Variazioni sul tema del silenzio. La musica nei dipinti di Vermeer

di Francesco Brusco

 

prima di copertinaIl linguaggio pittorico trova il suo supporto nello spazio, quello musicale nel tempo. La realizzazione visuale si determina per la sua permanenza, la musica  per la sua fugacità. Eppure, nei dipinti di Johannes Vermeer (1632-1675), la consonanza tra queste due forme espressive è assoluta.

Le opere a soggetto musicale del grande pittore olandese comunicano un senso di attesa e di sospensione. Si avverte la presenza di significati più o meno nascosti, veicolati da altrettanti significanti iconografici: strumenti musicali, emblemi, riferimenti metapittorici, gli stessi colori, connotati di valore simbolico.

La filosofia della nuova élite cittadina, nei Paesi Bassi del Secolo d’oro, oscilla tra due poli opposti: da una parte l’attaccamento ai beni mondani, dall’altra la fedeltà alla visione sobria e pessimistica del calvinismo, nella sua stagione più iconoclasta. Musica e pittura, scacciate dalle porte dei templi, rientrano dalle finestre delle dimore borghesi, adattandovi il loro linguaggio.

Le lezioni di musica e i concerti domestici diventano occasioni di conoscenza e corteggiamento. Memori di quelle caravaggesche, le scene musicali olandesi assumono quindi valenza simbolica nell’espressione iconica dell’amore e dell’erotismo. Anche Vermeer flirta con la sensualità della Hausmusik, ma lo fa con un timbro più dolce rispetto agli artisti coevi, utilizzando con più sottigliezza le risorse allegoriche, iconografiche e semantiche offerte dalla musica, traducendone in pittura la sintassi e il ritmo. Meglio dei suoi contemporanei, egli riesce a cogliere l’evoluzione della società olandese, fondata su una ricerca di distinzione e contegno che ben si intona alle sue stesse corde.

In definitiva, la musica non entra nell’opera di Vermeer soltanto come segno che rimanda a significati altri: è il suo stesso linguaggio a fornirne le dinamiche. I dipinti dell’artista di Delft sono motivi da cui germogliano temi e frasi; note visive che rimandano a una stessa tonalità,  susseguendosi lungo un’unica e grande linea espressiva.

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Francesco Brusco, docente, ricercatore indipendente e musicista, è nato a Modena nel 1978. È laureato in Storia e Critica d’Arte presso l’Università di Salerno. Nello stesso ateneo ha conseguito la laurea in Discipline delle Arti Visive, Musica e Spettacolo. Per Arcana Edizioni ha pubblicato: Estetica di Sgt. Pepper (2017), Revolution. Il ‘68 dei Beatles (2018) e Faber nella bottega di De André (2019). Come musicista ha pubblicato due cd con il trio Là Nua.

Roma e i romani nei canti della città

di Sangiuliano

prima di copertina

Il saggio mira ad indicare e a spiegare le ragioni di un tratto dominante della canzone romana che pur essendo tipico e suggestivo perché presente in estremo grado nelle canzoni melodicamente più belle della tradizione, non la rappresentano tutta, in quanto frutto di un lasso di tempo determinato e breve rispetto all’intero arco temporale della sua vicenda. La riflessione si indirizza all’analisi dei testi verbali e viene documentata con esempi di intere canzoni o stralci significativi di canti di ogni tipo.

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

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Nato a Roma nel 1942. Poeta, narratore e saggista. Ha rappresentato in esclusiva la poesia italiana per convocazione straniera, e Roma per incarico del sindaco Rutelli in incontri internazionali (in Argentina, Buenos Aires, 1999 e in Spagna, Murcia, 2001 e 2002). Suoi brani musicali sono stati eseguiti a Caracas, nel teatro Teresa Carreno dall’Orchestra Sinfonica Venezuelana diretta da Angelo Pagliuca. Collabora con tutte le principali riviste italiane e con alcune straniere. Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, greco e polacco.