Un concerto orecchiabile, ma non solo

Piero Frullini è un vecchio frequentatore delle lettere. Ha tempra di narratore che si manifesta in piena evidenza nei suoi molti versi, scritti in molti anni. Qui Sangiuliano mette in rilievo la linearità e la chiarezza di un discorso poetico che sotto le apparenze di un facile percorso narrativo, piano e pervio al lettore per l’assenza di effetti a meravigliare, vela e veicola, allo stesso tempo, emozioni e suggestioni ben più intense e provocanti di quanto l’impianto metrico (versi liberi e sciolti) e la lingua, rivolta soprattutto al significato, lascerebbero supporre a una prima lettura.

Profilo biografico redattore

Nato e cresciuto a Roma, Sangiuliano è poeta, saggista, critico letterario, musicologo e musicista. Ha scritto molti libri di poesia e composto canzoni. Come musicologo ha pubblicato due edizioni della storia della canzone romana (Quando Roma cantava) e l’antologia Tanto pe’ cantà. Ha rappresentato la letteratura italiana in incontri internazionali in Argentina, Spagna e Polonia. Ha diretto il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle e attualmente è presidente del Centro internazionale di Cultura Florida-Roma e della giuria dell’omonimo Premio di Poesia.


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Progetto multimediale MIAMA per una fruizione completa della creazione artistico-letteraria

L’idea fondante del progetto MIAMA (Movimento Internazionale Autori Musicisti Artisti) è nata a Monaco di Baviera in occasione della collaborazione fra Cosimo La Gioia e Samantha D’Angelo per la stesura del libro L’ascensore e altri racconti, con l’intento di rendere la fruizione dell’opera più intensa, quasi una sorta di esperienza multimediale e multisensoriale.

L’artista entra in scena per completare e arricchire l’opera letteraria con illustrazioni o quadri ispirati al testo.

È vero che esistono da lungo tempo libri illustrati o quadri ispirati a un’opera letteraria, tuttavia l’elemento di novità sta nel tipo di messaggio selezionato dall’artista che, il più delle volte, non corrisponde al messaggio predominante del libro ma a un messaggio marginale, molto soggettivo; in secondo luogo l’artista stesso accompagna questa creazione visiva con un breve testo al fine di integrarne l’immagine e supportarne la scelta artistica. L’intenzione è poi quella di estendere l’esperimento anche alla musica, con composizioni basate sui testi e sulle illustrazioni.

Si potrebbe quasi affermare che un libro ha tante interpretazioni quanti sono i suoi lettori: ogni lettore lo fa proprio, si identifica con questo o quel personaggio, oppure coglie un particolare messaggio che a volte neanche l’autore è consapevole di aver trasmesso al proprio pubblico. L’artista subentra come un qualsiasi altro lettore e cerca principalmente di dare una personale interpretazione al testo mettendo in evidenza uno o più messaggi presenti nell’opera.

Quando ho tentato di tradurre in immagini quanto letto nei racconti di Cosimo La Gioia, mi sono distaccata da una critica tipica e strutturata che seguisse i criteri letterari canonici e ho preferito captare alcuni particolari dei racconti che trasparissero dalla narrazione. Per questo motivo, nel caso dei racconti sopracitati, ho ritenuto opportuno rendere l’idea di una realtà simulata dalla quale tutti sentiamo il bisogno di uscire a un certo punto della nostra vita e ho tentato di tradurla in immagini visive. Principalmente mi sono lasciata guidare dalla sensazione di un diffuso disagio di vivere, elemento comune a quasi tutti i racconti, dall’idea di una realtà che oltre a tenere i lettori incollati al libro susciti angoscia perché facilmente ci permette di identificarci con essa. Prendendo questo esempio come spunto, risulta chiaro che il compito dell’artista sarà, come nel caso dei racconti di La Gioia, quello di esprimere quel disagio di stare al mondo e far sì che gli osservatori si possano identificare con un quadro come con un racconto.

Più in generale l’artista ha molte possibilità: potrebbe prima inquadrare l’autore e prendere spunto da quella che pare essere la sua corrente di appartenenza, oppure lasciarsi ispirare dalla trama, con risvolti ironici o drammatici, o anche da morale e contenuti. Quando si conclude la lettura di un libro, oltre alle tante considerazioni di tipo contenutistico, è anche lo stile narrativo a tenere vivo l’interesse del lettore e a trasmettere delle forti emozioni. A sua volta, l’artista può trarre degli spunti di riflessione da una tale esperienza avvincente, soprattutto se il romanzo o racconto è intriso di colpi di scena e rievocazioni calzanti basate sull’analessi, e userà a sua volta le tecniche pittoriche più adatte a rendere l’idea di questi ritmi spesso spasmodici.

