Leggeri incontro alla vita. Chissà se al Liga fischiarono le orecchie. Cronache di un liceo classico di Anna Pasquini

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3In semplice forma di diario, senza troppe preoccupazioni di dare un senso o un corso agli eventi, Anna Pasquini ci presenta con immediatezza e candore le cose com’erano, riviste e ripensate oggi ma senza giudicarle troppo. In piena coerenza con la missione editoriale educativa e realistica di Argento Vivo, ci comunica con efficacia la particolare atmosfera del periodo della vita in cui  tutto deve ancora essere e forse sarà. Il risultato è quella dolcezza strana tipica dei teenagers, e ognuno di loro ci si affaccia sulla scena con tutti i suoi dubbi e i suoi sogni nel cassetto; l’autrice ce li presenta e ce li fa conoscere così, uno dopo l’altro, senza mediazioni o artifici. Come fa con i loro genitori e insegnanti, le cui vite, pur ad altri stadi e traguardi,  hanno comunque un po’ lo stesso sapore salato; di consapevolezza, ferite e sconfitte tutte mischiate assieme, che ne fanno un po’ un po’ amici o sostegni, un po’ feticci da abbattere. In un’età in cui basta poco a riuscire o fallire, gli sbagli ti pesano, i rimpianti già scottano, il giudizio dei grandi e dei tuoi coetanei ti può bruciare addosso, e dipende molto da te spegnere le fiamme e il dolore. Noi siamo grati ad Anna per queste  delicatezze e profondità, che ci accompagnano nel ripensare e capire che la vita è amara, e che il mito della bella gioventù sta certamente nel suo ricordo, non nel complicato presente in cui la si vive. Perché le cose cambiano col tempo: se guardiamo al mondo con altri occhi, senza rinnegare il passato, ma recuperandolo nel modo migliore. Anna Pasquini lo sa, come vanno queste cose, e ce lo lascia capire sottovoce, che non siamo mai soli; ed è questa la lezione più  preziosa che scaturisce dalle sue pagine.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Ombre antiche sull’isola del mare e del sole. Massimo Torsani e il suo “Il pastore”

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertina3Le vicende de “Il pastore” ci portano ad interrogarci sulla Sardegna di oggi, che fa scrupolosamente i conti con la nuova realtà e con le mille opportunità dell’apertura al turismo, senza tuttavia voler ancora rinunciare alla propria arcaica, respingente identità. Ed è proprio dal confronto/scontro con gli ospiti venuti da fuori e con gli inusitati approcci dal “continente” e dall’estero che scaturiscono le scintille di conflitti che affondano le loro radici in una cultura unica, comprensibilmente tesa a preservare il proprio prezioso isolamento contro tutto e contro tutti.    

Torsani, da profondo e critico osservatore dell’Italia odierna, ce ne riassume con estro, mestiere e ricercatezza le contraddizioni, così come esse si riflettono e casualmente si amplificano all’interno di uno dei non-luoghi principe della contemporaneità: un campeggio e villaggio vacanze. Dove all’improvviso bussa inattesa tutta una rete di drammi che viene da lontano nel tempo, nello spazio e soprattutto nell’anima, e che non può fare a meno di esplodere proprio nel contesto che apparirebbe meno probabile. Come sempre nella vita, anche qui con la tragedia convivono l’umorismo,  le mode, la musica, l’amore: che l’autore – arguto e attento cicerone dell’avventura – ci presenta e ripropone, a passi successivi e progressivi, con leggerezza e disinvoltura, attraverso molteplici e puntuali rimandi a spaccati di attualità e tendenze in voga, in un sapiente gioco di ammiccamenti dal quale chi legge resta compiaciuto e ammirato.

Al di là dei tanti appassionanti agganci legati alla articolata indagine poliziesca che ne incardina la trama, che senza dubbio entusiasmerà i patiti del genere, “Il pastore” si configura soprattutto come lettura per palati fini. Per chi cioè si aspetti, anche da una storia di semplice intrattenimento o svago, ben più di qualche facile esca o traino emotivo, e pretenda comunque prospettive a largo raggio, ricchezza e colore, spunti di riflessione.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Dritti al Cuore della Terra. La vita che rinasce nella Birmania colorata di Nadia Cerchi e di Daria Covolo

