L’attività letteraria di Ugo Piscopo nell’interpretazione di Carlo Di Lieto

prima di copertinaDi Lieto ripercorre l’attività poetica di Piscopo e lo fa con acutezza e precisione definitoria, cogliendo di ogni raccolta in maniera sorprendentemente efficace stati d’animo, tensione intellettuale, dominio stilistico. Nella varietà delle analisi che definiscono le singole sillogi Di Lieto coglie il sancta sanctorum, l’ombelico dell’ispirazione poetica di Piscopo nell’ “amplesso con il luogo natio” “… il paese è soprattutto il luogo delle radici che si fa poesia”. Ben è chiaro al critico che il valore di un testo poetico non è da porsi solo in relazione con l’istanza sentimentale, affettiva, empatica che fa da sostrato all’attività poetica, ma affonda la propria ragion d’essere nel dominio e nell’uso della parola che si fa occasione per penetrare nell’Oltranza, nel mondo di valori e di scoperte che si fanno motivo di speranza e di sguardo positivo sulla realtà. “L’arcipelago della personalità poliedrica e versatile di Piscopo affonda le sue radici nella polisemica valenza della parola come un sotterraneo fiume carsico che trova la luce in un oltre sfuggente e inattingibile”.

C. Di Lieto: «Scena onirica» e «Radialità dell’immaginario» nell’opera di Ugo Piscopo, ESI, 2020, pp. 336, € 38,00

Nicola Prebenna è stato docente di materie letterarie e latino e dirigente scolastico in Italia ed all’estero, si occupa di scrittura a diversi livelli: poesia, narrativa, critica letteraria, saggistica. Molti e significativi i riconoscimenti tributatigli per le sue opere. E’ presente su numerose antologie e suoi contributi sono pubblicati su numerose riviste. Sue ultime pubblicazioni, In una parte più e meno altrove, Genesi Editrice, Torino, 2017, Per correr migliori acque, Delta3edizioni, Grottaminarda, 2020, Non di solo pane, Delta3edizioni, Grottaminarda, 2020. E’ direttore del canale cultura del giornale web: tgnewstv.it


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La critica letteraria come sacro furore estetico. Gian Pietro Lucini e il suo mondo di «poeta e ribelle»

I. Pugliese, «Poeta e ribelle»: Gian Pietro Lucini teorico e critico della letteratura, Franco Cesati Editore, 2020, pp. 256, € 26.00

Gian Pietro Lucini è uno di quegli alieni della storia della letteratura dei quali trovi poche tracce, ma misteriose e illuminanti, come questo notevole, originalissimo saggio di Isabella Pugliese. L’autrice ha esaminato la corrispondenza che scandisce la vita professionale di Lucini critico letterario, sviscerando l’azione di educazione e persuasione da Lucini sempre esercitata in momenti di svolta importanti dell’evoluzione estetico-artistica  del nostro paese. Siamo nel pieno del dibattito sulla rivoluzione futurista, e di quello che potrebbe essere il suo nesso dialettico con la cultura sino ad allora imperante; e Lucini vi si cala con piglio deciso, menando fendenti che non risparmiano quasi mai nulla e nessuno, senza apparente scopo che non la fustigazione della mediocrità. Il risultato che ne emerge è una pirotecnica e a tratti esilarante galleria di imbarazzati botta e risposta epistolari, nei quali i suoi spesso illustri  corrispondenti – Marinetti, Boccioni, Pirandello, D’Annunzio, De Amicis, Fogazzaro, Gozzano, persino Victor Hugo e Guy De Maupassant – mostrano fragilità inedite, di fronte a una sarabanda di sarcasmo e invettive che lascia tuttavia basiti proprio per la sua interna, inattaccabile forza e coerenza. La stessa poi espressa nelle recensioni compiute e ufficiali. Dove le rade assoluzioni ed entusiasmi – il suo amico Dossi, Verga, Trilussa, Zola, il suo modello educativo Jean Jacques Rousseau  –  finiscono anch’esse a consegnare ulteriore forza e pregnanza alle ben più numerose stroncature. In una delle tante lettere di cui sono riportati estratti, Lucini, dopo aver stranamente tentennato, lascia infine a sua moglie Judy istruzioni circa il suo epitaffio: egli chiede che sulla sua tomba appaia la laconica epigrafe “Poeta e ribelle”. Estrema, mirabile sintesi di una limpida vita di intellettuale spesa al servizio della logica, e della bellezza a qualunque costo: scopritelo leggendo questo libro straordinario che, forse per la prima volta, gli rende davvero giustizia.


https://riscontri.net/2021/01/25/riscontri-n-3-2020/


Carlo Crescitelli è nato ad Avellino, Irpinia, dove oggi vive, e va oramai per i sessanta. Gli piacciono: la musica rock e la world music, il cinema, i viaggi al freddo e alla pioggia, la letteratura fantascientifica, fantastica e misteriosa in genere. Ma non solo queste cose, e non necessariamente in questo ordine. Un’altra cosa che gli piace è scrivere storie: ma forse ancor più gli piace leggerle e raccontarle. Sarà magari per questo che lo leggete qui, e che possiede tutti i romanzi di Emilio Salgari, e continua a mandare in giro il suo alter ego l’antiviaggiatore quando può.

