D’Annunzio e la vita interiore

Invarianti psichiche dal “Piacere” all’“Innocente”

Michele Maria Santoro

Abstract:

L’articolo esplora alcune caratteristiche di natura psichica e psicopatologiche dei primi romanzi di D’Annunzio (Il piacere, Giovanni Episcopo, L’Innocente), inquadrate nell’ambito del naturalismo, del simbolismo e della grande narrativa russa. A partire da ciò, si evidenzia come questi romanzi siano profondamente influenzati dalle concezioni scientifiche del tardo Ottocento, che comprendono in particolare le teorie darwiniane, gli apporti della fisiologia e della medicina, e le scoperte della psichiatria e psicopatologia francese. Sono soprattutto queste ultime ad essere indagate con attenzione: nelle opere prese in esame vengono infatti analizzati gli aspetti di nevrosi, di alterazione o scissione della personalità ed altri fenomeni di natura psicopatologica da cui sono affetti i personaggi principali. Questo insieme di elementi costituisce un humus assai fecondo, dal quale D’Annunzio coglie non pochi spunti che trasforma in avvincenti situazioni narrative. 

Profilo biografico 

Nato a Potenza, vive a Bologna, dove è direttore bibliotecario presso l’Università. Ha pubblicato numerosi saggi di storia del libro e delle biblioteche, oltre che di letteratura italiana e comparata. È autore di poesie e racconti, alcuni dei quali usciti su volumi miscellanei. Si interessa attivamente di musica, ambito in cui ha pubblicato diversi articoli; è flautista e componente di gruppi jazz.

 

 

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In viaggio con Dante

Due riproposte in occasione del Centenario

Milena  Montanile-Rosa Troiano

Abstract:

A corollario delle iniziative dantesche, proliferate un po’ ovunque in occasione del centenario, si presentano due riflessioni su due aspetti diversi delle tante celebrazioni che hanno caratterizzato, anche fuori dagli ambienti accademici, l’anno appena trascorso. La prima riflessione riguarda lo spettacolo di Vinicio Capossela Bestiale Comedìa. Un  viaggio dantesco nelle ombre dell’avvento, tenuto l’8 dicembre scorso al Teatro “Carlo Gesualdo” di Avellino. Si è trattato di  una lettura singolare del poema, in musica e parole, che ha confermato il talento di questo straordinario artista, ormai ben noto e apprezzato anche a livello internazionale. Certo un omaggio dell’autore a Dante, ma anche un’occasione per tornare su un autore a lui particolarmente caro. E proprio l’universo metafisico dantesco percorre come un filo rosso gran parte della sua produzione musicale, nella costante ricerca dell’elemento rituale, delle radici mitiche, del primordiale della nostra cultura. La seconda riflessione riguarda un’altra iniziativa, degna di rilievo, promossa dalla Società “Dante Alighieri”, che recentemente ha sostenuto la realizzazione di un originale documentario sulla Divina Commedia: In viaggio con Dante. L’opera, a firma di Lamberto Lambertini e di Paolo Peluffo, è articolata in cento brevi filmati della durata di 12 minuti, suddivisi per cantica, ognuna dal titolo particolarmente suggestivo: Maratona infernale; Montagna infinita; Senza principio e senza fine. Singolare è la tecnica adottata, che si avvale di una voce fuori campo, quella di Lambertini, che tra l’altro è stato ispirato in questo suo lavoro cinematografico dai ricordi delle letture itineranti di Borges della Commedia. Il regista e scrittore napoletano recita con cadenza narrata i versi delle terzine dantesche mentre scorrono sullo sfondo immagini del paesaggio italiano come luoghi della creatività artistica, ma anche come volti di un’Italia che sta scomparendo. Il documentario si presenta come un altro singolare ‘viaggio’ nel testo dantesco, ricco di intense emozioni, con il quale gli ideatori dell’opera filmica hanno inteso trasmettere il senso nascosto e sempre attuale della poesia della Commedia.

 

Profilo biografico 

 Milena Montanile ha insegnato Letteratura italiana e Letteratura teatrale presso l’Università degli Studi di Salerno: ha svolto la propria attività di ricerca intorno a più centri di interesse, lungo quasi tutto l’arco della nostra tradizione letteraria È membro del Comitato scientifico delle riviste “Sinestesie”, “Misure critiche” e “Riscontri”. Rosa Troiano ha insegnato Linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Salerno.  Ha curato edizioni critiche di testi dialettali di area meridionale e ha pubblicato saggi di storia linguistica sul dialetto delle farse cavaiole, sul lessico delle arti tessili femminili e sui primi tentativi di codificazione grammaticale del dialetto napoletano. 

