La fatica sprecata di vivere. Benvenuti nel magico, ipnotico mondo di Alessandro Azzalin

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Una stringata raccolta di dodici racconti brevi: tutti di immediato, colloquiale impatto, e di facile lettura, per stessa ammissione dell’autore, che dimostra di conoscere fin troppo bene il segreto di una comunicazione semplice ed efficace. Perché le svagate e strampalate storie che Azzalin ci propone acquistano, man mano che si susseguono una dietro l’altra, il senso preciso di un messaggio; erratico ed ipnotico quanto si vuole, al punto da risultare a tratti persino stordente, eppure puntuale dietro l’angolo a ricordarci il motivo per cui siamo ancora lì a leggere. In sostanza, teniamo il libro aperto davanti a noi per riflettere sulle batoste che troppo spesso l’esistenza infligge; e non  possiamo farci proprio nulla, se non ammetterlo e convenirne, confrontandoci sollevati con le improbabili e assurde vicende alle quali assistiamo. Tranquilli come siamo che non potrebbero mai capitare a noi; ma vogliamo scherzare, e ma certo che no, e ci mancherebbe altro, e ma se invece… se invece ci fosse davvero una parte di noi, in quella pazzesca galleria di balordi sfigati con i quali proprio stentiamo a identificarci? Se loro invece fossero… noi? E noi loro? Il dubbio si insinua. E se tutto questo vi sembra assurdo, ci tengo a dirvi una cosa… avete perfettamente ragione: lo è! Ma è proprio per questo che dovete leggere, calarvi a fondo nel nonsense per trarne l’idea, sconsolata e beffarda quanto volete, eppure necessaria ed urgente. Chissà, forse domani sbaglierete un po’ meno. O forse invece no, sbaglierete lo stesso perché tanto non potrete farci nulla uguale; ma intanto pensateci, che difficilmente meglio di così la fatica di vivere si poteva rappresentarvela e spiegarvela. E frattanto, a costo di ripetermi: sappiate che vi ritrovate fra le mani un bel progettino letterario con parecchi tratti di genio, e dunque… lettura altamente consigliata.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Cocktail di sacro e profano. Uomini e dèi spalla a spalla come al banco di un bar nei racconti di Daniele Coppa

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Due donne, un’umana e una dea, ognuna alla ricerca della sua grande occasione: forse proprio per questo né amiche né nemiche. Un re potentissimo, venerato come un dio, cui proprio il culto degli dei sarà causa di sventura e rovina. Un mercante che tratta sul prezzo del perdono di Dio, correndo il rischio di pagarlo sin troppo caro. Il figlio di un dio con più problemi quotidiani di quanti noi immagineremmo. E insieme a loro: un vecchio aedo cieco, due archeologi visionari, matti e spiantati, un collaboratore assai malfidato. un sindaco sognatore ed ingenuo, un prete sbalordito, e tutto un corteo di umanità perplessa lungo il corso dei secoli. Mescolate, shakerate, ed avrete il succo di “Nel grembo degli dei. Quando gli uomini parlavano con le divinità” di Daniele Coppa (Europa Edizioni 2019): una raccolta di quattro  racconti aromatizzati al gusto intelligente del paradosso, e arricchiti dal raro ingrediente dell’originalità. Perché i miti e le leggende ci presentano sempre e comunque gli uomini da una parte, e gli dei qualche maniera schierati al di sopra di loro: mai uomini e dei totalmente a braccetto, a sgomitare per un posto al sole come invece accade in queste quattro sorprendenti storie. Nelle quali psicologie umane le divine sono le stesse, come gli stessi sono i fallimenti e i successi. E non è per niente una questione di hybris; qui le posizioni ai nastri di partenza e le chances di vincere sono proprio uguali, e gli esiti di conseguenza. Aggiungete un pizzico di ironia e disincanto, mescolate ancora, ed eccovi un  cocktail di letture che – servitovi su ricetta di un autore di consumata esperienza del palcoscenico oltre che appassionato e storico di cucina – placherà la vostra sete di sacro lasciandovi al contempo un delizioso retrogusto di sana e coinvolgente consapevolezza del vivere.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

L’Apocalisse antimoderna di David Herbert Lawrence (1929)

di Piervittorio Formichetti

 

prima di copertinaApocalisse è l’ultimo libro di David Herbert Lawrence. Scritto pochi mesi prima della morte, è un’analisi molto soggettiva dell’ultimo libro della Bibbia: secondo Lawrence, l’Apocalisse era forse un testo misterico ellenistico, modificato prima dagli Ebrei e poi dai Cristiani per diffondere un messaggio sovversivo e improntato alla cupio dissolvi, che sarebbe tipica dei gruppi umani costretti alla subalternità e invidiosi del potere altrui: in questo caso gli Ebrei e i Cristiani verso i Romani. Questa opinione, non raramente sostenuta distorcendo il simbolismo delle allegorie presenti nell’Apocalisse, è motivata in realtà da una polemica sulla nascente società di massa, caratterizzata dalla compresenza di “culto” capitalistico del denaro e utopie rivoluzionarie di ispirazione comunista. Secondo Lawrence, dall’epoca della Riforma protestante e della Controriforma cattolica il Cristianesimo ha perduto la potenza spirituale che aveva nell’antichità e nel medioevo, ha disconosciuto la propria valenza cosmica e ha condizionato il pensiero della maggior parte degli Europei facendo sviluppare in essi due mentalità in conflitto reciproco: quella di chi segue passivamente un Cristianesimo riduttivo, conformistico e moralistico, cioè gran parte degli Europei dei Paesi capitalistico-liberali; e quella di chi, al contrario, desidera l’apocalisse, cioè una distruzione e rigenerazione del mondo, cioè i rivoluzionari sovietici e i loro seguaci, ispirati, quasi a loro insaputa, dal sovversivismo dell’Apocalisse biblica. Entrambe queste formae mentis costituiscono perciò una sorta di attentato non soltanto alla comprensione autentica della rivelazione cristiana, ma anche al giusto rapporto dell’essere umano, e quindi della società, con il cosmo e con il Trascendente.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Sito dell’editore

