Il Settecento, figlio ribelle del Rinascimento

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaIn che rapporti stavano il Cinque e Seicento con il loro “figlio”, il Settecento? Un figlio che ha ereditato i caratteri dei genitori e ha portato avanti l’azienda di famiglia, o un ribelle che se n’è andato per la propria strada sbattendo la porta e tagliando i ponti?
A ogni risposta di tipo “a” se ne può opporre una di tipo “b”, e viceversa. Ora viene in soccorso una raccolta di saggi sulle “costellazioni concettuali” che si sono tramandate dal XVI al XVIII secolo, con le varianti intervenute nel passaggio. Varianti che rivelano, appunto, un complesso rapporto di continuità e discontinuità. Una linea – tutt’altro che retta – va dagli umanisti di fine Quattrocento agli enciclopedisti del Settecento passando per una serie di pensatori spesso spiazzanti, in cima a tutti Giordano Bruno; ma anche Martin Lutero non scherzava in fatto di ambivalenza, se è per questo.
In particolare, qui si è scelto di esaminare in che modo una serie di autori dei secoli XVI e XVII sono presentati dal saggista e polemista Pierre Bayle e dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Il coraggio di amare. Il libero sogno romantico di Annamaria Bovio

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertinaAurora Parisi è una dolce e solare ferroviera che, sposata e apparentemente felice con la sua compagna, si ritrova a dover fare i conti con un improvviso innamoramento per una sconosciuta sfuggente e misteriosa, che la porterà a reinterpretare vecchi segnali e scoprire nuove certezze. Nel libro ricorrono tutti gli elementi tipici del grande sogno romantico, il coup de foudre e l’amour fou fatti di premonizioni, coincidenze, talismani e feticci, i Santi delle Cause Perse ai quali votarsi, i treni virtuali della vita prima mancati e poi riacchiappati al volo; ma con essi gioca deliziosamente a rimpiattino una prosaica, tragicomica realtà quotidiana di lavoro e di problemi di lavoro – dunque di treni reali e non più metaforici – di cucina, amicizia, imbranataggine, canzoni che confortano e ispirano, sesso, triangoli amorosi, email – tante email! – speranze e obiettivi concreti. In un cocktail realistico in cui la leggerezza eterea della poesia si mescola al sano umorismo. Che ricorda molto la novellistica di educazione sentimentale a sfondo morale e filosofico, di quella alla Hermann Hesse per intenderci. Prevarrano le vecchie sicurezze… o il nuovo coraggio di amare? Il tema è quello cruciale delle scelte importanti della vita all’inizio dell’età matura: quelle che ti spiazzano proprio quando pensi di aver consolidato tutto, di non doverlo mettere più in discussione… e invece l’amore ti travolge inaspettato e totale. Tutti i vecchi equilibri, intanto, sono già saltati; e non ti resta altra strada che cercarne di nuovi, passando per il sostegno irrinunciabile degli amici veri che non ti abbandonano mai. Perché quello che è in gioco non è solo l’assestamento delle tue nuove, inebrianti emozioni, ma il futuro e la felicità stessa di chi ti è vicino e ti ama, il rispetto della sua libertà. Senza in questo dover sacrificare la tua, che ti urge dentro.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Dai diamanti non nasce niente, da Flora nascono i fior

di Dario Rivarossa

 

prima di copertina

Il culto della dea Flora è stato tra i più significativi eppure sfuggenti nella cultura dellʼantica Roma. Lo testimonia il saggio del prof. Lorenzo Fabbri. Strano destino, quello di Flora, che si ripete anche a livello di fonti documentarie. Il suo culto infatti è certamente atavico, legato comʼè al benessere agricolo e quindi nutrizionale della popolazione. Eppure sono piuttosto rari i testi antichi che ci parlano di lei e, quanto allʼarte, sono rimaste semplicemente due monete che la raffigurano con certezza!

E non è finita qui, perché la dea gentile che salvava i raccolti favorendo la fioritura del frumento e delle altre piante al momento opportuno (siccome le “stagioni pazze” esistevano già allora), per una serie di sviluppi si è ritrovata a essere presentata con una donnaccia da bordello. Cʼè una logica in questa follia: Flora era dea della fioritura, e i fiori, usatissimi nelle feste romane, venivano associati alla giovinezza e alla joie de vivre. Ovvio che un personaggio come questo suscitasse lʼinteresse di un autore come Ovidio, il quale infatti nel quinto libro dei Fasti ci lascia la più ricca trattazione poetica di Flora nella letteratura latina.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

 

