Le ragioni della poesia. La poesia metaletteraria di Luigi Paglia

di Ferdinando Pappalardo

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Le liriche di Luigi Paglia hanno una qualità insieme poetica, metapoetica e metacritica. Nel mentre disegnano il rapido profilo biografico di diciassette protagonisti della scena letteraria e artistica contemporanea, ponendo in risalto la cifra originale e distintiva della loro opera, riannodano i fili che legano l’esperienza vissuta alla loro visione del mondo e, più in generale, s’interrogano sulla natura e sui compiti dell’arte, ma anche sullo statuto della critica nell’età del postmoderno.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Ferdinando Pappalardo ha insegnato Letteratura italiana e Teoria e storia dei generi letterari presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Bari. I suoi interessi di studio e di ricerca si sono concentrati sulle origini della lirica d’amore in Italia, sulla poesia e sulla narrativa italiana dell’Otto e del Novecento, sulle forme della letteratura di massa.

La fatica sprecata di vivere. Benvenuti nel magico, ipnotico mondo di Alessandro Azzalin

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Una stringata raccolta di dodici racconti brevi: tutti di immediato, colloquiale impatto, e di facile lettura, per stessa ammissione dell’autore, che dimostra di conoscere fin troppo bene il segreto di una comunicazione semplice ed efficace. Perché le svagate e strampalate storie che Azzalin ci propone acquistano, man mano che si susseguono una dietro l’altra, il senso preciso di un messaggio; erratico ed ipnotico quanto si vuole, al punto da risultare a tratti persino stordente, eppure puntuale dietro l’angolo a ricordarci il motivo per cui siamo ancora lì a leggere. In sostanza, teniamo il libro aperto davanti a noi per riflettere sulle batoste che troppo spesso l’esistenza infligge; e non  possiamo farci proprio nulla, se non ammetterlo e convenirne, confrontandoci sollevati con le improbabili e assurde vicende alle quali assistiamo. Tranquilli come siamo che non potrebbero mai capitare a noi; ma vogliamo scherzare, e ma certo che no, e ci mancherebbe altro, e ma se invece… se invece ci fosse davvero una parte di noi, in quella pazzesca galleria di balordi sfigati con i quali proprio stentiamo a identificarci? Se loro invece fossero… noi? E noi loro? Il dubbio si insinua. E se tutto questo vi sembra assurdo, ci tengo a dirvi una cosa… avete perfettamente ragione: lo è! Ma è proprio per questo che dovete leggere, calarvi a fondo nel nonsense per trarne l’idea, sconsolata e beffarda quanto volete, eppure necessaria ed urgente. Chissà, forse domani sbaglierete un po’ meno. O forse invece no, sbaglierete lo stesso perché tanto non potrete farci nulla uguale; ma intanto pensateci, che difficilmente meglio di così la fatica di vivere si poteva rappresentarvela e spiegarvela. E frattanto, a costo di ripetermi: sappiate che vi ritrovate fra le mani un bel progettino letterario con parecchi tratti di genio, e dunque… lettura altamente consigliata.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Mad Max chiama Franz Kafka. I dogmi e la suspense de La città delle anime di Danilo Cicilloni

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Prendete un aldilà. Uno che non conoscete (e come potreste, del resto?). Incominciate a esplorarlo, visto che vi ci siete ritrovati vostro malgrado. E ovviamente, non ricordate il come e il perché. Poi, proprio mentre vi ci stavate ambientando senza troppo entusiasmo, succede che… fate fuori il suo Artefice Supremo. Bel guaio, non trovate? Ma torniamo a noi, e a Marc Rainer, il nostro deicida protagonista: successivamente alla catastrofe escatologica da egli incautamente provocata – e che mette comprensibilmente in discussione la ragion d’essere stessa della città e dell’universo ultraterreni – Marc incontra, in un contesto da road movie apocalittico sviluppato a cavallo tra atmosfere dantesche, suggestioni horror e citazioni fantascientifiche, una sorprendente galleria di enigmatici, emblematici personaggi.  Che, come in ogni plot al cardiopalma che si rispetti, saranno per lui di volta in volta alleati, mentori, avversari, persecutori, giudici, amici, amanti, specchi di coscienza. Rivelandosi, uno dopo l’altro, custodi di vecchie e nuove verità, e spesso interpreti di kafkiane consapevolezze. Fino all’epilogo. Necessario e potente come da presupposti;  eppure, talmente imperscrutabile da tornare del tutto inatteso.Un lavoro dal ritmo sostenuto, ma non vi ho ancora parlato del suo stile: scarno, essenziale, cinico, impietoso. Di quelli che non ti danno tregua: in piena sintonia con gli incalzanti accadimenti narrati. “La città delle anime” si conferma essere uno di quei libri capaci di imprigionarti ed avvolgerti nei suoi ordinati labirinti di lucide parole. E lo fa anche attraverso la sua grafica criptica, composta e indovinata, che poco rivela, e in molto seduce. Così come parzialmente misteriosi  ed incogniti rimangono, nel maneggiare il volume e indagarne sul web, il profilo dell’autore e la pubblica immagine editoriale: in un gioco sottile che impreziosisce il piacere di addentrarsi in un’avventura che alterna algida metafisica a sanguigna umanità, modulata com’è nei toni avvincenti di un film d’azione.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Antica modernità. Il Seicento manzoniano alla luce dell’oggi nella lettura critica di Clelia Biondi

