L’Aurea glossa di Bartolomeo da Capua

di Nunzio Ciullo

prima di copertinaTra i giuristi attivi nei secoli XIII-XIV, un ruolo primario è ricoperto da Bartolomeo da Capua, uomo politico, dignitario, diplomatico, teologo, personaggio di grande autorevolezza, nato a Capua il 24 agosto 1248.

Molto capace negli studi giuridici, Bartolomeo si addottorò il 12 settembre 1278 presso lo studio di Napoli, dove poi insegnò probabilmente da allora fino al 1289. Le sue spiccate doti gli procurarono ben presto l’incarico di consigliere e fiduciario di re Carlo I d’Angiò. Intorno al 1282 si legò saldamente al principe di Salerno, poi Carlo II d’Angiò, e fu investito, in una data imprecisata, della funzione di maestro razionale della gran corte. Il 7 giugno 1290 fu nominato protonotario e, in seguito, confermato in quell’altissima carica il 21 agosto 1294, per volere di Carlo II. Infine, nel febbraio del 1296, morto Sparano da Bari, logoteta del Regno, il re lo incaricò di quest’ultimo ufficio. Altri prestigiosi compiti gli furono man mano affidati: il 2 agosto 1296 Bartolomeo fu scelto dal re quale capitano generale di Terra di Lavoro, della contea di Molise e del Principato, col mero e misto impero et cum gladii potestate. Morì a Napoli prima del 30 agosto 1328.

Bartolomeo non fu soltanto un ottimo diplomatico, uomo politico e amministratore ma anche un fine quanto rigoroso esegeta e legislatore. Oltre a una cospicua quantità di documenti redatti per le sue funzioni pubbliche, la sua produzione giuridica si articolò in glosse, additiones e apostillae, quaestiones, singularia, relativi sia allo ius Regni che alle varie parti del Corpus iuris civilis; importanti furono pure i suoi scritti teologici, in special modo sermones, tratti unicamente dai manoscritti. Le glosse alle costituzioni e ai capitoli del Regno vennero pubblicate anche autonomamente come Aurea glossa (ad es. Napoli 1550, Lione 1556), al cui interno è inserito anche il Tractatvs de ivre adohae.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

Link all’acquisto:

Amazon

Sito dell’editore

 

Nunzio Ciullo è laureato in Giurisprudenza nel 2005 con una tesi in Storia del diritto italiano, in seguito ha conseguito il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali nel 2007. Successivamente le borse di studio dal Centro Europeo di Studi Normanni di Ariano Irpino (2006), dal Centro Internazionale di Studi Bruniani (2008/09), dall’Istituto Italiano di Scienze Umane (2011), dal Centro di Studi Normanno-Svevi di Bari (2012) e dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo (2014).
Nel 2017 pubblica alcune voci biografiche nel Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo. Nel 2018 pubblico il saggio L’eresia del Papa in un trattato inquisitoriale (Roma: Il Seme Bianco). Nel 2019 un suo racconto viene giudicato tra i dieci migliori del Premio internazionale “Giuseppe Melchionna” (3^ edizione) e inserito in un’antologia, a cura dell’Associazione PRODIGIO Onlus.

«COME POSSO DIVENTARE LUCE?». La Divina Commedia secondo Go Nagai

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaMeglio combattere il male con l’alabarda spaziale o con la luce della fede? È stata recentemente rilanciata nelle librerie italiane la Divina Commedia a fumetti di Go Nagai, in volume cartonato. L’autore è diventato un cult in Italia grazie ai cartoni animati di Goldrake, Mazinga, ecc. La versione manga del poema dantesco risale al 1994; uscita inizialmente in tre albetti, ora è disponibile in volume unico, e in un formato (17 x 24 cm) che esalta molto di più la potenza delle immagini.

