Le ragioni della poesia. La poesia metaletteraria di Luigi Paglia

di Ferdinando Pappalardo

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Le liriche di Luigi Paglia hanno una qualità insieme poetica, metapoetica e metacritica. Nel mentre disegnano il rapido profilo biografico di diciassette protagonisti della scena letteraria e artistica contemporanea, ponendo in risalto la cifra originale e distintiva della loro opera, riannodano i fili che legano l’esperienza vissuta alla loro visione del mondo e, più in generale, s’interrogano sulla natura e sui compiti dell’arte, ma anche sullo statuto della critica nell’età del postmoderno.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Ferdinando Pappalardo ha insegnato Letteratura italiana e Teoria e storia dei generi letterari presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Bari. I suoi interessi di studio e di ricerca si sono concentrati sulle origini della lirica d’amore in Italia, sulla poesia e sulla narrativa italiana dell’Otto e del Novecento, sulle forme della letteratura di massa.

Regina ti presento Angus. Alla scoperta della felina felicità con Barbara Cremaschi

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Angus, gattone viziato e sovrappeso che porta il nome improbabile del chitarrista degli AC/DC, si ritrova costretto a condividere temporaneamente gli spazi della propria abitazione con Regina, enigmatica gatta lasciata ospite in casa sua causa vacanze dei di lei padroni. Mentre gli strani, eccentrici, nevrotici  umani di Angus (lui giustamente non li chiama “padroni”, perché il padrone di causa è lui, e questo a suo dire nessuno lo aveva messo mai in discussione sinora) riempiono di feste e di coccole la silenziosa nuova arrivata, sottraendo imperdonabilmente tempo e attenzioni ad Angus il gatto. Come uscire da tale incresciosa situazione? Questo l’incidente di trama da cui parte “Cosa fa quest’intrusa in casa mia? Diario di resistenza gattesca” di Barbara Cremaschi, Edizioni Il Prato 2019; lavoro allegro, solare e impertinente, impreziosito dalle intriganti illustrazioni di Matteo Martignon,  e dalla parimenti spiritosa prefazione di Fabrizio Toso Fei (che è un amante dei cani, pensate un po’ voi). La vicenda dei due gatti, esposta in forma di diari  tenuti di entrambi, si intreccia con quella delle loro famiglie di appartenenza secondo un canovaccio che ricorda un po’ quello disneyano di Lilly e il Vagabondo, con un lui/gatto simpatico e sbruffone sempre a rischio di esser sbugiardato, ed una lei/gatta misteriosa  e assertiva, che pilota da lontano le situazioni senza lasciarlo mai intendere. E a questo punto so già che ve lo state chiedendo: sboccerà l’amore? O, una volta andata via Regina, Angus tornerà alla sua amata, agognata, comodosa quotidianità, per poi accorgersi che forse gli manca qualcosa o qualcuno, che la sua vita dorata di agi e privilegi adesso non gli piace più tanto come prima? Che altro ancora? Perché quelle che sto facendo qui ora con voi sono nient’altro che logiche supposizioni… leggete il libro, se volete scoprire come va a finire davvero!

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

“Cosa fa quest’intrusa in casa mia? Diario di resistenza gattesca” di Barbara Cremaschi

Nuova segnalazione letteraria. Quest’oggi presentiamo ai lettori il libro di Barbara Cremaschi Cosa fa quest’intrusa in casa mia? Diario di resistenza gattesca (Il Prato).

 

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 Cosa fa quest’intrusa in casa mia? Diario di resistenza gattesca

di Barbara Cremaschi

 

 

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Cosa fa quest’intrusa in casa mia?

Sottotitolo: Diario di resistenza gattesca

Autore: Barbara Cremaschi

Pagine: 96

Anno: 2019

Editore: Il Prato

 

L’oscuro potere gattesco che rende schiavi gli umani

Qual è il mistero che piega un vero e proprio esercito di “gattari” al volere degli astuti felini e lo fa alzare all’alba per riempire una ciotola, o immobilizzarsi durante il sonno per non disturbare la creatura che dorme rannicchiata tra le gambe, o sopportarne il peso sullo stomaco mentre fa le fusa, fino al momento in cui con una zampata o un morso, farà intendere di averne abbastanza?

Se capissimo il loro linguaggio forse si degnerebbero di spiegarci qual è il loro oscuro potere, o più probabilmente quali sono i nostri bisogni che ci fanno ricercare spasmodicamente il loro affetto.

In “Cosa fa quest’intrusa in casa mia? Diario di resistenza gattesca” un gatto rockettaro osserva quegli strani bipedi che gli gravitano attorno restituendoci uno specchio straniato della frenesia della nostra vita.

Le parole a volte non bastano e allora vengono in aiuto le illustrazioni di Matteo Martignon che ha abbandonato per l’occasione le sue creature di riciclo creativo realizzate con legni e materiali di risulta.

