Antica modernità. Il Seicento manzoniano alla luce dell’oggi nella lettura critica di Clelia Biondi

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertina3Clelia Biondi ci ha proposto, nel suo “Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi”, uno sguardo sulla società contemporanea che oggi acquista inquietante attualità. Il punto di partenza dell’indagine letteraria sono i capitoli XXVII, XXXI, XXXI e XXXVII dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, presentati, analizzati e comparati sia nella loro originaria stesura, quella contenuta nel Fermo e Lucia, che in quella definitiva, nonché nelle loro connessioni alla Storia della colonna infame. Vale a dire i celebri passi dell’opera nei quali fanno la loro apparizione la figura semicomica di Don Ferrante, e la sua astrusa biblioteca, e dove si snodano le drammatiche vicende della peste milanese. Ma il vero oggetto di indagine del saggio di Clelia Biondi è il secolo diciassettesimo, quel Seicento lezioso e bizzarro, ma anche vitale, sospeso tra passato e futuro, proiettato verso la modernità così come schiavo dei lacci di ignoranza e superstizione che ancora lo avvincono. Quel Seicento dove convivono dialetticamente e spettacolarmente aristotelismo e demonologia, primi metodi scientifici e dubbia, arcaica magìa. Qui, nella favolosa biblioteca di Don Ferrante – così come tratteggiata dall’affresco narrativo manzoniano, che elenca e chiama in causa, profilo dopo profilo, i dotti e talora semioscuri autori dei volumi citati, non senza offrircene la versione distorta e ed inconsapevolmente caricaturale del proprietario e appassionato lettore dei libri suddetti – proprio qui, proprio per questo, possiamo affermare che è la Storia a venirne fuori, la Grande Storia del mondo intesa come maestra di vita e bussola etica. E ciò succede, come in ogni trattato a sfondo filosofico che si rispetti, a mezzo di una serie di singolari argomentazioni a contrario: singolari per noi, non certo per i maestri ottocenteschi, che ben sapevano porre la questione della deviazione dal vero, o dall’utile, o dall’interessante, per tornare alle celeberrime categorie manzoniane.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Destini incrociati a cavallo del secolo. Storia, storie ed emozioni dell’Italia dal ’77 ad oggi, raccontate da Luisa Caridi

Binario 77, che Luisa Caridi ha pubblicato per L’Erudita Edizioni nel febbraio di quest’anno, è uno di quei libri che raccontano, tutti insieme e senza scinderli mai del tutto, tempi, luoghi, persone, emozioni. Parliamone con l’autrice.

 

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BINARIO 77

di Luisa Caridi

 

  • Luisa, nel tuo romanzo ripercorri gli ultimi quarant’anni di storia Italiana a partire dal Settantasette, spartiacque drammatico che è emblematicamente anche l’anno di nascita dei tuoi protagonisti: Elena e Andrea, due compagni di scuola che si reincontrano solo oggi in età adulta, dopo lunga lontananza ed assenza. Per scoprire che gli eventi susseguitisi lungo i decenni hanno marcato le loro scelte ed i loro destini. È proprio vero, allora, che quello che accade intorno a noi nella nostra vita determina così fortemente quello che siamo e che diventeremo? Anche tu ti senti così?

Certamente penso che la storia collettiva influenzi marcatamente i destini individuali. Nessun uomo può prescindere dal contesto in cui vive e opera. È chiaro, ad esempio, che nascere nel Medioevo o nell’Illuminismo determini una diversa percezione della vita e del mondo e induca l’uomo a riconoscersi in ideali diversi. Allo stesso modo, gli eventi che si sono susseguiti dal Settantasette a oggi a livello globale hanno segnato, a mio avviso, una profonda crisi di identità che si ripercuote nelle nostre vite e nelle nostre scelte politiche.

  • C’è una tua pagina che mi ha molto colpito: quella in cui, riferendoti all’alba degli anni Novanta con i suoi orizzonti di distensione, parli di “nuovi fuochi fatui”, e poi subito dopo citi Papa Francesco e le sue tesi di “globalizzazione dell’indifferenza”. È stato tutto inutile allora? Le grandi ideologie, gli ideali che avrebbero cambiato il mondo… fuochi fatui anche quelli? Nulla che valga la pena ricordare, se non errori, strade sbagliate in partenza?

