Godot lo stava aspettando. Due ricche raccolte di saggi su Leopardi

prima di copertinaSe lʼesistenza non ha senso, perché trascorrerla in una lotta incessante, esaminandola spietatamente per decenni e scrivendo migliaia di pagine sullʼargomento? E se un autore ritiene che lʼesistenza non abbia senso, ma poi la trascorre in una lotta incessante, esaminandola spietatamente per decenni e scrivendo migliaia di pagine sullʼargomento, perché milioni di persone passano il loro tempo a leggerlo e commentarlo? In estrema sintesi, questo è il “caso Leopardi”. Olschki ha da poco pubblicato due ricche raccolte di saggi a lui dedicate. La prima, Leopardi e la cultura del Novecento, contiene gli atti del convegno internazionale svoltosi a Recanati nel 2017: un punto fermo per tutti coloro che «onorano lʼaltissimo poeta» e filosofo. La seconda raccolta, Comunicare lʼinfinito, è invece tutta dedicata allʼarcinoto componimento del Recanatese, di cui nel 2019 cadeva il bicentenario della pubblicazione. Mettendo insieme entrambi i tomi, si rimane abbagliati nellʼaccorgersi che una riflessione su Giacomo Leopardi chiama in causa, di fatto, lʼintera letteratura occidentale da Omero in poi: o perché si tratta delle sue amplissime fonti, o perché è stato lui stesso a diventare fonte di ispirazione.

  • V. Dominioni – L. Chiurchiù (a cura), Leopardi e la cultura del Novecento. Modi e forme di una presenza, Atti del XIV Convegno di studi leopardiani (Recanati, 27-30 settembre 2017), Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. IX + 548, € 78,00
  • Berardi – A. Lombardinilo – P. Ortolano (a cura), Comunicare lʼinfinito: orizzonti leopardiani, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. IX + 186, € 25,00

Dario Rivarossa ha per nickname “ilTassista Marino” in onore dei due sommi poeti barocchi partenopei, Torquato Tasso e Giambattista Marino. Nato in Piemonte, ha studiato e lavorato a Roma e Milano, e attualmente vive a Perugia con la moglie. È giornalista professionista, traduttore da inglese, tedesco e latino, conferenziere e illustratore. Con il Terebinto ha già pubblicato il romanzo Il Divino Sequel, tradotto il libro di Tessa Dick (ex moglie di Philip) Blade Runner 1971: il prequel, e curato l’antologia L’altro fantasy. Senza spade né draghi. Nel 2020, con l’editore umbro Bertoni, uscirà il suo poema epico post-moderno La Strige.


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Eutanasia di unʼepoca. Il cruciale passaggio dal Seicento al Settecento

prima di copertinaUna questione che tocca sul vivo gli appassionati di cultura del Cinque-Seicento è… il Settecento, ossia il tramonto del Rinascimento e Barocco. Come è terminata quellʼepoca? Tra i testi che rispondono cʼè la raccolta di saggi pubblicata da Olschki, a cura di Michela di Macco, in cui si pongono a confronto le identità culturali a cavallo tra Seicento e Settecento, soprattutto nel campo dellʼarte. Il libro contiene i contributi di cinque giovani ricercatori che hanno partecipato a una borsa di studio offerta dalla Fondazione 1563 di Torino. Si parla della pittura della seconda metà del XVII secolo, tra Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto e gli artisti francesi di stanza allʼAccademia di Francia a Roma, nonché del grande mecenate Pietro Ottoboni, cardinale e nipote di papa Alessandro VIII. Con unʼincursione nella letteratura, con i tristi tentativi tardo-seicenteschi o addirittura settecenteschi di scrivere un poema epico sul modello della Gerusalemme liberata. Nei capitoli del volume sfilano nomi di poeti, scrittori, pittori, scultori, mecenati che oggi risultano ignoti praticamente a tutti, esclusi gli studiosi specializzati. Non ci sono più il titanico Michelangelo e il titanico Giulio II, né un Alfonso dʼEste e un Ludovico Ariosto. Chi se li ricorda, i nomi dei condottieri che vinsero la battaglia di Vienna o quella di Buda? Chi di loro può competere per fama – buona o cattiva – con Cesare Borgia? Eppure, messi insieme, quei “grigi” personaggi hanno segnato un cambiamento epocale.

M. di Macco (a cura), Letterati, artisti, mecenati del Seicento e del Settecento. Identità culturali tra Antico e Moderno, Leo S. Olschki editore, Firenze, 2020, pp. XIV + 220, con 67 foto in bianco e nero, € 35,00.

Dario Rivarossa ha per nickname “ilTassista Marino” in onore dei due sommi poeti barocchi partenopei, Torquato Tasso e Giambattista Marino. Nato in Piemonte, ha studiato e lavorato a Roma e Milano, e attualmente vive a Perugia con la moglie. È giornalista professionista, traduttore da inglese, tedesco e latino, conferenziere e illustratore. Con il Terebinto ha già pubblicato il romanzo Il Divino Sequel, tradotto il libro di Tessa Dick (ex moglie di Philip) Blade Runner 1971: il prequel, e curato l’antologia L’altro fantasy. Senza spade né draghi. Nel 2020, con l’editore umbro Bertoni, uscirà il suo poema epico post-moderno La Strige.


