Mad Max chiama Franz Kafka. I dogmi e la suspense de La città delle anime di Danilo Cicilloni

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Prendete un aldilà. Uno che non conoscete (e come potreste, del resto?). Incominciate a esplorarlo, visto che vi ci siete ritrovati vostro malgrado. E ovviamente, non ricordate il come e il perché. Poi, proprio mentre vi ci stavate ambientando senza troppo entusiasmo, succede che… fate fuori il suo Artefice Supremo. Bel guaio, non trovate? Ma torniamo a noi, e a Marc Rainer, il nostro deicida protagonista: successivamente alla catastrofe escatologica da egli incautamente provocata – e che mette comprensibilmente in discussione la ragion d’essere stessa della città e dell’universo ultraterreni – Marc incontra, in un contesto da road movie apocalittico sviluppato a cavallo tra atmosfere dantesche, suggestioni horror e citazioni fantascientifiche, una sorprendente galleria di enigmatici, emblematici personaggi.  Che, come in ogni plot al cardiopalma che si rispetti, saranno per lui di volta in volta alleati, mentori, avversari, persecutori, giudici, amici, amanti, specchi di coscienza. Rivelandosi, uno dopo l’altro, custodi di vecchie e nuove verità, e spesso interpreti di kafkiane consapevolezze. Fino all’epilogo. Necessario e potente come da presupposti;  eppure, talmente imperscrutabile da tornare del tutto inatteso.Un lavoro dal ritmo sostenuto, ma non vi ho ancora parlato del suo stile: scarno, essenziale, cinico, impietoso. Di quelli che non ti danno tregua: in piena sintonia con gli incalzanti accadimenti narrati. “La città delle anime” si conferma essere uno di quei libri capaci di imprigionarti ed avvolgerti nei suoi ordinati labirinti di lucide parole. E lo fa anche attraverso la sua grafica criptica, composta e indovinata, che poco rivela, e in molto seduce. Così come parzialmente misteriosi  ed incogniti rimangono, nel maneggiare il volume e indagarne sul web, il profilo dell’autore e la pubblica immagine editoriale: in un gioco sottile che impreziosisce il piacere di addentrarsi in un’avventura che alterna algida metafisica a sanguigna umanità, modulata com’è nei toni avvincenti di un film d’azione.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

L’occhio di Mobius: il nuovo mondo fantasy di Marco Garinei

di Lorena Caccamo

 

prima di copertinaL’Occhio di Mobius è un fantasy che potrebbe definirsi classico. La Magia è il suo elemento predominante. Magia intesa come conoscenza e, dunque, fonte di potere. Ed è questo che contrappone due fazioni avverse: i fanatici di un Credo proibito e la virtuosa Confederazione Arcana. Maghi buoni contro maghi malvagi sono alla ricerca di un antico e potente manufatto. È l’eterna lotta tra Bene e Male che tenta, confonde e ammalia i protagonisti di questa storia.

Luvie e Lazard – maghi della Confederazione Arcana – si ritroveranno a fare i conti con la loro coscienza, a mettersi in discussione e a trovare il coraggio di fare quanto non si sarebbero mai aspettati.

Il romanzo ha la capacità di coinvolgere il lettore che, spesso, si ritroverà ad avere di che riflettere sulla scia delle scelte, spesso difficili e combattute, cui i protagonisti della storia sono sottoposti. E allora, la distinzione tra Bene e Male sembra alle volte assottigliarsi e confondersi.

Tutti i personaggi della storia, non solo i protagonisti, sono pensati e costruiti in maniera funzionale al mondo che li ospita. Ognuno mosso da ideali spesso radicati e convinzioni profonde ma tutto, impareranno, può essere messo in discussione.