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Luisa Caridi

Francamente non credo che le ideologie siano tramontate, vanno semmai ripensate in rapporto agli scenari attuali. Senza gli ideali la vita non avrebbe senso e determinerebbe un ripiegamento nel dolore o nell’indifferenza. Nel dolore di chi sente fortemente l’ingiustizia e la disparità o nell’indifferenza di chi sceglie di guardare il mondo con impotente distacco e mera rassegnazione.  Ho l’impressione che gli uomini del nostro tempo da un lato siano indifferenti, ma dall’altro cerchino disperatamente nuove idee a cui aggrapparsi. Il problema è che si tende ad attendere una sorta di Messia che tarda ad arrivare, un novello Godot che forse non arriverà mai.

  • Parliamo dei luoghi del tuo romanzo. Roma anzitutto, bella e sfrontata come sempre: negli scenari da vip di Piazza di Spagna, come in quelli alternativi e turbolenti del Pigneto. Ma anche la tua Calabria, Praga, Berlino… a comporre un mutevole, articolato palcoscenico nel quale ognuno di essi rimanda ad una sua specifica essenza, al suo speciale contributo dato in quel particolare momento storico… ci credi tu, all’anima dei luoghi? Come si manifesta, secondo te?

Credo moltissimo nell’anima dei luoghi, in fondo il mio libro vuole essere un viaggio nello spazio e nel tempo. I luoghi per me sono espressione dell’anima degli uomini, è come se una parte di noi restasse nelle strade che abbiamo percorso, nei posti in cui abbiamo vissuto. Gli stessi edifici rinviano a un preciso modo di percepire la vita e il mondo. Di conseguenza, se io entro in una cattedrale gotica avvertirò il mio essere piccola di fronte a Dio, a Time Square avvertirò il mio essere piccola di fronte al Potere. Nel primo caso penserò al dio dello spirito, nel secondo caso al dio del denaro.

  • La tua narrazione della recente storia d’Italia si sofferma spesso e giustamente sui temi della corruzione e delle infiltrazioni mafiose nella politica: al di là della obiettiva, cruciale rilevanza della questione, qual è la tua personale prospettiva sul problema? Te lo chiedo anche da meridionale a meridionale, e perché ti so impegnata sul fronte dello sviluppo del territorio… o è un problema che riguarda l’Italia tutta, indistintamente?

Quando ero ragazzina pensavo che la mafia fosse un problema localizzato, i media veicolavano un messaggio preciso che tendeva a circoscrivere il fenomeno. Oggi è sotto gli occhi di tutti che la corruzione e le infiltrazioni mafiose interessino territori ampi e intercontinentali. In sostanza, non si può più parlare di mafie secondo un’immagine stereotipata e avulsa dalla realtà, le mafie si manifestano in forme e modi diversi che hanno come comune denominatore la brutalità e l’arroganza. Francamente non so se la mafia verrà mai sconfitta, tendo a pensare che si trasformerà e assumerà nuove sembianze. Voglio tuttavia essere ottimista e, come Falcone, credere che “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.

  • In basso in copertina, sotto ad una foto di Berlino, sono riportate queste due frasi un po’ criptiche, che poi all’interno del testo non ritroveremo: “Una e la stessa è la via all’insù e all’ingiù” e “Doppio binario. Caos e Cosmos. Il sole è nuovo ogni giorno”. Si intuisce che potrebbero essere una importante chiave di lettura della vicenda, o forse una sorta di messaggio in codice al potenziale lettore con il libro sotto gli occhi o tra le mani. Ce le spieghi meglio? 

“Una e la stessa è la via all’insù e all’ingiù” è una frase di Eraclito che, a mio avviso, rinvia alla circolarità dell’esistenza, alla coincidenza degli opposti senza i quali sarebbe impossibile il fluire della storia umana e individuale. Tutto è soggetto al tempo e destinato a mutarsi nel proprio opposto. In tal senso, i doppi binari sono illusori e il Caos e il Cosmos sono alla base del ciclico rinnovamento dell’universo che fa sì che il sole sia nuovo ogni giorno.

  • In conclusione, quanto c’è della Elena e dell’Andrea di ieri e di oggi, in ognuno di noi loro coetanei, o anche – come nel mio caso – con qualche ulteriore anno in più sulle spalle? E quanto c’è di loro invece nei giovani di oggi? Grazie del tuo tempo, e di aver parlato con noi, e in bocca al lupo per la promozione di questo tuo lavoro in questo periodo più complicato del solito.