 

 

 

 

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Dante e l’Islam, l’Induismo e il Buddha: legami ipotetici e tracce nella Commedia

Piervittorio Formichetti 

Abstract:

Il Segreto della Dea Tripurā, un testo appartenente al complesso ambito filosofico-religioso dello gnosticismo indiano e di incerta datazione (probabilmente entro due secoli dopo l’anno Mille), sembrerebbe avere alcuni elementi in comune con la Divina Commedia, tra i quali la suddivisione in tre sezioni, l’allegoria della selva oscura, i racconti “a scatola cinese”. Analogamente, nella dottrina e nei discorsi del Buddha si può rinvenire qualche tema e qualche immagine simile a quelle inserite da Dante Alighieri nel suo «poema sacro». Inoltre Dante, nel Paradiso, parlando di un ipotetico uomo che, essendo nato in India, non conosca il Vangelo ma sia comunque un santo, potrebbe essersi riferito alla figura del Buddha descritta da Marco Polo.  

Dante conosceva quindi alcuni elementi dell’Induismo e del Buddhismo? E tramite quali contatti potrebbe averli appresi? Si può presumere che Dante possa avere acquisito queste nozioni tramite qualche erudito religioso: questo potrebbe essere stato un missionario francescano di ritorno dall’Asia centrale, oppure, almeno in teoria, un cavaliere dell’Ordine del Tempio, il leggendario ordine monastico-cavalleresco del quale Dante certamente sapeva qualcosa e al quale, probabilmente, si sentiva ideologicamente vicino; i Templari, infatti, stanziati in Palestina per difendere i luoghi sacri cristiani di Gerusalemme dai musulmani, proprio dai contatti con questi ultimi potrebbero avere appreso qualcosa sulla cultura induistico-buddhistica, predominante nell’India confinante con i territori islamici più orientali.

Profilo biografico 

Piervittorio Formichetti (Torino, 1984) è laureato in Scienze dei Beni culturali. Collabora con i  blog “AXIS Mundi” e “Pagine Filosofali”. Ha collaborato con la rivista “Antarès” e con “Piemonte Mese”. È stato 3o premiato al Premio “Città di Arona” 2016 del Circolo “Gian Vincenzo Omodei Zorini” per articoli su “Conexión-Periodico della Convergenza delle culture”. Ha vinto ex aequo il premio 2016 dell’Associazione Comunità dell’Arca per Viaggio al centro dell’Uomo. Il pellegrinaggio di Lanza del Vasto in India. Il suo saggio Il Dio unico: fonte di violenza o capro espiatorio?, è apparso su “Lessico di Etica Pubblica” (rivista del CeSPeC, Cuneo) a febbraio 2018. È autore di “La casa sull’Abisso” di W. H. Hodgson: una Divina Commedia del XX secolo (Chieri, Il Camaleonte, 2019). È stato proposto componente della giuria dal Premio artistico-letterario “Metropoli di Torino” dell’Associazione “Arte Città Amica”, sezione Racconti inediti 2022.

 

 

 

 

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La lezione glocal di Jovine

Leonardo Lastilla

Abstract:

In questo saggio verrà analizzata l’opera romanzesca di Francesco Jovine, un autore da riscoprire, che si colloca a metà tra neorealismo e regionalismo. L’esperienza di Jovine è difatti apparentemente simile a quella di molti altri scrittori di quel periodo, tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, dominati dal neorealismo che, per il solo fatto di essere nati nel sud d’Italia, furono definiti e categorizzati come autori regionalisti, accusati di produrre una letteratura meridionale con spiccati tratti di provincialismo che non rispondeva a un consolidato senso di unità nazionale. Come se, a livello estetico, produrre letteratura connotata da un forte sentimento regionale e una conoscenza profonda della propria terra debba necessariamente essere considerata una pratica non all’altezza dei canoni nazionali. In realtà, come questa analisi renderà evidente, Jovine, seppure ha convintamente imbevuto i suoi romanzi di tratti regionalistici, ha cercato di allargare il punto di partenza della sua narrazione, ovvero il Molise con tutti i problemi dei contadini, e di inserirlo in una dimensione più universale e, infatti, la sua opera si muove verso questioni sociali di più ampio respiro e di straordinaria attualità. Nella visione globale di Jovine convivono due approcci legati tra loro che non possono essere scissi: il regionalismo e l’interpretazione socio-culturale di ampio respiro. Nei suoi due romanzi Signora Ava e Le Terre del Sacramento questi due aspetti si intersecano e si approfondiscono progressivamente evolvendo fino ad una dimensione che oggi si definirebbe glocalismo. Da una parte l’omaggio alla sua terra con molti riferimenti alle persone, ai paesaggi, al ritmo della vita, alla condizione dei contadini; dall’altra la denuncia ideologica di uno status quo che doveva essere cambiato. Nei romanzi le due tendenze si confondono e la terra diventa l’elemento di convergenza non solo in senso provinciale ma in uno, grazie all’approccio sociologico, nutrito di interpretazione storica che allarga il discorso all’umanità intera. Tutto ciò è sufficiente per portare i suoi scritti oltre i confini del regionalismo facendone un autore che ha anticipato questioni che il mondo intero ha subito e continua a subire dalla pubblicazione dei suoi romanzi in poi.