Pirandello poeta. Angelismo e doppio nella poesia di Luigi Pirandello

di Carlo Di Lieto

primaL’angelismo è una tematica “pervasiva”, che attraversa trasversalmente lo studio della Letteratura italiana: dal “Dolce Stil Nuovo” a Dante, da Bontempelli a Montale; questo aspetto è stato poco studiato e, quindi, degno di un’acuta indagine, soprattutto per la poesia di Pirandello, da decenni caduta nell’oblìo.

Nell’universo poetico pirandelliano, uno straordinario candore angelico blandisce la “coscienza disajutata” del poeta, dimidiata tra élan vital ed Erlebnis.

Il languido abbandono mistico-panteistico si trasforma, in simbiosi con la poesia, in angelico rapimento, e lo sconfinamento nella non-vita viene colto come un attimo fugace di beatitudine. Le improvvise epifanie di Pasqua di Gea (1891) costituiscono un’ulteriore quête dell’io, tutto proteso verso un bisogno metafisico; la condizione di ange è uno status psicologico di non-vita e una peculiare caratteristica degli spiriti “contemplativi”, che subiscono gli influssi di Saturno.


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Un clandestino di nome Francesco

F. D’Episcopo, Clandestino, Homo scrivens, 2020, pp. 128, € 12,00

Clandestino (frammenti di vita) si compone di uno scritto autobiografico in cui D’Episcopo racconta alla sua maniera incontri con personalità illustri, la vita universitaria, i premi letterari e la sua attività “clandestina” in favore di tanti artisti di valore che rischiano di restare esclusi dalla grande scena letteraria. Include, inoltre, interviste e conversazioni al caffè, oltre una silloge poetica dedicata ai suoi luoghi del cuore: Napoli, il natio Molise e Salerno. Le interviste sono di Gabriele Bojano, Maria Gargotta e Paolo Romano.

Dal quarto di copertina: “Nelle molte vite, che ci è dato di vivere e conoscere solo a noi stessi e a qualche casuale compartecipe, resta sempre qualche spazio da riempire e da comunicare agli altri per una sintesi inevitabilmente incompleta e incompiuta…”.


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Maria Gargotta è nata a Napoli nel 1957, da padre siciliano e da madre napoletana. A Napoli vive e lavora. Laureata in Lettere classiche alla “Federico II” di Napoli, dal 1987 è docente di materie letterarie; attualmente insegna al Liceo Artistico di Napoli ed ha collaborato per quindici anni, come cultrice, con la cattedra di Letteratura Italiana alla “Federico II”. La critica letteraria, la poesia e la narrativa impegnano il suo tempo migliore. Ha al suo attivo diversi saggi critici, due sillogi poetiche: Melancholia (Ripostes, Salerno-Roma, 1989), Il silenzio della parola (Edizioni “Il Grappolo”, Mercato S. Severino, 2006) e quattro opere di narrativa: Mnemosyne (Edizioni Oxiana, Napoli 1998); Voci al tramonto (Edizioni Guida, Napoli 2009); I giorni della montagna bruna (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria 2014); I fantasmi sono innocenti (Edizioni Rogiosi, Napoli 2016); Memorie d’autunno (Edizioni Rogiosi, Napoli 2019).

SILENZI E OCCASIONI. Recensione della silloge poetica di Angela Barnaba

Angela Barnaba, Sospesi tra infiniti, Aletti, 2017, pp. 96, € 12,00

La recensione mira ad analizzare la raccolta poetica di Angela Barnaba Sospesi tra infiniti (2017), insistendo in particolare su due elementi stilistici: da un lato, la struttura dei testi e il loro rapporto con la pagina bianca; dall’altro, il lessico, segnatamente l’aggettivazione.


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Pasquale Gerardo Santella è nato e vive a Palma Campania (Napoli). Ha insegnato Italiano e Latino presso i licei e Progettazione didattica presso la SICSI dell’Università di Salerno, dove ha anche tenuto seminari e lezioni presso le cattedre di Sociologia e Sociologia dell’educazione. Giornalista pubblicista, collabora a vari periodici e riviste, cartacee e online; ha scritto numerosi testi scolastici, volumi, saggi, articoli e realizzato progetti culturali, docufilm e performances teatrali su tematiche attinenti a letteratura, storia, fenomeni sociali, mass media. Nell’ambito della poesia si è interessato e ha pubblicato testi su Ungaretti, Montale, Luzi e sui poeti contemporanei, con particolare attenzione a quelli del Meridione dell’Italia.