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertina3“Il Cuore della Terra/The Hearth of the Earth” è una fiaba di ambientazione esotica, scritta da Nadia Cerchi e illustrata da Daria Covolo.  Ma anche molto di più, realizzando potenzialità che si compiono quando il talento creativo di Nadia – insegnante, mamma e cantautrice – incontra quello di Daria – artista di formazione internazionale – e le due decidono di ridare forma ad un vecchio testo di Nadia. Quel testo è la storia di Nyan, bambino che ha appena varcate le soglie della pubertà quando, il 5 maggio 2008, si abbatte sulla Birmania il ciclone Nargis. Travolto dalla tragedia insieme con tutto il suo villaggio, Nyan approderà tuttavia ad una nuova vita misteriosa e magica, grazie alla potenza lenta e invincibile della natura che rinasce, e all’amore degli uomini che dà nuovo senso, in nuove forme, all’eterno cerchio dell’esistenza. Una vicenda, quella immaginata da Nadia, dai toni mistici e delicati, intessuta di suggestioni antropologiche e filosofiche, che bene trova espressione nel tratto multicolore ed etnicizzante adottato da Daria; sostanziandosi in un bel volume dall’impatto immediato, in grado tanto di affascinare il pubblico dei piccoli quanto di parlare alla sensibilità dei grandi. Al punto da rappresentare l’apertura di una collana – “Serendippo” – che presenta storie di viaggio con inaspettati esiti di svolte e di crescita personale, invitando gli adulti a riflettere sul significato dell’esperienza umana, e i ragazzi a divertirsi impugnando le matite colorate. L’edizione è bilingue italiano/inglese, in quanto inserita in un più ampio progetto di sviluppo e valorizzazione territoriale, che trova espressione nel sito web dell’editrice, l’associazione culturale valdostana “Poetica del Territorio” . Possiamo quindi parlare di missione compiuta: quella di ribadire il messaggio che, ovunque  nel pianeta, l’armonia con la natura e con i nostri simili non è lontana, a patto di dirigervisi in pace interiore, e limpidezza di intenti e di animo.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

Il mondo al tempo del coronavirus. Dallo shock mediale alle nuove sfide lanciate dal digitale

di Antonietta Buonauro e Valentina Domenici

prima di copertina3La crisi sanitaria legata alla pandemia del virus “Covid-19” è la prima, per impatto sociale, economico e politico a livello globale, ad avvenire ai tempi dei media digitali partecipativi. Ciò fa sì che il fenomeno non sia solo seguito dai classici mezzi di informazione, ma si riverberi anche attraverso i social media e nella sfera pubblica digitale suscitando reazioni, dibattiti, interpretazioni. Questo aspetto suggerisce alcune riflessioni sul modo in cui i media partecipativi stanno operando la mediazione di un fenomeno di tale portata, sia attraverso la costruzione di immaginari, sia modulando l’intensità con cui l’evento viene percepito. Trattandosi di un evento inatteso e traumatico, il suo impatto a livello mediatico è stato molto forte, al pari delle attività di ricerca di informazioni. Non è un caso che sia stato recuperato il termine “infodemia”, che fa riferimento alla circolazione di una quantità eccessiva di informazioni e dati che rendono arduo informarsi, facendo leva sull’emotività dei destinatari. L’infodemia sta mostrando l’importanza di un’alfabetizzazione digitale di massa su scala globale, mentre la crescente intolleranza nell’opinione pubblica verso le fake news sta mettendo in crisi il discorso politico di stampo populista apparso dominante nel mondo occidentale nell’ultimo decennio.

Di fronte alla crisi che gli Stati si sono trovati a fronteggiare, anche le aziende hanno dovuto rivedere le proprie strategie comunicative, ponendosi nell’ottica di una collaborazione in partnership con i governi e al servizio della comunità globale. La virata in questo senso è stata evidente e quelle aziende che si sono mostrate ancorate alle logiche di profitto e ai modelli culturali precedenti l’emergenza ne hanno pagato le conseguenze in termini di vendite. Ne sono derivate innovazioni che molto probabilmente lasceranno il segno anche nel mondo post emergenziale: dalla conversione repentina di tutti i settori lavorativi allo smart working, alla crescita del mondo del delivery e dell’e-commerce, dai meeting professionali in videoconferenza alla didattica a distanza per tutti i livelli della formazione, ai concerti campioni di incassi sulle piattaforme virtuali. L’accelerazione verso pratiche di sharing economy e di economia digitale consente di compiere riflessioni significative sulle prospettive future del mondo contemporaneo che il realizzarsi del cosiddetto smart living consentirà una volta usciti dalla cornice emergenziale.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Antonietta Buonauro

Laureata in studi sul cinema e gli audiovisivi, ha conseguito un dottorato di ricerca nello stesso campo disciplinare e successivamente l’abilitazione nazionale in seconda fascia. Nelle sue ricerche si è occupata principalmente di studi culturali e studi di genere applicati al cinema e agli audiovisivi, con un interesse particolare per la rappresentazione mediatica e cinematografica dei traumi collettivi dell’epoca postmoderna. Tra le sue pubblicazioni: Trauma, cinema e media. Immaginari catastrofici e cultura visuale del nuovo millennio (2014), All women want love. Il desiderio femminile e la decostruzione del romance nel cinema di Jane Campion (2015), Geografia e cultura visuale (in corso di pubblicazione).

Valentina Domenici

È ricercatrice di cinema presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha pubblicato articoli in riviste e libri collettanei, concentrandosi sul cinema francese contemporaneo e gli Studi Postcoloniali, le narrazioni e seriali e il cinema contemporaneo nel contesto della globalizzazione e delle forme attuali del razzismo. È stata docente a contratto presso l’Università Evry Val d’Essonne ed è autrice di monografie, tra cui Dentro e fuori il margine. La diversità culturale nel cinema francese contemporaneo, Bulzoni, 2013; All women want love. Il desiderio femminile e la decostruzione del romance nel cinema di Jane Campion, (con A. Buonauro), Armando, 2015.