Agnizione, pulsione di morte e disincanto nella poesia di Nicola Prebenna

di Carlo Di Lieto

 

prima di copertinaNicola Prebenna, in Vulnera temporis (2018), in perfetta armonia di toni ed equilibrio stilistico, affida i suoi alati versi all’infinita trascendenza dell’esperienza interiore, disseminata in un discorso di frammenti d’amore, allertati dalla fede e da un codice etico-civile. La sfera del reale confligge con la latenza inconscia, nel tentare uno snodo o un varco all’addensarsi del Male, nelle sotterranee latebre del mondo. Prebenna denuncia coraggiosamente la malattia dell’essere, disincarnando ogni illusione, svelando l’ontologia del negativo del suo “inquieto sentire” ed elaborando la pulsione di vita, a fronte della pulsione di morte. L’interlocutore privilegiato di Prebenna è un Tu – divino, che nasce da una permanente conflittualità con il reale, lungo un itinerario di fede e di speranza. Egli si muove sul discrimine dello “stupore” e del “lutto” e, ravvivato dal Verbum della poesia, tramuta, in espressione di redenzione e di serenità spirituale, il Male della Storia.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Pietro Paolo Parzanese antileopardiano, un conservatore dalla parte del “povero”

di Paolo Saggese

 

piccolaAnche grazie al bicentenario della nascita celebrato nel 2009, da alcuni anni sono stati dedicati volumi importanti allo studio della figura del poeta romantico Pietro Paolo Parzanese (Ariano di Puglia, poi irpino, 1809 – Napoli, 1852). Ai volumi di Francesco Barra, Nicola Prebenna, Massimiliano Palinuro e Paola Villani, di recente si è aggiunta la riedizione anastatica de I canti del povero (Napoli, Stamperia Strada del Salvatore n. 41, 1852) con un ampio saggio a cura di Guido Tossani (Pietro Paolo Parzanese, I canti del povero, a cura di G. T., Avellino, Il Terebinto edizioni, 2017), in cui il giovane ricercatore dà conto degli studi critici più importanti sul poeta, da De Sanctis a Muscetta, da Flora a Petronio, e analizza il “neoguelfismo” di Parzanese, il ruolo del popolo in questa produzione letteraria, la scelta “civile” del poeta, la figura dell’arianese nel contesto della Letteratura meridionale, il carattere “raffinato” di questa poesia popolare.

Partendo dai “canti” e dal messaggio ideologico esplicito presente nei versi di Parzanese, Saggese analizza anche una serie di allusioni antifrastiche ad alcune celebri poesie di Giacomo Leopardi, di cui il poeta di Ariano Irpino non poteva accettare né la visione antiprovvidenzialistica né il pessimismo diffuso e apparentemente privo di speranza.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1- 2018 di “Riscontri”

 

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Paolo Saggese (Torella dei Lombardi, Av, 1967), intellettuale militante, critico letterario, formatosi all’Università di Firenze, dottore di ricerca in filologia greca e latina (1994-1996), già docente di Letteratura latina presso la SICSI dell’Università di Salerno (2004-2008), Direttore scientifico del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, Responsabile culturale del Parco Letterario Francesco De Sanctis, componente del Comitato scientifico del Centro di ricerca “Guido Dorso”, attualmente docente di Latino e Greco nei Licei della provincia di Avellino, è autore o curatore di più di cinquanta volumi dedicati alla Letteratura latina e italiana, al pensiero meridionalista o alla storia irpina, di numerosi saggi e di un migliaio di interventi giornalistici. Ha dedicato numerosi volumi, studi e interventi giornalistici alla “damnatio memoriae” della Letteratura meridionale.

È autore tra l’altro di due fortunati romanzi sulla corruzione, Lettera a un Giudice e Il processo (Magenes Editoriale, Milano, 2015, 2017).