Il poeta filosofo Domenico Giella ed il suo contributo al dibattito post unitario sulla pena capitale

riscontri_copertina n. 2Domenico Giella (1821-1899), irpino di Aiello del Sabato, si formò nel vivace ambiente napoletano all’epoca dell’«intervallo di tolleranza» (De Sanctis), quando il fenomeno dell’inurbarsi nella capitale di tanti intellettuali, vissuti fino a quel momento nell’ombra delle rispettive province d’origine, occasionò l’eccezionale fioritura della pubblicistica e lo sviluppo esponenziale dell’istruzione privata. S’avvicinò criticamente al «coscienzialismo» del Galluppi, innervandolo con elementi precipui dell’«ontologismo» giobertiano; nel contempo, coniugava la pervicace passione per la poesia ai furori politici, che lo costituirono protagonista sulle barricate napoletane del Quarantotto e nei giorni dell’unità nazionale. La nuova Italia, però, fu con lui davvero ingenerosa, anteponendogli, nella distribuzione di incarichi e prebende, una pattuglia di scaltri opportunisti. Quella cocente delusione riversò, allora, polemicamente nei suoi scritti, indirizzando strali venefici massimamente ai danni degli esponenti della Destra storica, colpevoli di aver tradito gli ideali del Risorgimento e perso di vista il bene comune. Quando s’accese il dibattito sulla pena capitale, in vista del redigendo Codice penale unico, Giella, già collaboratore di giornali e periodici locali, intervenne dalle più note pagine del “Progresso”, recando alla discussione in corso un personalissimo contributo. L’intervento, peraltro, costituì per l’autore occasione per un profondo ripensamento della stessa nozione di pena, di cui respingeva l’interpretazione corporale o esteriore, privilegiandone, di contro, la dimensione interiore e coscienziale, strumento potente di pentimento e correzione. Insomma, prospettava l’ideale di una penalità capace di correggere senza distruggere, una teoria della pena come mezzo e mai come fine, collocandosi conseguentemente tra le file degli abrogazionisti più convinti della pena di morte, giudicata dal poeta filosofo irpino alla stregua di un barbaro assassinio, che avrebbe, peraltro, impedito la riparazione del delitto, preclusa al reo la possibilità del ravvedimento e spinto lo Stato, garante del patto sociale, oltre i limiti prefissi.


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Giovanni M. Buglione (Pomigliano d’Arco, 1964), laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli, è docente di ruolo di Filosofia e Storia nel Liceo Classico “V.Imbriani” di Pomigliano d’Arco (NA). È autore di vari articoli e saggi, tra cui Per la storia di Luigi Palmieri. L’esperienza filosofica (1834-1861) (2000), Alfonso de’ Liguori nel profilo crociano (2000), L’impegno meridionalista di Luigi Sturzo (2000), Conversazione con Bruno Arpaia (2001), Saggio introduttivo e nota bio-bibliografica a F.Toscano, La teorica del Progresso infinito (2003), Dalla parte di Caino. Giorgio Imbriani e Felice Toscano innanzi alla questione della pena capitale (2019). Dal 2003 al 2008 è stato Vice Presidente della “Fondazione Vittorio Imbriani”.

Un libro su Michele Cianciulli: filosofo, politico, partigiano e massone

Il nuovo volume del Terebinto Edizioni è ancora una volta dedicato alla riscoperta della storia irpina. La casa editrice di Ettore Barra propone infatti al suo pubblico il saggio di Mario Garofalo dal titolo Michele Cianciulli. Filosofo, politico, partigiano e massone (pagg. 128, € 15,00, collana “Biografie e personaggi” n. 5, già disponibile in libreria).

copertina cianciulliUN PERSONAGGIO DIMENTICATO. Il libro ricostruisce le vicende biografiche, politiche e culturali del montellese Michele Cianciulli. Nonostante si tratti di un personaggio misconosciuto persino nella memoria locale, quella di Cianciulli è una storia da protagonista non secondario del ’900. Sono stati infatti notevoli i suoi contributi alle battaglie ideologiche della sinistra e al dibattito filosofico, che animò l’ambiente culturale della Roma della prima metà del ’900.

DAL SOCIALISMO ALLA MASSONERIA. Educato alla scuola di Ferdinando Cianciulli, dopo una breve milizia nel PSI di Montella, visse nella capitale le alterne e contraddittorie vicende dell’Unione Socialista Romana e il definitivo passaggio nelle fila del giovane partito comunista togliattiano.

Attraversò con “cauta dissimulazione” il ventennio fascista e, dopo l’8 settembre ’43, militò con coraggio da partigiano combattente nel movimento clandestino della resistenza fino alla liberazione di Roma.

Disincantato e disilluso dai miti e dalla politica dei partiti della sinistra, mosso da forte e suggestiva attrazione, abbracciò infine gli ideali umanitari e sociali della Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, di cui fu bibliotecario ed altissimo dignitario con il 33° grado massonico.

Ebbe strettissimi legami con il grande musicista Nino Rota e amicizia con il regista Federico Fellini, con i quali visse attivamente il mondo artistico e cinematografico della Roma degli anni ’50-’60. Autore di gesti di magnanima filantropia verso il paese natio, si spense a Roma nel 1965.

L’AUTORE. Mario Garofalo, nativo di Montella (AV), è studioso di letteratura e storia dell’Irpinia. Tra i fondatori della Società Storica Irpina, è stato redattore della “Rassegna Storica Irpina”; collaboratore del Centro di Ricerca di Studi Meridionalistici “Guido Dorso” di Avellino. È stato collaboratore della grande Storia Illustrata di Avellino e dell’Irpinia, edita da Sellino-Barra. È autore di diverse voci del Dizionario Biografico degli Irpini, diretto da F. Barra.

