La città ideale di Leonardo da Vinci fra necessità storica e filosofia politica.

di Marco Mercato

 

prima di copertina

Durante la sua permanenza a Milano, Leonardo da Vinci ebbe modo di pensare ad una possibile risistemazione della città, sia per motivi legati ad una maggiore vivibilità sia per motivi politici. Il suo progetto di città ideale, tuttavia, non solo rispondeva alle immediate esigenze della politica sforzesca ma traeva anche ispirazione dal proprio pensiero, articolato e complesso ma non particolarmente noto al grande pubblico. La città ideale di Leonardo, insomma, è solo l’elemento più conosciuto di un insieme di acutissime riflessioni sui problemi e i temi del proprio tempo che fanno capire anche, per quanto sia possibile farlo solo parzialmente, quanto alla figura del grande pensatore solitario, sognatore e precursore si accompagnasse quella del pragmatico “uomo di corte” e del filosofo che aveva a cuore la sorte del genere umano. Non fu il primo a pensare ad una realizzazione concreta di un simile sogno ma si può dire con sufficiente sicurezza che fu l’ultimo in quanto pochi anni dopo, con l’inizio delle Guerre d’Italia, l’ordine stabilito e ogni nuova possibilità di miglioramento cessarono, ponendo fine ad una breve ma significativa stagione della storia dell’arte e del pensiero.

 

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2019) di “Riscontri”

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Marco Mercato è nato a Pompei nel 1991, ha conseguito nel 2012 il Diploma di Specializzazione in Studi Sindonici presso l’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma e, nel 2017, la Laurea Magistrale in Scienze Storiche presso l’Università “Federico II” di Napoli. Ha partecipato occasionalmente, e partecipa tuttora, al programma di Rai Storia “Passato e Presente”.

Poesia al femminile nell’Italia del primo Cinquecento: Vittoria Colonna

di Guido Tossani

 

piccolaTra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento la società letteraria italiana conobbe un notevole ampliamento della produzione letteraria, il cui segno più evidente fu il contributo che vi profusero le donne, passate dal ruolo di lettrici a quello di autrici. Il petrarchismo era il tono poetico più confacente all’animo femminile.

Tra le poetesse del Cinquecento, Vittoria Colonna fu la più illustre per nascita e condizione sociale. Figlia del condottiero Fabrizio Colonna, nacque a Marino, presso Roma intorno al 1490. Sposò Ferrante Francesco d’Avalos, marchese di Pescara e capitano generale delle truppe imperiali. La memoria del marito divenne in lei materia di culto e di ispirazione poetica: fu il motivo dominante della sua vita di donna e d’artista e divenne spunto per più ampie riflessioni di vita intellettuale e religiosa. Il valore poetico della Colonna è stato spesso ricercato più nelle sue inquietudini spirituali che nei risultati della sua arte. La tematica religiosa fu per lei oggetto d’arte e di vita. Soprattutto la conoscenza del letterato e teologo spagnolo Giovanni Valdés la instradò in quel filone che viene definito “evangelismo” e che ebbe esponenti in tutta Europa del calibro di Tommaso Moro, Erasmo da Rotterdam e Reginald Pole.

Lo stile della Colonna dimostra grande equilibrio tra la correttezza del linguaggio poetico e l’eticità dei contenuti. Ma l’equilibrio è evidente anche nel rapporto fra tensione stilistica e sentimenti. Le tematiche trattate, dunque, non sono mai leggere e vengono espresse costantemente con un petrarchismo di grande valore.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1-2018 di “Riscontri”

 

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Guido Tossani è nato a Firenze nel 1981. È attualmente docente di Lettere nella scuola secondaria. Ha insegnato al Centro di Cultura per Stranieri dell’Università di Firenze. Ha curato le riedizioni di Osiride, raccolta di sonetti del triestino Giuseppe Revere (1812-1889), e degli Eroi della soffitta, poema del siciliano Giuseppe Aurelio Costanzo (1843-1913). È, inoltre, autore di una Introduzione allo studio del Decameron. Per il Terebinto Edizioni ha curato la riedizione de I Canti del povero di Parzanese.