Se ci riferiamo ai trentenni di oggi, credo che siano profondamente disillusi; quanto agli Elena e Andrea più maturi, ritengo che rifuggano dalla politica urlata, povera di contenuti e idee, e auspichino un recupero del senso delle istituzioni. I giovani, infine, pagano lo scotto di non avere dei modelli da seguire ma sognano ancora, e questo fa ben sperare. Pensiamo ad esempio a tutti gli adolescenti che si sono riconosciuti nel movimento ambientalista di Greta Thumberg, sono giovani che ancora oggi sentono il bisogno di lottare per qualcosa di giusto, in questo caso la salvaguardia della natura. E forse è proprio dalla natura che noi tutti, giovani e meno giovani, dovremmo ripartire se vogliamo un cambiamento reale del sistema economico e dell’agire umano.

Con questo augurio, ringrazio di cuore te e tutta la redazione della rivista “Riscontri” per il tempo e lo spazio che mi avete dedicato.

 a cura di Carlo Crescitelli

Agnizione, pulsione di morte e disincanto nella poesia di Nicola Prebenna

di Carlo Di Lieto

 

prima di copertinaNicola Prebenna, in Vulnera temporis (2018), in perfetta armonia di toni ed equilibrio stilistico, affida i suoi alati versi all’infinita trascendenza dell’esperienza interiore, disseminata in un discorso di frammenti d’amore, allertati dalla fede e da un codice etico-civile. La sfera del reale confligge con la latenza inconscia, nel tentare uno snodo o un varco all’addensarsi del Male, nelle sotterranee latebre del mondo. Prebenna denuncia coraggiosamente la malattia dell’essere, disincarnando ogni illusione, svelando l’ontologia del negativo del suo “inquieto sentire” ed elaborando la pulsione di vita, a fronte della pulsione di morte. L’interlocutore privilegiato di Prebenna è un Tu – divino, che nasce da una permanente conflittualità con il reale, lungo un itinerario di fede e di speranza. Egli si muove sul discrimine dello “stupore” e del “lutto” e, ravvivato dal Verbum della poesia, tramuta, in espressione di redenzione e di serenità spirituale, il Male della Storia.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Sguardo sugli autori – “Maelstrom: negli abissi dell’anima”

È appena uscita la nuova raccolta antologica Maelstrom: negli abissi dell’anima, scopriamo di più sugli autori.

 

