“Sulle tracce di una mitografia italiana della razza nella rincorsa coloniale” – segnalazione

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Editore: ETS
Collana: Dialogica
Anno edizione: 2020
Pagine: 304
ISBN: 9788846756763
Formato: cm.14×21

Questo libro affronta le distinte narrazioni del lemma razza dalla formazione risorgimentale dello Stato agli albori del nazionalismo, includendo le istanze della politica italiana di potenza. Dalla puntuale rilettura di testi fondamentali emergono le posizioni di figure rilevanti del Risorgimento e della fase postunitaria: Mancini e Mazzini, Gioberti, Balbo e Campo Fregoso, Bovio e Marselli, poi gli antropologi Mantegazza, Lombroso e Sergi fino a Morselli. Si mettono inoltre in risalto i protagonisti della lotta per la seconda emancipazione ebraica e valdese e, sul fronte dell’antirazzismo, Ghisleri e il suo gruppo, Colajanni e il dreyfusardo Paulucci di Calboli fino a Mondaini. Attraverso queste diverse prospettive Rigione delinea così i tratti diversificati di una «mitografia italiana della razza», rappresentando il lascito teorico più gravido di conseguenze del laboratorio politico italiano tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, che confluirà nel nazionalismo imperialistico e nel razzismo fascista.

Salvatore Rigione, Dottore di ricerca in Teoria e Storia del Diritto, è Cultore di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze. Ha svolto inoltre la professione di educatore nel carcere di Pisa e con ruolo direttivo presso il PRAP toscano. È autore di numerosi contributi scientifici apparsi su riviste specialistiche e in volumi collettanei. Ha curato, con Giorgio Concato, la ricerca Per non morire di carcere (Franco Angeli, 2005).

FANTASIE REPRESSE. Due saggi di Lodovico Antonio Muratori sulla mente umana

A. Muratori, Delle forze dellʼintendimento umano, o sia il pirronismo confutato, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XXIV + 232, € 30,00

Id., Della forza della fantasia umana, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XXIII + 166, € 26,00

Nel 1745 il sacerdote e storico Lodovico Antonio Muratori pubblicò in contemporanea due libri, che adesso sono stati ripubblicati di nuovo in contemporanea dallʼeditrice Olschki. Due volumi su temi che oggi potremmo assegnare a unʼarea di competenza tra gnoseologia e neurobiologia, ma “stranamente” – perlomeno in base al nostro canone – al servizio di una teodicea, una difesa della religione cattolica.

Il saggio Delle forze dellʼintendimento umano prende di mira quello che allʼepoca era chiamato pirronismo, ossia lo scetticismo filosofico sistematico. Tutto sommato, però, le parti più intriganti del libro sono quelle di contorno. Muratori infatti è un uomo colto, aggiornato, mentalmente aperto, di sicuro più della media degli ecclesiastici italiani di inizio Settecento (e anche dopo). E legge opere di fisica, di geologia, di biologia, di antropologia, di filosofia, di autori classici, nonché di teologia protestante e di paleontologia.

Molto più originale il saggio Della forza della fantasia umana. Anzitutto perché Muratori dà al termine «fantasia» non il significato dei voli pindarici dei poeti, ma una definizione tutta materiale, biologica: le modificazioni prodotte nel cervello dalla percezione e dalla riflessione, il nostro data base neuronale/psicologico, per così dire. Su questi dati, lʼanima o mente agisce come il raggio laser in un dvd, andando a cercare gli elementi di cui ha bisogno per riflettere e/o entrare in azione. In pratica, lʼanima si suddivide operativamente in intelletto e volontà, mentre la terza classica facoltà spirituale, la memoria, diventa ora una caratteristica puramente corporea. Tema che Muratori poi applica in diversi settori – sogno, follia, magia, visioni mistiche, embriologia – dando inizio a una rivoluzione. Solo di velluto, però.