Già, ma Go Nagai da dove trae la sua familiarità con il Sommo Poeta? Ce l’ha fin da ragazzino, tramite una versione del poema con le illustrazioni di Gustave Doré. Ne rimarrà folgorato. Gran parte dei suoi fumetti, in particolare Devilman e Mao Dante, mostrano forti richiami al cristianesimo “filtrato” da Doré, non solo nelle incisioni per la Divina Commedia (1861) ma anche in quelle per il Paradiso perduto di John Milton (1866). Un cristianesimo fatto letteralmente di luci e di ombre; uno scontro totale, cosmico, infinito tra angeli e demoni.

In questo saggio viene esaminato momento per momento il Paradiso, per due motivi: 1) perché qui Nagai porta alle estreme conseguenze il suo metodo personale di interpretazione della Commedia, e 2) perché si tratta della cantica più negletta e bistrattata, quindi sarà particolarmente interessante riscoprirla in modo innovativo.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

Link all’acquisto:

Amazoncartaceo ed ebook

Ibscartaceo ed ebook

La dimensione storica dell’alterità tra sollecitudine pastorale ed esperienza giuridica medievale

 

di Federica Monteleone

 

prima di copertina

In un tempo di migrazioni di massa e di crisi economica, papa Francesco ha proposto una nuova fenomenologia dell’Europa a partire dalle sue radici cristiane e dal riconoscimento della presenza dei poveri nella storia. Contro la cultura “dello scarto” e “dell’indifferenza”, il “nuovo umanesimo” bergogliano si sostanzia nella concretezza del messaggio evangelico dell’apertura verso l’Altro, in quanto fondamento della fede secondo l’intera tradizione biblica. Nella riflessione del pontefice, l’incontro con il povero permette all’uomo di immergersi nel movimento della storia e di riscoprire la memoria della propria identità. In questa prospettiva papa Francesco ha rilevato la necessità di una “trasfusione” della memoria, al fine di promuovere processi in cui teologia e politica non possano, su differenti piani, che convergere verso un unico scopo. La dimensione contemporanea del sapere storico implica riconoscere il carattere di interesse collettivo, che la riflessione su alcuni temi e momenti storici può assumere. Il saggio analizza il sistema di misure assistenziali e giurisdizionali in favore dei pauperes, e di altri soggetti socialmente deboli, da parte delle istituzioni laiche ed ecclesiastiche, tra età tardoantica e altomedievale. Ne deriva un modello di tutela sociale sorprendentemente moderno, capace di uniformare un impero nel quale coesistevano popoli differenti per lingua, leggi e tradizioni, che annuncia quella che sarà un’Europa aperta alle ondate dell’immigrazione.

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

Link all’acquisto

Amazon

Ibs

 

Federica Monteleone è professore aggregato di Storia Medievale e di Esegesi delle fonti storiche medievali presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. È specializzata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica. Fa parte del comitato scientifico di varie case editrici e collane di Storia. L’attività scientifica della prof.ssa Federica Monteleone ha riguardato i modelli storici e socio-antropologici di santità e le loro strumentalizzazioni politico-ideologiche, il pellegrinaggio cristiano, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, e i suoi molteplici influssi nella tradizione europea occidentale. Tra le sue pubblicazioni: Il viaggio di Carlo Magno in Terra Santa. Un’esperienza di pellegrinaggio nella tradizione europea occidentale, con presentazione di Franco Cardini, Fasano di Brindisi, 2a edizione 2015; L’Anonimo di Saint-Denis. Una fortunata storia di reliquie, [Collana “Documenti e Studi”, 53], Bari 2012; Il pellegrinaggio nel Mezzogiorno medievale. Percorsi di ricerca storica, [Collana “Puglia Europea”, 23], con presentazione di Pasquale Corsi, Fasano di Brindisi 2012.

