Percorsi dell’illuminismo giuridico. Dalla crisi dell’antico regime al principio di legalità

di Nunzio Ciullo

prima di copertina3L’assolutismo politico e giuridico, discendente dalla concentrazione del potere nel Princeps, trova – durante il Settecento – un deciso contraltare nell’attività di quei giuristi più attenti e impegnati in una necessaria riforma del diritto. L’ancièn regime, che sopravvive fino alla Rivoluzione francese, vede contrapporsi a una schiera di giuristi pratici – meri applicatori di norme giuridiche – una diversa schiera di giuristi teorici protèsi, invece, verso una razionalizzazione del diritto e al suo ritorno a una dimensione di giusnaturalistica.

Prova di ciò è il complesso dibattito intorno alla funzione e graduazione delle pene, segno del tentativo di sostituire alla funzione strettamente repressivo-punitiva della sanzione penale una funzione cd. retribuiva. Inoltre, il razionalismo illuministico ha dei corollari rilevanti sotto vari profili giuridici.

Dal punto di vista delle istituzioni, la figura del Princeps – sommo detentore della sovranità e del potere politico – viene soppiantata dal principio democratico, che si impone quale nuovo criterio regolativo della vita associata.

La nuova figura istituzionale, emergente dalle macerie dell’antico regime, è un soggetto intrinsecamente diverso da quello precedente, che vede capovolto il principio stesso di legittimazione all’esercizio della sovranità. A corroborare tale nuovo soggetto democratico è il principio di tripartizione del potere. La legge ordinaria è il nuovo baluardo di certezza del diritto.

Per quel che concerne la forma di Stato, si assiste al passaggio dal precedente Stato giurisdizionale allo Stato di diritto. Il primo, vigente quale modello istituzionale fino alla caduta dell’ancièn regime, si connota per il ruolo preponderante – nell’applicazione del diritto – dei giudici e dei giuristi pratici. Lo Stato che si va delineando, a seguito della Rivoluzione borghese del 1799, viene comunemente indicato come Stato di diritto, modello istituzionale che consacra il primato della legge ordinaria quale fonte di produzione del diritto. È il trionfo del principio di legalità che, tuttavia, conduce pure a un’eccessiva tecnicizzazione dell’attività dell’operatore giuridico.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei. La nascita della scienza moderna

di Antonio Feoli

prima di copertina3La scienza moderna nasce grazie alle idee di due grandi geni italiani: Leonardo da Vinci e  Galileo Galilei. Questi due indiscussi protagonisti della storia mondiale giocano un ruolo fondamentale  nel momento storico di passaggio dalla visione del mondo Aristotelica a quella Copernicana.  I contributi che vengono dalle loro menti sono, però, diversi perché differente è  l’obiettivo a cui tendono. Il cielo di Leonardo non è lo stesso di Galileo.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Antonio Feoli si è laureato in Fisica con il massimo dei voti e la lode nel 1988 e ha conseguito nel 1993 il titolo di dottore di ricerca. Attualmente è professore associato di Fisica presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio. Dirige un gruppo di ricerca che si occupa principalmente di Astrofisica e Cosmologia, ma anche di Didattica e Storia della Fisica. E’ autore di numerose pubblicazioni specialistiche che trovano spazio sulle maggiori riviste internazionali di Fisica  e svolge anche un’assidua attività di divulgatore della scienza. E’, infatti, spesso invitato come relatore in convegni rivolti al grande pubblico, o a tenere seminari divulgativi presso le scuole superiori.

«Perduta la pristina forma»: le Metamorfosi di Lorenzo Selva e il “proto-romanzo” nel Cinquecento

di Matteo Bosisio

prima di copertinaL’articolo prende in considerazione il “proto-romanzo” Delle metamorfosi cioè trasformazioni del virtuoso. Scritto nel 1582 dal predicatore Lorenzo Gerli, più conosciuto con lo pseudonimo di Lorenzo Selva, narra la trasformazione del protagonista Acrisio in serpente. L’opera, divisa in quattro libri, risulta un’articolata commistione di generi e registri, in quanto lo scrittore inserisce nel testo tredici novelle e numerose digressioni (poesie, disquisizioni di ordine culturale e religioso). L’operazione di Selva, fortemente collegata all’Asino d’oro apuleiano e alla morale tridentina, presenta al pubblico un testo inedito e ibrido. Il contributo mette in luce le caratteristiche formali e contenutistiche dell’opera prestando un particolare riguardo al contesto – culturale, letterario ed editoriale – in cui il “proto-romanzo” Delle metamorfosi prende forma.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

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Matteo Bosisio ha conseguito il Dottorato in “Storia della lingua e letteratura italiana” (ciclo XXVII) presso l’Università degli Studi di Milano. La sua attività di ricerca si volge alla letteratura dei secoli XIV-XVI con particolare riguardo a Boccaccio, al teatro, alla poesia encomiastica. Ha al suo attivo la monografia Verità, amore, responsabilità. Le figure femminili ne «Il Re Torrismondo» (Leonforte, 2017) e l’antologia Il teatro delle corti padane: 1478-1508 (Milano, 2019).