In occasione del mio prossimo progetto con La Gioia, mi troverò a illustrare un romanzo dal titolo (provvisorio) Il rifugio poetico, basato sulla poesia, in cui i drammi del protagonista trovano sfogo e rifugio nella poesia, proprio come accadeva ai grandi eroi della letteratura romantica e neoclassica: alcuni esponenti di questa fase storico letteraria riuscirono non solo a rifugiarsi nella magia dei versi ma tramite essi superarono l’istinto suicida. Dovrò dunque creare una o più opere per tradurre in immagini ciò che i grandi poeti hanno raffigurato con le parole, nelle quali molti di noi si sono identificati almeno una volta nella vita.

Letteratura e arte unite per interpretare il mondo, cogliere svariati aspetti di una realtà complessa, decifrarne i messaggi in codice, immergersi nel significato più profondo per trascenderlo. Letteratura come poesia della vita, con le sue metafore e il suo simbolismo tutto da interpretare che manifesta la complessità del mondo, come se l’esistenza fosse composta da svariati strati, i cui messaggi vengono emanati a più livelli. Spetta poi all’arte cogliere anche un messaggio recondito, a volte di tipo spirituale a volte di tipo esoterico, quindi esprimerlo in contrasti, prospettive, luci e ombre. Tradurre in quadro un testo pieno di pathos è una vera sfida: la passione di un autore si manifesta spesso nella solitudine di un animo sensibile e si esprime in immagini astratte che lasciano spazio alla libera interpretazione proprio come i versi di una poesia, che hanno un senso solo se il lettore li fa propri e si immedesima in essi, dove l’astrattismo significa libertà di essere se stessi. Questo è vero nelle opere di La Gioia che io ho definito esistenzialista, interprete di un neo-romanticismo nel quale i personaggi si perdono alla ricerca dell’indefinitezza che permette loro di sfuggire a un mondo dominato dalle etichette.

L’esperienza artistico letteraria si potrebbe arricchire di mistero con l’introduzione di una disciplina ulteriore quale la musica. Per gli esperti di note e di melodie, libri e quadri trasmettono emozioni che facilmente si possono trasformare in sequenze in modo che la ricezione sia più intensa e completa perché coinvolgente diversi aspetti sensoriali. In futuro il gruppo MIAMA si darebbe lo scopo di coinvolgere altri autori, artisti e compositori al fine di ampliare lo scopo della cooperazione e arricchire la fruizione con nuovi stimoli per un pubblico curioso, aperto alle nuove esperienze e soprattutto capace di reinterpretare e far propri gli impulsi offerti dalle varie discipline coinvolte nel progetto, servendosi dei più svariati mezzi di diffusione per raggiungere una platea sempre più estesa. Idealmente un progetto verrebbe infine arricchito anche da una riduzione cinematografica dell’opera letteraria


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Vita breve e gloriosa dell’anfisbena [L’accademia di Maria Giovanna Battista di Savoia]

M. Colella, Il barocco sabaudo tra mecenatismo e retorica, 2019, XII + 180

L’anfisbena, il mitico serpente con una testa a ciascuna estremità del corpo: era questa l’“impresa” – oggi diremmo il logo – dell’Accademia Reale Letteraria di Torino, fondata nel 1678 dall’allora reggente del Ducato di Savoia, Maria Giovanna Battista. Ognuna delle due teste rappresentava una lingua, rispettivamente l’italiano e il francese. Il plurilinguismo è una ricchezza, si sa, ma quell’anfisbena araldica nasconde anche un problema: il fatto che il Ducato (poi Regno) di Savoia non possedesse una “sua” lingua, come ancora un secolo dopo si accorgerà sulla propria pelle Vittorio Alfieri. Quella di Maria Giovanna Battista di Savoia si rivela in ogni caso «una sovranità tanto assolutistica quanto illuminata, che – per spiccata sensibilità, raffinata educazione e lungimirante visione politica e, comunque, nell’ambito di un percorso dinastico di longue durée – comprende che per “comparire al mondo nell’assemblea primiera delle potenze” non basta l’esclusivo esercizio politico-amministrativo-militare», scrive Colella. Solo che l’esperimento sarà destinato a durare poco, perché la reggente si troverà a combattere contro un fiero oppositore: l’erede designato. Suo figlio.