Coraggiosamente, in quanto amante dei cani, Alberto Toso Fei cura la presentazione di questo libro.

 

Barbara Cremaschi è nata in Liguria ma si è trasferita in Veneto ancora bambina. Si laurea in Chimica Industriale senza dimenticare la passione per la scrittura. Dopo 20 anni di lavoro al petrolchimico di Porto Marghera, trova impiego nel settore ambientale e si cimenta più seriamente con la scrittura. Alcuni suoi racconti vengono premiati in concorsi e con il collettivo Norah Gelbe pubblica due gialli “La ragazza bambola”, “Un mare di luppolo” em la raccolta di racconti a tema “Gotico VeneXiano”. Unisce alla passione per l’ambiente, quella per i viaggi, la musica, camminare, praticare lo yoga, nuotare, pedalare e, naturalmente, leggere.

Variazioni sul tema del silenzio. La musica nei dipinti di Vermeer

di Francesco Brusco

 

prima di copertinaIl linguaggio pittorico trova il suo supporto nello spazio, quello musicale nel tempo. La realizzazione visuale si determina per la sua permanenza, la musica  per la sua fugacità. Eppure, nei dipinti di Johannes Vermeer (1632-1675), la consonanza tra queste due forme espressive è assoluta.

Le opere a soggetto musicale del grande pittore olandese comunicano un senso di attesa e di sospensione. Si avverte la presenza di significati più o meno nascosti, veicolati da altrettanti significanti iconografici: strumenti musicali, emblemi, riferimenti metapittorici, gli stessi colori, connotati di valore simbolico.

La filosofia della nuova élite cittadina, nei Paesi Bassi del Secolo d’oro, oscilla tra due poli opposti: da una parte l’attaccamento ai beni mondani, dall’altra la fedeltà alla visione sobria e pessimistica del calvinismo, nella sua stagione più iconoclasta. Musica e pittura, scacciate dalle porte dei templi, rientrano dalle finestre delle dimore borghesi, adattandovi il loro linguaggio.

Le lezioni di musica e i concerti domestici diventano occasioni di conoscenza e corteggiamento. Memori di quelle caravaggesche, le scene musicali olandesi assumono quindi valenza simbolica nell’espressione iconica dell’amore e dell’erotismo. Anche Vermeer flirta con la sensualità della Hausmusik, ma lo fa con un timbro più dolce rispetto agli artisti coevi, utilizzando con più sottigliezza le risorse allegoriche, iconografiche e semantiche offerte dalla musica, traducendone in pittura la sintassi e il ritmo. Meglio dei suoi contemporanei, egli riesce a cogliere l’evoluzione della società olandese, fondata su una ricerca di distinzione e contegno che ben si intona alle sue stesse corde.

In definitiva, la musica non entra nell’opera di Vermeer soltanto come segno che rimanda a significati altri: è il suo stesso linguaggio a fornirne le dinamiche. I dipinti dell’artista di Delft sono motivi da cui germogliano temi e frasi; note visive che rimandano a una stessa tonalità,  susseguendosi lungo un’unica e grande linea espressiva.

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Francesco Brusco, docente, ricercatore indipendente e musicista, è nato a Modena nel 1978. È laureato in Storia e Critica d’Arte presso l’Università di Salerno. Nello stesso ateneo ha conseguito la laurea in Discipline delle Arti Visive, Musica e Spettacolo. Per Arcana Edizioni ha pubblicato: Estetica di Sgt. Pepper (2017), Revolution. Il ‘68 dei Beatles (2018) e Faber nella bottega di De André (2019). Come musicista ha pubblicato due cd con il trio Là Nua.

Roma e i romani nei canti della città

di Sangiuliano

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Il saggio mira ad indicare e a spiegare le ragioni di un tratto dominante della canzone romana che pur essendo tipico e suggestivo perché presente in estremo grado nelle canzoni melodicamente più belle della tradizione, non la rappresentano tutta, in quanto frutto di un lasso di tempo determinato e breve rispetto all’intero arco temporale della sua vicenda. La riflessione si indirizza all’analisi dei testi verbali e viene documentata con esempi di intere canzoni o stralci significativi di canti di ogni tipo.

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

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Nato a Roma nel 1942. Poeta, narratore e saggista. Ha rappresentato in esclusiva la poesia italiana per convocazione straniera, e Roma per incarico del sindaco Rutelli in incontri internazionali (in Argentina, Buenos Aires, 1999 e in Spagna, Murcia, 2001 e 2002). Suoi brani musicali sono stati eseguiti a Caracas, nel teatro Teresa Carreno dall’Orchestra Sinfonica Venezuelana diretta da Angelo Pagliuca. Collabora con tutte le principali riviste italiane e con alcune straniere. Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, spagnolo, greco e polacco.