L’IPERSPAZIO DI DANTE

riscontri_copertina n. 2Il Paradiso di Dante può essere concepito come uno spazio a quattro dimensioni e descritto col linguaggio della fisica relativistica? La cosmologia moderna nasce nel 1917 con un articolo di Albert Einstein che applica le equazioni di campo della teoria della Relatività Generale all’evoluzione dell’intero Universo. La forma geometrica del cosmo concepita da Einstein è quella di un’ipersfera (una sfera a quattro dimensioni) statica. Ma il modello che oggi più si accorda con  i  dati sperimentali è quello di un universo  piatto e in espansione, non sferico e statico. In ogni modo, dopo il 1917, molti studiosi (Speiser 1925, Peterson 1979, Osserman 1995, Egginton 1999, Patapievici 2006, ecc.) riconobbero nella struttura dell’universo di Dante la forma geometrica dell’ipersfera di Einstein, rendendo la cosmologia dantesca un interessante oggetto di studio anche per i cosmologi moderni. Nell’articolo vengono messi in evidenza i limiti dell’interpretazione del cosmo di  Dante come un’ipersfera e  vengono suggerite possibili alternative.


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Antonio Feoli si è laureato in Fisica con il massimo dei voti e la lode nel 1988 e ha conseguito nel 1993 il titolo di dottore di ricerca. Attualmente è professore associato di Fisica presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio. Dirige un gruppo di ricerca che si occupa principalmente di Astrofisica e Cosmologia, ma anche di Didattica e Storia della Fisica. E’ autore di numerose pubblicazioni specialistiche che trovano spazio sulle maggiori riviste internazionali di Fisica  e svolge anche un’assidua attività di divulgatore della scienza. E’, infatti, spesso invitato come relatore in convegni rivolti al grande pubblico, o a tenere seminari divulgativi presso le scuole superiori.

Il poeta filosofo Domenico Giella ed il suo contributo al dibattito post unitario sulla pena capitale

riscontri_copertina n. 2Domenico Giella (1821-1899), irpino di Aiello del Sabato, si formò nel vivace ambiente napoletano all’epoca dell’«intervallo di tolleranza» (De Sanctis), quando il fenomeno dell’inurbarsi nella capitale di tanti intellettuali, vissuti fino a quel momento nell’ombra delle rispettive province d’origine, occasionò l’eccezionale fioritura della pubblicistica e lo sviluppo esponenziale dell’istruzione privata. S’avvicinò criticamente al «coscienzialismo» del Galluppi, innervandolo con elementi precipui dell’«ontologismo» giobertiano; nel contempo, coniugava la pervicace passione per la poesia ai furori politici, che lo costituirono protagonista sulle barricate napoletane del Quarantotto e nei giorni dell’unità nazionale. La nuova Italia, però, fu con lui davvero ingenerosa, anteponendogli, nella distribuzione di incarichi e prebende, una pattuglia di scaltri opportunisti. Quella cocente delusione riversò, allora, polemicamente nei suoi scritti, indirizzando strali venefici massimamente ai danni degli esponenti della Destra storica, colpevoli di aver tradito gli ideali del Risorgimento e perso di vista il bene comune. Quando s’accese il dibattito sulla pena capitale, in vista del redigendo Codice penale unico, Giella, già collaboratore di giornali e periodici locali, intervenne dalle più note pagine del “Progresso”, recando alla discussione in corso un personalissimo contributo. L’intervento, peraltro, costituì per l’autore occasione per un profondo ripensamento della stessa nozione di pena, di cui respingeva l’interpretazione corporale o esteriore, privilegiandone, di contro, la dimensione interiore e coscienziale, strumento potente di pentimento e correzione. Insomma, prospettava l’ideale di una penalità capace di correggere senza distruggere, una teoria della pena come mezzo e mai come fine, collocandosi conseguentemente tra le file degli abrogazionisti più convinti della pena di morte, giudicata dal poeta filosofo irpino alla stregua di un barbaro assassinio, che avrebbe, peraltro, impedito la riparazione del delitto, preclusa al reo la possibilità del ravvedimento e spinto lo Stato, garante del patto sociale, oltre i limiti prefissi.


