Eutanasia di unʼepoca. Il cruciale passaggio dal Seicento al Settecento

prima di copertinaUna questione che tocca sul vivo gli appassionati di cultura del Cinque-Seicento è… il Settecento, ossia il tramonto del Rinascimento e Barocco. Come è terminata quellʼepoca? Tra i testi che rispondono cʼè la raccolta di saggi pubblicata da Olschki, a cura di Michela di Macco, in cui si pongono a confronto le identità culturali a cavallo tra Seicento e Settecento, soprattutto nel campo dellʼarte. Il libro contiene i contributi di cinque giovani ricercatori che hanno partecipato a una borsa di studio offerta dalla Fondazione 1563 di Torino. Si parla della pittura della seconda metà del XVII secolo, tra Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto e gli artisti francesi di stanza allʼAccademia di Francia a Roma, nonché del grande mecenate Pietro Ottoboni, cardinale e nipote di papa Alessandro VIII. Con unʼincursione nella letteratura, con i tristi tentativi tardo-seicenteschi o addirittura settecenteschi di scrivere un poema epico sul modello della Gerusalemme liberata. Nei capitoli del volume sfilano nomi di poeti, scrittori, pittori, scultori, mecenati che oggi risultano ignoti praticamente a tutti, esclusi gli studiosi specializzati. Non ci sono più il titanico Michelangelo e il titanico Giulio II, né un Alfonso dʼEste e un Ludovico Ariosto. Chi se li ricorda, i nomi dei condottieri che vinsero la battaglia di Vienna o quella di Buda? Chi di loro può competere per fama – buona o cattiva – con Cesare Borgia? Eppure, messi insieme, quei “grigi” personaggi hanno segnato un cambiamento epocale.

M. di Macco (a cura), Letterati, artisti, mecenati del Seicento e del Settecento. Identità culturali tra Antico e Moderno, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XIV + 220, con 67 foto in bianco e nero, € 35,00.

Dario Rivarossa ha per nickname “ilTassista Marino” in onore dei due sommi poeti barocchi partenopei, Torquato Tasso e Giambattista Marino. Nato in Piemonte, ha studiato e lavorato a Roma e Milano, e attualmente vive a Perugia con la moglie. È giornalista professionista, traduttore da inglese, tedesco e latino, conferenziere e illustratore. Con il Terebinto ha già pubblicato il romanzo Il Divino Sequel, tradotto il libro di Tessa Dick (ex moglie di Philip) Blade Runner 1971: il prequel, e curato l’antologia L’altro fantasy. Senza spade né draghi. Nel 2020, con l’editore umbro Bertoni, uscirà il suo poema epico post-moderno La Strige.


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IL TENUE FILO ROSSO: da Petrarca a Leopardi

prima di copertinaCome ben sottolinea Giuseppe Manitta nella Prefazione, troviamo nella citata silloge “la sintesi della poesia ideale italiana, da quella petrarchesca [Il Canzoniere in Al canto del gallo] a quella leopardiana, rivolta al tempo presente, con un chiaro richiamo a La ginestra, o il fiore del deserto del poeta di Recanati in Uniti si vive. I due carmi menzionati di Prebenna sono l’A e l’Ω del frutto del suo nuovo corpo poetico. La poesia di Prebenna, attraverso una versificazione agile e corposa al tempo stesso, si fa voce che grida con tutta la forza che ha in gola, nell’invitarci a riflettere non soltanto su quanto avviene intorno a noi (vedi Lamento del circo), ma anche e soprattutto su quanto accade e v’è dentro di noi. Essa dà corpo e forma alle emozioni che genera: senza di essa non avremmo la conoscenza, frutto succulento della curiositas, che la sostiene e la amplia, mai paga del già noto (vedi Serrate con dolcezza). Ma In rime sparse, come dal titolo, Prebenna non ci offre soltanto questo, perché tra i variopinti fiori olezzanti, ci fa omaggio anche di quelli dei ricordi, piantati nel tempo della coscienza di bergsoniana memoria, cioè della durata reale del tempo rammemorante, che rivivono in alcuni suoi carmi, come i primi palpiti amorosi, che aleggiano innocenti tra i riccioli d’oro di una ignara bambina.

N. Prebenna, In rime sparse, Il Convivio, 2020, pp. 80, € 10,00

Antonio D’Antuono, nativo di Ariano Irpino, studioso che si è occupato e continua ad occuparsi a 360 gradi di questioni letterarie, filosofiche, antropologiche, psicologiche. Si è in particolare interessato alle opere del prof. Aurelio Covotti, docente di Filosofia Antica presso l’Università Federico II di Napoli, del poeta Gerolamo Angeriano, autore in latino del periodo rinascimentale, del poeta Pietro Paolo Parzanese, uno dei maggiori esponenti della poesia popolare del primo ottocento.

E’ tra i collaboratori del Dizionario Biografico degli Irpini, a cura di F. Barra, per le voci Adinolfi Emilio, Angeriano Girolamo; le voci Covotti Aurelio e D’Antuono Mario sono ancora da pubblicare.


