Il folle proemio di D’Annunzio a Dante

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaCorre lʼanno 1911, cinquantesimo anniversario dellʼUnità dʼItalia. Quale prestigiosa opera letteraria si potrebbe pubblicare per onorare degnamente lʼevento? Unʼedizione monumentale della Divina Commedia! A chi far scrivere il testo introduttivo? A Gabriele DʼAnnunzio! Fin qui, tutto abbastanza prevedibile per lʼepoca. Ma di qui cominciano anche i guai…

Ad affidargli coraggiosamente lʼincarico fu un prussiano immigrato in Italia, quello stesso Leo Samuel Olschki da cui oggi prende nome la prestigiosa casa editrice fiorentina (allʼepoca si chiamava Tipografia Giuntina) che pubblica questo libro, a cura di Laura Melosi.

DʼAnnunzio, eroe impavido che non temeva le più audaci imprese, si trovò a mal partito a scrivere quel testo di introduzione alla Commedia. Un vero e proprio “blocco dello scrittore”. Poi arrivò lʼilluminazione. «Ho anche questo terribile dovere di scrivere la vita di Dante – si sfogò in una lettera allʼamante Natalia de Goloubeff, 15 marzo 1911. – Dovrei mandarla in questa settimana, e non son riuscito a scrivere la prima parola! Forse mi vendicherò scrivendo una cosa folle».

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Il Settecento, figlio ribelle del Rinascimento

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaIn che rapporti stavano il Cinque e Seicento con il loro “figlio”, il Settecento? Un figlio che ha ereditato i caratteri dei genitori e ha portato avanti l’azienda di famiglia, o un ribelle che se n’è andato per la propria strada sbattendo la porta e tagliando i ponti?
A ogni risposta di tipo “a” se ne può opporre una di tipo “b”, e viceversa. Ora viene in soccorso una raccolta di saggi sulle “costellazioni concettuali” che si sono tramandate dal XVI al XVIII secolo, con le varianti intervenute nel passaggio. Varianti che rivelano, appunto, un complesso rapporto di continuità e discontinuità. Una linea – tutt’altro che retta – va dagli umanisti di fine Quattrocento agli enciclopedisti del Settecento passando per una serie di pensatori spesso spiazzanti, in cima a tutti Giordano Bruno; ma anche Martin Lutero non scherzava in fatto di ambivalenza, se è per questo.
In particolare, qui si è scelto di esaminare in che modo una serie di autori dei secoli XVI e XVII sono presentati dal saggista e polemista Pierre Bayle e dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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TUTTO IL CINQUECENTO A PORTATA DI MANO. La biblioteca della Verna e Aldo Manuzio

di Dario Rivarossa

prima di copertinaPer offrire lo spaccato di un’epoca non è necessaria una biblioteca immensa come quella immaginata da Jorge Louis Borges. È “sufficiente” un migliaio di volumi, quanti sono quelli stampati nel Cinquecento e oggi presenti nella biblioteca del convento francescano de La Verna (Arezzo).. Della sezione cinquecentine, ora l’editrice Olschki ha reso disponibile – per la prima volta nella storia – il catalogo completo e dettagliatissimo.

Nella biblioteca della Verna compare un buon numero di libri che uscivano dalla tradizione consolidata, a volte perfino “pericolosi”. Ci sono il mistico nordico Enrico Suso, Origene, Pelagio, Giansenio, Erasmo da Rotterdam (che era l’autore più citato nell’Indice dei libri proibiti)… Ma è anche tutto un brulicare della vivace cultura del Rinascimento. Tanti i classici greci e latini, comprese le lettere di Cicerone pubblicate da Manuzio e un “manifesto” dell’Umanesimo, i Commentarii linguae Graecae di Guillaume Budé.

Tra le cinquecentine compaiono, come detto, alcuni volumi con il logo Manuzio, anche se non l’Aldo diventato leggenda, ma i suoi successori. Al padre della stampa europea di qualità è dedicato un altro libro Olschki, intitolato appunto Aldo Manuzio e la nascita dell’editoria. Come ogni leggenda, ha bisogno di sfrondature, come sottolineano gli autori dei saggi contenuti nel volume. Resta il fatto che uomini e donne del Cinquecento ci tenevano a farsi ritrarre con qualche classico “aldino” tra le mani. Perché?

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 3 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

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