La leggerissima sostenibilità del caos apparente dell’essere. Nove incursioni nel fantastico mondo del Professor Rainero

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Il mondo soggiace alle leggi della logica, ma in maniera spesso celata, imprevedibile, tutta da scoprire: incomincia così, sin dalle prime righe di questo “Logica stringente”, un sofisticato, smaliziato gioco di complicità con il lettore. Che viene continuamente e sottilmente provocato con acrobatici giochi di parole, sfidato a sbrogliare su due piedi difficili enigmi presentatigli a tradimento come fossero nulla più di semplici inezie, garbatamente preso in giro con torrenziali riferimenti a luoghi, eventi, e personaggi storici realmente esistiti, ma misti a geniali e plausibilissime invenzioni di fantasia, stuzzicato con entrate e uscite dal personaggio, bombardato di battute fulminanti e irresisitibili: in una sorta di ironico, beffardo teatrino dell’assurdo che ci ha ricordato molto lo spirito e la verve del compianto Umberto Eco. Le disinvolte digressioni ed affabulazioni di Rainero ci fanno viaggiare vorticosamente nel tempo, nello spazio, nella storia, nelle geografie, nella scienza, nelle parole e nella psiche umana, lasciandoci ogni  volta sì deliziati, ma anche un pochino frustrati e perplessi: perché ci è piaciuto – eccome se ci è piaciuto! –  ma intanto parecchie cosette mica siamo sicuri di averle capite così bene, e mica erano tanto facili come lui ci aveva sardonicamente assicurato… e così la magia continua, nel momento in cui avvertiamo la tentazione irrefrenabile di andare a rileggere, ripercorrere, capire, approfondire etc. Missione compiuta, insomma, da scaltro e navigato insegnante quale Rainero è: tenerci agganciati al pezzo e alla pagina, proprio perché estasiati e divertiti. E a questo punto resta solo un rimpianto… quello di non essere stati noi stessi studenti del professor Rainero, docente di Matematica e Fisica nei Licei: perché di certo sarebbe stata un’esperienza scolastica e di vita unica ed esaltante. Alla quale possiamo però sempre almeno in parte comunque accedere con l’acquisto, la lettura e la condivisione di questo suo formidabile “Logica Stringente”.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Ombre antiche sull’isola del mare e del sole. Massimo Torsani e il suo “Il pastore”

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertina3Le vicende de “Il pastore” ci portano ad interrogarci sulla Sardegna di oggi, che fa scrupolosamente i conti con la nuova realtà e con le mille opportunità dell’apertura al turismo, senza tuttavia voler ancora rinunciare alla propria arcaica, respingente identità. Ed è proprio dal confronto/scontro con gli ospiti venuti da fuori e con gli inusitati approcci dal “continente” e dall’estero che scaturiscono le scintille di conflitti che affondano le loro radici in una cultura unica, comprensibilmente tesa a preservare il proprio prezioso isolamento contro tutto e contro tutti.    

Torsani, da profondo e critico osservatore dell’Italia odierna, ce ne riassume con estro, mestiere e ricercatezza le contraddizioni, così come esse si riflettono e casualmente si amplificano all’interno di uno dei non-luoghi principe della contemporaneità: un campeggio e villaggio vacanze. Dove all’improvviso bussa inattesa tutta una rete di drammi che viene da lontano nel tempo, nello spazio e soprattutto nell’anima, e che non può fare a meno di esplodere proprio nel contesto che apparirebbe meno probabile. Come sempre nella vita, anche qui con la tragedia convivono l’umorismo,  le mode, la musica, l’amore: che l’autore – arguto e attento cicerone dell’avventura – ci presenta e ripropone, a passi successivi e progressivi, con leggerezza e disinvoltura, attraverso molteplici e puntuali rimandi a spaccati di attualità e tendenze in voga, in un sapiente gioco di ammiccamenti dal quale chi legge resta compiaciuto e ammirato.

Al di là dei tanti appassionanti agganci legati alla articolata indagine poliziesca che ne incardina la trama, che senza dubbio entusiasmerà i patiti del genere, “Il pastore” si configura soprattutto come lettura per palati fini. Per chi cioè si aspetti, anche da una storia di semplice intrattenimento o svago, ben più di qualche facile esca o traino emotivo, e pretenda comunque prospettive a largo raggio, ricchezza e colore, spunti di riflessione.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

La fatica sprecata di vivere. Benvenuti nel magico, ipnotico mondo di Alessandro Azzalin

