Il lupo dentro di noi. Una storia di montagna e di vita di Nicola Monino

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertinaUn bimbo si perde in montagna, e tutti in paese si mettono alla ricerca, temendo per la sua vita. E questa avventura, man mano che procede verso l’epilogo, diventa man mano il dramma e il percorso di crescita individuale di ognuno, che,  al pari del bambino  indifeso nel buio alla mercé degli eventi e – Iddio non voglia – delle belve che popolano la foresta, resta da solo in preda ai suoi personali fantasmi, alle sue angosce, ai suoi demoni da sconfiggere. Alla fine del percorso, la redenzione e la crescita. Nel mezzo, la paura.  Anzi: le paure, come ben precisato nel titolo: quelle dei tanti lupi dentro e fuori di noi. E sempre nel mezzo di questo pericoloso guado di vita si muove sullo sfondo una natura antropomorfizzata e simbolica, tanto più misteriosa in quanto familiare agli occhi dei montanari, ma che può, a seconda del differente stato d’animo con cui la si affronta, di volta in volta salvare o annientare in un pericoloso gioco senza scudi di sorta. E su tutti e su tutto, Sua Maestà il Lupo, l’anima nera e invisibile delle selve, che incombe per uccidere ma chissà forse anche per vigilare e proteggere. Come una sorta di oscuro nume tutelare da ingraziarsi per aver salva la vita, ma anche da aggredire per sconfiggerlo, a seconda dei casi: in un recupero di storia ancestrale dal quale attingere le proprie ultime risorse di sopravvivenza. Un racconto dall’incedere a tratti metafisico ma al tempo stesso sempre ben ancorato all’oggi, che si avvale della esperienza escursionistica personale dell’autore da egli riproposta con bella ed unica sensibilità, e al quale danno ulteriore fascino le strepitose illustrazioni di Francesca Vale; che magnificamente caricano, come in ogni grande favola che si rispetti, di ulteriori suggestioni e rimandi il contenuto narrato.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Il coraggio di amare. Il libero sogno romantico di Annamaria Bovio

di Carlo Crescitelli

 

prima di copertinaAurora Parisi è una dolce e solare ferroviera che, sposata e apparentemente felice con la sua compagna, si ritrova a dover fare i conti con un improvviso innamoramento per una sconosciuta sfuggente e misteriosa, che la porterà a reinterpretare vecchi segnali e scoprire nuove certezze. Nel libro ricorrono tutti gli elementi tipici del grande sogno romantico, il coup de foudre e l’amour fou fatti di premonizioni, coincidenze, talismani e feticci, i Santi delle Cause Perse ai quali votarsi, i treni virtuali della vita prima mancati e poi riacchiappati al volo; ma con essi gioca deliziosamente a rimpiattino una prosaica, tragicomica realtà quotidiana di lavoro e di problemi di lavoro – dunque di treni reali e non più metaforici – di cucina, amicizia, imbranataggine, canzoni che confortano e ispirano, sesso, triangoli amorosi, email – tante email! – speranze e obiettivi concreti. In un cocktail realistico in cui la leggerezza eterea della poesia si mescola al sano umorismo. Che ricorda molto la novellistica di educazione sentimentale a sfondo morale e filosofico, di quella alla Hermann Hesse per intenderci. Prevarrano le vecchie sicurezze… o il nuovo coraggio di amare? Il tema è quello cruciale delle scelte importanti della vita all’inizio dell’età matura: quelle che ti spiazzano proprio quando pensi di aver consolidato tutto, di non doverlo mettere più in discussione… e invece l’amore ti travolge inaspettato e totale. Tutti i vecchi equilibri, intanto, sono già saltati; e non ti resta altra strada che cercarne di nuovi, passando per il sostegno irrinunciabile degli amici veri che non ti abbandonano mai. Perché quello che è in gioco non è solo l’assestamento delle tue nuove, inebrianti emozioni, ma il futuro e la felicità stessa di chi ti è vicino e ti ama, il rispetto della sua libertà. Senza in questo dover sacrificare la tua, che ti urge dentro.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”: il buco divora anima

di Sabrina Carpentieri

 

prima di copertinaNoi, i ragazzi dello zoo di Berlino non è una storia di sconfitta, ma, al contrario, è un racconto di coraggio. Dopo aver rischiato di morire di overdose, Christiane F. si mette a nudo. Forse, vuole dare un senso ad una vita che senso non ne ha. L’atto del raccontarsi, e quindi dare agli altri una consapevolezza, probabilmente ancora assente, dà una risposta alla domanda di senso che assale la giovane.

La dipendenza diventa il reale effimero in un reale intatto, ma sbagliato. Un apparente viaggio verso la salvezza, la quale è solo palliativa e dannosa. Tanto dannosa da spingerla al procinto della morte.

Il testo dovrebbe essere letto per avere una maggiore consapevolezza dei processi che inducono alla dipendenza, e anche per poter conoscere meglio questa valle di solitudine, ed–eventualmente- aiutare chi la abita. Anche se non ha una scrittura impeccabile, ciò che arriva al cuore è la vastità dei dettagli di cui si compone; gli stessi che fungono da interpretazione della complessità delle vicende personali di Christiane.

Toccante, inoltre, è il commento che ne fa lo psichiatra Vittorino Andreoli: “Una via verso la galera e poi molto presto, verso la morte, quando ancora non sai cosa sia la vita.” Stroncare lentamente la propria esistenza quando si è ancora ragazzini, quando ancora non si conosce la vita. Andreoli toglie la maschera rigida, dogmatica della medicina, e si esprime toccando a fondo le menti dei lettori, arrivando anche al cuore di chi di psichiatria non ne sa nulla.

Il buco muta: da salvezza, quindi, diventa divoratore di anima. E lo fa in modo furbo,  si nasconde, agisce senza farsi sgamare, si fa amare mentre lentamente uccide. Svuota il corpo della sua essenza, riducendolo a mera carne, prelevando lo spirito, divorando il senso.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

 

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Sabrina Carpentieri (classe 2001) scrive dal 2014. Nel corso di questi anni ha partecipato a vari concorsi letterari e pubblicato in diverse raccolte antologiche. Le piace scrivere di tutto, ma principalmente saggi e racconti. Ama la filosofia e le scienze umane. A settembre uscirà il suo primo romanzo.