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Negli anni bui del Sol dell’Avvenire

L’autore, oggi settantaseienne, ripercorre dalla sua residenza di Hobart, Australia, più di due decenni di storia nazionale rumena inquadrati sullo sfondo della sua allora giovane vita: gli anni dalla fine del secondo conflitto mondiale ai primi anni Settanta, momento in cui riesce a lasciare il paese. Anni di nera miseria, come li viveva la gran parte dell’Europa del dopoguerra; qui però molto complicati dall’avvento dell’influenza politica sovietica, materializzatasi attraverso sadici burocrati di partito, pateticamente tesi a plasmare, nel triste quotidiano da fame, l’utopistico quanto incomprensibile “uomo nuovo” che avrebbe dovuto traghettare quelle poverissime realtà rurali verso l’improbabile “futuro luminoso” del compimento del socialismo reale. Con gli stessi venefici effetti sperimentati anche in tutti gli altri paesi di oltrecortina. Questo degrado materiale e morale, questa diffusa abitudine all’ipocrisia e alla menzogna vengono descritti dipingendo i tanti squallidi paradossi di questo tragicomico mondo alla rovescia. Unica soluzione possibile: andarsene per sempre. Intanto, però, la vita della natura e delle stagioni compone in primo piano l’eterna bellezza del paesaggio, scorrendo come insensibile alle piccolezze passeggere del comunismo, quasi preghiera salvifica per quella umanità oppressa e sofferente. E i rimedi pratici sono quelli secolari della tradizione: la freschezza e la bellezza delle donne al lavoro nei campi, la melodia del violino degli zingari, la magia benefica di esperte fattucchiere, la solidarietà umana contro gli impalpabili vampiri e i concretissimi lupi selvaggi delle foreste, e naturalmente contro i lupi in fattezze umane della città e della lontana Russia stalinista. E soprattutto alcool consolatorio a fiumi: in un quadro antropologico dove si conquistano il loro spazio vitale premonizioni, malocchio, piccole gioie innocenti. Mentre gli aguzzini della collettivizzazione e della statalizzazione, così come prima di loro era accaduto ai legionari fascisti, diventano echi sommessi, ombre sfocate in retropalco, irrilevanti se non per il vero dolore che arrecano.

Profilo biografico:

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego, l’antiviaggiatore, quando può.


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Chi di social colpisce…

Un giornalista si barcamena nella temperie che ha appena investito il paese: una legge che limita la fruizione dei social, concepita e introdotta allo scopo di limitarne l’effetto tossico da iperfrequentazione web generato nella pubblica opinione. Che intanto è in fermento per il motivo opposto: tutti stanno infatti sperimentando quanto sia difficile mandare avanti e riconvertire l’economia e le relazioni sociali, senza più la rete come principale riferimento. Per giunta il protagonista si ritrova improvvisamente ad avere che fare con misteriosi casi di cronaca nera che appaiono toccare proprio le sue amicizie e i suoi affetti. Questi gli incidenti narrativi presupposto di Morte alla fine dei social (AltroMondo 2021), teso e appassionante thriller di Marco Venturi. L’Italia distopica di Venturi – anzi forse meglio diremmo la Toscana, visto che la storia si svolge tutta in questa regione, eccezion fatta per piccole puntate in Romagna – conserva piacevolmente i tratti distintivi di quel territorio, incluse le notorie pose scanzonate e sardoniche del suo popolo, che fanno da originale e gradevole contraltare al cupo sviluppo e incalzare della vicenda, strappando al lettore più di un sorriso e persino qualche imprevista risata, mentre l’evoluzione inquietante degli eventi conduce al climax e alla sorprendente, spettacolare risoluzione finale. Al pari degli efficaci tratteggi psicologici e di costume, sono definiti con perizia e realismo i contesti investigativi e giudiziari, e le connessioni con il sottobosco della politica e della criminalità: l’autore ha optato per un’indagine dell’Arma dei Carabinieri, invece che della Polizia di Stato, come generalmente capita di leggere. Gli ingredienti necessari a coinvolgere e a indurre il fatidico voltapagina ci sono tutti e anche qualcosa di più: un’idea brillante e intrigante, sviluppi articolati e spiazzanti, la giusta dose di umorismo, figure umane dai connotati di verità con le quali empatizzare o sulle quali rabbrividire. Decisamente un’ottima prova.

Profilo biografico:

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose e non necessariamente in quest’ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego, l’antiviaggiatore, quando può.


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