasi mai nulla e nessuno, senza apparente scopo che non la fustigazione della mediocrità. Il risultato che ne emerge è una pirotecnica e a tratti esilarante galleria di imbarazzati botta e risposta epistolari, nei quali i suoi spesso illustri  corrispondenti – Marinetti, Boccioni, Pirandello, D’Annunzio, De Amicis, Fogazzaro, Gozzano, persino Victor Hugo e Guy De Maupassant – mostrano fragilità inedite, di fronte a una sarabanda di sarcasmo e invettive che lascia tuttavia basiti proprio per la sua interna, inattaccabile forza e coerenza. La stessa poi espressa nelle recensioni compiute e ufficiali. Dove le rade assoluzioni ed entusiasmi – il suo amico Dossi, Verga, Trilussa, Zola, il suo modello educativo Jean Jacques Rousseau  –  finiscono anch’esse a consegnare ulteriore forza e pregnanza alle ben più numerose stroncature. In una delle tante lettere di cui sono riportati estratti, Lucini, dopo aver stranamente tentennato, lascia infine a sua moglie Judy istruzioni circa il suo epitaffio: egli chiede che sulla sua tomba appaia la laconica epigrafe “Poeta e ribelle”. Estrema, mirabile sintesi di una limpida vita di intellettuale spesa al servizio della logica, e della bellezza a qualunque costo: scopritelo leggendo questo libro straordinario che, forse per la prima volta, gli rende davvero giustizia.


https://riscontri.net/2021/01/25/riscontri-n-3-2020/


Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

Pirandello poeta. Angelismo e doppio nella poesia di Luigi Pirandello

di Carlo Di Lieto

primaL’angelismo è una tematica “pervasiva”, che attraversa trasversalmente lo studio della Letteratura italiana: dal “Dolce Stil Nuovo” a Dante, da Bontempelli a Montale; questo aspetto è stato poco studiato e, quindi, degno di un’acuta indagine, soprattutto per la poesia di Pirandello, da decenni caduta nell’oblìo.

Nell’universo poetico pirandelliano, uno straordinario candore angelico blandisce la “coscienza disajutata” del poeta, dimidiata tra élan vital ed Erlebnis.

Il languido abbandono mistico-panteistico si trasforma, in simbiosi con la poesia, in angelico rapimento, e lo sconfinamento nella non-vita viene colto come un attimo fugace di beatitudine. Le improvvise epifanie di Pasqua di Gea (1891) costituiscono un’ulteriore quête dell’io, tutto proteso verso un bisogno metafisico; la condizione di ange è uno status psicologico di non-vita e una peculiare caratteristica degli spiriti “contemplativi”, che subiscono gli influssi di Saturno.


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Un clandestino di nome Francesco

F. D’Episcopo, Clandestino, Homo scrivens, 2020, pp. 128, € 12,00

Clandestino (frammenti di vita) si compone di uno scritto autobiografico in cui D’Episcopo racconta alla sua maniera incontri con personalità illustri, la vita universitaria, i premi letterari e la sua attività “clandestina” in favore di tanti artisti di valore che rischiano di restare esclusi dalla grande scena letteraria. Include, inoltre, interviste e conversazioni al caffè, oltre una silloge poetica dedicata ai suoi luoghi del cuore: Napoli, il natio Molise e Salerno. Le interviste sono di Gabriele Bojano, Maria Gargotta e Paolo Romano.

Dal quarto di copertina: “Nelle molte vite, che ci è dato di vivere e conoscere solo a noi stessi e a qualche casuale compartecipe, resta sempre qualche spazio da riempire e da comunicare agli altri per una sintesi inevitabilmente incompleta e incompiuta…”.


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Maria Gargotta è nata a Napoli nel 1957, da padre siciliano e da madre napoletana. A Napoli vive e lavora. Laureata in Lettere classiche alla “Federico II” di Napoli, dal 1987 è docente di materie letterarie; attualmente insegna al Liceo Artistico di Napoli ed ha collaborato per quindici anni, come cultrice, con la cattedra di Letteratura Italiana alla “Federico II”. La critica letteraria, la poesia e la narrativa impegnano il suo tempo migliore. Ha al suo attivo diversi saggi critici, due sillogi poetiche: Melancholia (Ripostes, Salerno-Roma, 1989), Il silenzio della parola (Edizioni “Il Grappolo”, Mercato S. Severino, 2006) e quattro opere di narrativa: Mnemosyne (Edizioni Oxiana, Napoli 1998); Voci al tramonto (Edizioni Guida, Napoli 2009); I giorni della montagna bruna (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2014); I fantasmi sono innocenti (Edizioni Rogiosi, Napoli 2016); Memorie d’autunno (Edizioni Rogiosi, Napoli 2019).

Il sentimento dell’essere nell’Infinito

Lo scritto colloca Leopardi, sulla specifica base dell’Infinito, nel solco del pensiero esistenzialista europeo che il Poeta anticipa e supera rivelando la possibilità di un’estasi poetica salvifica rispetto all’angoscia postulata ai limiti del pensiero da Heidegger e i di lui prosecutori. L’argomento è sostenuto da un’analisi testuale incentrata sul significante, la cui rilevanza marca il componimento come esempio di alta poesia in quanto tale, consistente in linguaggio e superordinata rispetto ai significati del contenuto. L’ Infinito rappresenta un momento raro fra quelli che ispirano, intridendoli di dolore, i rimanenti versi di Leopardi, unico testo a tentare un sublime capace di dissipare la noia e alleviare il pensiero.


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Sangiuliano è nato a Roma, vive ad Aprilia. Letterato e musicologo ha scritto numerosi libri di poesia, racconti, saggi e articoli pubblicati sulle più accreditate riviste italiane ed estere. Oggetto delle sue prove sono stati: filosofia, costume, filologia, musica popolare, critica letteraria. Ha insegnati italiano presso la “Società Dante Alighieri” di Rio de Janeiro e ha rappresentato varie volte la letteratura italiana in America Latina e in Europa. Presiede la giuria del Premio di Poesia FLORIDA ROMA dal 1975.