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  • Nata a Napoli nel 1990, Carolina Montuori si è laureata in Filosofia presso l’Università degli Studi “Federico” II. Educatrice e insegnante, è autrice di recensioni ed articoli culturali su riviste nazionali che mettono in risalto l’impegno delle donne nel campo della cultura. La sua passione per il mondo delle parole approda nella poesia: questa è la sua prima pubblicazione.
  • Vicentino, Daniele Dalla Costa compie i suoi studi in ambito artistico e musicale. Come compositore ha vinto vari premi tra i quali, nel 2000, il premio speciale della giuria Terenzio Zardini, quale miglior direttore di coro. In ambito letterario è stato finalista, con menzione di merito, nel Premio Letterario “Giglio Blu” di Firenze 2019; finalista con attestato di merito al 10° concorso nazionale “Poesie d’Amore” di Torino nel 2019. Sue poesie sono pubblicate nell’antologia del premio letterario Francesco Moro – Sartirana Lomellina 2004, nell’antologia del premio letterario Olympia – Città di Montegrotto Terme 2004 e nella rivista trimestrale d’Arte e cultura di Roma. Svolge attività di didattica e insegnamento nella scuola pubblica con alunni disabili.
  • Stefano Giuseppe Scarcella (Gallipoli, 1979) vive e lavora a Melissano (Lecce), nel cuore del Salento. Si diploma al liceo artistico e si appassiona agli studi filosofici. Ha pubblicato diversi fascicoli e volumi di poesia, tra i quali: Fior di melissa tra i sassi della vita (2005); Ric(hi)ami di stelle (2012, Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A.); Dove l’inferno è più inferno (2015, Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A.); Nel sacramento del silenzio (2017, GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.); Sul mio corpo che trema (giugno 2019, Aletti Editore). Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti, negli ultimi tre anni, vanta il primo posto al III Premio Internazionale Salvatore Quasimodo (Tivoli, 17 dicembre 2017) e l’oro al II Premio Internazionale di Poesia Il Paese della Poesia di Rocca Imperiale (Cosenza 2019).
  • Stefano Focaccio nasce a Napoli il 19 novembre 1992. Sin da giovanissimo, dimostra interesse per le materie umanistiche, interesse che lo porterà ad iscriversi al liceo classico Adolfo Pansini di Napoli. Grazie a questo percorso di studi, ha modo di approfondire lo studio di materie quali la storia, la filosofia e tutte le discipline classiche in generale. Attualmente laureando in giurisprudenza, dalla fine del liceo ad oggi si è dedicato non solo allo studio della letteratura italiana ma anche alla poesia, scrivendo egli stesso e partecipando a diversi concorsi, ottenendo risultati apprezzabili. Con il sogno di diventare insegnante, continua a scrivere ed a studiare tutt’oggi.
  • Martina Paparusso è nata ad Andria il 17 giugno 1998. Dopo aver conseguito la maturità al Liceo delle Scienze Umane nella sua città, si trasferisce a Roma per frequentare all’Università La Sapienza il corso di Letteratura, Musica e Spettacolo della facoltà di Lettere e Filosofia. Appassionata di letteratura, cinema e psicologia, scrive poesie e canzoni. Ha partecipato a diversi concorsi poetici, ottenendo dei riconoscimenti.
  • Lorenzo Soldati è nato nel 2001, in provincia di Lodi. Frequenta il quinto anno del liceo scientifico Giuseppe Novello, a Codogno. Gestisce in autonomia una pagina di storia romana, e ha partecipato a pochi concorsi letterari, ottenendo però dei riconoscimenti, tra cui un primo posto. Nel tempo libero si dedica alla lettura e al giardinaggio, e sogna di diventare un medico.
  • Matteo Trono, di Copertino, nato nel 1997, frequenta il quarto anno di medicina a Pavia. Stimolato sin da subito dalla madre, ne eredita l’accanita passione per la lettura. Dopo diversi anni conosce un amico che lo spinge a uniformarsi coi tempi della lingua, spesso apostrofandolo, bonariamente, come il Dickens dei poveri. Ben presto, questa sollecitazione diventa motivo di superamento interiore, e lo tramuta in poesia. Sostenuto da tre altri fervidi compagni partorisce il primo libro, dal titolo Pendolari leggerezze. Da pochi mesi ha creato una pagina dal titolo “Sbuffi di sigaro”.
  • Nato a Bari nel 1978, Nicola Anaclerio è laureato in Scienze Forestali e Ambientali e insegna scienze naturali presso il Liceo Scientifico “Benedetto Varchi” di Montevarchi (Ar). Scrive poesie sin dalla adolescenza. Alcune hanno ottenuto importanti riconoscimenti tra cui: Primo premio “In memoria di Marcello Fabbri”, concorso internazionale “Giglio Blu di Firenze” II edizione 2019 per la poesia “Mattina”; Menzione d’onore al Premio letterario “La Ginestra” Firenze 2019 per “Perderai l’innocenza”: Pubblicazione sulla rivista letteraria LUOGOS di diverse poesie; Autore di poesie nell’antologia di poesia e narrativa italiana “Bouquet n.1”, “Bouquet n.2” e “Bouquet n.3” editi dalla Giglio Blu di Firenze.
  • Davide Caputa nasce nel 1982 a Genova, dove risiede e lavora. Terminati gli studi, è oggi impiegato presso l’Ateneo genovese. Scrive poesie, partecipando a diversi concorsi letterari nazionali ed internazionali. Tra I quali ultimi: Premio Enrico Sambuni XXV edizione, Città di Seregno (MB) 1° classificato; Premio Letterario Nazionale “Il Roncio d’Oro” Città di Ronciglione: 1° classificato. Le sue liriche sono presenti in raccolte, collane, antologie e blog sia con testi singoli che silloge. Studia country line dance e partecipa ad eventi e manifestazioni locali. Volontario della Protezione Civile ha al suo attivo diversi interventi, sia a carattere locale che nazionale. Curioso viaggiatore, ama la storia e la natura.
