IL TENUE FILO ROSSO: da Petrarca a Leopardi

prima di copertinaCome ben sottolinea Giuseppe Manitta nella Prefazione, troviamo nella citata silloge “la sintesi della poesia ideale italiana, da quella petrarchesca [Il Canzoniere in Al canto del gallo] a quella leopardiana, rivolta al tempo presente, con un chiaro richiamo a La ginestra, o il fiore del deserto del poeta di Recanati in Uniti si vive. I due carmi menzionati di Prebenna sono l’A e l’Ω del frutto del suo nuovo corpo poetico. La poesia di Prebenna, attraverso una versificazione agile e corposa al tempo stesso, si fa voce che grida con tutta la forza che ha in gola, nell’invitarci a riflettere non soltanto su quanto avviene intorno a noi (vedi Lamento del circo), ma anche e soprattutto su quanto accade e v’è dentro di noi. Essa dà corpo e forma alle emozioni che genera: senza di essa non avremmo la conoscenza, frutto succulento della curiositas, che la sostiene e la amplia, mai paga del già noto (vedi Serrate con dolcezza). Ma In rime sparse, come dal titolo, Prebenna non ci offre soltanto questo, perché tra i variopinti fiori olezzanti, ci fa omaggio anche di quelli dei ricordi, piantati nel tempo della coscienza di bergsoniana memoria, cioè della durata reale del tempo rammemorante, che rivivono in alcuni suoi carmi, come i primi palpiti amorosi, che aleggiano innocenti tra i riccioli d’oro di una ignara bambina.

N. Prebenna, In rime sparse, Il Convivio, 2020, pp. 80, € 10,00

Antonio D’Antuono, nativo di Ariano Irpino, studioso che si è occupato e continua ad occuparsi a 360 gradi di questioni letterarie, filosofiche, antropologiche, psicologiche. Si è in particolare interessato alle opere del prof. Aurelio Covotti, docente di Filosofia Antica presso l’Università Federico II di Napoli, del poeta Gerolamo Angeriano, autore in latino del periodo rinascimentale, del poeta Pietro Paolo Parzanese, uno dei maggiori esponenti della poesia popolare del primo ottocento.

E’ tra i collaboratori del Dizionario Biografico degli Irpini, a cura di F. Barra, per le voci Adinolfi Emilio, Angeriano Girolamo; le voci Covotti Aurelio e D’Antuono Mario sono ancora da pubblicare.


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Le peripezie di tre illustrazioni di copertina realizzate da Carlo Levi. Il rapporto di Carlo Levi con Mario Soldati e Cesare Pavese

prima di copertinaOltre che scrittore, Carlo Levi fu pittore. Tra i quadri dipinti, alcuni figurano sulle copertine dei suoi libri ed altresì su quelle di alcuni altri scrittori. L’analisi di quello che Genette definisce “peritesto” consente non soltanto di cogliere degli aspetti essenziali dei testi, ma altresì di scoprire delle vicissitudini connesse alla loro realizzazione ed ai rapporti tra Carlo Levi (Quaderno a cancelli), Mario Soldati (America primo amore) e Cesare Pavese (Il mestiere di vivere).

Donato Sperduto ha scritto Armonie lontane. Ariosto, Croce, D’Annunzio, Pavese, Carlo Levi e Scotellaro (Arance, 2013); Il divenire dell’eterno. Su Emanuele Severino (e Dante) (Aracne, 2012); Maestri futili? Gabriele D’Annunzio, Carlo Levi, Cesare Pavese, Emanuele Severino (Aracne, 2009); Vedere senza vedere, prefazione di E. Severino (Schena, 2007); L’imitazione dell’eterno (Schena, 1998). Inoltre, ha curato i volumi Storia di una monaca di Matilde Serao (ABE, 2019), Albert Savarus (Schena-Baudry, 2012) e Carlo Levi inedito (Spes, 2002).


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La vita ‘narrata’ del Principe dei musici: Carlo Gesualdo tra cronaca, romanzo e romanzesco.

prima di copertinaL’eccezionalità di Gesualdo, principe del tardo Rinascimento meridionale, innovatore nel campo musicale, compositore di madrigali e musica sacra, ma soprattutto il clamore suscitato dalle sue vicende personali (il duplice omicidio della moglie Maria D’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa), hanno fatto crescere intorno alla sua figura una curiosità, a tratti morbosa, che ha alimentato nei secoli una variegata tipologia di scritture romanzesche. L’A. individua almeno 4 tipi diversi di narrazioni biografiche (cronache, diari e memorie, biografie romanzate, romanzi propriamente detti), ne analizza con precisione alcune, osservando quanto il destino di Gesualdo, oggetto biografico, sia stato condizionato, pesantemente, e fino a Novecento inoltrato, proprio dalle gravi distorsioni,  veicolate all’indomani del delitto, che hanno alimentato una serie di miti (quali, ad esempio, quello di amore e morte, di ascendenza eretico-religiosa), con esiti per tanti versi lontani da una seria e attendibile ricostruzione biografica. E proprio in questa direzione si qualifica l’ultima, poderosa fatica di Annibale Cogliano, che al Gesualdo ha dedicato una vita appassionata di studi e di ricerche.  Il riferimento è al recente volume Carlo Gesualdo da Venosa, Per una biografia (2015), un lavoro sicuramente ineccepibile per la qualità e il rigore della ricerca storica, che ci offre, più che una biografia tout court,  una miniera di materiali storici utili per un’idea rinnovata di scrittura biografica. L’A. osserva come questa ricerca, al di là dell’innegabile valore metodologico e storico, si possa leggere come un  invito a spostare su terreni più fecondi la ricerca storica e musicale, che è anche un invito  a costruire su basi solide e certe altre biografie,  e altre possibili, e più o meno fantasiose, scritture romanzesche.