TOPOGRAFIA FIORENTINA NELLA DIVINA COMMEDIA

 

di Guido Tossani

 

prima di copertina

Dante, seppur esiliato, ha sempre pensato e rammentato Firenze nella Divina Commedia, dando testimonianza della città che aveva conosciuto e vissuto, attingendo alla malinconia della sua memoria e allo sdegno della sua passione politica. Dall’inizio dell’esilio cominciò in Dante la rielaborazione di Firenze come memoria: Firenze divenne il ricordo di Firenze. Fu una memoria duplice, che si soffermò su due Firenze successive e diverse: la Firenze di Cacciaguida e la Firenze propriamente dantesca, alla fine del tredicesimo secolo. Nessuna delle due città fu mai effettivamente osservata dal poeta, la prima perché apparteneva al passato predantesco, anche se persisteva nella sua continuità materiale, fatta di palazzi, ponti, chiese; la seconda perché andava costituendosi nei suoi tratti più caratteristici proprio quando Dante lasciò la città per l’ambasceria romana e l’esilio che ne seguì. Nell’un caso o nell’altro tutte le citazioni, visioni e descrizioni fiorentine, contenute nella Commedia, sono state elaborate durante l’esilio: non sono osservazioni in tempo reale, ma ricordi e dal ricordo traggono il pathos che, legandosi alle vicende personali del poeta, le rende ora nostalgiche, ora sdegnose, ora dolenti. La topografia fiorentina è ricavata dalla memoria ed è in funzione dei pochi cenni autobiografici che il poeta inserisce nella sua opera; tale autobiografia, d’altra parte, illumina sempre  certi momenti di particolare significato religioso e morale, il racconto dei quali non ha il fine di appagare la curiosità dei lettori fornendo loro notizie di carattere personale, ma di testimoniare quella che Benedetto Croce chiamava “un sentimento del mondo, fondato sopra una ferma fede, un sicuro giudizio e animato da una robusta volontà”.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

Link all’acquisto

Amazon

Ibs

 

Guido Tossani è nato a Firenze nel 1981. È attualmente docente di Lettere nella scuola secondaria. Ha insegnato al Centro di Cultura per Stranieri dell’Università di Firenze. Ha curato le riedizioni di Osiride, raccolta di sonetti del triestino Giuseppe Revere (1812-1889), e degli Eroi della soffitta, poema del siciliano Giuseppe Aurelio Costanzo (1843-1913). È, inoltre, autore di una Introduzione allo studio del Decameron. Per il Terebinto Edizioni ha curato la riedizione de I Canti del povero di Parzanese.

Il sogno concreto. Dalla città ideale alla città reale nel secondo Quattrocento

di Marco Mercato

 

copertina def 2Con il tramonto dell’età comunale e con l’avvento di nuove forme di potere, le città suscitarono un rinnovato interesse. I nuovi signori, infatti, dovevano trovare un modo per esprimere la loro legittimità e, in un contesto politico burrascoso ed incerto, uno degli espedienti migliori fu quello di intervenire sul tessuto urbano, avendo dunque l’opportunità, con la propria azione, di controllare in modo vasto e, per quanto possibile completo, la società. Le esigenze del momento diedero nuovo prestigio ad una figura, quella dell’architetto, che finì per trovarsi a metà strada tra le ambizioni del potere e le concezioni dell’Umanesimo. In pieno Quattrocento, nel vivo del fermento culturale e con una situazione politica che sembrò ad un certo punto stabilizzarsi, in molti iniziarono a pensare che una città ideale, perfetta armonia fra antico e moderno, leggi umane e leggi della natura, potesse finalmente realizzarsi e ciò trovò corrispondenza nei progetti dei principali architetti ed artisti dell’epoca. Purtroppo però, tutto questo durò soltanto pochi decenni: le Guerre d’ Italia cancellarono ben presto ogni possibilità di dar concretezza a quello che si riteneva un nuovo ordine, rimettendo in discussione ogni cosa.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2-3 (2018) di “Riscontri”

 

Link all’acquisto:

Amazon: cartaceo ed ebook

Ibs: cartaceo ed ebook

 

Marco Mercato è nato a Pompei nel 1991, ha conseguito nel 2012 il Diploma di Specializzazione in Studi Sindonici presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma e, nel 2017, la Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso l’Università “Federico II” di Napoli. Ha partecipato occasionalmente, e partecipa tuttora, al programma di Rai Storia “Passato e Presente”.