  • Nato a Bologna, Davide Dotto in arte Otto Kediv, ha vissuto a Bologna e nelle montagne del bellunese. Ha letto molto e scritto fin da giovane, canzoni, poesie, piccoli racconti e qualche romanzo, passione che non lo ha mai abbandonato. È membro dell’Associazione letteraria “Pegaso: scrittura creativa e dintorni” di Castel San Pietro Terme, Bologna. Alcuni racconti e poesie hanno partecipato a eventi e qualcuno è stato pubblicato. È stato tra i quattordici finalisti al premio “Argentario 2019. Dell’evento tenutosi a Como sulla “Donazione degli organi 2019” ha scritto le frasi introduttive e finali della manifestazione. Davide Dotto ha gestito per vent’anni un distributore nei pressi di Imola. Qui ha potuto affinare la sensibilità necessaria per conoscere le persone e il mondo sociale che viviamo.
  • Cesare Amadei è nato a Montichiari, in provincia di Brescia nel 1987 da una famiglia contadina, padre bresciano e madre algerina. Secondo di cinque fratelli, ognuno con una madre diversa, ha vissuto un’infanzia particolarmente turbolenta e problematica. Da sempre si diletta nel teatro e nel canto, ma soprattutto ama scrivere, anche se solo nel 2013 ha deciso di pubblicare qualcosa. Ha pubblicato dal 2013 a oggi sei libri, tra sillogi, romanzi e raccolte di racconti. Ha ricevuto tre Menzioni d’Onore in concorsi Nazionali di poesie, nonché varie proposte di pubblicazioni antologiche per le sue liriche. Attualmente vive in Romagna.
  • Federica Toppi nasce nel 1984 a Rho (Mi). Si laurea in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Pavia nel febbraio 2010 con “Arte e psicanalisi” come tesi. In questo periodo nasce l’interesse per la poesia. Da qui Federica scrive componimenti principalmente legati al disagio della società e all’individuo di conseguenza. Partecipa nell’inverno 2019 al concorso “Il paese della Poesia” e, selezionata insieme ad autori di altre poesie, pubblica in Il Paese della Poesia (Editore Aletti) il componimento “Terra-cielo”. Lavora come educatrice di sostegno all’handicap e come educatrice di supporto alle famiglie fragili dal 2011 al 2018. Attualmente svolge la professione di educatrice in una Comunità mamma-bambino.
  • Carlotta Silanos è nata a Roma nel 1992.Nel 2017 si è laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli studi Roma Tre, con una specializzazione in Cooperazione Internazionale. Nel 2018 ha frequentato un master in Human Development and Food Security all’ Università di Roma Tre e, a seguito di una ricerca sul campo in Georgia, si è laureata con una tesi sperimentale sulle strategie di inclusione delle fasce sociali deboli nelle cooperative agricole locali. Da sempre ha avuto una spiccata sensibilità artistica che ha espresso attraverso la danza e negli anni ha vinto gare a livello europeo e nazionale ballando all’interno di una compagnia.
  • Luciano Andreotti nasce nel 1970 a San Marcello, paese montano dell’Appennino Pistoiese. Lascia a vent’anni la terra di origine per dedicarsi alla carriera militare e mentre perfeziona, nel tempo, una formazione professionale di tipo giuridico/economico, non abbandona la passione per la scrittura, da sempre vissuta con la sola aspirazione di ritagliarsi qualche piacevole spazio emozionale. Nel 2018, l’amore per la letteratura incontra il suo sport preferito, il ciclismo, e dedica il primo libro al trionfo di Fausto Coppi al Giro d’Italia del 1940, dal titolo Quel 13° tornante che ha cambiato il ciclismo. L’anno successivo, con il racconto breve Sabina, è finalista al concorso Metti un racconto a cena, con relativa pubblicazione all’interno dell’omonima antologia.
  • Nicola Cordioli scrive poesie dal 1984 anche se la sua privilegiata forma di arte resta la pittura. Sua la copertina del libro Migole de stagnà di Bettio-Turrini che valorizza il dialetto “Valeggiano” (di Valeggio sul Mincio) ma anche le tradizioni, i modi di dire e le leggende locali. Da qualche anno partecipa a concorsi di poesia sia in lingua italiana che dialettale, ricevendo buoni riconoscimenti in entrambe le categorie. Ha ottenuto molti riconoscimenti nei vari concorsi letterari a cui ha partecipato, tra i quali si è classificato primo al Concorso Valeggio Futura (sezione dialettale 2018) e ha vinto il Premio Letterario Levada di Onigo, Borghi Veneti: personaggi e ricordi (Sezione dialettale Triveneto 2019).
  • Alessia Dapoto è nata a Potenza nel 2001. Si è classificata alle prime posizioni in vari concorsi letterari, recentemente si è classificata a due primi posti del Premio di poesia Luca Orioli (2019). Scrivere è una passione che coltiva da quando è piccola e ha vari manoscritti nel cassetto. A scuola (indirizzo Cambridge, liceo scientifico “Galilei”) è caporedattrice del giornalino scolastico. Nel 2018 ha concluso il corso di Pianoforte al Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza. In collaborazione con Fondazione “Città della Pace”, CSS Udine e una sua regista, ha scritto e rappresentato, con altri attori e immigrati, lo spettacolo “Human link”, in tour in Italia. È molto attiva anche nel campo del volontariato.
  • Giorgio Magnani, iscritto all’Albo dei giornalisti-pubblicisti, scrive per il “Corriere Romagna” e altri periodici. Scrittore, autore di saggi e ricerche, tra cui i volumi Longiano, storia, personaggi, cultura e pro loco (2004) e Dagli etruschi a don Sisto (2016). Premiato nel 2006 al concorso Cara Pace ti scrivo a Cesena, nel 2010, 2015 e 2018 è giunto 1° classificato al concorso “Urgonautiche” dell›Associazione culturale Pro Rubicone, e più volte edito dall›associazione culturale “L›Ortica” di Forlì. Già presidente del Circolo didattico statale di Gambettola e presidente del Consiglio d›Istituto comprensivo statale di Longiano, nel 2006 ha ricevuto il Premio Rotary club per “intensa attività culturale”. Nel 2012 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica italiana”.
  • Elena Cardona è una ragazza di 20 anni e frequenta il liceo scientifico. Fin da quando era bambina ha maturato una capacità di sentire oltre l’apparenza, oltre ciò che le altre persone percepiscono, oltre ciò che lei stessa a volte è in grado di tollerare. Elena soffre del disturbo borderline di personalità e questa sensibilità le ha procurato profonda sofferenza, ma lei ha trovato nell’arte il modo per esprimere le sue mille emozioni: disegna, suona diversi strumenti, scrive poesie e testi di canzoni.