Milena Montanile,  ha svolto la propria attività di ricerca intorno a più centri di interesse, privilegiando autori e questioni di letteratura controcorrente e di opposizione. Si è interessata a più riprese delle cosiddette scritture della memoria  (Scritture della memoria, Aracne 2012); ha pubblicato in volume  saggi e studi settecenteschi.  Per i tipi della Edisud ha curato l’edizione della Bottega del caffè di Carlo Goldoni, il volume Tra Otto e Novecento, e più recentemente l’edizione dell’Account foscoliano e della Lettera semiseria di Berchet. Si è occupata tra l’altro di Galanti,  Cesarotti, Padula, Morselli, Saba, Lagorio, Pirandello, Camilleri. E’ membro del Consiglio direttivo dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento meridionale di Napoli, e della rivista annuale “Rinascimento meridionale”,  membro del Comitato scientifico della rivista “Sinestesie”, e Sinestesieonline.


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GAETANO AFELTRA, FAMOSI A MODO LORO: UNA NOTA BIOGRAFICA SU LUIGI PIRANDELLO

prima di copertinaAvvincente e utile è il contributo critico di Gaetano Afeltra di Famosi a modo loro (1988), nel delineare le storie di uomini e di donne famose del nostro Novecento, raccolte in questo prezioso libro del valoroso scrittore e giornalista nato ad Amalfi e vissuto quasi sempre a Milano, a partire dai primi anni Quaranta. È stato redattore capo e vicedirettore del “Corriere della Sera” e dal 1972 al 1980 direttore de “Il Giorno”.

Nelle pagine di questo interessante volume, tra i tanti personaggi illustri del secolo scorso, da Gaetano Baldacci a Dino Buzzati, da Vincenzo Cardarelli a Giovannino Guareschi e Giuseppe Marotta e tanti altri, non poteva mancare la figura dirompente di Luigi Pirandello: «un grande scrittore sotto il segno di un terribile segreto familiare». Il profilo di Luigi Pirandello è tracciato da Gaetano Afeltra attraverso i segni rilevatori dell’uomo, e attraverso quel «particolare che a un certo punto», scrive l’autore, «almeno per me, rivela l’essenziale». Gaetano Afeltra (Amalfi, 1915-Milano 2005), storica firma del “Corriere della Sera” dove scrisse, con qualche pausa, dal 1942 fino alla morte, è stato uno straordinario ritrattista del Novecento

Carlo Di Lieto, docente di letteratura italiana all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, collabora con numerose riviste ed è autore di pubblicazioni inerenti al rapporto tra letteratura e psicoanalisi. È socio dell’Accademia Internazionale Il Convivio e dell’Unione Nazionale Scrittori e Artisti. Ha vinto vari premi, tra cui il 1° Premio Letterario Internazionale per la saggistica Emily Dickinson 2013-2014 e il 1° Premio I Murazzi 2016.
Tra i suoi libri più recenti: Leopardi e il “mal di Napoli” (1833-1837) (2014), Chi ha paura della psicoanalisi? Il “lato oscuro della mente”: da Dante a Cesare Viviani (2016) per Genesi; La donna e il mare. Gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò (2016) per Vallardi. Con Marsilio ha pubblicato Luigi Pirandello pittore (2012), La scrittura e la malattia. Il «male oscuro» della letteratura (2015) e L'”io diviso”. La letteratura e il piacere dell’analisi (Marsilio 2017).


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Un clandestino di nome Francesco

F. D’Episcopo, Clandestino, Homo scrivens, 2020, pp. 128, € 12,00

Clandestino (frammenti di vita) si compone di uno scritto autobiografico in cui D’Episcopo racconta alla sua maniera incontri con personalità illustri, la vita universitaria, i premi letterari e la sua attività “clandestina” in favore di tanti artisti di valore che rischiano di restare esclusi dalla grande scena letteraria. Include, inoltre, interviste e conversazioni al caffè, oltre una silloge poetica dedicata ai suoi luoghi del cuore: Napoli, il natio Molise e Salerno. Le interviste sono di Gabriele Bojano, Maria Gargotta e Paolo Romano.

Dal quarto di copertina: “Nelle molte vite, che ci è dato di vivere e conoscere solo a noi stessi e a qualche casuale compartecipe, resta sempre qualche spazio da riempire e da comunicare agli altri per una sintesi inevitabilmente incompleta e incompiuta…”.


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Maria Gargotta è nata a Napoli nel 1957, da padre siciliano e da madre napoletana. A Napoli vive e lavora. Laureata in Lettere classiche alla “Federico II” di Napoli, dal 1987 è docente di materie letterarie; attualmente insegna al Liceo Artistico di Napoli ed ha collaborato per quindici anni, come cultrice, con la cattedra di Letteratura Italiana alla “Federico II”. La critica letteraria, la poesia e la narrativa impegnano il suo tempo migliore. Ha al suo attivo diversi saggi critici, due sillogi poetiche: Melancholia (Ripostes, Salerno-Roma, 1989), Il silenzio della parola (Edizioni “Il Grappolo”, Mercato S. Severino, 2006) e quattro opere di narrativa: Mnemosyne (Edizioni Oxiana, Napoli 1998); Voci al tramonto (Edizioni Guida, Napoli 2009); I giorni della montagna bruna (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2014); I fantasmi sono innocenti (Edizioni Rogiosi, Napoli 2016); Memorie d’autunno (Edizioni Rogiosi, Napoli 2019).