Antica modernità. Il Seicento manzoniano alla luce dell’oggi nella lettura critica di Clelia Biondi

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Clelia Biondi ci ha proposto, nel suo “Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi”, uno sguardo sulla società contemporanea che oggi acquista inquietante attualità. Il punto di partenza dell’indagine letteraria sono i capitoli XXVII, XXXI, XXXI e XXXVII dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, presentati, analizzati e comparati sia nella loro originaria stesura, quella contenuta nel Fermo e Lucia, che in quella definitiva, nonché nelle loro connessioni alla Storia della colonna infame. Vale a dire i celebri passi dell’opera nei quali fanno la loro apparizione la figura semicomica di Don Ferrante, e la sua astrusa biblioteca, e dove si snodano le drammatiche vicende della peste milanese. Ma il vero oggetto di indagine del saggio di Clelia Biondi è il secolo diciassettesimo, quel Seicento lezioso e bizzarro, ma anche vitale, sospeso tra passato e futuro, proiettato verso la modernità così come schiavo dei lacci di ignoranza e superstizione che ancora lo avvincono. Quel Seicento dove convivono dialetticamente e spettacolarmente aristotelismo e demonologia, primi metodi scientifici e dubbia, arcaica magìa. Qui, nella favolosa biblioteca di Don Ferrante – così come tratteggiata dall’affresco narrativo manzoniano, che elenca e chiama in causa, profilo dopo profilo, i dotti e talora semioscuri autori dei volumi citati, non senza offrircene la versione distorta e ed inconsapevolmente caricaturale del proprietario e appassionato lettore dei libri suddetti – proprio qui, proprio per questo, possiamo affermare che è la Storia a venirne fuori, la Grande Storia del mondo intesa come maestra di vita e bussola etica. E ciò succede, come in ogni trattato a sfondo filosofico che si rispetti, a mezzo di una serie di singolari argomentazioni a contrario: singolari per noi, non certo per i maestri ottocenteschi, che ben sapevano porre la questione della deviazione dal vero, o dall’utile, o dall’interessante, per tornare alle celeberrime categorie manzoniane.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

“Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi” di Clelia Biondi

Oggi vi segnaliamo il saggio di Clelia Biondi Coll’ago finissimo dell’ingegno. Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi (ilmiolibro.it) sulle implicazioni critico-ideologiche delle vicende de I Promessi Sposi.

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Coll’ago finissimo dell’ingegno

di Clelia Biondi

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Coll’ago finissimo dell’ingegno
Sottotitolo: Postille ad alcune pagine dei Promessi Sposi
Autrice: Clelia Biondi
Pagine: 212
Anno: 2014

Prendendo in esame l’Introduzione, i capitoli XXVII (limitatamente a don Ferrante e alla sua biblioteca), XXXI, XXXII e XXXVII (limitatamente alla morte di don Ferrante) dei Promessi sposi, nonché l’Introduzione della Storia della colonna infame, il libro propone una lettura, se non nuova, spregiudicata, forse, del più celebre romanzo italiano.

Il percorso interpretativo, rigorosamente fedele al testo, sempre confrontato con la sua prima redazione, mira a dimostrare come l’ideologia sottesa al romanzo manzoniano si distribuisca in modo accortamente calibrato, proprio come una struttura portante, che compatta e sostiene l’opera, attraversandola per intero – dal suo principio al suo compimento –.

I temi principali che vengono, in tal modo, enucleati sono: il ruolo dell’intellettuale nella società; l’importanza del superamento della passione, intesa quale espressione della pulsione istintuale, a favore della conquista di un comportamento ponderato e razionale; il libero arbitrio, inteso quale pilastro della dignità dell’uomo; la condanna di alcuni orientamenti filosofici (neoplatonismo, in primis).

Si rileva, inoltre, come Manzoni riesca a fornire una lettura, ante litteram, della complessità, contraddittoria e variegata, della scienza ‘500-‘600esca.

Riconoscimenti:

  • Finalista al Premio Letterario Mario Soldati 2014, Torino;
  • Premio Letterario Montefiore, Premio Speciale Pianeta Donna 2015, Montefiore Conca (RN);
  • Premio Letterario Lago Gerundo 2016, Paullo (Milano);
  • “Menzione al merito”, Premio Letterario Salvatore Quasimodo 2016, Guidonia (RM);
  • “Menzione al Merito”, Premio Letterario Maria Cumani 2016, Guidonia (RM);
  • “Menzione al Merito”, Premio Letterario Città di Torino 2017, Torino;
  • Premio Letterario Città di Sarzana 2019, Sarzana (SP);
  • “Segnalazione di Merito”, Premio Letterario Un libro in vetrina 2020, Avellino.

Inserito nello “Schedario manzoniano” di “Testo”, Rivista di Studi di teoria e storia della letteratura e della critica, anno 2015 – N. 69, Gennaio-Giugno.