Quello del fantasy è un campo minato che l’autore – Marco Garinei – riesce ad affrontare con una buona dose di coerenza e credibilità. E, quando si tratta di un fantasy, la credibilità è – paradossalmente – l’elemento indispensabile.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

Link all’acquisto:

Amazon

Sito dell’editore

 

Lorena Caccamo è una Correttrice di bozze ed Editor Freelance con una radicata passione per la letteratura, l’arte, la storia. Nasce a Siracusa nel 1983 e si forma in ambito umanistico iniziando gli studi universitari presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania, salvo poi concluderli a Roma, alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, dove ha modo di conseguire la laurea magistrale in Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria. Già durante il periodo universitario inizia a collaborare con alcune realtà editoriali, riuscendo a sfruttare le sue passioni in ambito lavorativo non senza difficoltà ma abbastanza tenacemente.

In quarantena con la fanta-storia di Dario Rivarossa

Il Terebinto Edizioni ha deciso di rendere disponibile per il download gratuito, dal 1° al 5 aprile, quattro titoli del catalogo. Per questo abbiamo chiesto ai relativi autori di spiegarci perché scaricare i loro libri in questo tempo di quarantena, ieri ne abbiamo parlato con Carlo Crescitelli, oggi è la volta di Dario Rivarossa, autore de Il Divino Sequel.

 

scarica gratis

 Il Divino Sequel

di Dario Rivarossa

 

1584009833

Il Divino Sequel è un romanzo di fanta-storia basato sulla biografia di Giovanni Pascoli e sugli spunti che ha davvero lasciato su un possibile sequel della Divina Commedia. Nel farlo, siccome al poema dantesco “han posto mano cielo e terra”, lʼautore dei Canti di Castelvecchio scopre di aver messo in moto un gioco immenso, che coinvolge lʼintero universo! La sua vita ne uscirà sconvolta. Ma non verrà lasciato solo.

 

1) Perché scaricare e leggere proprio il tuo libro, adesso? Dacci un buon motivo per il quale ne possa valere la pena, alla luce degli ultimi eventi.

Il regno del fantastico, nonostante le apparenze, non è affatto una fuga dalla realtà. Nella mitologia classica, nel fantasy, nella fantascienza – generi rimescolati nel romanzo – i temi dominanti alla fin fine sono quelli dei contrasti sociali, della fragilità umana, della malattia e della morte. Questo vale per Dante, e vale per Giovanni Pascoli, che conosceva fin troppo bene il disagio di vivere. Nel Divino Sequel, così come nella realtà storica, Pascoli combatte ogni giorno contro la tendenza a cedere, a crollare. Ma un aiuto gli arriva da una direzione assolutamente inattesa.

2) Come ti stai vivendo l’isolamento? Come sono le tue giornate?

In questo periodo vado giusto due giorni a settimana a lavorare in una redazione sprovvista di sistemi smart, e per il resto gestisco le attività da casa come freelance. Trascorro gran parte del tempo libero a leggere (p. es. Jerusalem di Alan Moore, 1.500 pagine) o a visionare piattaforme online dedicate ad arte e fotografia, e qualche volta a produrre digital art o scrivere… Gasp! Ma sono le stesse cose che facevo già prima del coronavirus. Aiuto!

3) Come pensi che saranno le nostre vite dopo?

Ahia, lo scenario che immagino dopo la fine dellʼemergenza è il peggiore possibile: tornerà tutto tale e quale. Ricordi lʼ11 Settembre, quando si diceva “ora niente sarà più come prima”?… Ehhh, sicuro.

4) E tu? Cosa farai quando ne saremo usciti?

Una cosa che non vedo lʼora di rifare, appena ce ne saranno sanitariamente/legalmente le condizioni, è un viaggio a Napoli e in Irpinia. A “presto”!

5) C’è altro, di cui non abbiamo parlato, e che vuoi dire a chi ci legge?

Nella mia epoca preferita, il Cinque-Seicento, le epidemie erano un fenomeno che non solo si ripeteva con una certa frequenza, ma condizionava la cultura, la visione dellʼesistenza. La tecnologia, il benessere (ben presenti nella nostra società, e pazienza per gli altri) ci hanno resi arroganti, il che produce catastrofi anche in assenza di virus.

intervista a cura di Carlo Crescitelli

 

locandina