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UN(A) FIUME DI LAVA. La rivoluzione futurista attingeva energie dalla Sicilia

G. G. Parasiliti, Allʼombra del vulcano. Il Futurismo in Sicilia e lʼEtna di Marinetti, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XX + 288, con 74 figure in bianco e nero e 6 tavole a colori, € 30,00

Le radici siciliane del Futurismo sono state indagate con cura dal 32enne ragusano Andrea Parasiliti nel libro Allʼombra del vulcano. Dove a finire oggi nellʼombra, paradossalmente, è stato proprio lʼEtna, potente fonte dʼispirazione per Filippo Tommaso Marinetti lungo tutto lʼarco della sua produzione letteraria, al punto da definirsi «figlio» del vulcano, simbolo di tutto ciò che la realtà ha di affascinante, tremendo, demolitore e dinamico. La gente siciliana fa da ponte di collegamento tra lʼenergico e produttivo Nord e gli umori strani e sanguigni del Medio Oriente. Cʼè tutto Marinetti in quel paesaggio.

Lo scambio fu reciproco. Se Marinetti ricevette tanto dalla Sicilia, a sua volta seppe infervorare i giovani dellʼisola. In tanti partirono per Fiume come Arditi per dare sostegno allʼimpresa di Gabriele DʼAnnunzio. Il saggio di Parasiliti riporta, per la prima volta, le lettere dal fronte di un giovane catanese, Salvatore Lo Presti, 16 anni.


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COME SI FABBRICA UNA SANTA. La doppia vita di Maria Maddalena deʼ Pazzi

Quadri, Una fabula mystica nel Seicento italiano. Maria Maddalena deʼ Pazzi e le Estasi (1609-1611), Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XVII + 320, € 38,00

La “fabbrica dei santi” non è stata unʼinvenzione di papa Giovanni Paolo II. Il fenomeno è sostanzialmente antico quanto la Chiesa, ma a partire dallʼepoca barocca ha assunto quelle caratteristiche massmediali che oggi debordano. In pratica, la “ricerca” ad hoc di un candidato o una candidata che risponda alle attuali richieste del mercato, le pressioni verso lʼalto (Papa e cardinali) per promuoverne la “causa”, e unʼazione a tappeto verso il basso (popolo dei fedeli) per mettere sotto i riflettori il/la futuro/a santo/a, usando tutti i mezzi a disposizione tra libri, immagini, predicazione, ecc., nonché rimodulando i dati biografici sulla base delle esigenze dei vari stakeholder.

Uno dei primissimi esempi nella storia è quello della monaca fiorentina Maria Maddalena deʼ Pazzi, di cui si occupa il ricco e documentato saggio di Laura Quadri.


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L’EPICA AL RITMO DEL JAZZ. Il poemetto “La Strige” di Dario Rivarossa

D. RIVAROSSA, La Strige, Bertoni editore, Chiugiana (PG), 2020, pp. 106, € 14,00

“Strige” è l’italianizzazione del termine latino strix, che indica sia la strega che il barbagianni, il rapace notturno in grado di ruotare la testa di quasi trecentosessanta gradi. Qui diventa una creatura (che potrebbe trovare posto anche nell’immaginario fantasy) metà donna e metà barbagianni, abbandonata – da chissà chi – neonata nella casa di una vedova, e da questa cresciuta.

Una volta adulta, si pone come missione l’uccisione di Hernan Cortés, il conquistador spagnolo che annientò la civiltà azteca, e con essa la figura del dio Quetzalcoatl, il serpente piumato che la Strige considera fratello di penne e di sangue. Sulla trama non aggiungiamo altro, per non rovinare il gusto di scoprire che cosa succederà e le scorribande nel tempo e nella Storia tra le quali il poema si snoda. L’ampiezza e la profondità della cultura di Dario Rivarossa gli consentono di disseminare il poema di numerosi riferimenti – oltre che storici – letterari, mitologici, filosofici, scientifici, o legati alla cultura pop del XX secolo. Un linguaggio ricco, musicale, che riesce a coniugare ironia e potenza epica, con cambiamenti di ritmo e registro gustosi e sorprendenti, come un pezzo di jazz dal tempo sincopato.


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