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Clelia Biondi ci ha proposto, nel suo “Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi”, uno sguardo sulla società contemporanea che oggi acquista inquietante attualità. Il punto di partenza dell’indagine letteraria sono i capitoli XXVII, XXXI, XXXI e XXXVII dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, presentati, analizzati e comparati sia nella loro originaria stesura, quella contenuta nel Fermo e Lucia, che in quella definitiva, nonché nelle loro connessioni alla Storia della colonna infame. Vale a dire i celebri passi dell’opera nei quali fanno la loro apparizione la figura semicomica di Don Ferrante, e la sua astrusa biblioteca, e dove si snodano le drammatiche vicende della peste milanese. Ma il vero oggetto di indagine del saggio di Clelia Biondi è il secolo diciassettesimo, quel Seicento lezioso e bizzarro, ma anche vitale, sospeso tra passato e futuro, proiettato verso la modernità così come schiavo dei lacci di ignoranza e superstizione che ancora lo avvincono. Quel Seicento dove convivono dialetticamente e spettacolarmente aristotelismo e demonologia, primi metodi scientifici e dubbia, arcaica magìa. Qui, nella favolosa biblioteca di Don Ferrante – così come tratteggiata dall’affresco narrativo manzoniano, che elenca e chiama in causa, profilo dopo profilo, i dotti e talora semioscuri autori dei volumi citati, non senza offrircene la versione distorta e ed inconsapevolmente caricaturale del proprietario e appassionato lettore dei libri suddetti – proprio qui, proprio per questo, possiamo affermare che è la Storia a venirne fuori, la Grande Storia del mondo intesa come maestra di vita e bussola etica. E ciò succede, come in ogni trattato a sfondo filosofico che si rispetti, a mezzo di una serie di singolari argomentazioni a contrario: singolari per noi, non certo per i maestri ottocenteschi, che ben sapevano porre la questione della deviazione dal vero, o dall’utile, o dall’interessante, per tornare alle celeberrime categorie manzoniane.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

Dritti al Cuore della Terra. La vita che rinasce nella Birmania colorata di Nadia Cerchi e di Daria Covolo

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertina3“Il Cuore della Terra/The Hearth of the Earth” è una fiaba di ambientazione esotica, scritta da Nadia Cerchi e illustrata da Daria Covolo.  Ma anche molto di più, realizzando potenzialità che si compiono quando il talento creativo di Nadia – insegnante, mamma e cantautrice – incontra quello di Daria – artista di formazione internazionale – e le due decidono di ridare forma ad un vecchio testo di Nadia. Quel testo è la storia di Nyan, bambino che ha appena varcate le soglie della pubertà quando, il 5 maggio 2008, si abbatte sulla Birmania il ciclone Nargis. Travolto dalla tragedia insieme con tutto il suo villaggio, Nyan approderà tuttavia ad una nuova vita misteriosa e magica, grazie alla potenza lenta e invincibile della natura che rinasce, e all’amore degli uomini che dà nuovo senso, in nuove forme, all’eterno cerchio dell’esistenza. Una vicenda, quella immaginata da Nadia, dai toni mistici e delicati, intessuta di suggestioni antropologiche e filosofiche, che bene trova espressione nel tratto multicolore ed etnicizzante adottato da Daria; sostanziandosi in un bel volume dall’impatto immediato, in grado tanto di affascinare il pubblico dei piccoli quanto di parlare alla sensibilità dei grandi. Al punto da rappresentare l’apertura di una collana – “Serendippo” – che presenta storie di viaggio con inaspettati esiti di svolte e di crescita personale, invitando gli adulti a riflettere sul significato dell’esperienza umana, e i ragazzi a divertirsi impugnando le matite colorate. L’edizione è bilingue italiano/inglese, in quanto inserita in un più ampio progetto di sviluppo e valorizzazione territoriale, che trova espressione nel sito web dell’editrice, l’associazione culturale valdostana “Poetica del Territorio” . Possiamo quindi parlare di missione compiuta: quella di ribadire il messaggio che, ovunque  nel pianeta, l’armonia con la natura e con i nostri simili non è lontana, a patto di dirigervisi in pace interiore, e limpidezza di intenti e di animo.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.