Per il Terebinto Edizioni ha già pubblicato: Anarchici d’Irpinia (2013), Storia della letteratura Irpina. Dalle origini al sec. XIX (2015), Storia sociale di Montella. Il Seicento (2018); Francesco Scandone. Biografia intellettuale e storico-critica (2020).

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DANTE E SCIASCIA NEL NUOVO NUMERO DI “RISCONTRI”

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La rivista “Riscontri” dedica il primo numero dell’anno a due importanti anniversari: il settimo centenario della morte di Dante Alighieri e i cento anni dalla nascita di Leonardo Sciascia.

Al Sommo Poeta sono dedicati due articoli incentrati sulla ricerca di nuove interpretazioni della “Divina Commedia”. In Nuove esplorazioni dantesche, Dario Rivarossa analizza possibilità alternative all’identificazione di papa Celestino V col misterioso personaggio che oppose il «gran rifiuto». L’autore presenta infine anche qualche sorpresa nelle descrizioni dantesche di angeli e di personaggi femminili.

prima di copertinaGiancarlo Lombardi presenta invece una nuova proposta filologica sul famoso verso rompicapo «Pape Satàn, pape Satàn, aleppe!» (Inf., VII, 1), un’ipotesi collegata a filo doppio alla Profezia del Veltro (Inf., I, 100-112) e che – da Firenze – segue le tracce di Dante fino alle Fiandre.

In Le “acri sillabe” di Leonardo Sciascia, Paolo Saggese analizza invece la struttura della giovanile raccolta poetica dell’autore siciliano che – con taglio “neorealista” – racconta della terra natia Racalmuto.

Tra gli altri contenuti, il primo numero 2021 della Rivista – oltre all’Editoriale di Ettore Barra sulla nuova antropologia politica scaturita in Italia dalla pandemia – presenta anche i saggi di Milena Montanile e di Donato Sperduto, rispettivamente sulla vita “narrata” di Carlo Gesualdo,  tra «cronaca, romanzo e romanzesco», e su Carlo Levi.

È possibile abbonarsi a “Riscontri” attraverso il sito del Terebinto Edizioni (50 euro per l’abbonamento cartaceo, 20 per quello digitale). I nuovi abbonati riceveranno anche due volumi in omaggio: Alle origini della questione meridionale. Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Guido Dorso e il magistero di Francesco De Sanctis (di Paolo Saggese), e il romanzo storico, ambientato nella Avellino di fine ’800, Il Taccuino del diavolo (di Mario Gabriele Giordano).

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RISCONTRI N. 1 – 2021

prima di copertina


SOMMARIO DEL FASCICOLO

EDITORIALE

NEL VII CENTENARIO DELLA MORTE DI DANTE

STUDI E CONTRIBUTI

OCCASIONI

MISCELLANEA

ASTERISCHI

  • Francesco D’Episcopo, Nord e sud

RECENSIONI


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La vita ‘narrata’ del Principe dei musici: Carlo Gesualdo tra cronaca, romanzo e romanzesco.

prima di copertinaL’eccezionalità di Gesualdo, principe del tardo Rinascimento meridionale, innovatore nel campo musicale, compositore di madrigali e musica sacra, ma soprattutto il clamore suscitato dalle sue vicende personali (il duplice omicidio della moglie Maria D’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa), hanno fatto crescere intorno alla sua figura una curiosità, a tratti morbosa, che ha alimentato nei secoli una variegata tipologia di scritture romanzesche. L’A. individua almeno 4 tipi diversi di narrazioni biografiche (cronache, diari e memorie, biografie romanzate, romanzi propriamente detti), ne analizza con precisione alcune, osservando quanto il destino di Gesualdo, oggetto biografico, sia stato condizionato, pesantemente, e fino a Novecento inoltrato, proprio dalle gravi distorsioni,  veicolate all’indomani del delitto, che hanno alimentato una serie di miti (quali, ad esempio, quello di amore e morte, di ascendenza eretico-religiosa), con esiti per tanti versi lontani da una seria e attendibile ricostruzione biografica. E proprio in questa direzione si qualifica l’ultima, poderosa fatica di Annibale Cogliano, che al Gesualdo ha dedicato una vita appassionata di studi e di ricerche.  Il riferimento è al recente volume Carlo Gesualdo da Venosa, Per una biografia (2015), un lavoro sicuramente ineccepibile per la qualità e il rigore della ricerca storica, che ci offre, più che una biografia tout court,  una miniera di materiali storici utili per un’idea rinnovata di scrittura biografica. L’A. osserva come questa ricerca, al di là dell’innegabile valore metodologico e storico, si possa leggere come un  invito a spostare su terreni più fecondi la ricerca storica e musicale, che è anche un invito  a costruire su basi solide e certe altre biografie,  e altre possibili, e più o meno fantasiose, scritture romanzesche.

Milena Montanile,  ha svolto la propria attività di ricerca intorno a più centri di interesse, privilegiando autori e questioni di letteratura controcorrente e di opposizione. Si è interessata a più riprese delle cosiddette scritture della memoria  (Scritture della memoria, Aracne 2012); ha pubblicato in volume  saggi e studi settecenteschi.  Per i tipi della Edisud ha curato l’edizione della Bottega del caffè di Carlo Goldoni, il volume Tra Otto e Novecento, e più recentemente l’edizione dell’Account foscoliano e della Lettera semiseria di Berchet. Si è occupata tra l’altro di Galanti,  Cesarotti, Padula, Morselli, Saba, Lagorio, Pirandello, Camilleri. E’ membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento meridionale di Napoli, e della rivista annuale “Rinascimento meridionale”,  membro del Comitato scientifico della rivista “Sinestesie”, e Sinestesieonline.


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