 

Piervittorio Formichetti (Torino, 1984) è laureato in Scienze dei Beni culturali. Collabora con il blog “AXIS Mundi” e con la rivista “Antarès”. Ha collaborato con “Piemonte Mese”. È stato 3o premiato al Premio “Città di Arona” 2016 del Circolo “Gian Vincenzo Omodei Zorini” per articoli su “Conexión-Periodico della Convergenza delle culture”. Ha vinto (2014) la pubblicazione della monografia All’ombra della storia (Torino, Yume, 2015). Ha vinto ex aequo il premio 2016 dell’Associazione Comunità dell’Arca per Viaggio al centro dell’Uomo. Il pellegrinaggio di Lanza del Vasto in India. Il suo saggio Il Dio unico: fonte di violenza o capro espiatorio?, è apparso su “Lessico di Etica Pubblica” (rivista del CeSPeC, Cuneo) a febbraio 2018. È autore di “La casa sull’Abisso” di W. H. Hodgson: una Divina Commedia del XX secolo (Chieri, Il Camaleonte, 2019).

L’utilizzo politico della genealogia di Enea. Dalle guerre macedoniche ai giorni nostri

di Giovanni Liberti

prima di copertina

In questi ultimi anni c’è un rinnovato interesse verso la figura di Enea e verso l’Eneide di Virgilio, interesse dettato anche da fattori attuali come i flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente. La raffigurazione dell’Enea migrante è stata rifiutata ricorrendo in modo decontestualizzato alla sua genealogia o alle origini della stirpe Troiana. Questo articolo è una ricostruzione delle principali varianti del mito della fondazione di Roma, in particolare gli aspetti della genealogia di Enea e il suo utilizzo nel discorso politico del mondo antico e del XV secolo.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

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Giovanni Liberti è un semplice appassionato di storia antica e medievale; laureato in storia nel lontano 2011 attualmente scrive su alcuni quotidiani digitali della provincia di Napoli e cura il sito deipnosofista.com

La dimensione storica dell’alterità tra sollecitudine pastorale ed esperienza giuridica medievale

 

di Federica Monteleone

 

prima di copertina

In un tempo di migrazioni di massa e di crisi economica, papa Francesco ha proposto una nuova fenomenologia dell’Europa a partire dalle sue radici cristiane e dal riconoscimento della presenza dei poveri nella storia. Contro la cultura “dello scarto” e “dell’indifferenza”, il “nuovo umanesimo” bergogliano si sostanzia nella concretezza del messaggio evangelico dell’apertura verso l’Altro, in quanto fondamento della fede secondo l’intera tradizione biblica. Nella riflessione del pontefice, l’incontro con il povero permette all’uomo di immergersi nel movimento della storia e di riscoprire la memoria della propria identità. In questa prospettiva papa Francesco ha rilevato la necessità di una “trasfusione” della memoria, al fine di promuovere processi in cui teologia e politica non possano, su differenti piani, che convergere verso un unico scopo. La dimensione contemporanea del sapere storico implica riconoscere il carattere di interesse collettivo, che la riflessione su alcuni temi e momenti storici può assumere. Il saggio analizza il sistema di misure assistenziali e giurisdizionali in favore dei pauperes, e di altri soggetti socialmente deboli, da parte delle istituzioni laiche ed ecclesiastiche, tra età tardoantica e altomedievale. Ne deriva un modello di tutela sociale sorprendentemente moderno, capace di uniformare un impero nel quale coesistevano popoli differenti per lingua, leggi e tradizioni, che annuncia quella che sarà un’Europa aperta alle ondate dell’immigrazione.

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

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Federica Monteleone è professore aggregato di Storia Medievale e di Esegesi delle fonti storiche medievali presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. È specializzata in Archivistica, Paleografia e Diplomatica. Fa parte del comitato scientifico di varie case editrici e collane di Storia. L’attività scientifica della prof.ssa Federica Monteleone ha riguardato i modelli storici e socio-antropologici di santità e le loro strumentalizzazioni politico-ideologiche, il pellegrinaggio cristiano, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, e i suoi molteplici influssi nella tradizione europea occidentale. Tra le sue pubblicazioni: Il viaggio di Carlo Magno in Terra Santa. Un’esperienza di pellegrinaggio nella tradizione europea occidentale, con presentazione di Franco Cardini, Fasano di Brindisi, 2a edizione 2015; L’Anonimo di Saint-Denis. Una fortunata storia di reliquie, [Collana “Documenti e Studi”, 53], Bari 2012; Il pellegrinaggio nel Mezzogiorno medievale. Percorsi di ricerca storica, [Collana “Puglia Europea”, 23], con presentazione di Pasquale Corsi, Fasano di Brindisi 2012.