“Le insidie del tempo” – antologia

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Le insidie del tempo

Disponibile in cartaceo e in ebook

su Amazon e in libreria

 

Solitudine, male di vivere, rapporto con la malattia, crisi e violenze familiari e di genere: sono solo alcuni degli emblemi del disagio delle nostre odierne società, quelli che più frequentemente ricorrono fra i temi affrontati nei racconti che compongono questa antologia.

Su tutti però, e tutti in qualche modo inglobandoli e riassumendoli, si è imposta l’astratta quanto sofferta affabulazione del nostro quotidiano tempo di vita; l’inesorabile eppur salvifico scorrere dei giorni che ci mostra chiare, al nostro volgerci indietro, le leggerezze e le ansie lasciate alle spalle. Che ci educa e rende diversi, conducendoci per mano al traguardo della conquista della maturità e della saggezza possibile.

Sì, è proprio il tempo il vero comune denominatore di tutte queste storie. Tempo inizialmente letteralmente visto come insidia, come precarietà, superficialità quando non rimpianto.

Ma poi pian piano consapevolmente inquadrato per quel che davvero può per ognuno di noi diventare: opportunità di riscatto, redenzione, punto di arrivo, bilancio di vita.

Antonella Russoniello è nata ad Avellino, forma la propria sensibilità letteraria sotto la guida di insegnanti come i proff. Giuseppe D’Errico e Pasquale Areniello. Laureata in Giurisprudenza, Master in AFC, svolge la professione forense che lascia nel 2000 per la professione giornalistica; collabora con il quotidiano “Buongiorno Irpinia”, con “Irpinia TV” e il canale “Tesori d’Irpinia” realizzando ben 70 documentari. Dal 2004 cura gli uffici stampa di eventi culturali come Castellarte, Ariano Folkfestival, EscaJazz, Teatro 99Posti e altri. Dal 2007 collabora con “Il Mattino” e dal 2019 con il sito ilCiriaco.it. Negli anni ha studiato lo Shiatsu e lo Yoga. Dal 2016 è Life Coach Professionista, nel 2019 consegue l’Advanced Certified Master PNL Practitioner con la NLP Society di Richard Bandler. Il suo motto è «Il futuro appartiene a chi lo sente arrivare», una frase di David Bowie che lei considera il suo più grande ispiratore.

 

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