Se Foucault è uno strutturalista romantico e non lo sa…

di Federico Valgimigli

 

prima di copertinaL’articolo si concentra su quattro opere foucaultiane (Microfisica del potere, Sorvegliare e punire, Illuminismo e critica e il corso Sicurezza, territorio e popolazione), uscite a stretto giro di vite l’una dall’altra, ma in grado di mettere in luce significative evoluzioni occorse nel pensiero del filosofo francese. Al contempo, uno stesso comune background strutturalista sembra non abbandonare mai del tutto l’impostazione data da Foucault alle proprie analisi. L’articolo è volto a porre in luce, quindi, tanto l’eterogeneità d’un pensiero sempre in grado di rinnovarsi, quanto un filo rosso che continuerebbe a scorrere al di sotto (e al di là) delle dichiarazioni foucaultiane di un rifiuto netto di ogni impostazione strutturalista. È in particolare l’utilizzo costante di un concetto originario, per quanto celato, che strutturerebbe l’intero disporsi dei saperi e dei poteri all’interno della società (un concetto che però muterà di opera in opera) a portarci a definire Foucault come uno strutturalista romantico. Dall’indagine micrologica allo studio delle controcondotte, dunque, sarà sempre una singola – e sempre diversa – nozione principale ad articolare le analisi foucaultiane, che queste tocchino la genealogia delle discipline umanistiche oppure  la comparsa dello Stato o ancora la nascita del sistema penale detentivo.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

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Federico Valgimigli è dottore in Scienze filosofiche, laureato presso l’Università di Bologna. Ha curato la traduzione del volume di Arianna Sforzini, Michel Foucault. Un pensiero del corpo, Ombre Corte, Verona, 2019 e ha all’attivo un articolo dedicato al confronto critico tra transumanesimo e postumanesimo (Materia e corpo, soggettività e politica. Transumanesimo e postumanesimo a confronto. in Studium Ricerca n.3-115 – 2019). Attualmente il suo interesse è concentrato sulla nozione di corpo e soggetto in Foucault e Deleuze, e sul rapporto intercorso sino alla metà degli anni Settanta tra i due filosofi.