Geografie emotive, emozioni localizzate. Viaggio dentro e fuori il Cortile Cacao di Cristina Schillaci [Carlo Crescitelli]

C. Schillaci, Cortile cacao, Operaincerta, 2019, pp. 190, € 10.00

“Cortile cacao” – romanzo premiato con menzione speciale al nostro concorso “Un libro in vetrina” 2021 – è un libro dalla scrittura felice, dove le cose non succedono: sono già successe. E noi  le riviviamo nel disincantato, ironico ripercorrere gli eventi di Bruna, la protagonista. Donna che soffre, ma sa anche ridersi addosso, tra esilaranti metafore proposte nel mezzo del dramma,  persona viva e vera che emerge in un diario dai toni del reportage giornalistico. Colpisce lo stile colorito, creativo ed ermetico, inusuale in una storia d’amore, e parimenti impressionano le ambientazioni: uu’onirica Parigi, una scanzonata Roma, una dolce e nostalgica Catania, una concreta Palermo, la spietata barca in mare e l’ansiogeno ristorante in spiaggia, un sognante Perù. E infine, il filosofico cortile del titolo, punto di partenza e di arrivo di tutto. I capitoli sono intitolati con  città o località, come immaginari set cinematografici: perché, come accade in un film, i luoghi che si avvicendano vengono pian piano fusi insieme in una tavolozza di emozioni che rimandano l’una all’altra, l’uno all’altro, e ci lasciano decifrare  le tante sfumature dell’umore di Bruna, le fasi del suo percorso. Poco invece percepiamo dei suoi interlocutori: lo sfuggente Noah, attore bello e dannato (altra chiave di lettura dei capitoli come scene di un film), le spiritose e un po’ ciniche amiche Pia, Alice e Irene, il divertente tassista/amico, tutti annunciati nella pagina iniziale, come comprimari o comparse di un’ipotetica sceneggiatura (ancora il cinema!). Sola eccezione: la cagnetta Guenda, spalla non a caso non umana, della quale provocatoriamente si indaga il genuino punto di vista animale. E così interiorizziamo un mondo che è magari anche il nostro, giusto un pochino più elegante, di maggiore lucidità: non è questo ciò che si chiede a una bella lettura? Compenetrarsi, emozionarsi, sorprendersi, riflettere… beh, complimenti, Cristina Schillaci: missione compiuta!

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. È per questo che voi lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.


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La buona battaglia. Pasolini tra Dante, Leopardi e la Bibbia [Dario Rivarossa]

Alla vigilia dell’Anno pasoliniano 2022, un percorso attraverso tre tematiche affrontate dal geniale, controverso poeta, scrittore e regista: Dante, Leopardi e la Bibbia, in particolare i Vangeli e le Lettere di san Paolo. Ci si sofferma soprattutto su tre “testamenti spirituali” di Pier Paolo Pasolini: la sua ultima raccolta poetica, Trasumanar e organizzar; il primo libro postumo pubblicato nel 1975, La Divina Mimesis; e la sceneggiatura per il San Paolo, film mai realizzato, ma progettato e rielaborato fino all’ultimo. Vedere in che modo Pasolini cita e riutilizza i versi della Divina Commedia o dell’Infinito, o il Discorso della montagna e la Prima lettera ai Corinzi, è solo il primo passo. Come sempre, infatti, l’autore si appropria in profondità dei materiali che scava, facendone la voce di sé, delle proprie angosce e della propria lotta. E ancora più su, del proprio destino.

Dario Rivarossa ilTassista Marino, nato a Cuneo nel 1969, vive attualmente a Perugia dove è sposato con Paola. Lavora come giornalista per il settimanale umbro La Voce e per Umbria Radio. Traduce da inglese, tedesco e latino; e da italiano a inglese. Cura il sito ambrose-bierce-in-italiano.blogspot.com. Artista digitale (profilo su Behance). Con Il Terebinto ha pubblicato, tra lʼaltro, il romanzo Il Divino Sequel e il saggio Dante fantasy. Collabora regolarmente con la rivista Riscontri, tra saggistica e recensioni. Ha inoltre pubblicato il poemetto neo-barocco dadaista La Strige. Città preferite: Torino e Napoli.


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KING KONG e l’evoluzione dello storytelling cinematografico

riscontri_copertina n. 2È passato più di un secolo dalla nascita del cinema, eppure continuiamo a sederci su una poltroncina in una sala scura in attesa di essere stupiti dalle meraviglie che saranno proiettate su di uno schermo.

Le storie che il cinema  racconta sono cambiate, ma quello che è cambiato di più non è stato il “cosa” raccontare, quanto il “come” raccontarlo. Film che raccontano la stessa storia possono raccontarla in maniera diversa a seconda del periodo storico d’uscita e del pubblico al quale la pellicola fa riferimento. La verità è che gli uomini raccontano storie, cioè fanno storytelling, dall’alba dei tempi. Quasi ogni storia è stata già raccontata, ma ciò nonostante le storie sono ancora oggi una parte importante della nostra vita, ed è questo uno dei motivi per i quali continuiamo ad andare al cinama.

Per esaminare questa evoluzione dello storytelling cinematografico prendiamo in considerazione un film e i suoi remake e reboot, esaminando in cosa differiscono, e confrontando ciascuno di loro con altri film usciti durante gli stessi anni.

I film presi in esame sono quelli di King Kong (i 4 principali, non gli spin-off e i sequel): King Kong (1933), King Kong (1976), King Kong (2005), Kong: Skull Island (2017).

I film di King Kong sono entrati indissolubilmente nell’immaginario collettivo. Sono però anche un perfetto esempio dell’evoluzione e del processo di svecchiamento dello storytelling cinematografico. Ogni film racchiude in sé una rappresentazione dell’epoca in cui è stato rilasciato. Si dice che il cinema è in crisi poiché non ci sono più idee e i remake sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni. Un remake ovviamente non potrebbe esistere senza il film originale, di cui è il rifacimento, ma non per questo va screditato, perché può raccontare la stessa storia in modo diverso, o aggiungendo ulteriori sfumature di significato.


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locandina


Lorenzo Crescitelli è nato ad Avellino nel 1999. Nel 2020 ha conseguito la laurea triennale in Scienze della Comunicazione all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con una tesi in Teoria e tecniche del linguaggio cinematografico. Dal 2021 è collaboratore di cattedra all’Università Suor Orsola Benincasa. Attualmente è iscritto, presso la stessa università, al corso di laurea magistrale in “Scienze dello spettacolo e dei media. Linguaggi, Interpretazione e Visioni del Reale (LIVRe)”. Nel 2021 ha collaborato con l’associazione Zia Lidia Social Club alla realizzazione di una rubrica collettiva nella quale ha consigliato film in programmazione televisiva.

Heat – La Sfida

di Angelo Di Franco

prima di copertina

Due dei più grandi attori americani si incontrano in un lungo, teso e realistico dramma criminale. Neil McCauley (Robert De Niro) è un criminale freddo, lucido e spietato, specializzato nell’organizzazione di grossi colpi. Vincent Hanna (Al Pacino) è un duro e nervoso tenente della sezione rapine e omicidi di Los Angeles. Le loro strade finiscono inevitabilmente per incrociarsi, preparandosi ad uno scontro che vedrà vincitore solo uno dei due.

Angelo Di Franco è appassionato fin da piccolo di storie e racconti, ama guardare film e leggere libri senza preclusioni o preconcetti, purché le premesse siano interessanti.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

 

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