Il Settecento, figlio ribelle del Rinascimento

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaIn che rapporti stavano il Cinque e Seicento con il loro “figlio”, il Settecento? Un figlio che ha ereditato i caratteri dei genitori e ha portato avanti l’azienda di famiglia, o un ribelle che se n’è andato per la propria strada sbattendo la porta e tagliando i ponti?
A ogni risposta di tipo “a” se ne può opporre una di tipo “b”, e viceversa. Ora viene in soccorso una raccolta di saggi sulle “costellazioni concettuali” che si sono tramandate dal XVI al XVIII secolo, con le varianti intervenute nel passaggio. Varianti che rivelano, appunto, un complesso rapporto di continuità e discontinuità. Una linea – tutt’altro che retta – va dagli umanisti di fine Quattrocento agli enciclopedisti del Settecento passando per una serie di pensatori spesso spiazzanti, in cima a tutti Giordano Bruno; ma anche Martin Lutero non scherzava in fatto di ambivalenza, se è per questo.
In particolare, qui si è scelto di esaminare in che modo una serie di autori dei secoli XVI e XVII sono presentati dal saggista e polemista Pierre Bayle e dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

Link all’acquisto:

Amazon

Sito dell’editore

Storia e poesia nella visione tassiana dell’Islam

di Guido Tossani

 

prima di copertinaIl tema della liberazione di Gerusalemme e di un poema eroico su di essa fu, per il Tasso, l’assillo di tutta una vita. Il primo approccio del Tasso con la poesia cavalleresca risale al 1560 circa, quando, all’età di sedici anni, si trovava a Venezia insieme col padre Bernardo e lì compose Il primo libro del Gierusalemme, che in centodieci ottave trattava tutta la materia poi svolta nei primi tre canti della Gerusalemme liberata. L’idea di un poema interamente dedicato alla prima Crociata si ritiene sia nata nella mente del Tasso intorno al 1562. L’opera fu terminata, col titolo Il Goffredo, nel 1575 e, così intitolata, fu nello stesso anno parzialmente pubblicata a Venezia e per intero a Parma nel 1581 con l’attuale titolo di Gerusalemme liberata.

La natura del poema è religiosa perché esso racconta della missione dei Crociati, combattenti per la fede. Il Tasso, poeta cristiano, giudica in modo dichiaratamente cristiano e in questo senso possiamo affermare che la Gerusalemme liberata è un’opera non dialetticamente aperta, ma dogmaticamente chiusa, nella quale mai l’incertezza investe le fondamenta della fede e il giudizio sulle azioni dettate dalla fede.

In questa preordinata gerarchia di verità e di valori sta la ragione della scarsa considerazione culturale del Tasso per il mondo dei nemici di Dio, connotato non tanto per quello che esso era, ma dal fatto di essere contro Dio, contro la vera religione, contro il bene, contro i Crociati. Un’ideologia così scarna, attenta al solo fattore religioso e dialetticamente incentrata sull’antitesi fra cristianità e paganesimo, presenta non poche insidie interpretative per il critico moderno, imbevuto di concetti ecumenici quali dialogo, confronto, convivenza e simili. Per il Tasso l’antinomia fra mondo cristiano e mondo non cristiano o pagano è assolutamente inconciliabile e lo scontro fra i due mondi è non solo inevitabile, ma necessario.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2019) di “Riscontri”

La rivista è distribuita nelle librerie fisiche e in quelle online

 

Link all’acquisto:

Amazoncartaceo ed ebook

Ibscartaceo ed ebook

 

 

Guido Tossani è nato a Firenze nel 1981. È attualmente docente di Lettere nella scuola secondaria. Ha insegnato al Centro di Cultura per Stranieri dell’Università di Firenze. Ha curato le riedizioni di Osiride, raccolta di sonetti del triestino Giuseppe Revere (1812-1889), e degli Eroi della soffitta, poema del siciliano Giuseppe Aurelio Costanzo (1843-1913). È, inoltre, autore di una Introduzione allo studio del Decameron. Per il Terebinto Edizioni ha curato la riedizione de I Canti del povero di Parzanese.