Oltre Spinoza: Identità e intensità del corpo in Deleuze

di Federico Valgimigli

prima di copertinaScopo del presente articolo è cercare di mostrare una via alternativa (ma non per questo necessariamente meno battuta) per approcciarsi alle letture deleuziane del corpo. Piuttosto che riferirsi alle esegesi date da Deleuze dell’opera spinoziana in relazione alla potenza del corpo, si è deciso di istituire un percorso leggermente differito, il quale poggia principalmente sulle grandi opere della fine degli anni Sessanta: Differenza e ripetizione e Logica del senso.  In particolare, si cercherà di porre in luce la stretta relazione che corre, in Deleuze, tra l’istituzione di una filosofia del corpo plurale e in divenire, molteplice e la parallela critica di ogni logica classica della rappresentazione (specificatamente quella kantiana). Ovvero, vorremmo mostrare come sia un’esigenza di stampo quasi prettamente gnoseologico a istituire in Deleuze, almeno nelle sue prime battute e come “scintilla iniziale”, una originale filosofia del corpo. Nello sviluppo della nostra indagine incontreremo numerose nozioni centrali nella sua filosofia, come quelle di corpo senza organi, di quantità intensiva, dell’evento e della sua contro-effettuazione, sino a delineare i contorni di quella peculiare linea di pensiero (e di pratica) da Deleuze definita empirismo trascendentale. Il risultato sarà la definizione del corpo non come organismo (struttura già troppo organizzata e fissa, dogmatica), bensì come superficie d’iscrizione, spazio informale – senza essere informe – in cui si scontrano tra loro gradienti di intensità e linee di forza, sino all’emergere sempre differito e in divenire, dell’individuo (o meglio, alla fissazione momentanea del processo di individuazione sulla superficie neutra e striata del corpo). Autore di riferimento in questa analisi sarà allora, come vedremo, Nietzsche piuttosto che Spinoza.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Federico Valgimigli è dottore in Scienze filosofiche, laureato presso l’Università di Bologna. Ha curato la traduzione del volume di Arianna Sforzini, Michel Foucault. Un pensiero del corpo, Ombre Corte, Verona, 2019 e ha all’attivo alcuni articoli sulla filosofia di Foucault e Deleuze. Attualmente il suo interesse è concentrato nell’analisi della nozione di corpo e carne nella produzione dei due filosofi francesi, in particolare relazione con la filosofia di Merleau-Ponty e la fenomenologia del tocco di Jean-Luc Nancy.