Profilo biografico:

Leonardo Lastilla è nato a Milano ma è cresciuto a Firenze. I suoi interessi e la sua curiosità lo hanno portato a risiedere in diversi luoghi tra cui Dublino e Roma. Ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze e il Ph.D. in Letteratura italiana presso l’University College Dublin. Leonardo Lastilla è insegnante e docente di lingua e letteratura italiana, scrittura di viaggio, letteratura inglese e discipline umanistiche da più di 20 anni. Attualmente insegna letteratura italiana a Calstate University e East Carolina University nei rispettivi campus in Italia. 

 

 

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La letteratura e l’inconscio nell’opera di Carlo Di Lieto

FULVIO TUCCILLO

Titolo: L’inconscio. La letteratura e l’ “ospite inquietante”.

Autore: Carlo Di Lieto

Editore: Marsilio

Anno di pubblicazione: 2020

Numero di pagine: 404

 

Abstract:

Un’ampia parte della attività di ricercatore di Carlo Di Lieto è stata dedicata a studî a carattere psicoanalitico su autori tra i quali Leopardi, Pascoli, Pirandello e molti altri. L’inconscio, opera pubblicata da Marsilio, col significativo sottotitolo La letteratura e l’ “ospite inquietante” ed una puntuale prefazione di Claudio Toscani, ne rappresenta la summa. L’opera è suddivisa in megacapitoli e fra gli autori trattati ritroviamo Francesco d’Assisi, Edmondo De Amicis, Leopardi, Ranieri e poi Nietzsche e Pirandello. Il recensore, Fulvio Tuccillo, sottolinea come Di Lieto non consideri l’inconscio un semplice background, essenzialmente la zona del rimosso, ma come mondo che è parte della vita stessa dello scrittore ed anche della nostra stessa cultura nel suo complesso. Ne risultano alcune prospettive particolarmente interessanti: la religiosità di Francesco d’Assisi letta da Di Lieto alla luce del concetto di anima mundi nella prospettiva dell’universalmente umano oppure l’inquietante ricostruzione del «drammatico romanzo familiare» di Edmondo De Amicis. Tuccillo sottolinea come Di Lieto, nel tracciare il suo quadro, conferisca un ruolo particolare a Nietzsche e Pirandello. Nietzsche è colui che stravolge ogni possibile quadro di razionalizzazione della cultura occidentale, che guarda alla modernità con il sospetto e la diffidenza che essa merita e poi ritorna all’origine della tragedia, quindi alle fonti della nostra stessa cultura. I contributi su Leopardi e Ranieri ci ripresentano due personaggi straordinarî e finora solo parzialmente conosciuti nella loro complessa interazione.

A tutto campo e con risvolti inediti sono i vari approfondimenti su Pirandello, un Pirandello sottratto alle tematiche più tipiche del pirandellismo e pienamente restituito alla sua umanità. Un autore straordinariamente moderno che anche dell’altrettanto viva passione per la pittura e la musica nutre la sua vitalità, irriducibile tout court allo scrittore di natura filosofica di cui egli stesso aveva parlato (nel prologo ai Sei personaggi).  I capitoli  dedicati a Pirandello per la loro ricchezza e la loro complessità assumono la caratteristica di contributo a parte. 

 

Profilo biografico del redattore:

Fulvio Tuccillo, dopo un lungo periodo dedicato all’insegnamento, ha prestato servizio prima presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e poi quella di Napoli fino al 2010. Italianista con forti interessi per la storia della critica letteraria, è autore di vari contributi e di una monografia sulla storia degli studi leopardiani (Leopardi nel tempo). Si è molto occupato di letterature dialettali ed in genere di autori poco conosciuti o poco ricordati. È autore di saggi ed articoli pubblicati su «Il Belli», «Riscontri», «il Veltro», e numerose altre riviste letterarie, e collaboratore di vari istituti di cultura. Come giornalista, ha curato per «Il denaro» la rubrica Autori internazionali.

 

 

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