Processo a Giordano Bruno. Il sangue, prezzo della libertà di pensiero

di Nunzio Ciullo

prima di copertinaGli studi sul filosofo di Nola sono un’acquisizione relativamente moderna. A partire dal martirio in Campo dei Fiori, in effetti, la Chiesa negò sempre che Bruno fosse stato bruciato e ancora nel 1885 uno scrittore cattolico, Theophile Desdouits, parlava della «Leggenda tragica di Giordano Bruno […], di origine sospetta, inverosimile». A riscattare definitivamente il Nolano dall’oblio fu la pubblicazione dell’atto di morte, registrato nei libri della Venerabile Arciconfraternita di San Giovanni Decollato detta della Misericordia della nazione fiorentina in Roma. L’importanza capitale dell’Archivio di San Giovanni Decollato apparve, dunque, allorché si volle dimostrare il rogo di Bruno. Non solo: i libri della Compagnia della Misericordia sono la testimonianza documentale della pratica di ardere i condannati per eresia dal 1497 al 1870. Molti passi sono stati compiuti, a partire dal secolo scorso, per riscattare il nome di Giordano Bruno dall’oblio e da interpretazioni distorte – fino al ritrovamento di documenti inediti sul processo da parte di Enrico Carusi.

Gli atti originali del processo romano si ritengono perduti nella sciagurata vendita conclusa, tra il 1815 e il 1817, con una fabbrica parigina di cartoni da Marino Marini, allora prefetto dell’Archivio Vaticano. Fortunatamente, nel 1942 Angelo Mercati pubblicò una specie di sommario di tutto il processo di Bruno – traendolo dall’Archivio Segreto Vaticano. Soltanto nel 1949 fu recuperato e pubblicato, da Luigi Firpo, un volume in cui era stato ricopiato l’originale del processo a Bruno.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

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Profilo biografico

Mi laureo in Giurisprudenza nel 2005 con una tesi in Storia del diritto italiano, poi conseguo il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali nel 2007. Dopo ottengo borse di studio dal Centro Europeo di Studi Normanni di Ariano Irpino (2006), dal Centro Internazionale di Studi Bruniani (2008/09), dall’Istituto Italiano di Scienze Umane (2011), dal Centro di Studi Normanno-Svevi di Bari (2012) e dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo (2014).

Nel 2017 pubblico alcune voci biografiche nel Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo. Nel 2018 pubblico il saggio L’eresia del Papa in un trattato inquisitoriale (Roma: Il Seme Bianco). Nel 2019 un mio racconto viene giudicato tra i dieci migliori del Premio internazionale “Giuseppe Melchionna” (3^ edizione) e inserito in un’antologia, a cura dell’Associazione PRODIGIO Onlus.

TUTTO IL CINQUECENTO A PORTATA DI MANO. La biblioteca della Verna e Aldo Manuzio

di Dario Rivarossa

prima di copertinaPer offrire lo spaccato di un’epoca non è necessaria una biblioteca immensa come quella immaginata da Jorge Louis Borges. È “sufficiente” un migliaio di volumi, quanti sono quelli stampati nel Cinquecento e oggi presenti nella biblioteca del convento francescano de La Verna (Arezzo).. Della sezione cinquecentine, ora l’editrice Olschki ha reso disponibile – per la prima volta nella storia – il catalogo completo e dettagliatissimo.

Nella biblioteca della Verna compare un buon numero di libri che uscivano dalla tradizione consolidata, a volte perfino “pericolosi”. Ci sono il mistico nordico Enrico Suso, Origene, Pelagio, Giansenio, Erasmo da Rotterdam (che era l’autore più citato nell’Indice dei libri proibiti)… Ma è anche tutto un brulicare della vivace cultura del Rinascimento. Tanti i classici greci e latini, comprese le lettere di Cicerone pubblicate da Manuzio e un “manifesto” dell’Umanesimo, i Commentarii linguae Graecae di Guillaume Budé.

Tra le cinquecentine compaiono, come detto, alcuni volumi con il logo Manuzio, anche se non l’Aldo diventato leggenda, ma i suoi successori. Al padre della stampa europea di qualità è dedicato un altro libro Olschki, intitolato appunto Aldo Manuzio e la nascita dell’editoria. Come ogni leggenda, ha bisogno di sfrondature, come sottolineano gli autori dei saggi contenuti nel volume. Resta il fatto che uomini e donne del Cinquecento ci tenevano a farsi ritrarre con qualche classico “aldino” tra le mani. Perché?

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

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