La lezione glocal di Jovine

Leonardo Lastilla

Abstract:

In questo saggio verrà analizzata l’opera romanzesca di Francesco Jovine, un autore da riscoprire, che si colloca a metà tra neorealismo e regionalismo. L’esperienza di Jovine è difatti apparentemente simile a quella di molti altri scrittori di quel periodo, tra gli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso, dominati dal neorealismo che, per il solo fatto di essere nati nel sud d’Italia, furono definiti e categorizzati come autori regionalisti, accusati di produrre una letteratura meridionale con spiccati tratti di provincialismo che non rispondeva a un consolidato senso di unità nazionale. Come se, a livello estetico, produrre letteratura connotata da un forte sentimento regionale e una conoscenza profonda della propria terra debba necessariamente essere considerata una pratica non all’altezza dei canoni nazionali. In realtà, come questa analisi renderà evidente, Jovine, seppure ha convintamente imbevuto i suoi romanzi di tratti regionalistici, ha cercato di allargare il punto di partenza della sua narrazione, ovvero il Molise con tutti i problemi dei contadini, e di inserirlo in una dimensione più universale e, infatti, la sua opera si muove verso questioni sociali di più ampio respiro e di straordinaria attualità. Nella visione globale di Jovine convivono due approcci legati tra loro che non possono essere scissi: il regionalismo e l’interpretazione socio-culturale di ampio respiro. Nei suoi due romanzi Signora Ava e Le Terre del Sacramento questi due aspetti si intersecano e si approfondiscono progressivamente evolvendo fino ad una dimensione che oggi si definirebbe glocalismo. Da una parte l’omaggio alla sua terra con molti riferimenti alle persone, ai paesaggi, al ritmo della vita, alla condizione dei contadini; dall’altra la denuncia ideologica di uno status quo che doveva essere cambiato. Nei romanzi le due tendenze si confondono e la terra diventa l’elemento di convergenza non solo in senso provinciale ma in uno, grazie all’approccio sociologico, nutrito di interpretazione storica che allarga il discorso all’umanità intera. Tutto ciò è sufficiente per portare i suoi scritti oltre i confini del regionalismo facendone un autore che ha anticipato questioni che il mondo intero ha subito e continua a subire dalla pubblicazione dei suoi romanzi in poi.

Profilo biografico:

Leonardo Lastilla è nato a Milano ma è cresciuto a Firenze. I suoi interessi e la sua curiosità lo hanno portato a risiedere in diversi luoghi tra cui Dublino e Roma. Ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze e il Ph.D. in Letteratura italiana presso l’University College Dublin. Leonardo Lastilla è insegnante e docente di lingua e letteratura italiana, scrittura di viaggio, letteratura inglese e discipline umanistiche da più di 20 anni. Attualmente insegna letteratura italiana a Calstate University e East Carolina University nei rispettivi campus in Italia. 

 

 

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La letteratura e l’inconscio nell’opera di Carlo Di Lieto

FULVIO TUCCILLO

Titolo: L’inconscio. La letteratura e l’ “ospite inquietante”.

Autore: Carlo Di Lieto

Editore: Marsilio

Anno di pubblicazione: 2020

Numero di pagine: 404

 

Abstract:

Un’ampia parte della attività di ricercatore di Carlo Di Lieto è stata dedicata a studî a carattere psicoanalitico su autori tra i quali Leopardi, Pascoli, Pirandello e molti altri. L’inconscio, opera pubblicata da Marsilio, col significativo sottotitolo La letteratura e l’ “ospite inquietante” ed una puntuale prefazione di Claudio Toscani, ne rappresenta la summa. L’opera è suddivisa in megacapitoli e fra gli autori trattati ritroviamo Francesco d’Assisi, Edmondo De Amicis, Leopardi, Ranieri e poi Nietzsche e Pirandello. Il recensore, Fulvio Tuccillo, sottolinea come Di Lieto non consideri l’inconscio un semplice background, essenzialmente la zona del rimosso, ma come mondo che è parte della vita stessa dello scrittore ed anche della nostra stessa cultura nel suo complesso. Ne risultano alcune prospettive particolarmente interessanti: la religiosità di Francesco d’Assisi letta da Di Lieto alla luce del concetto di anima mundi nella prospettiva dell’universalmente umano oppure l’inquietante ricostruzione del «drammatico romanzo familiare» di Edmondo De Amicis. Tuccillo sottolinea come Di Lieto, nel tracciare il suo quadro, conferisca un ruolo particolare a Nietzsche e Pirandello. Nietzsche è colui che stravolge ogni possibile quadro di razionalizzazione della cultura occidentale, che guarda alla modernità con il sospetto e la diffidenza che essa merita e poi ritorna all’origine della tragedia, quindi alle fonti della nostra stessa cultura. I contributi su Leopardi e Ranieri ci ripresentano due personaggi straordinarî e finora solo parzialmente conosciuti nella loro complessa interazione.

A tutto campo e con risvolti inediti sono i vari approfondimenti su Pirandello, un Pirandello sottratto alle tematiche più tipiche del pirandellismo e pienamente restituito alla sua umanità. Un autore straordinariamente moderno che anche dell’altrettanto viva passione per la pittura e la musica nutre la sua vitalità, irriducibile tout court allo scrittore di natura filosofica di cui egli stesso aveva parlato (nel prologo ai Sei personaggi).  I capitoli  dedicati a Pirandello per la loro ricchezza e la loro complessità assumono la caratteristica di contributo a parte. 

 

Profilo biografico del redattore:

Fulvio Tuccillo, dopo un lungo periodo dedicato all’insegnamento, ha prestato servizio prima presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e poi quella di Napoli fino al 2010. Italianista con forti interessi per la storia della critica letteraria, è autore di vari contributi e di una monografia sulla storia degli studi leopardiani (Leopardi nel tempo). Si è molto occupato di letterature dialettali ed in genere di autori poco conosciuti o poco ricordati. È autore di saggi ed articoli pubblicati su «Il Belli», «Riscontri», «il Veltro», e numerose altre riviste letterarie, e collaboratore di vari istituti di cultura. Come giornalista, ha curato per «Il denaro» la rubrica Autori internazionali.

 

 

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Romanzi che dettano legge

Saggio sugli sviluppi culturali e giuridici dal Seicento a oggi

Dario Rivarossa

Titolo: Sua maestà legge? Tre secoli di potere, diritto e letteratura 

Autore: Donato Carusi

Editore: Leo S. Olschki

Anno di pubblicazione: 2022

Numero di pagine: XV + 458

Prezzo di copertina: euro 38,00 

 

Abstract: Un intrigante, coinvolgente sguardo d’insieme sulla Storia moderna: così si può definire il corposo volume dedicato da Donato Carusi a «tre secoli di potere, diritto e letteratura», per evitare che appaia come un saggio accademico specialistico. Nel titolo, Sua maestà legge?, probabilmente è incluso un gioco di parole sul termine “legge” inteso sia come verbo che come sostantivo. L’ottica è infatti quella di ricostruire gli sviluppi storici dell’Occidente a partire da due punti di vista intrecciati: cultura (non solo prosa e versi, anche musica, teatro, fotografia, cinema ecc.) e corpo legislativo, con i reciproci influssi. Una scuola di pensiero, quella del Law and Literature Movement, nata ufficialmente negli Usa agli inizi degli anni Settanta. La scelta di delimitare il campo di indagine a tre secoli – dalla fine del Seicento a oggi – non è solo pratica, dato che già così il libro è venuto fuori bello spesso. La ragione profonda è antropologica, in quanto proprio in questo arco di tempo, a tutti i livelli, si assiste a una mutazione nel modo stesso in cui gli esseri umani concepiscono se stessi e il mondo. L’interdisciplinarità è un punto forte del libro. Gli argomenti salienti sono quelli del lavoro, della guerra, delle diverse forme di emarginazione, dell’uguaglianza di fronte alla legge e della giustizia sociale. In molti casi la letteratura ha non solo accompagnato, ma preceduto la legislazione con intelligenza e coraggio: l’augurio è che continui a farlo.