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Giovanni M. Buglione (Pomigliano d’Arco, 1964), laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli, è docente di ruolo di Filosofia e Storia nel Liceo Classico “V.Imbriani” di Pomigliano d’Arco (NA). È autore di vari articoli e saggi, tra cui Per la storia di Luigi Palmieri. L’esperienza filosofica (1834-1861) (2000), Alfonso de’ Liguori nel profilo crociano (2000), L’impegno meridionalista di Luigi Sturzo (2000), Conversazione con Bruno Arpaia (2001), Saggio introduttivo e nota bio-bibliografica a F.Toscano, La teorica del Progresso infinito (2003), Dalla parte di Caino. Giorgio Imbriani e Felice Toscano innanzi alla questione della pena capitale (2019). Dal 2003 al 2008 è stato Vice Presidente della “Fondazione Vittorio Imbriani”.

Giacomo Leopardi tra Zoroastrismo ed ansia di Infinito

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Dalla complessiva produzione poetica di Giacomo Leopardi indagata criticamente, affiora una visione inedita del poeta romantico per antonomasia dell’Ottocento letterario italiano. Dalla sensibilità profonda, acuta e straordinaria, non ebbe una visione puramente “materialistica” dell’esistenza, né fu un “nichilista”, nel senso di totale azzeramento della vita umana al nihil. Al contrario, come si evince dal sostratto dei pensieri dello Zibaldone, Leopardi dibatté la sua esistenza attraverso una religiosità complessa e tormentata che lo spinse verso gli estremi del dualismo dello Zoroastrismo, riuscendo solo da ultimo a placare la sua ansia di Assoluto nell’Infinito avvolgente dell’immaginario nel quale dolcemente perdersi e annullarsi.


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Marcella Di Franco, laureata in Lettere, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Messina, con specializzazioni biennali post-laurea in “Metodologie e Psicopedagogia per l’area umanistica” e in “Metodologie didattiche sulla disabilità per alunni con handicap sociale e di apprendimento”, è attualmente professoressa di Liceo, di Lingua e letteratura italiana, Lingua e cultura latina, Storia e Geografia. Numerosi articoli culturali, saggi critici, letterari, didattico-pedagogici sono stati pubblicati in volume, riviste scientifiche e universitarie, nazionali e internazionali: Nuova Corvina (Budapest), Riscontri, Horizonte (Stoccarda), Topologik, Educazione aperta, Qualeducazione, Le nuove frontiere della scuola, Humanities, Mosaico italiano (Rio de Janeiro),  Notos revue (Montpellier), Griselda online, Gradiva (New York), Astolfo, Arba Sicula, Parra Sicilia, Agorà.  Coltiva da sempre un vivo interesse per la scrittura creativa per la quale ha vinto diversi premi letterari nazionali di poesia e di narrativa.

Un libro su Michele Cianciulli: filosofo, politico, partigiano e massone

Il nuovo volume del Terebinto Edizioni è ancora una volta dedicato alla riscoperta della storia irpina. La casa editrice di Ettore Barra propone infatti al suo pubblico il saggio di Mario Garofalo dal titolo Michele Cianciulli. Filosofo, politico, partigiano e massone (pagg. 128, € 15,00, collana “Biografie e personaggi” n. 5, già disponibile in libreria).

copertina cianciulliUN PERSONAGGIO DIMENTICATO. Il libro ricostruisce le vicende biografiche, politiche e culturali del montellese Michele Cianciulli. Nonostante si tratti di un personaggio misconosciuto persino nella memoria locale, quella di Cianciulli è una storia da protagonista non secondario del ’900. Sono stati infatti notevoli i suoi contributi alle battaglie ideologiche della sinistra e al dibattito filosofico, che animò l’ambiente culturale della Roma della prima metà del ’900.

DAL SOCIALISMO ALLA MASSONERIA. Educato alla scuola di Ferdinando Cianciulli, dopo una breve milizia nel PSI di Montella, visse nella capitale le alterne e contraddittorie vicende dell’Unione Socialista Romana e il definitivo passaggio nelle fila del giovane partito comunista togliattiano.