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Una stringata raccolta di dodici racconti brevi: tutti di immediato, colloquiale impatto, e di facile lettura, per stessa ammissione dell’autore, che dimostra di conoscere fin troppo bene il segreto di una comunicazione semplice ed efficace. Perché le svagate e strampalate storie che Azzalin ci propone acquistano, man mano che si susseguono una dietro l’altra, il senso preciso di un messaggio; erratico ed ipnotico quanto si vuole, al punto da risultare a tratti persino stordente, eppure puntuale dietro l’angolo a ricordarci il motivo per cui siamo ancora lì a leggere. In sostanza, teniamo il libro aperto davanti a noi per riflettere sulle batoste che troppo spesso l’esistenza infligge; e non  possiamo farci proprio nulla, se non ammetterlo e convenirne, confrontandoci sollevati con le improbabili e assurde vicende alle quali assistiamo. Tranquilli come siamo che non potrebbero mai capitare a noi; ma vogliamo scherzare, e ma certo che no, e ci mancherebbe altro, e ma se invece… se invece ci fosse davvero una parte di noi, in quella pazzesca galleria di balordi sfigati con i quali proprio stentiamo a identificarci? Se loro invece fossero… noi? E noi loro? Il dubbio si insinua. E se tutto questo vi sembra assurdo, ci tengo a dirvi una cosa… avete perfettamente ragione: lo è! Ma è proprio per questo che dovete leggere, calarvi a fondo nel nonsense per trarne l’idea, sconsolata e beffarda quanto volete, eppure necessaria ed urgente. Chissà, forse domani sbaglierete un po’ meno. O forse invece no, sbaglierete lo stesso perché tanto non potrete farci nulla uguale; ma intanto pensateci, che difficilmente meglio di così la fatica di vivere si poteva rappresentarvela e spiegarvela. E frattanto, a costo di ripetermi: sappiate che vi ritrovate fra le mani un bel progettino letterario con parecchi tratti di genio, e dunque… lettura altamente consigliata.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Mad Max chiama Franz Kafka. I dogmi e la suspense de La città delle anime di Danilo Cicilloni

di Carlo Crescitelli

prima di copertina3Prendete un aldilà. Uno che non conoscete (e come potreste, del resto?). Incominciate a esplorarlo, visto che vi ci siete ritrovati vostro malgrado. E ovviamente, non ricordate il come e il perché. Poi, proprio mentre vi ci stavate ambientando senza troppo entusiasmo, succede che… fate fuori il suo Artefice Supremo. Bel guaio, non trovate? Ma torniamo a noi, e a Marc Rainer, il nostro deicida protagonista: successivamente alla catastrofe escatologica da egli incautamente provocata – e che mette comprensibilmente in discussione la ragion d’essere stessa della città e dell’universo ultraterreni – Marc incontra, in un contesto da road movie apocalittico sviluppato a cavallo tra atmosfere dantesche, suggestioni horror e citazioni fantascientifiche, una sorprendente galleria di enigmatici, emblematici personaggi.  Che, come in ogni plot al cardiopalma che si rispetti, saranno per lui di volta in volta alleati, mentori, avversari, persecutori, giudici, amici, amanti, specchi di coscienza. Rivelandosi, uno dopo l’altro, custodi di vecchie e nuove verità, e spesso interpreti di kafkiane consapevolezze. Fino all’epilogo. Necessario e potente come da presupposti;  eppure, talmente imperscrutabile da tornare del tutto inatteso.Un lavoro dal ritmo sostenuto, ma non vi ho ancora parlato del suo stile: scarno, essenziale, cinico, impietoso. Di quelli che non ti danno tregua: in piena sintonia con gli incalzanti accadimenti narrati. “La città delle anime” si conferma essere uno di quei libri capaci di imprigionarti ed avvolgerti nei suoi ordinati labirinti di lucide parole. E lo fa anche attraverso la sua grafica criptica, composta e indovinata, che poco rivela, e in molto seduce. Così come parzialmente misteriosi  ed incogniti rimangono, nel maneggiare il volume e indagarne sul web, il profilo dell’autore e la pubblica immagine editoriale: in un gioco sottile che impreziosisce il piacere di addentrarsi in un’avventura che alterna algida metafisica a sanguigna umanità, modulata com’è nei toni avvincenti di un film d’azione.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Dritti al Cuore della Terra. La vita che rinasce nella Birmania colorata di Nadia Cerchi e di Daria Covolo

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertina3“Il Cuore della Terra/The Hearth of the Earth” è una fiaba di ambientazione esotica, scritta da Nadia Cerchi e illustrata da Daria Covolo.  Ma anche molto di più, realizzando potenzialità che si compiono quando il talento creativo di Nadia – insegnante, mamma e cantautrice – incontra quello di Daria – artista di formazione internazionale – e le due decidono di ridare forma ad un vecchio testo di Nadia. Quel testo è la storia di Nyan, bambino che ha appena varcate le soglie della pubertà quando, il 5 maggio 2008, si abbatte sulla Birmania il ciclone Nargis. Travolto dalla tragedia insieme con tutto il suo villaggio, Nyan approderà tuttavia ad una nuova vita misteriosa e magica, grazie alla potenza lenta e invincibile della natura che rinasce, e all’amore degli uomini che dà nuovo senso, in nuove forme, all’eterno cerchio dell’esistenza. Una vicenda, quella immaginata da Nadia, dai toni mistici e delicati, intessuta di suggestioni antropologiche e filosofiche, che bene trova espressione nel tratto multicolore ed etnicizzante adottato da Daria; sostanziandosi in un bel volume dall’impatto immediato, in grado tanto di affascinare il pubblico dei piccoli quanto di parlare alla sensibilità dei grandi. Al punto da rappresentare l’apertura di una collana – “Serendippo” – che presenta storie di viaggio con inaspettati esiti di svolte e di crescita personale, invitando gli adulti a riflettere sul significato dell’esperienza umana, e i ragazzi a divertirsi impugnando le matite colorate. L’edizione è bilingue italiano/inglese, in quanto inserita in un più ampio progetto di sviluppo e valorizzazione territoriale, che trova espressione nel sito web dell’editrice, l’associazione culturale valdostana “Poetica del Territorio” . Possiamo quindi parlare di missione compiuta: quella di ribadire il messaggio che, ovunque  nel pianeta, l’armonia con la natura e con i nostri simili non è lontana, a patto di dirigervisi in pace interiore, e limpidezza di intenti e di animo.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.