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L’attività letteraria di Ugo Piscopo nell’interpretazione di Carlo Di Lieto

prima di copertinaDi Lieto ripercorre l’attività poetica di Piscopo e lo fa con acutezza e precisione definitoria, cogliendo di ogni raccolta in maniera sorprendentemente efficace stati d’animo, tensione intellettuale, dominio stilistico. Nella varietà delle analisi che definiscono le singole sillogi Di Lieto coglie il sancta sanctorum, l’ombelico dell’ispirazione poetica di Piscopo nell’ “amplesso con il luogo natio” “… il paese è soprattutto il luogo delle radici che si fa poesia”. Ben è chiaro al critico che il valore di un testo poetico non è da porsi solo in relazione con l’istanza sentimentale, affettiva, empatica che fa da sostrato all’attività poetica, ma affonda la propria ragion d’essere nel dominio e nell’uso della parola che si fa occasione per penetrare nell’Oltranza, nel mondo di valori e di scoperte che si fanno motivo di speranza e di sguardo positivo sulla realtà. “L’arcipelago della personalità poliedrica e versatile di Piscopo affonda le sue radici nella polisemica valenza della parola come un sotterraneo fiume carsico che trova la luce in un oltre sfuggente e inattingibile”.

C. Di Lieto: «Scena onirica» e «Radialità dell’immaginario» nell’opera di Ugo Piscopo, ESI, 2020, pp. 336, € 38,00

Nicola Prebenna è stato docente di materie letterarie e latino e dirigente scolastico in Italia ed all’estero, si occupa di scrittura a diversi livelli: poesia, narrativa, critica letteraria, saggistica. Molti e significativi i riconoscimenti tributatigli per le sue opere. E’ presente su numerose antologie e suoi contributi sono pubblicati su numerose riviste. Sue ultime pubblicazioni, In una parte più e meno altrove, Genesi Editrice, Torino, 2017, Per correr migliori acque, Delta3edizioni, Grottaminarda, 2020, Non di solo pane, Delta3edizioni, Grottaminarda, 2020. E’ direttore del canale cultura del giornale web: tgnewstv.it


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La critica letteraria come sacro furore estetico. Gian Pietro Lucini e il suo mondo di «poeta e ribelle»

I. Pugliese, «Poeta e ribelle»: Gian Pietro Lucini teorico e critico della letteratura, Franco Cesati Editore, 2020, pp. 256, € 26.00

Gian Pietro Lucini è uno di quegli alieni della storia della letteratura dei quali trovi poche tracce, ma misteriose e illuminanti, come questo notevole, originalissimo saggio di Isabella Pugliese. L’autrice ha esaminato la corrispondenza che scandisce la vita professionale di Lucini critico letterario, sviscerando l’azione di educazione e persuasione da Lucini sempre esercitata in momenti di svolta importanti dell’evoluzione estetico-artistica  del nostro paese. Siamo nel pieno del dibattito sulla rivoluzione futurista, e di quello che potrebbe essere il suo nesso dialettico con la cultura sino ad allora imperante; e Lucini vi si cala con piglio deciso, menando fendenti che non risparmiano quasi mai nulla e nessuno, senza apparente scopo che non la fustigazione della mediocrità. Il risultato che ne emerge è una pirotecnica e a tratti esilarante galleria di imbarazzati botta e risposta epistolari, nei quali i suoi spesso illustri  corrispondenti – Marinetti, Boccioni, Pirandello, D’Annunzio, De Amicis, Fogazzaro, Gozzano, persino Victor Hugo e Guy De Maupassant – mostrano fragilità inedite, di fronte a una sarabanda di sarcasmo e invettive che lascia tuttavia basiti proprio per la sua interna, inattaccabile forza e coerenza. La stessa poi espressa nelle recensioni compiute e ufficiali. Dove le rade assoluzioni ed entusiasmi – il suo amico Dossi, Verga, Trilussa, Zola, il suo modello educativo Jean Jacques Rousseau  –  finiscono anch’esse a consegnare ulteriore forza e pregnanza alle ben più numerose stroncature. In una delle tante lettere di cui sono riportati estratti, Lucini, dopo aver stranamente tentennato, lascia infine a sua moglie Judy istruzioni circa il suo epitaffio: egli chiede che sulla sua tomba appaia la laconica epigrafe “Poeta e ribelle”. Estrema, mirabile sintesi di una limpida vita di intellettuale spesa al servizio della logica, e della bellezza a qualunque costo: scopritelo leggendo questo libro straordinario che, forse per la prima volta, gli rende davvero giustizia.


https://riscontri.net/2021/01/25/riscontri-n-3-2020/


Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

Pirandello poeta. Angelismo e doppio nella poesia di Luigi Pirandello

di Carlo Di Lieto

primaL’angelismo è una tematica “pervasiva”, che attraversa trasversalmente lo studio della Letteratura italiana: dal “Dolce Stil Nuovo” a Dante, da Bontempelli a Montale; questo aspetto è stato poco studiato e, quindi, degno di un’acuta indagine, soprattutto per la poesia di Pirandello, da decenni caduta nell’oblìo.

Nell’universo poetico pirandelliano, uno straordinario candore angelico blandisce la “coscienza disajutata” del poeta, dimidiata tra élan vital ed Erlebnis.

Il languido abbandono mistico-panteistico si trasforma, in simbiosi con la poesia, in angelico rapimento, e lo sconfinamento nella non-vita viene colto come un attimo fugace di beatitudine. Le improvvise epifanie di Pasqua di Gea (1891) costituiscono un’ulteriore quête dell’io, tutto proteso verso un bisogno metafisico; la condizione di ange è uno status psicologico di non-vita e una peculiare caratteristica degli spiriti “contemplativi”, che subiscono gli influssi di Saturno.


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