Attraversò con “cauta dissimulazione” il ventennio fascista e, dopo l’8 settembre ’43, militò con coraggio da partigiano combattente nel movimento clandestino della resistenza fino alla liberazione di Roma.

Disincantato e disilluso dai miti e dalla politica dei partiti della sinistra, mosso da forte e suggestiva attrazione, abbracciò infine gli ideali umanitari e sociali della Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, di cui fu bibliotecario ed altissimo dignitario con il 33° grado massonico.

Ebbe strettissimi legami con il grande musicista Nino Rota e amicizia con il regista Federico Fellini, con i quali visse attivamente il mondo artistico e cinematografico della Roma degli anni ’50-’60. Autore di gesti di magnanima filantropia verso il paese natio, si spense a Roma nel 1965.

L’AUTORE. Mario Garofalo, nativo di Montella (AV), è studioso di letteratura e storia dell’Irpinia. Tra i fondatori della Società Storica Irpina, è stato redattore della “Rassegna Storica Irpina”; collaboratore del Centro di Ricerca di Studi Meridionalistici “Guido Dorso” di Avellino. È stato collaboratore della grande Storia Illustrata di Avellino e dell’Irpinia, edita da Sellino-Barra. È autore di diverse voci del Dizionario Biografico degli Irpini, diretto da F. Barra.

Per il Terebinto Edizioni ha già pubblicato: Anarchici d’Irpinia (2013), Storia della letteratura Irpina. Dalle origini al sec. XIX (2015), Storia sociale di Montella. Il Seicento (2018); Francesco Scandone. Biografia intellettuale e storico-critica (2020).

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Godot lo stava aspettando. Due ricche raccolte di saggi su Leopardi

prima di copertinaSe lʼesistenza non ha senso, perché trascorrerla in una lotta incessante, esaminandola spietatamente per decenni e scrivendo migliaia di pagine sullʼargomento? E se un autore ritiene che lʼesistenza non abbia senso, ma poi la trascorre in una lotta incessante, esaminandola spietatamente per decenni e scrivendo migliaia di pagine sullʼargomento, perché milioni di persone passano il loro tempo a leggerlo e commentarlo? In estrema sintesi, questo è il “caso Leopardi”. Olschki ha da poco pubblicato due ricche raccolte di saggi a lui dedicate. La prima, Leopardi e la cultura del Novecento, contiene gli atti del convegno internazionale svoltosi a Recanati nel 2017: un punto fermo per tutti coloro che «onorano lʼaltissimo poeta» e filosofo. La seconda raccolta, Comunicare lʼinfinito, è invece tutta dedicata allʼarcinoto componimento del Recanatese, di cui nel 2019 cadeva il bicentenario della pubblicazione. Mettendo insieme entrambi i tomi, si rimane abbagliati nellʼaccorgersi che una riflessione su Giacomo Leopardi chiama in causa, di fatto, lʼintera letteratura occidentale da Omero in poi: o perché si tratta delle sue amplissime fonti, o perché è stato lui stesso a diventare fonte di ispirazione.

  • V. Dominioni – L. Chiurchiù (a cura), Leopardi e la cultura del Novecento. Modi e forme di una presenza, Atti del XIV Convegno di studi leopardiani (Recanati, 27-30 settembre 2017), Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. IX + 548, € 78,00
  • Berardi – A. Lombardinilo – P. Ortolano (a cura), Comunicare lʼinfinito: orizzonti leopardiani, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. IX + 186, € 25,00

Dario Rivarossa ha per nickname “ilTassista Marino” in onore dei due sommi poeti barocchi partenopei, Torquato Tasso e Giambattista Marino. Nato in Piemonte, ha studiato e lavorato a Roma e Milano, e attualmente vive a Perugia con la moglie. È giornalista professionista, traduttore da inglese, tedesco e latino, conferenziere e illustratore. Con il Terebinto ha già pubblicato il romanzo Il Divino Sequel, tradotto il libro di Tessa Dick (ex moglie di Philip) Blade Runner 1971: il prequel, e curato l’antologia L’altro fantasy. Senza spade né draghi. Nel 2020, con l’editore umbro Bertoni, uscirà il suo poema epico post-moderno La Strige.


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