L’influsso di Giordano Bruno sull’esperienza giuridica italiana

primaIl Rinascimento culturale europeo della seconda metà del Quattrocento coincide, sul piano storico, con alcuni eventi di portata capitale – tra cui l’invenzione della stampa a caratteri mobili (1456).

Sul piano giuridico, l’antico apparato di diritto comune inizia a entrare in crisi. L’impianto – nonostante la sua effettiva utilità a dirimere casi concreti – viene accusato di aver provocato un’iper-produzione casistica e una generale confusione. Questa critica trova il suo culmine nei due dispacci del Ministro Bernardo Tanucci, ottenuti nel 1774 da Ferdinando IV, i quali prevedono l’obbligo per i giudici dei superiori tribunali partenopei di motivare le proprie sentenze. Sarà, quindi, la Rivoluzione francese – con l’enunciazione del primato della legge sulle altre fonti normative – a sancire il definitivo tramonto del diritto comune.

Il terreno preparatorio di una simile trasformazione dell’assetto normativo e istituzionale è costituito dalla rivoluzione scientifica seicentesca. L’introduzione del metodo sperimentale ad opera di Galileo Galilei, l’immagine di un mondo-orologio fornita da Keplero, il Discorso sul metodo di Cartesio sono i pilastri di quella rivoluzione copernicana del sapere che investe la società tra il Cinquecento e il Seicento. Il quarto pilastro di tale processo di razionalizzazione è la teoria di un universo infinito elaborata da Giordano Bruno. Il filosofo di Nola, in effetti, avrebbe anticipato con le sue idee le successive acquisizioni, se è vero che tutti i maggiori esponenti del pensiero scientifico e filosofico della prima metà del Seicento tradiscono una sottile quanto costante influenza della visione bruniana.

Il Nolano, in definitiva, è precursore di quella modernità che si compie grazie alla rivoluzione scientifica; le suggestioni indotte dalla rinnovata fiducia nella ragione umana si proiettano fino al Secolo dei Lumi, avviando un vasto dibattito sulle riforme dell’ordinamento. Il punto di arrivo sarà il crollo dell’Ancièn regime e dell’apparato di diritto comune; al loro posto troverà spazio il primato della legge e il principio della certezza del diritto.

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Nunzio Ciullo è laureato in Giurisprudenza nel 2005 con una tesi in Storia del diritto italiano, consegue il Diploma di specializzazione per le professioni legali nel 2007. Dopo ottiene borse di studio dal Centro Europeo di Studi Normanni (2006), dal Centro Internazionale di Studi Bruniani (2008-2009), dall’Istituto Italiano di Scienze Umane (2011), dal Centro di Studi Normanno-Svevi (2012) e dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo (2014).

Nel 2017 pubblica alcune voci biografiche nel Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo.

Nel 2018 collabora con l’Università del Volontariato e l’Università Suor Orsola Benincasa Napoli sul tema Storia delle politiche sociali in Italia.

Nello stesso anno pubblica il saggio L’eresia del Papa in un trattato inquisitoriale.