 

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Napoli o Morte. L’ultimo Leopardi e i Paralipomeni

riscontri_copertina n. 2Giacomo Leopardi trascorse a Napoli il periodo estremo della propria vita. Una contingenza, ma che influì in profondità sui temi della sua poesia, provocando novità anche a livello stilistico. Il gusto del macabro, per fare un esempio (che era molto diffuso nel Romanticismo, ma non certo, finora, nel cantore dell’Infinito). La città di Pulcinella viene descritta nei suoi paesaggi e nelle sue dinamiche sociali negli ultimi Canti, tra ritratti di donne defunte e La ginestra. Lo spettacolo affascinante e inquietante del Vesuvio, il Golfo, l’archeologia, i politici corrotti, i rivoluzionari da salotto, la povera gente. Ma soprattutto, lì a Napoli, fino all’ultimo respiro, Leopardi arriva alla resa dei conti definitiva con se stesso: i Paralipomeni della Batracomiomachia. E per capovolgere le ideologie correnti, arriva a immaginare – probabilmente per la prima volta nella poesia italiana – un viaggio nel tempo fino all’Era dei dinosauri. Altro che favoletta sui topi e sui granchi!


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Dario Rivarossa ilTassista Marino, nato a Cuneo nel 1969, vive attualmente a Perugia dove è sposato con Paola. Lavora come giornalista per il settimanale umbro La Voce e per Umbria Radio. Traduce da inglese, tedesco e latino; e da italiano a inglese. Cura il sito ambrose-bierce-in-italiano.blogspot.com. Artista digitale (profilo su Behance). Con Il Terebinto ha pubblicato, tra lʼaltro, il romanzo Il Divino Sequel e il saggio Dante fantasy. Collabora regolarmente con la rivista Riscontri, tra saggistica e recensioni. Ha inoltre pubblicato il poemetto neo-barocco dadaista La Strige. Città preferite: Torino e Napoli.

L’IPERSPAZIO DI DANTE

riscontri_copertina n. 2Il Paradiso di Dante può essere concepito come uno spazio a quattro dimensioni e descritto col linguaggio della fisica relativistica? La cosmologia moderna nasce nel 1917 con un articolo di Albert Einstein che applica le equazioni di campo della teoria della Relatività Generale all’evoluzione dell’intero Universo. La forma geometrica del cosmo concepita da Einstein è quella di un’ipersfera (una sfera a quattro dimensioni) statica. Ma il modello che oggi più si accorda con  i  dati sperimentali è quello di un universo  piatto e in espansione, non sferico e statico. In ogni modo, dopo il 1917, molti studiosi (Speiser 1925, Peterson 1979, Osserman 1995, Egginton 1999, Patapievici 2006, ecc.) riconobbero nella struttura dell’universo di Dante la forma geometrica dell’ipersfera di Einstein, rendendo la cosmologia dantesca un interessante oggetto di studio anche per i cosmologi moderni. Nell’articolo vengono messi in evidenza i limiti dell’interpretazione del cosmo di  Dante come un’ipersfera e  vengono suggerite possibili alternative.


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Antonio Feoli si è laureato in Fisica con il massimo dei voti e la lode nel 1988 e ha conseguito nel 1993 il titolo di dottore di ricerca. Attualmente è professore associato di Fisica presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio. Dirige un gruppo di ricerca che si occupa principalmente di Astrofisica e Cosmologia, ma anche di Didattica e Storia della Fisica. E’ autore di numerose pubblicazioni specialistiche che trovano spazio sulle maggiori riviste internazionali di Fisica  e svolge anche un’assidua attività di divulgatore della scienza. E’, infatti, spesso invitato come relatore in convegni rivolti al grande pubblico, o a tenere seminari divulgativi presso le scuole superiori.