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Percorsi dell’illuminismo giuridico. Dalla crisi dell’antico regime al principio di legalità

di Nunzio Ciullo

prima di copertina3L’assolutismo politico e giuridico, discendente dalla concentrazione del potere nel Princeps, trova – durante il Settecento – un deciso contraltare nell’attività di quei giuristi più attenti e impegnati in una necessaria riforma del diritto. L’ancièn regime, che sopravvive fino alla Rivoluzione francese, vede contrapporsi a una schiera di giuristi pratici – meri applicatori di norme giuridiche – una diversa schiera di giuristi teorici protèsi, invece, verso una razionalizzazione del diritto e al suo ritorno a una dimensione di giusnaturalistica.

Prova di ciò è il complesso dibattito intorno alla funzione e graduazione delle pene, segno del tentativo di sostituire alla funzione strettamente repressivo-punitiva della sanzione penale una funzione cd. retribuiva. Inoltre, il razionalismo illuministico ha dei corollari rilevanti sotto vari profili giuridici.

Dal punto di vista delle istituzioni, la figura del Princeps – sommo detentore della sovranità e del potere politico – viene soppiantata dal principio democratico, che si impone quale nuovo criterio regolativo della vita associata.

La nuova figura istituzionale, emergente dalle macerie dell’antico regime, è un soggetto intrinsecamente diverso da quello precedente, che vede capovolto il principio stesso di legittimazione all’esercizio della sovranità. A corroborare tale nuovo soggetto democratico è il principio di tripartizione del potere. La legge ordinaria è il nuovo baluardo di certezza del diritto.

Per quel che concerne la forma di Stato, si assiste al passaggio dal precedente Stato giurisdizionale allo Stato di diritto. Il primo, vigente quale modello istituzionale fino alla caduta dell’ancièn regime, si connota per il ruolo preponderante – nell’applicazione del diritto – dei giudici e dei giuristi pratici. Lo Stato che si va delineando, a seguito della Rivoluzione borghese del 1799, viene comunemente indicato come Stato di diritto, modello istituzionale che consacra il primato della legge ordinaria quale fonte di produzione del diritto. È il trionfo del principio di legalità che, tuttavia, conduce pure a un’eccessiva tecnicizzazione dell’attività dell’operatore giuridico.

L’articolo completo è disponibile sul numero 2 (2020) di “Riscontri”

Il Settecento, figlio ribelle del Rinascimento

di Dario Rivarossa

 

prima di copertinaIn che rapporti stavano il Cinque e Seicento con il loro “figlio”, il Settecento? Un figlio che ha ereditato i caratteri dei genitori e ha portato avanti l’azienda di famiglia, o un ribelle che se n’è andato per la propria strada sbattendo la porta e tagliando i ponti?
A ogni risposta di tipo “a” se ne può opporre una di tipo “b”, e viceversa. Ora viene in soccorso una raccolta di saggi sulle “costellazioni concettuali” che si sono tramandate dal XVI al XVIII secolo, con le varianti intervenute nel passaggio. Varianti che rivelano, appunto, un complesso rapporto di continuità e discontinuità. Una linea – tutt’altro che retta – va dagli umanisti di fine Quattrocento agli enciclopedisti del Settecento passando per una serie di pensatori spesso spiazzanti, in cima a tutti Giordano Bruno; ma anche Martin Lutero non scherzava in fatto di ambivalenza, se è per questo.
In particolare, qui si è scelto di esaminare in che modo una serie di autori dei secoli XVI e XVII sono presentati dal saggista e polemista Pierre Bayle e dall’Enciclopedia di Diderot e D’Alembert.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Una modesta proposta. Sociologia dello sviluppo nell’opera di Jonathan Swift

di Luca Perioli

 

prima di copertinaA tre secoli dalla sua pubblicazione, Una modesta proposta di Jonathan Swift mantiene ancora oggi tutto il valore delle sue argomentazioni; i grandi temi della sovrappopolazione, disoccupazione e povertà, descritti con sottile ironia, trovano infatti costanti riferimenti nella realtà attuale, inducendo anche il lettore moderno a fare quell’opera di riflessione e ponderazione tanto apprezzati e ricercati dall’autore settecentesco.

In questa prospettiva ha grande valore il tentativo di Swift di aprire gli occhi al suo pubblico, impedendogli di deresponsabilizzarsi ed isolarsi dalla realtà circostante; sfruttando alcuni dei tabù più oscuri della natura umana, tra cui l’infanticidio e il cannibalismo, egli ci porta a valutare sempre attentamente la realtà politico-culturale in cui siamo immersi, nella sincera convinzione che solo dalle singole scelte degli individui può partire un reale percorso di sviluppo e miglioramento sociale.

 

L’articolo completo è disponibile sul numero 1 (2020) di “Riscontri”

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Luca Perioli è nato in provincia di Parma nel 1994. Laureato presso l’Università di Bologna, si interessa ad attività nel campo delle scienze sociali utili alla valorizzazione di forme di sviluppo in ambito locale e globale, attraverso un’analisi multidisciplinare del complesso di elementi politici, culturali ed economici che influenzano i comportamenti, le scelte e le relazioni dei gruppi umani a livello organizzativo e del vivere associato.