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Dario Rivarossa “ilTassista Marino” è traduttore da inglese e tedesco, illustratore, conferenziere, saggista online e scrittore, specializzato in ricerche su Dante, la poesia barocca, la letteratura anglosassone. Ha pubblicato narrativa e immagini su antologie Usa, oltre al saggio Dante era uno scrittore fantasy, GuardaStelle 2012, tradotto anche in inglese. Per le edizioni Il Terebinto ha scritto il romanzo Il Divino Sequel e tradotto la biografia Blade Runner 1971: Il prequel di Tessa B. Dick. Contatti: dario.rivarossa@gmail.com

L’arca di Umberto Saba. Sempre a rischio di naufragio

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaMancava un saggio sulla presenza degli animali nellʼopera di Umberto Saba, rimasto famoso per la poesia La capra e per lo zoo simbolico di A mia moglie. Provvede ora la prof.ssa Marzia Minutelli con Lʼarca di Saba pubblicata da Olschki.

Il sottotitolo sui “sereni animali” è in parte fuorviante perché nella produzione poetica, e anche prosastica, di Saba gli animali vivono sulla sottile linea di confine tra il Cantico delle creature di san Francesco e il pessimismo cosmico di Leopardi. Da una parte, rappresentano il lato innocente della Natura, liberi come sono da ipocrite convenzioni borghesi e dal marchio del peccato originale. Dallʼaltra, ad accomunarci a loro è anzitutto il dolore. Tutto questo li rende nostri fratelli, ma non minori, bensì fratelli maggiori.

Sulla comunione panica con il regno zoologico si innesta il panico dellʼappartenenza a unʼetnia sottoposta prima a pregiudizi e poi allo sterminio. Il suo rapporto con lʼebraismo era di amore/odio, mentre la sua concezione dellʼuomo schiacciato sotto il peso del peccato originale era un lascito del cristianesimo. Stranamente, Saba attribuiva questa dottrina allʼebraismo; forse perché la associava allʼangoscia psicologica che gli creava la sua appartenenza etnica, e anzi la sua stessa fisionomia, caratterizzata da vari elementi tipici dei luoghi comuni sugli ebrei.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2019) di “Riscontri”

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Dario Rivarossa “ilTassista Marino” è traduttore da inglese e tedesco, illustratore, conferenziere, saggista online e scrittore, specializzato in ricerche su Dante, la poesia barocca, la letteratura anglosassone. Ha pubblicato narrativa e immagini su antologie Usa, oltre al saggio Dante era uno scrittore fantasy, GuardaStelle 2012, tradotto anche in inglese. Per le edizioni Il Terebinto ha scritto il romanzo Il Divino Sequel e tradotto la biografia Blade Runner 1971: Il prequel di Tessa B. Dick. Contatti: dario.rivarossa@gmail.com

“Blade Runner 1971, il Prequel”. La vita e il genio di Philip K. Dick raccontati da sua moglie Tessa

di Valentina Domenici

 

prima di copertinaPiù che una vera e propria biografia, Blade Runner 1971, il Prequel è il racconto personale di Tessa Dick, la quinta moglie di Philip K. Dick, un nome ormai associato, nell’immaginario collettivo, alla narrativa di fantascienza, e in particolare al romanzo che ispirò il celebre film Blade Runner, diretto da Ridley Scott nel 1982.

Blade Runner 1971, il Prequel racconta i primi anni della vita coniugale di Philip e Tessa, dalla nascita del loro figlio ai problemi di salute mentale di Philip, che coincisero in parte con l’inizio del suo periodo più mistico e visionario.

Il contributo di Tessa Dick, il suo lavoro di ricostruzione e testimonianza, permette di illuminare gli aspetti più oscuri della vita dell’autore e di rendere omaggio a una figura che è stata un punto di riferimento non solo per la letteratura di genere, ma anche per molti altri romanzieri, sceneggiatori e illustratori contemporanei, tutti influenzati dall’affascinate universo figurativo dello scrittore e dall’incredibile attualità dei suoi temi.

 

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Valentina Domenici è titolare di un Assegno di Ricerca triennale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre, e docente a contratto presso l’università di  Evry-Val-d’Essonne e Roma Tre. È autrice di diversi saggi sul cinema francese contemporaneo e di alcune monografie (Il corpo e l’immagine. Il primo cinema di Philippe Garrel, Armando, 2008; Dentro e fuori il margine. La diversità culturale nel cinema francese contemporaneo, Bulzoni, 2013; All women want love. Il desiderio femminile e la decostruzione del romance nel cinema di Jane Campion, Armando, 2015).